Il libraio risponde – Capitolo 1

Di interviste a librai in rete se ne trovano tante, e le domande sono perlopiù le solite: il rapporto con gli editori, la scelta di quali libri proporre in libreria, l’annoso dilemma libri digitali/libri cartacei e via lungo questa linea. Nel momento in cui mi è caduta tra le mani l’opportunità di intervistare un libraio, mi sono detta: “Ecco un’occasione per fare quelle domande che non leggo mai nelle interviste; quelle che vanno ben al di là della storia di come il libraio sia arrivato a fare tale mestiere”.

Questo post sarà il primo di tanti, perché affronteremo diversi argomenti andando a spanne, cercando di non strutturare l’intervista come un progetto a tavolino.

Inevitabilmente le risposte richiameranno nuove domande, perciò nel post seguente è probabile che vedrete sviluppato in modo più approfondito un argomento toccato nella precedente. Vi invito anche a suggerire nuovi quesiti, che raccoglierò e inserirò nei post successivi. Onde evitare di approfittare della pazienza e del tempo di questo libraio, vi consiglio di porre domande le cui risposte non sono già ampiamente sviluppate altrove. Un esempio di cosa NON chiedere: cos’è il codice ISBN? Qui è spiegato: http://www.isbn.it/CODICEISBN.aspx oppure: come  cercare un editore? Non penso che il libraio sia la persona giusta a cui chiederlo. Comunque chiedete senza timore; al massimo vi indirizzerò altrove! 🙂

E adesso è arrivato il momento di aprire le danze…

Quando ho parlato con Marco per la prima volta mi ha colpita più di tutto un concetto che ha espresso, ed è da lì che voglio partire. Seguendo il mio intuito, ero abbastanza sicura di avere davanti una persona che scriveva ma non per forza un lettore, perché, ormai si sa bene, in Italia ci sono molti più scrittori che lettori. Ebbene, non sbagliavo. Quando durante la nostra prima chiacchierata gli ho chiesto in che modo il suo essere scrittore fosse stato condizionato dal mestiere di libraio, ha risposto così:

Era una mattina di sette o otto anni fa quando, sistemando lo scaffale secondo l’ordine alfabetico per autore, l’occhio mi è caduto sullo spazio lasciato vuoto da una precedente vendita. Una mancanza che confinava a sinistra con le opere di Tobino e a destra con quelle di Tondelli. Era giusto lì che il mio ipotetico romanzo avrebbe dovuto trovare alloggio qualora qualche buon anima di editore avesse deciso per una pubblicazione. Ma era davvero pronto il mio scrivere per quei vicini così ingombranti, così inarrivabili? No, di sicuro no. Parliamo di due giganti della letteratura italiana, e ritrovarmi a far da cuscinetto tra loro mi avrebbe certo procurato imbarazzo. Sarebbe stata più o meno la stessa cosa se fossi andato al Museo Nazionale delle Marche (Palazzo Ducale Urbino) e avessi appeso alla parete un mio schiribizzo, senza pudore, esattamente a metà strada tra la Muta di Raffaello e la Flagellazione di Piero della Francesca.

La mia prima reazione è lo stupore, perché di norma avviene il contrario: notando i libri poco validi presenti in giro, uno scrittore si sente in qualche modo legittimato a tentare. Si dice: “Se possono loro, posso anch’io”, oppure: “Io scrivo meglio di così!”. Queste risposte costituiscono di certo una spinta alla creazione; ma penso che in questi tempi in cui tutti pensano di poter fare tutto, sia rara una risposta come quella di Marco. Non scendo nel merito della sua umiltà, che comunque apprezzo, ma voglio subito chiedergli che cosa prova – da scrittore – rispetto ai libri scadenti che maneggia in libreria.

D: Ciao Marco, benvenuto su questo blog e grazie per la tua disponibilità. Diciamo allora che non ti senti all’altezza di Tondelli e di Tobino… ma cosa si scatenerebbe nello scrittore che è in te e ti toccasse stare nello scaffale di Stephenie Meyer o di Melissa P.?

R: Grazie a te per l’ospitalità, Chiara. Stephenie Meyer e Melissa P. hanno una maniera di scrivere che non mi appartiene, come non mi appartengono i temi di cui trattano. Tuttavia se il mercato ha accolto le loro opere quasi con bramosia è segno che in qualche modo queste sono andate a dar risposta ad un bisogno. Non sono loro il problema, semmai le migliaia di scribacchini e scribacchine che, senza una voce propria, hanno pensato di emularle scimmiottandone lo stile e argomentando sul medesimo soggetto, senza nemmeno domandarsi quale valore aggiunto i loro testi potessero apportare ad un mercato già saturo come quello del libro, senza chiedersi in che misura i loro libri-clone avrebbero tolto visibilità a scrittori con qualcosa da dire, da dire per davvero.

Come mi sentirei se dovessi apprendere che il mio romanzo rientra nella categoria dei disastri cartacei di cui ho appena detto? Più o meno come si sentirebbe un sacchetto di plastica perduto nel bel mezzo del Pacifico, un sacchetto speciale però: speciale perché consapevole del fatto che è un rifiuto e che la sua presenza lì è sbagliata, peggio, che il suo esistere sta facendo secchi, giorno dopo giorno, innocenti pesci in gran numero.

Se invece fossero solo i miei vicini di scaffale ad essere spazzatura e il mio libro una porzione d’incanto… beh, mi sentirei come il pesce che tenta di nuotare tra i sacchetti.

Beh, secondo me il problema non sono SOLO gli emulatori delle Stephenie Myer e delle Melissa P.; credo che libri del genere proprio non dovrebbero essere presenti in una libreria, per rispetto di chi sa scrivere davvero e ha qualcosa da dire, nonché per non abbassare il livello culturale generale. Comunque capisco il ragionamento.

D: Hai mai pensato che se tutti gli scrittori facessero il tuo ragionamento non sentendosi all’altezza, potremmo avere solo libri scadenti?

R: O forse solo libri belli, dipende dai punti di vista. Non dico che quello dello scrivere sia un bisogno da lasciare insoddisfatto: scrivere è comunicare, ed è difficile farne a meno. Il fatto, però, è che ci sono mille modi per proporre le proprie idee anche prima di essere certi di essere divenuti i nuovi Raymond Chandler senza andare ad intasare gli scaffali dei negozi di libri, magari sottraendo visibilità a chi davvero ne meriterebbe.

A mio avviso la scrittura non dovrebbe mai uscire dal binario del ‘necessario’, e servono umiltà e senso pratico per stabilire se quello che abbiamo scritto rientra nel parametro fondamentale appena citato oppure no.

Ciò non significa che ci dovremmo dare tutti alla manualistica, anche l’arte è necessaria, così come sono necessarie l’informazione e la bellezza. Pure una storia che non ha la pretesa di spiegare come gira il mondo può essere necessaria: io, ad esempio, non riuscirei a sopravvivere ad un pianeta che non contempli i romanzi di Joe R. Lansdale. Non si tratta di alta letteratura, ma di una delle migliori via di fuga tra quelle buone a nasconderci dalle pressioni del quotidiano per qualche ora. Incollami alle pagine come fa questo texano e sarò io a esortare gli editori a pubblicarti. Ma fino ad allora…

D: Fino ad allora?

R: Beh, fino ad allora fa che le tue parole siano il più possibile necessarie. Ci sono piccoli editori che hanno intravisto il problema e si sono adoperati per venirne a capo, magari dando vita ad una sorta di club per autori. Sai quelle cose che esigono il leggersi a vicenda? Ed è lì, in queste ristrette cerchie di addetti ai lavori, che un romanzo altrimenti anonimo su di uno scaffale di libreria trova la sua utilità, se non altro come mezzo di studio e confronto.

Guarda poi quanti travel blogger sono diventati scrittori di viaggio (e spesso di un certo successo) semplicemente trovando una risposta alle necessità dei viaggiatori. Poi me lo immagino, quella necessità immediata (magari il sapere dove mangiare buon pesce a Lisbona) si è fatta curiosità meno interessata all’oggi per l’oggi e quel lettore occasionale è tornato sullo stesso blog perché l’ha trovato interessante nel complesso. Infine l’utente si è come affezionato al blogger e al suo modo di scrivere e ora ha un nuovo bisogno: quello di leggerne le avventure anche fuori da internet, magari su un libro.

Ho detto travel blogger, ma avrei potuto tirare in ballo anche quel tizio che scrive on-line la sua vita da apicoltore o la signora che vi racconta quotidianamente la sua passione per l’uncinetto.

Detto francamente, anche io continuo a scrivere, ma non mi va di giocare a fare il piccolo Henry Miller: mi accontento di raccontare i luoghi e le storie dell’antico Ducato di Urbino alle genti che oggi lo abitano. Certo, non lo faccio come se dovessi compilare delle schede in successione, piuttosto utilizzando parole allo stesso modo in cui un bravo artigiano adopererebbe il suo sapere per restaurare la vetrata di una bella chiesa. Detto fra noi, reputo che il mio scrivere sia molto più necessario così che non nella forma che volevo appioppargli un tempo: quella dell’ennesimo romanzo.

D: Dici che “…ci sono mille modi per proporre le proprie idee anche prima di essere certi di essere divenuti i nuovi Raymond Chandler senza andare ad intasare gli scaffali dei negozi di libri”, e ci sta; ma secondo te chi potrebbe mai dare ad uno scrittore quella certezza?

R: La sua capacità di autovalutazione, in prima battuta. Questa deriva in massima parte dall’essere lettore. Poi va aggiunta la pazienza, il sapersi trattenere dallo spedire manoscritti a destra e a manca giusto un attimo dopo l’aver apposto la parola fine al testo. Lascia scorrere i mesi e probabilmente vedrai quel discorso che durante lo scrivere ti pareva più profondo dell’anima di un santo trasformarsi in un qualcosa di molto più vicino all’ovvio.

Se poi pensiamo al romanzo come forma d’arte, beh, a quel punto è necessario che qualcuno lo riconosca come tale: gli editori, e magari quelli più prestigiosi. Un artista diventa tale quando a definirlo con questo termine sono Nicholas Serota e Vittorio Sgarbi (che pure mi sta simpatico come una sospetta escrescenza al pancreas), non certo perché secondo la visione di Don Eraldo è il più bravo disegnatore della comunità parrocchiale. Perdona la franchezza, magari un po’ brutale, del ragionamento, ma non è che ci possa fare granché: è così che gira il mondo. Almeno nel mio modo di vedere le cose.

D: Chiunque legga tanto e frequenti le librerie sa che attualmente gli scaffali sono pieni di spazzatura. Secondo te l’esistenza di così tanti libri scadenti è responsabilità degli editori che li pubblicano o dei lettori che li comprano?

R: Mah, credo che le responsabilità non siano da attribuire soltanto a queste due figure: penso che la situazione attuale affondi parecchio in profondità le sue radici e che i suoi protagonisti siano piuttosto numerosi. Anzitutto la scuola, quella scuola che vedeva – almeno fino qualche anno fa – insegnanti incaponiti nel proporre ai ragazzi solamente classici. Non ho niente contro Tasso e Foscolo, ma far intendere all’orda di giovani studenti che riempie le classi che la letteratura non ha niente altro di meglio da offrire loro è un errore, soprattutto se si considera che a quell’età non si è ancora del tutto sviluppata la capacità critica necessaria a comprendere il valore di un’opera narrativa. E poi diciamocelo, Giovanni e Jessica della 4^ B hanno a che spartire molte più cose con i protagonisti di Tutto per una ragazza di Nick Hornby piuttosto che con quelli de I Promessi Sposi. È normale che poi i ragazzi – almeno quelli che con sforzo restano lettori – preferiscano una lettura che, seppur di spessore infinitamente minore, racconti il loro mondo e non quello dei loro trisnonni.

C’è poi una generazione di lettori decimata da editori fautori di una letteratura per l’infanzia abominevole. Quella generazione che, mentre all’estero impazzavano titoli come Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak, era costretta a sorbirsi albi le cui illustrazioni – oltre a essere parecchio brutte – non lasciavano alcuno spiraglio alla fantasia. E le storie poi? Sempre uguali a se stesse, storie pensate non per stimolare la curiosità, ma per ammonire i giovinastri circa le sfighe che toccano in sorte a chi si comporta male. E le madri ci si gongolavano pure: “smetti di fare i capricci! Te lo ricordi cosa è successo nel libro? Vorrai mica far piangere Gesù?!”. Va da sé che buona parte di quegli allora potenziali lettori vede oggi nel libro un nemico di cui aver paura o, alla meno peggio, un qualcosa di definibile in tre parole appena: “una palla totale”.

Poi il resto è il solito cane che si morde la coda. Considerate le premesse, un crollo della capacità di lettura è un fatto tutt’altro che straordinario. Editori e librai, che prima di essere mecenati sono imprenditori, hanno visto comunque in quel lettore dai mezzi inadeguati ad affrontare autori come Kafka, Dostoevskij, Yourcenar o Thomas Mann un possibile acquirente. E gli hanno proposto Catherine Dunne.

Nel frattempo (parecchio prima della Dunne, a dire il vero) un nuovo editore aveva visto la luce. Solo che per entrare nel mercato, per scavarsi la sua nicchia, aveva bisogno di romperlo con una proposta che il libraio non poteva rifiutare, gli aveva detto: “lo so che non conosci i miei autori, ma io sono così sicuro del valore dei loro libri che se non li vendi me li riprendo indietro”. Feltrinelli aveva inventato la resa.

Gli altri editori, che proprio cretini non erano, corsero ai ripari proponendo ai rivenditori le medesime condizioni. Poi ci fu qualcuno la cui mente venne toccata dal genio divino. La pensata era questa: se io pubblico un libro e questo sparisce dai negozi perché reso, mi converrà mica pubblicarne uno in più? O meglio altri due? Sai che ti dico? Ne stampo cinquanta, così sono sicuro che almeno qualche mio libro sarà sempre presente nelle librerie nel corso dell’anno e pazienza la qualità. Ecco tutti dietro il grande innovatore, ecco scappati i buoi, ecco impazzire un mercato ormai non più in grado, se non con estrema difficoltà, di elevare un bravo romanziere dalla moltitudine.

Una situazione che in fin dei conti vede il lettore più nel ruolo di vittima che in quello di carnefice.

D: Tutti noi fantastichiamo sulla soluzione di problemi che vediamo intorno a noi, specie se ci toccano tanto. Quale sarebbe secondo te un modo per migliorare questo squilibrio tra libri scadenti e libri validi?

R: Certo non sarà una legge a riportare la pace. Se obbligassimo gli editori a stampare non più di tot titoli l’anno ci ritroveremmo con un incontrollato fiorire di nuovi marchi editoriali (probabilmente sempre legati alle solite case editrici) e nulla cambierebbe.

Occorre semmai ridare agli insegnanti un ruolo centrale, affidarsi a loro perché accompagnino i ragazzi nel mondo della letteratura, questa volta però (a differenza di ciò che avveniva in passato) partendo da autori più contemporanei, più affini al loro sentire, avvicinandosi poi, mano a mano che le competenze degli studenti verranno affinate, a quegli autori un pochino più difficili ma che tanto hanno da dare.

Anche i genitori, e mi ci metto anch’io, dovrebbero piantarla di dire ai loro figli che leggere è importante; dovrebbero invece mostrargli che, semplicemente, è un qualcosa di bello. Fare capire loro, cioè, che leggere non è un dovere, ma un piacere.

È un percorso sicuramente lungo e tortuoso, ma già imboccato. Mi consola il fatto che negli ultimi anni la letteratura per ragazzi continui a registrare vendite crescenti.

D: So che ami leggere, ma in che misura? Quanti libri leggi in un anno?

R: Fino a qualche anno fa, un centinaio. Oggi che sono papà di due piccoli tornado il numero di libri che leggo annualmente si è dimezzato.

D: Quali sono i tre autori che preferisci in assoluto?

R: Faccio fatica a scegliere tre autori soltanto. Anzitutto perché sono pochi e poi non sempre uno scrittore produce nell’arco della sua carriera libri di pari livello. Uno dei miei volumi preferiti è Stoner di John E. Williams (Fazi editore), ma lo stesso autore non è riuscito, almeno nella mia opinione, a riprodurre altre storie altrettanto efficaci.

Però non mi va di lasciare insoddisfatta la tua curiosità e allora ti dico che nella più classica delle isole deserte porterei i romanzi di Mordecai Richler e di Jim Thompson. Per quanto concerne la saggistica direi Zygmunt Bauman.

D: Su cosa ti basi quando decidi di leggere o non leggere un libro? Essere un libraio ha cambiato questo sistema di scelta? Se sì, come?

R: Una volta venivo attratto dalla copertina, quasi che questa fosse una specie di promessa su ciò che avrei trovato ad attendermi tra le righe del volume. Oggi invece, forse frastornato dai colori sempre più vivaci che urlano la presenza del libro su scaffali e pedane, il mio occhio viene catturato soprattutto da titoli esteriormente poco appariscenti.

Ovviamente anche una maggior conoscenza del catalogo degli editori, che di norma segue un filo conduttore, gioca la sua parte. Einaudi, Iperborea, L’Orma, Sellerio, Keller e Adelphi non hanno bisogno di copertine che sembrano cartelli al neon, tantomeno di improbabili fascette pubblicitarie, per attirare lo sguardo dei lettori forti.

Poi certo, in una libreria le recensioni non mancano mai di essere lette e il passaparola è cosa del quotidiano.

D: Mentre parlavamo hai accennato di aver organizzato un incontro di poesia, quindi deduco che sei una persona coraggiosa. C’è stato un libro che hai deciso di leggere contro ogni logica e che ti ha stupito favorevolmente?

R: Sì, per me che sono abituato a leggere l’arte che unisce le parole ancor prima della storia in sé, il dovermi cimentare con letture per adolescenti è stato un salto nel vuoto, un salto che ha comportato a volte rovinose cadute e altre dalle grandiosi scoperte.

Spesso si pensa alla letteratura per ragazzi come a libri di serie B, testi di cui annacquare il senso al fine di non turbare le menti ancora acerbe dei giovani lettori. Allora ti voglio segnalare un libro che ribalta completamente quest’idea, a mio avviso, del tutto errata: L’albero delle bugie di Frances Hardinge, uscito per Mondadori nel 2016.

L’ambientazione storica (l’Inghilterra dell’età vittoriana) trasporta in un mondo parallelo, comunque verosimile, e contribuisce a mettere in moto quegli invisibili meccanismi fantastici tipici delle grandi storie. Le descrizioni mostrano la scena e sostituiscono il semplice dirne. I personaggi rimangono impressi nella memoria e, soprattutto, è un libro che cattura, che sa osare.

Parliamo di un romanzo per ragazzi (penso rivolto ad un pubblico che parte dai 12/13 anni) dove finalmente accade qualcosa di importante, dove l’autrice non ha paura di turbare chi legge (probabilmente perché lo considera un lettore e non un nano dai calzoni corti e dalla mente inadeguata al resistere a troppi scossoni), dove finalmente la storia ritorna ad essere quel tipo di storia che sa far saltare sulla sedia e sa tenere i nasi francobollati alla carta. Questo è un libro straordinario, un libro probabilmente capace di creare nuovi lettori dove prima non se ne scorgeva neppure l’ombra.

Ti ringrazio del consiglio, leggerò certamente L’albero delle bugie e non escludo di scrivere una recensione da pubblicare qui. Grazie per aver risposto a queste prime domande, che credo abbiano dato modo a chi ha letto di farsi un’idea di chi sia questo libraio umile di nome Marco. 🙂

Ti aspetto per la prossima puntata.

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Trovate il blog di Marco sul Ducato di Urbino, qui.

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La città dei libri sognanti

La città dei libri sognanti è un romanzo del 2004 dello scrittore tedesco Walter Moers.
Per dare un’idea di che tipo di libro si tratti, è utile andare per somiglianze. Questo romanzo ha sicuramente qualcosa di Michael Ende, ma anche di Umberto Eco e J.R.R.Tolkien. Di Ende ha le atmosfere sognanti e la grande fantasia, di Eco e Tolkien le lunghissime descrizioni – sempre molto fantasiose – che lasciano meno spazio a cosa accade e più spazio a cosa c’è. Sono gusti, naturalmente, ma anche se io preferisco autori meno descrittivi, pagina dopo pagina Moers mi ha convinta sempre più, forse anche perché i libri sono i veri protagonisti di questo romanzo e per una divoratrice come me, non poteva essere altrimenti.

Credo che anche l’essere una scrittrice abbia avuto il suo peso, perché più volte tra queste pagine ho trovato spunti di riflessione sull’arte dello scrivere, sull’ispirazione, sul rapporto con la letteratura in genere.

I personaggi di questa storia sono tutti strani animali (in tutto il libro appare solo un uomo); nessuno esistente (e qui la fantasia dello scrittore è volata davvero in alto): uno squalombrico, un cinghialoide, un vermicchione e svariati altri strani animali con caratteristiche mescolate di animali reali. Si tratta comunque solo di una scelta che libera la fantasia, perché al di là della strana alimentazione, questi animali si comportano come esseri umani. Vivono in luoghi strani, questo sì, perché tutto è strano, in questo libro, ma il loro comportamento è quello degli esseri umani, nel bene e nel male.

Il protagonista, il vermicchione (una sorta di dinosauro) Idelfonso de’ Sventramitis, parte dalla sua città natale alla ricerca di uno scrittore sconosciuto il cui libro è finito tra e sue mani tramite il lascito del suo padrino letterario. Idelfonso parte alla volta di Librandia, la città dei libri sognanti, un luogo in cui tutto ruota intorno alla scrittura. Impossibile non notare una certa critica nelle descrizioni di librai, agenti e critici letterari, come queste:

«Non sai ancora creare dei libri» disse il Re delle Ombre, «però sai già uccidere. Sei sicuro di non voler diventare piuttosto un critico letterario?»

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‘Il problema è questo: per far soldi – tanti soldi! – non abbiamo bisogno di una letteratura grandiosa, impeccabile. Ciò che ci serve è la mediocrità. Ciarpame. Fesserie. Roba buona per le masse da immettere sul mercato in quantità sempre maggiori. Libri sempre più grossi e sempre più insignificanti. Ciò che conta è la quantità di carta che si vende, non le parole che ci sono scritte’.

Idelfonso cade presto preda di un libraio senza scrupoli che lo abbandonerà nelle catacombe di Librandia, un luogo pieno di pericoli, stranezze e scoperte. Lì, tra numerose insidie, si svilupperà il suo talento di scrittore (uno scrittore che non ha ancora scritto nulla) e si svelerà il mistero del libro perfetto, quel volume che ha spinto Idelfonso ad avventurarsi nella città dei libri sognanti.

Il romanzo è pieno di ironia e situazioni divertenti, ma seppure sia considerato anche adatto ai ragazzi, non credo che questa scrittura ricca sarebbe adatta a lettori molto giovani; non per niente ho chiamato in causa Eco, il cui libro Baudolino ha parti davvero simili (per fantasia, ironia e descrizioni assurde) a questo romanzo.
Per darvi meglio un’idea di ciò di cui sto parlando, eccone un esempio:

“La lettura di un libro rizzacapelli si può paragonare a una passeggiata in un antro sotterraneo scoperto al tocco della mezzanotte dietro una porta mascherata di un manicomio abbandonato in cui si aggirino fantasmi di serial killer senza pace, oppure in una segreta ammuffita piena di ragnatele che si esplori tenendo nella mano scossa da tremiti una candela guizzante mentre ratti dagli occhi rossastri sibilano nell’oscurità e gelide dita tentacolari si avvinghiano alle caviglie”.

Per concludere, voglio sottolineare una verità in cui credo da anni: non importa se il libro che scegliete di leggere sia esattamente il vostro genere nell’argomento o nello stile; quello che importa è che sia un buon libro, perché non c’è buon libro che non lasci qualcosa nella mente o nel cuore di chi legge.

Buona lettura!

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Nessuno che abbia scritto un buon libro è mai veramente morto.

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«Compito degli scrittori è quello di scrivere, non di vivere avventure. Se sono le avventure che vuoi, allora fai il pirata o il cacciatore di libri. Se invece vuoi scrivere, scrivi. Se non sai attingere a te stesso, addio».

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Cominciare una cosa è facile. Difficile è portarla a termine».

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Statistiche sulle letture del 2017

Nel 2017, seguendo una tradizione ormai consolidata, per il nono anno di seguito ho tenuto conto dei libri letti, delle preferenze, delle pagine lette, delle riletture.

Il 2017 è stato l’anno più strano e inaspettato: prima di tutto perché ho letto pochissimo, solo 34 libri (nel 2012 erano 112, nel 2016 62, questi i due estremi dal 2009 ad oggi). La seconda stranezza è che un terzo del totale rappresenta una rilettura, probabilmente per via della sempre maggior difficoltà nel trovare libri che mi appassionino. Sono facile alla noia e purtroppo molto esigente, per cui trovo sempre meno libri da amare.

La media mensile dei libri letti nel 2017 è di solo 2,8 libri al mese, poco più di mezzo a settimana. C’è da dire però che seppure siano quasi la metà rispetto al 2016, si trattava di libri molto più lunghi, infatti stiamo parlando di 13336 pagine lette (nel 2016 erano 16658). Rimane insomma l’anno in cui ho letto meno, ma non di molto, in fondo. Si tratta di 11111 pagine lette al mese, 36 al giorno (45 nel 2016, 87 nel 2012).

La nazionalità degli autori conferma il dato consueto: Usa, Gran Bretagna e Italia rimangono sul podio.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 38%
Gran Bretagna: 35%
Italia: 8%
Germania: 7%
Svezia: 6%
Francia: 3%
Austria: 3%

Riguardo al genere: nel 2017 ho letto praticamente solo romanzi: 30 su 34, cioè l’88% del totale (nel 2010 erano il 56%, nel 2013 l’81%, nel 2015 il 74%).

Genere:

Romanzi: 88%
Raccolte di racconti: 3%
Manuali: 3%
Autobiografie: 3%
Saggi: 3%

Il gradimento rivela i soliti dati, se si considera che i libri da 4 stelle sono quasi tutti riletture, quindi colpi certi. Un primato del 2017 è proprio quello delle riletture: il 29% del totale. Nel 206 ho riletto 1 solo libro, nel 2012 erano 16. I libri di medio gradimento, né belli né brutti, sono comunque in testa, ben il 38%; i “bellissimi” il 6% (tutte riletture).

Gradimento:

***** Bellissimi: 6%
**** Belli: 35%
*** Così così: 38%
** Brutti: 18%
* Pessimi: 3%

Nel 2017 ho anche provato l’ebbrezza (rara, mi sarà capitato 5  o 6 volte in tutta la vita) di abbandonare un libro: L’uomo di neve, di Jo Nesbo. Mortalmente noioso e scritto male (per i miei gusti, quantomeno) questo romanzo mi ha ricordato che la vita è troppo breve per leggere libri che non ti danno alcun piacere o stimolo.

Ecco i libri migliori del 2016:

– La strada (Cormac McCarthy) ****
– Pilgrim (Therry Hayes)  ****
– Il volto della paura (Dean Koontz) ****
– La signora Craddock (W.Somerset Maugham) ****
 Il metodo 15/33 (Shannon Kirk) ***

Le riletture:

– Harry Potter e la pietra filosofale (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e la camera dei segreti (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e il calice di fuoco (J.K.Rowling)  **** R
– Harry Potter e l’ordine della fenice (J.K.Rowling)**** R
– Harry Potter e il principe mezzosangue (J.K.Rowling) **** R
– Harry Potter e i doni della morte (J.K.Rowling) ***** R
– Incubi e deliri (Stephen King) **** R
 La bambola che uccide (Ruth Rendell) **** R
– La villa dei ricordi cattivi (Ruth Rendell) ***** R

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– Leggi le statistiche del 2016
– Leggi le statistiche del 2015
– Leggi le statistiche del 2014
– Leggi le statistiche del 2013
– Leggi le statistiche del 2012
– Leggi le statistiche del 2011
– Leggi le statistiche del 2010
– Leggi le statistiche del 2009

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Statistiche sulle letture del 2016

Cari lettori,

ho saltato le statistiche delle letture del 2016 e rimedio ora, giusto qualche giorno prima di pubblicare  quelle del 2017.

Le statistiche del 2016 evidenziano un primato negativo: è l’anno in cui ho letto meno dal 2009, solo 62 libri, ben 50 meno dell’anno in cui ho letto di più, il 2012. Perché? Il lavoro, i gusti, la vita in generale. Da qualche anno ho molta difficoltà a trovare libri che mi catturino davvero, ma dal 2009, che è l’anno in cui ho iniziato a raccogliere le informazioni sulle mie letture (servendomi anche di Anobii) non ho mai passato una settimana senza leggere, forse non ho mai passato un giorno, senza leggere, ma di questo non posso essere certa, perciò andiamo oltre.

Su 62 libri letti, la media mensile è di 5 libri al mese e 1 alla settimana. Ho letto 16658 pagine, cioè una media di 45 pagine al giorno.

I dati sulla nazionalità degli autori confermano i dati degli anni precedenti: i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, anche se non sempre nello stesso ordine. Gli altri paesi costituiscono sempre percentuali marginali. Nel 2016 anche gli scrittori francesi hanno avuto uno spazio consistente.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 34%
Italia: 26%
Gran Bretagna: 17%
Francia: 11%
Cile: 3%
Russia: 3%
Polonia: 2%
Norvegia: 2%
Austria: 2%

Riguardo il genere, nessuna sorpresa: i romanzi costituiscono l’84% del totale; record di sempre: nel 2010 erano il 56%, nel 2013 l’81%, nel 2015 il 74%. Solitamente le raccolte di racconti costituivano circa il 15% del totale, ma quest’anno sono l’11%. 

Genere:

Romanzi: 84%
Raccolte di racconti: 11%
Diari: 3%
Autobiografie: 2%

Il gradimento rivela i soliti dati: i libri di medio gradimento, né belli né brutti, sono in netta maggioranza, il 45%, mentre i “bellissimi” rimangono una rarità: sempre inferiori al 4%, l’1% in gran parte dei casi. Nel 2016 neanche un libro ha meritato 5 stelle. Per quanto riguarda i libri pessimi, sono l’8%, non male se consideriamo che nel 2010 erano il 38%, nel 2012 il 13% e nel 2010 il 10%.

Gradimento:

***** Bellissimi: 0%
**** Belli: 11%
*** Così così: 45%
** Brutti: 36%
* Pessimi: 8%

Nel 2016 sono un libro è stato una rilettura (Il signore delle mosche, di William Golding).

Ecco i libri migliori del 2016:

Un po’ più in là sulla destra (Fred Vargas) ****
– Tarantola (Thierry Jonquet)  ****
– L’allegria degli angoli (Marco Presta)  ****
– Presenze (Jezry Kosinski) ****
– Lo scandalo Modigliani (Ken Follett) ****
– Il nero e l’argento (Paolo Giordano) ****
– Il grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald) ***
Il ballo (Irene Nemirovskji) ****
– Nelle terre estreme (Jon Krakauer) ***

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Il metodo 15/33

Lisa ha sedici anni, ma non è esattamente una normale ragazza di sedici anni. Il metodo 15/33, thriller della scrittrice statunitense Shannon Kirk, si basa soprattutto su questo presupposto, senza il quale la storia non funzionerebbe affatto.

Di base, volendo ridurre il libro all’osso, la storia è una delle solite: una donna sequestrata e rinchiusa in una stanza, prigioniera a causa del bambino biondo dagli occhi azzurri che porta in grembo. Banale? Certo, ma non ha importanza. Per chi legge molto è facile arrivare presto alla conclusione che ogni libro, ridotto all’osso, è comunque sempre una delle solite storie. Ciò che rende speciale un racconto, sia esso lungo o corto, thriller o drammatico, è sempre qualche dettaglio e/o lo stile dello scrittore.

Il metodo 15/33 è un romanzo incalzante, con capitoli che filano via facilmente, con piccoli misteri che mantengono viva l’attenzione e spingono a proseguire la lettura. Ma cosa avrà mai di tanto speciale questa ragazza di sedici anni, incinta di otto mesi, da rendere originale questa storia? È presto detto: Lisa ha una mente scientifica, capace di analizzare ogni aspetto della vita, di mettere in stand by i sentimenti, di spegnerli a favore della ricerca analitica di una soluzione per uscire dalla sua prigionia. Plausibile? Beh, forse non totalmente, poiché le soluzioni che Lisa adotterà sono sì geniali, ma forse un po’ troppo studiate, qualcosa su cui probabilmente la scrittrice ha perso svariate notti di sonno. Inventarsi una ragazza “particolare” per giustificare un piano di fuga un tantino improbabile architettato in un paio di settimane di prigionia è una soluzione, ma non del tutto riuscita. Nonostante questo, comunque, complessivamente il libro funziona.

Uno dei suoi aspetti più riusciti oltre al ritmo è la scrittura: semplice, scorrevole ed efficace, e alcuni personaggi per cui è facile provare simpatia, come Liu, l’agente dell’FBI che sta cercando un’altra adolescente rapita, e la sua partner di lavoro, Lola. A differenza dei buoni, abbastanza riusciti, i cattivi risultano stereotipati e scarsamente credibili. Di sicuro è un aspetto difficile da gestire per uno scrittore, ma limitarsi a scopiazzare i soliti cattivi da film di serie B o da cartone animato non è una soluzione accettabile.

Facendo una valutazione a tutto tondo e considerando che si tratta di un libro di esordio, rimango dell’idea che sia un libro gradevole e perciò nonostante i difetti ve lo consiglio.

Buona lettura!

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Lavori in corso

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Se io…

Perdersi è cosa di tutti e di tutti i giorni; succede quando non sai bene perché ti stai affannando tanto a lavorare, mangiare, vivere un giorno che domani ricomincia simile o uguale; quando sentire raccontare di un’ingiustizia annienta la gioia, quando un sogno ti appare irraggiungibile… e in molti altri istanti della vita “di tutti i giorni”, anche quando la giornata è stata tutto sommato buona o hai vissuto dei momenti felici.

L’equilibrio è il segreto di una vita soddisfacente, ecco perché ci deve essere necessariamente qualcosa di bello o buono a bilanciare quel perdersi. Oggi il mio qualcosa è – come spesso mi accade – un insieme di parole. Ogni cuore ferito ha la sua medicina, ma diversi cuori possono essere curati dalla stessa, quindi leggete con me e chissà che Pessoa non curi anche voi.

Se io…

Se io, ancor che nessuno,
potessi avere sul volto
quel lampo fugace
che quegli alberi hanno,

avrei quella gioia
delle cose al di fuori,
perché la gioia è dell’attimo;
dispare col sole che gela.

Qualunque cosa m’avrebbe meglio
giovato della vita che vivo –
vivere questa vita di estraneo
che da lui, dal sole, mi era venuta!

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando Pessoa

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In fuga dalle parole

Apri-gli-occhi rovinatoAnche le se parole sono la tua vita, il nettare di cui ti nutri, l’acqua con cui ti disseti e la medicina con cui ti curi, anche da loro, di tanto in tanto, devi staccarti. È questo che mi dico quando mi accorgo di non scrivere da molto, moltissimo tempo. La mia assenza non è solo uno stacco dalla scrittura, ma anche dai post con cui riempivo (al passato, appunto) questo sito; per un po’ anche la voglia di condividere degli estratti dai libri amati, delle poesie o delle idee, è andata in letargo per rinascere, spero, più viva e vitale, un giorno…

Con questo post mi scuso con tutti quelli che mi hanno seguita per tanto tempo e magari nell’ultimo anno si sono chiesti dove fossi finita, se scrivessi ancora, se osassi credere ancora nel potere delle parole e perseguissi ancora il mio folle sogno. Ebbene, sono ancora qui e le parole sono ancora la mia àncora, la mia luce, la mia oasi.

Come si sente uno scrittore quando non scrive da due anni e non pubblica da cinque? Si sente in un limbo, in una zona di passaggio, nel buio di un tunnel che sembra non avere fine. E non si sente bene, per nulla.
E la pubblicazione, così lontana, così fantascientifica? Per quella si sente fuori dal tempo e dal mondo, come se ciò che scrive non fosse adatto ai suoi tempi o le sue idee fossero talmente utopiche da suscitare soltanto sorrisi di compatimento.

Questo “scrittore-non scrittore” si sente ancora uno scrittore? Sì, anche se continua a credere fermamente che per chiamare un’attività “mestiere” c’è bisogno che qualcuno compri, che qualcuno dia un valore economico a quel libro, a quel racconto, a quella poesia.

Come si viene fuori da questa immobilità fatta di sospiri e lacrime? E chi può dirlo! Ogni giorno che passa la trama dei pensieri si infittisce e diventa sempre più difficile tradurre in parole il proprio mondo interiore.

Ma questo scrittore muto assicura che sta facendo l’impossibile per uscire dal silenzio e promette nuovi post che vi aspetteranno a settembre, al ritorno dalle agognate vacanze. Vorrebbe anticiparvi anche una nuova pubblicazione, ma di questo non ha alcuna certezza, perciò sospira, chiude la bocca e tace.

Infine gli viene in mente un detto sulla speranza, e non La speranza è l’ultima a morire bensì La speranza è l’ultima gioia degli infelici. E con questo vi augura buone vacanze e vi aspetta a settembre, sempre qui, nell’unico luogo in cui le sue parole sono libere di essere pubblicate senza il benestare di un editore.

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Hanno tutti ragione

88-07-88041-4_Sorrentino_Hanno tutti ragione.indd“Quanto cazzo è vero che ogni uomo ha il suo dolore. Tutti, anche l’ultimo merdoso foruncolo al crepuscolo di uomo ha il suo dolore e ci sarebbe materiale sufficiente per rispettarlo. Ti viene voglia di rispettarli tutti quanti gli uomini quando ti raccontano cose così. Ma poi non ci riesci. Perché, perlopiù, la cattiveria ti assale negli angoli sempre liberi, come l’aspirapolvere, come un tartaro strafatto di cocaina; la cattiveria ti tende agguati notturni al cuore, fa razzia di te, ti stupra e ti violenta e si porta via i soprammobili del tuo corpo lasciandoti con un altro po’ di vuoto, un po’ più in là il vuoto, questa volta, contaminato coi sensi di colpa. A volte li puoi vedere i tuoi sensi di colpa, riposano insonni sul comodino vicino a te, quasi tutte le notti, incartati in lussuosi pacchi dono di colore nero e fiocco argentato”.

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“La porca verità è che capisci cosa significa avere la vita davanti quando quella si è posizionata tutta dietro. Semplice come la sete. E allora l’uomo si moltiplica, diventa una folla di rimpianti. Ma questo non smuove e vite, le svaluta solo un altro poco. Le accompagna, con una lieve, elegante spinta di una mano da maggiordomo, verso il cimitero affollato di cadaveri esperti”.

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“Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri”.

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“I comodi si adagiano sulla rottura di coglioni. Li rassicura. Come il telegiornale alle otto. Gli altri, li vedi, si catapultano in strada a tutte le ore, valicano la notte, avidi e nevrotici, spaesati ma concentrati. Cercano il favoloso”.

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“Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio”.

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“Del resto, non si conosce nulla, né le persone, né gli oggetti, semplicemente perché non si può vedere mai una cosa o una persona nella sua totalità, se vedi una persona di faccia, non puoi vedere le sue spalle, hai una visione sempre parziale, approssimativa di tutto.

(Paolo Sorrentino) (da: “Hanno tutti ragione”)

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Statistiche sulle letture del 2015

libri bianco e neroBuongiorno visitatori,
seppure con alcuni giorni di ritardo ecco a voi le statistiche delle letture dell’anno appena trascorso.

Nel 2015 ho letto 93 libri, cioè una media di 8 libri al mese e 2 libri alla settimana. Ho letto un totale di 26543 pagine, cioè 2212 al mese e 73 al giorno.

I dati sulla nazionalità degli autori confermano i dati degli anni precedenti: i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, anche se non sempre nello stesso ordine. Gli altri paesi costituiscono sempre percentuali marginali.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 36%
Gran Bretagna: 26%
Italia: 25%
Francia: 3%
Germania: 3%
Svezia: 2%
Albania: 1%
Libano: 1%
Ungheria: 1%
Scozia: 1%
Olanda: 1%

Riguardo il genere, come sempre i romanzi hanno la meglio; predominano con percentuali che vanno dal 56% del 2010 all’81% del 2013. Quest’anno sono stati il 74%. Le raccolte di racconti restano la seconda scelta, con percentuali che si aggirano intorno al 15% tutti gli anni.

Genere:

Romanzi: 74%
Raccolte di racconti: 13%
Romanzi biografici: 5%
Autobiografie: 3%
Filosofia: 2%
Opere teatrali: 1%
Diari: 1%
Romanzi epistolari: 1%

Il gradimento rivela i soliti dati: i libri “così così”, cioè fondamentalmente né belli né brutti sono in netta maggioranza, mentre i “bellissimi” rimangono una rarità. Fortunatamente quest’anno in compenso non c’è stato nemmeno un libro pessimo.

Gradimento:

***** Bellissimi: 1%
**** Belli: 18%
*** Così così: 49%
** Brutti: 32%
* Pessimi: 0%

Gli autori letti sono 57, 2 in meno rispetto allo scorso anno. Di questi 57, 22 li conoscevo già; i restanti 35 sono tutti autori che non avevo mai letto. Di questi 35, 11 non li leggerò mai più (una volta è bastata).

Le riletture di quest’anno sono il 6% del totale.

I libri “dimenticati”, cioè quelli di cui pur leggendo il titolo e l’autore nella mia lista, ricordo poco o anche nulla, sono il 16%, solo l’1% più dell’anno scorso.

Per concludere, ecco una lista dei più bei libri letti nel 2015:

N.B. Le riletture sono contrassegnate da una R che precede il numero di stelle assegnate

On writing (Stephen King) R *****
Le ceneri di Angela (Frank Mccourt) ****
Che paese, l’America (Frank Mccourt) ****
Ehi, prof! (Frank Mccourt) ****
Il talismano (Stephen King) R ****
La casa del buio (Stephen King) R ****
La zona morta (Stephen King) R ****
I tredici scalini (Ruth Rendell) ****
La notte dei due uomini (Ruth Rendell) ****
Colpa delle stelle (John Green) ****
Diario (Anna Frank) ****
Vedova per un anno (John Irving) ****
I promessi sposi (Alessandro Manzoni) ****
Atti osceni in luogo privato (Marco Missiroli) ****
La fabbrica di cioccolato (Roald Dahl) ****
Le braci (Sandor Marai) ****
Come una bestia feroce (Edward Bunker) ****
Cuore nero (Dean Koontz) ***
Sotto la pelle (Michel Faber) ***

Buone letture a tutti!

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