La città dei libri sognanti

La città dei libri sognanti è un romanzo del 2004 dello scrittore tedesco Walter Moers.
Per dare un’idea di che tipo di libro si tratti, è utile andare per somiglianze. Questo romanzo ha sicuramente qualcosa di Michael Ende, ma anche di Umberto Eco e J.R.R.Tolkien. Di Ende ha le atmosfere sognanti e la grande fantasia, di Eco e Tolkien le lunghissime descrizioni – sempre molto fantasiose – che lasciano meno spazio a cosa accade e più spazio a cosa c’è. Sono gusti, naturalmente, ma anche se io preferisco autori meno descrittivi, pagina dopo pagina Moers mi ha convinta sempre più, forse anche perché i libri sono i veri protagonisti di questo romanzo e per una divoratrice come me, non poteva essere altrimenti.

Credo che anche l’essere una scrittrice abbia avuto il suo peso, perché più volte tra queste pagine ho trovato spunti di riflessione sull’arte dello scrivere, sull’ispirazione, sul rapporto con la letteratura in genere.

I personaggi di questa storia sono tutti strani animali (in tutto il libro appare solo un uomo); nessuno esistente (e qui la fantasia dello scrittore è volata davvero in alto): uno squalombrico, un cinghialoide, un vermicchione e svariati altri strani animali con caratteristiche mescolate di animali reali. Si tratta comunque solo di una scelta che libera la fantasia, perché al di là della strana alimentazione, questi animali si comportano come esseri umani. Vivono in luoghi strani, questo sì, perché tutto è strano, in questo libro, ma il loro comportamento è quello degli esseri umani, nel bene e nel male.

Il protagonista, il vermicchione (una sorta di dinosauro) Idelfonso de’ Sventramitis, parte dalla sua città natale alla ricerca di uno scrittore sconosciuto il cui libro è finito tra e sue mani tramite il lascito del suo padrino letterario. Idelfonso parte alla volta di Librandia, la città dei libri sognanti, un luogo in cui tutto ruota intorno alla scrittura. Impossibile non notare una certa critica nelle descrizioni di librai, agenti e critici letterari, come queste:

«Non sai ancora creare dei libri» disse il Re delle Ombre, «però sai già uccidere. Sei sicuro di non voler diventare piuttosto un critico letterario?»

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‘Il problema è questo: per far soldi – tanti soldi! – non abbiamo bisogno di una letteratura grandiosa, impeccabile. Ciò che ci serve è la mediocrità. Ciarpame. Fesserie. Roba buona per le masse da immettere sul mercato in quantità sempre maggiori. Libri sempre più grossi e sempre più insignificanti. Ciò che conta è la quantità di carta che si vende, non le parole che ci sono scritte’.

Idelfonso cade presto preda di un libraio senza scrupoli che lo abbandonerà nelle catacombe di Librandia, un luogo pieno di pericoli, stranezze e scoperte. Lì, tra numerose insidie, si svilupperà il suo talento di scrittore (uno scrittore che non ha ancora scritto nulla) e si svelerà il mistero del libro perfetto, quel volume che ha spinto Idelfonso ad avventurarsi nella città dei libri sognanti.

Il romanzo è pieno di ironia e situazioni divertenti, ma seppure sia considerato anche adatto ai ragazzi, non credo che questa scrittura ricca sarebbe adatta a lettori molto giovani; non per niente ho chiamato in causa Eco, il cui libro Baudolino ha parti davvero simili (per fantasia, ironia e descrizioni assurde) a questo romanzo.
Per darvi meglio un’idea di ciò di cui sto parlando, eccone un esempio:

“La lettura di un libro rizzacapelli si può paragonare a una passeggiata in un antro sotterraneo scoperto al tocco della mezzanotte dietro una porta mascherata di un manicomio abbandonato in cui si aggirino fantasmi di serial killer senza pace, oppure in una segreta ammuffita piena di ragnatele che si esplori tenendo nella mano scossa da tremiti una candela guizzante mentre ratti dagli occhi rossastri sibilano nell’oscurità e gelide dita tentacolari si avvinghiano alle caviglie”.

Per concludere, voglio sottolineare una verità in cui credo da anni: non importa se il libro che scegliete di leggere sia esattamente il vostro genere nell’argomento o nello stile; quello che importa è che sia un buon libro, perché non c’è buon libro che non lasci qualcosa nella mente o nel cuore di chi legge.

Buona lettura!

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Nessuno che abbia scritto un buon libro è mai veramente morto.

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«Compito degli scrittori è quello di scrivere, non di vivere avventure. Se sono le avventure che vuoi, allora fai il pirata o il cacciatore di libri. Se invece vuoi scrivere, scrivi. Se non sai attingere a te stesso, addio».

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Cominciare una cosa è facile. Difficile è portarla a termine».

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Statistiche sulle letture del 2017

Nel 2017, seguendo una tradizione ormai consolidata, per il nono anno di seguito ho tenuto conto dei libri letti, delle preferenze, delle pagine lette, delle riletture.

Il 2017 è stato l’anno più strano e inaspettato: prima di tutto perché ho letto pochissimo, solo 34 libri (nel 2012 erano 112, nel 2016 62, questi i due estremi dal 2009 ad oggi). La seconda stranezza è che un terzo del totale rappresenta una rilettura, probabilmente per via della sempre maggior difficoltà nel trovare libri che mi appassionino. Sono facile alla noia e purtroppo molto esigente, per cui trovo sempre meno libri da amare.

La media mensile dei libri letti nel 2017 è di solo 2,8 libri al mese, poco più di mezzo a settimana. C’è da dire però che seppure siano quasi la metà rispetto al 2016, si trattava di libri molto più lunghi, infatti stiamo parlando di 13336 pagine lette (nel 2016 erano 16658). Rimane insomma l’anno in cui ho letto meno, ma non di molto, in fondo. Si tratta di 11111 pagine lette al mese, 36 al giorno (45 nel 2016, 87 nel 2012).

La nazionalità degli autori conferma il dato consueto: Usa, Gran Bretagna e Italia rimangono sul podio.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 38%
Gran Bretagna: 35%
Italia: 8%
Germania: 7%
Svezia: 6%
Francia: 3%
Austria: 3%

Riguardo al genere: nel 2017 ho letto praticamente solo romanzi: 30 su 34, cioè l’88% del totale (nel 2010 erano il 56%, nel 2013 l’81%, nel 2015 il 74%).

Genere:

Romanzi: 88%
Raccolte di racconti: 3%
Manuali: 3%
Autobiografie: 3%
Saggi: 3%

Il gradimento rivela i soliti dati, se si considera che i libri da 4 stelle sono quasi tutti riletture, quindi colpi certi. Un primato del 2017 è proprio quello delle riletture: il 29% del totale. Nel 206 ho riletto 1 solo libro, nel 2012 erano 16. I libri di medio gradimento, né belli né brutti, sono comunque in testa, ben il 38%; i “bellissimi” il 6% (tutte riletture).

Gradimento:

***** Bellissimi: 6%
**** Belli: 35%
*** Così così: 38%
** Brutti: 18%
* Pessimi: 3%

Nel 2017 ho anche provato l’ebbrezza (rara, mi sarà capitato 5  o 6 volte in tutta la vita) di abbandonare un libro: L’uomo di neve, di Jo Nesbo. Mortalmente noioso e scritto male (per i miei gusti, quantomeno) questo romanzo mi ha ricordato che la vita è troppo breve per leggere libri che non ti danno alcun piacere o stimolo.

Ecco i libri migliori del 2016:

– La strada (Cormac McCarthy) ****
– Pilgrim (Therry Hayes)  ****
– Il volto della paura (Dean Koontz) ****
– La signora Craddock (W.Somerset Maugham) ****
 Il metodo 15/33 (Shannon Kirk) ***

Le riletture:

– Harry Potter e la pietra filosofale (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e la camera dei segreti (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e il calice di fuoco (J.K.Rowling)  **** R
– Harry Potter e l’ordine della fenice (J.K.Rowling)**** R
– Harry Potter e il principe mezzosangue (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e i doni della morte (J.K.Rowling) ***** R
– Incubi e deliri (Stephen King) **** R
 La bambola che uccide (Ruth Rendell) **** R
– La villa dei ricordi cattivi (Ruth Rendell) ***** R

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Statistiche sulle letture del 2016

Cari lettori,

ho saltato le statistiche delle letture del 2016 e rimedio ora, giusto qualche giorno prima di pubblicare  quelle del 2017.

Le statistiche del 2016 evidenziano un primato negativo: è l’anno in cui ho letto meno dal 2009, solo 62 libri, ben 50 meno dell’anno in cui ho letto di più, il 2012. Perché? Il lavoro, i gusti, la vita in generale. Da qualche anno ho molta difficoltà a trovare libri che mi catturino davvero, ma dal 2009, che è l’anno in cui ho iniziato a raccogliere le informazioni sulle mie letture (servendomi anche di Anobii) non ho mai passato una settimana senza leggere, forse non ho mai passato un giorno, senza leggere, ma di questo non posso essere certa, perciò andiamo oltre.

Su 62 libri letti, la media mensile è di 5 libri al mese e 1 alla settimana. Ho letto 16658 pagine, cioè una media di 45 pagine al giorno.

I dati sulla nazionalità degli autori confermano i dati degli anni precedenti: i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, anche se non sempre nello stesso ordine. Gli altri paesi costituiscono sempre percentuali marginali. Nel 2016 anche gli scrittori francesi hanno avuto uno spazio consistente.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 34%
Italia: 26%
Gran Bretagna: 17%
Francia: 11%
Cile: 3%
Russia: 3%
Polonia: 2%
Norvegia: 2%
Austria: 2%

Riguardo il genere, nessuna sorpresa: i romanzi costituiscono l’84% del totale; record di sempre: nel 2010 erano il 56%, nel 2013 l’81%, nel 2015 il 74%. Solitamente le raccolte di racconti costituivano circa il 15% del totale, ma quest’anno sono l’11%. 

Genere:

Romanzi: 84%
Raccolte di racconti: 11%
Diari: 3%
Autobiografie: 2%

Il gradimento rivela i soliti dati: i libri di medio gradimento, né belli né brutti, sono in netta maggioranza, il 45%, mentre i “bellissimi” rimangono una rarità: sempre inferiori al 4%, l’1% in gran parte dei casi. Nel 2016 neanche un libro ha meritato 5 stelle. Per quanto riguarda i libri pessimi, sono l’8%, non male se consideriamo che nel 2010 erano il 38%, nel 2012 il 13% e nel 2010 il 10%.

Gradimento:

***** Bellissimi: 0%
**** Belli: 11%
*** Così così: 45%
** Brutti: 36%
* Pessimi: 8%

Nel 2016 sono un libro è stato una rilettura (Il signore delle mosche, di William Golding).

Ecco i libri migliori del 2016:

Un po’ più in là sulla destra (Fred Vargas) ****
– Tarantola (Thierry Jonquet)  ****
– L’allegria degli angoli (Marco Presta)  ****
– Presenze (Jezry Kosinski) ****
– Lo scandalo Modigliani (Ken Follett) ****
– Il nero e l’argento (Paolo Giordano) ****
– Il grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald) ***
Il ballo (Irene Nemirovskji) ****
– Nelle terre estreme (Jon Krakauer) ***

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Il metodo 15/33

Lisa ha sedici anni, ma non è esattamente una normale ragazza di sedici anni. Il metodo 15/33, thriller della scrittrice statunitense Shannon Kirk, si basa soprattutto su questo presupposto, senza il quale la storia non funzionerebbe affatto.

Di base, volendo ridurre il libro all’osso, la storia è una delle solite: una donna sequestrata e rinchiusa in una stanza, prigioniera a causa del bambino biondo dagli occhi azzurri che porta in grembo. Banale? Certo, ma non ha importanza. Per chi legge molto è facile arrivare presto alla conclusione che ogni libro, ridotto all’osso, è comunque sempre una delle solite storie. Ciò che rende speciale un racconto, sia esso lungo o corto, thriller o drammatico, è sempre qualche dettaglio e/o lo stile dello scrittore.

Il metodo 15/33 è un romanzo incalzante, con capitoli che filano via facilmente, con piccoli misteri che mantengono viva l’attenzione e spingono a proseguire la lettura. Ma cosa avrà mai di tanto speciale questa ragazza di sedici anni, incinta di otto mesi, da rendere originale questa storia? È presto detto: Lisa ha una mente scientifica, capace di analizzare ogni aspetto della vita, di mettere in stand by i sentimenti, di spegnerli a favore della ricerca analitica di una soluzione per uscire dalla sua prigionia. Plausibile? Beh, forse non totalmente, poiché le soluzioni che Lisa adotterà sono sì geniali, ma forse un po’ troppo studiate, qualcosa su cui probabilmente la scrittrice ha perso svariate notti di sonno. Inventarsi una ragazza “particolare” per giustificare un piano di fuga un tantino improbabile architettato in un paio di settimane di prigionia è una soluzione, ma non del tutto riuscita. Nonostante questo, comunque, complessivamente il libro funziona.

Uno dei suoi aspetti più riusciti oltre al ritmo è la scrittura: semplice, scorrevole ed efficace, e alcuni personaggi per cui è facile provare simpatia, come Liu, l’agente dell’FBI che sta cercando un’altra adolescente rapita, e la sua partner di lavoro, Lola. A differenza dei buoni, abbastanza riusciti, i cattivi risultano stereotipati e scarsamente credibili. Di sicuro è un aspetto difficile da gestire per uno scrittore, ma limitarsi a scopiazzare i soliti cattivi da film di serie B o da cartone animato non è una soluzione accettabile.

Facendo una valutazione a tutto tondo e considerando che si tratta di un libro di esordio, rimango dell’idea che sia un libro gradevole e perciò nonostante i difetti ve lo consiglio.

Buona lettura!

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Lavori in corso

Blog in manutenzione, si prega di aver pazienza e tornare presto per scoprire le novità!

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Se io…

Perdersi è cosa di tutti e di tutti i giorni; succede quando non sai bene perché ti stai affannando tanto a lavorare, mangiare, vivere un giorno che domani ricomincia simile o uguale; quando sentire raccontare di un’ingiustizia annienta la gioia, quando un sogno ti appare irraggiungibile… e in molti altri istanti della vita “di tutti i giorni”, anche quando la giornata è stata tutto sommato buona o hai vissuto dei momenti felici.

L’equilibrio è il segreto di una vita soddisfacente, ecco perché ci deve essere necessariamente qualcosa di bello o buono a bilanciare quel perdersi. Oggi il mio qualcosa è – come spesso mi accade – un insieme di parole. Ogni cuore ferito ha la sua medicina, ma diversi cuori possono essere curati dalla stessa, quindi leggete con me e chissà che Pessoa non curi anche voi.

Se io…

Se io, ancor che nessuno,
potessi avere sul volto
quel lampo fugace
che quegli alberi hanno,

avrei quella gioia
delle cose al di fuori,
perché la gioia è dell’attimo;
dispare col sole che gela.

Qualunque cosa m’avrebbe meglio
giovato della vita che vivo –
vivere questa vita di estraneo
che da lui, dal sole, mi era venuta!

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando Pessoa

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In fuga dalle parole

Apri-gli-occhi rovinatoAnche le se parole sono la tua vita, il nettare di cui ti nutri, l’acqua con cui ti disseti e la medicina con cui ti curi, anche da loro, di tanto in tanto, devi staccarti. È questo che mi dico quando mi accorgo di non scrivere da molto, moltissimo tempo. La mia assenza non è solo uno stacco dalla scrittura, ma anche dai post con cui riempivo (al passato, appunto) questo sito; per un po’ anche la voglia di condividere degli estratti dai libri amati, delle poesie o delle idee, è andata in letargo per rinascere, spero, più viva e vitale, un giorno…

Con questo post mi scuso con tutti quelli che mi hanno seguita per tanto tempo e magari nell’ultimo anno si sono chiesti dove fossi finita, se scrivessi ancora, se osassi credere ancora nel potere delle parole e perseguissi ancora il mio folle sogno. Ebbene, sono ancora qui e le parole sono ancora la mia àncora, la mia luce, la mia oasi.

Come si sente uno scrittore quando non scrive da due anni e non pubblica da cinque? Si sente in un limbo, in una zona di passaggio, nel buio di un tunnel che sembra non avere fine. E non si sente bene, per nulla.
E la pubblicazione, così lontana, così fantascientifica? Per quella si sente fuori dal tempo e dal mondo, come se ciò che scrive non fosse adatto ai suoi tempi o le sue idee fossero talmente utopiche da suscitare soltanto sorrisi di compatimento.

Questo “scrittore-non scrittore” si sente ancora uno scrittore? Sì, anche se continua a credere fermamente che per chiamare un’attività “mestiere” c’è bisogno che qualcuno compri, che qualcuno dia un valore economico a quel libro, a quel racconto, a quella poesia.

Come si viene fuori da questa immobilità fatta di sospiri e lacrime? E chi può dirlo! Ogni giorno che passa la trama dei pensieri si infittisce e diventa sempre più difficile tradurre in parole il proprio mondo interiore.

Ma questo scrittore muto assicura che sta facendo l’impossibile per uscire dal silenzio e promette nuovi post che vi aspetteranno a settembre, al ritorno dalle agognate vacanze. Vorrebbe anticiparvi anche una nuova pubblicazione, ma di questo non ha alcuna certezza, perciò sospira, chiude la bocca e tace.

Infine gli viene in mente un detto sulla speranza, e non La speranza è l’ultima a morire bensì La speranza è l’ultima gioia degli infelici. E con questo vi augura buone vacanze e vi aspetta a settembre, sempre qui, nell’unico luogo in cui le sue parole sono libere di essere pubblicate senza il benestare di un editore.

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Hanno tutti ragione

88-07-88041-4_Sorrentino_Hanno tutti ragione.indd“Quanto cazzo è vero che ogni uomo ha il suo dolore. Tutti, anche l’ultimo merdoso foruncolo al crepuscolo di uomo ha il suo dolore e ci sarebbe materiale sufficiente per rispettarlo. Ti viene voglia di rispettarli tutti quanti gli uomini quando ti raccontano cose così. Ma poi non ci riesci. Perché, perlopiù, la cattiveria ti assale negli angoli sempre liberi, come l’aspirapolvere, come un tartaro strafatto di cocaina; la cattiveria ti tende agguati notturni al cuore, fa razzia di te, ti stupra e ti violenta e si porta via i soprammobili del tuo corpo lasciandoti con un altro po’ di vuoto, un po’ più in là il vuoto, questa volta, contaminato coi sensi di colpa. A volte li puoi vedere i tuoi sensi di colpa, riposano insonni sul comodino vicino a te, quasi tutte le notti, incartati in lussuosi pacchi dono di colore nero e fiocco argentato”.

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“La porca verità è che capisci cosa significa avere la vita davanti quando quella si è posizionata tutta dietro. Semplice come la sete. E allora l’uomo si moltiplica, diventa una folla di rimpianti. Ma questo non smuove e vite, le svaluta solo un altro poco. Le accompagna, con una lieve, elegante spinta di una mano da maggiordomo, verso il cimitero affollato di cadaveri esperti”.

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“Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri”.

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“I comodi si adagiano sulla rottura di coglioni. Li rassicura. Come il telegiornale alle otto. Gli altri, li vedi, si catapultano in strada a tutte le ore, valicano la notte, avidi e nevrotici, spaesati ma concentrati. Cercano il favoloso”.

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“Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio”.

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“Del resto, non si conosce nulla, né le persone, né gli oggetti, semplicemente perché non si può vedere mai una cosa o una persona nella sua totalità, se vedi una persona di faccia, non puoi vedere le sue spalle, hai una visione sempre parziale, approssimativa di tutto.

(Paolo Sorrentino) (da: “Hanno tutti ragione”)

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Statistiche sulle letture del 2015

libri bianco e neroBuongiorno visitatori,
seppure con alcuni giorni di ritardo ecco a voi le statistiche delle letture dell’anno appena trascorso.

Nel 2015 ho letto 93 libri, cioè una media di 8 libri al mese e 2 libri alla settimana. Ho letto un totale di 26543 pagine, cioè 2212 al mese e 73 al giorno.

I dati sulla nazionalità degli autori confermano i dati degli anni precedenti: i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, anche se non sempre nello stesso ordine. Gli altri paesi costituiscono sempre percentuali marginali.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 36%
Gran Bretagna: 26%
Italia: 25%
Francia: 3%
Germania: 3%
Svezia: 2%
Albania: 1%
Libano: 1%
Ungheria: 1%
Scozia: 1%
Olanda: 1%

Riguardo il genere, come sempre i romanzi hanno la meglio; predominano con percentuali che vanno dal 56% del 2010 all’81% del 2013. Quest’anno sono stati il 74%. Le raccolte di racconti restano la seconda scelta, con percentuali che si aggirano intorno al 15% tutti gli anni.

Genere:

Romanzi: 74%
Raccolte di racconti: 13%
Romanzi biografici: 5%
Autobiografie: 3%
Filosofia: 2%
Opere teatrali: 1%
Diari: 1%
Romanzi epistolari: 1%

Il gradimento rivela i soliti dati: i libri “così così”, cioè fondamentalmente né belli né brutti sono in netta maggioranza, mentre i “bellissimi” rimangono una rarità. Fortunatamente quest’anno in compenso non c’è stato nemmeno un libro pessimo.

Gradimento:

***** Bellissimi: 1%
**** Belli: 18%
*** Così così: 49%
** Brutti: 32%
* Pessimi: 0%

Gli autori letti sono 57, 2 in meno rispetto allo scorso anno. Di questi 57, 22 li conoscevo già; i restanti 35 sono tutti autori che non avevo mai letto. Di questi 35, 11 non li leggerò mai più (una volta è bastata).

Le riletture di quest’anno sono il 6% del totale.

I libri “dimenticati”, cioè quelli di cui pur leggendo il titolo e l’autore nella mia lista, ricordo poco o anche nulla, sono il 16%, solo l’1% più dell’anno scorso.

Per concludere, ecco una lista dei più bei libri letti nel 2015:

N.B. Le riletture sono contrassegnate da una R che precede il numero di stelle assegnate

On writing (Stephen King) R *****
Le ceneri di Angela (Frank Mccourt) ****
Che paese, l’America (Frank Mccourt) ****
Ehi, prof! (Frank Mccourt) ****
Il talismano (Stephen King) R ****
La casa del buio (Stephen King) R ****
La zona morta (Stephen King) R ****
I tredici scalini (Ruth Rendell) ****
La notte dei due uomini (Ruth Rendell) ****
Colpa delle stelle (John Green) ****
Diario (Anna Frank) ****
Vedova per un anno (John Irving) ****
I promessi sposi (Alessandro Manzoni) ****
Atti osceni in luogo privato (Marco Missiroli) ****
La fabbrica di cioccolato (Roald Dahl) ****
Le braci (Sandor Marai) ****
Come una bestia feroce (Edward Bunker) ****
Cuore nero (Dean Koontz) ***
Sotto la pelle (Michel Faber) ***

Buone letture a tutti!

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Indistruttibili

cercando alaska

“Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire”.

(Green John)
(da: “Cercando Alaska”)

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