Chiara Vitetta

Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Se io…

Posted by Chiara Vitetta on ottobre 11th, 2016

Perdersi è cosa di tutti e di tutti i giorni; succede quando non sai bene perché ti stai affannando tanto a lavorare, mangiare, vivere un giorno che domani ricomincia simile o uguale; quando sentire raccontare di un’ingiustizia annienta la gioia, quando un sogno ti appare irraggiungibile… e in molti altri istanti della vita “di tutti i giorni”, anche quando la giornata è stata tutto sommato buona o hai vissuto dei momenti felici.

L’equilibrio è il segreto di una vita soddisfacente, ecco perché ci deve essere necessariamente qualcosa di bello o buono a bilanciare quel perdersi. Oggi il mio qualcosa è – come spesso mi accade – un insieme di parole. Ogni cuore ferito ha la sua medicina, ma diversi cuori possono essere curati dalla stessa, quindi leggete con me e chissà che Pessoa non curi anche voi.

Se io…

Se io, ancor che nessuno,
potessi avere sul volto
quel lampo fugace
che quegli alberi hanno,

avrei quella gioia
delle cose al di fuori,
perché la gioia è dell’attimo;
dispare col sole che gela.

Qualunque cosa m’avrebbe meglio
giovato della vita che vivo –
vivere questa vita di estraneo
che da lui, dal sole, mi era venuta!

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando Pessoa

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In fuga dalle parole

Posted by Chiara Vitetta on luglio 25th, 2016

Apri-gli-occhi rovinatoAnche le se parole sono la tua vita, il nettare di cui ti nutri, l’acqua con cui ti disseti e la medicina con cui ti curi, anche da loro, di tanto in tanto, devi staccarti. È questo che mi dico quando mi accorgo di non scrivere da molto, moltissimo tempo. La mia assenza non è solo uno stacco dalla scrittura, ma anche dai post con cui riempivo (al passato, appunto) questo sito; per un po’ anche la voglia di condividere degli estratti dai libri amati, delle poesie o delle idee, è andata in letargo per rinascere, spero, più viva e vitale, un giorno…

Con questo post mi scuso con tutti quelli che mi hanno seguita per tanto tempo e magari nell’ultimo anno si sono chiesti dove fossi finita, se scrivessi ancora, se osassi credere ancora nel potere delle parole e perseguissi ancora il mio folle sogno. Ebbene, sono ancora qui e le parole sono ancora la mia àncora, la mia luce, la mia oasi.

Come si sente uno scrittore quando non scrive da due anni e non pubblica da cinque? Si sente in un limbo, in una zona di passaggio, nel buio di un tunnel che sembra non avere fine. E non si sente bene, per nulla.
E la pubblicazione, così lontana, così fantascientifica? Per quella si sente fuori dal tempo e dal mondo, come se ciò che scrive non fosse adatto ai suoi tempi o le sue idee fossero talmente utopiche da suscitare soltanto sorrisi di compatimento.

Questo “scrittore-non scrittore” si sente ancora uno scrittore? Sì, anche se continua a credere fermamente che per chiamare un’attività “mestiere” c’è bisogno che qualcuno compri, che qualcuno dia un valore economico a quel libro, a quel racconto, a quella poesia.

Come si viene fuori da questa immobilità fatta di sospiri e lacrime? E chi può dirlo! Ogni giorno che passa la trama dei pensieri si infittisce e diventa sempre più difficile tradurre in parole il proprio mondo interiore.

Ma questo scrittore muto assicura che sta facendo l’impossibile per uscire dal silenzio e promette nuovi post che vi aspetteranno a settembre, al ritorno dalle agognate vacanze. Vorrebbe anticiparvi anche una nuova pubblicazione, ma di questo non ha alcuna certezza, perciò sospira, chiude la bocca e tace.

Infine gli viene in mente un detto sulla speranza, e non La speranza è l’ultima a morire bensì La speranza è l’ultima gioia degli infelici. E con questo vi augura buone vacanze e vi aspetta a settembre, sempre qui, nell’unico luogo in cui le sue parole sono libere di essere pubblicate senza il benestare di un editore.

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Hanno tutti ragione

Posted by Chiara Vitetta on giugno 7th, 2016

88-07-88041-4_Sorrentino_Hanno tutti ragione.indd“Quanto cazzo è vero che ogni uomo ha il suo dolore. Tutti, anche l’ultimo merdoso foruncolo al crepuscolo di uomo ha il suo dolore e ci sarebbe materiale sufficiente per rispettarlo. Ti viene voglia di rispettarli tutti quanti gli uomini quando ti raccontano cose così. Ma poi non ci riesci. Perché, perlopiù, la cattiveria ti assale negli angoli sempre liberi, come l’aspirapolvere, come un tartaro strafatto di cocaina; la cattiveria ti tende agguati notturni al cuore, fa razzia di te, ti stupra e ti violenta e si porta via i soprammobili del tuo corpo lasciandoti con un altro po’ di vuoto, un po’ più in là il vuoto, questa volta, contaminato coi sensi di colpa. A volte li puoi vedere i tuoi sensi di colpa, riposano insonni sul comodino vicino a te, quasi tutte le notti, incartati in lussuosi pacchi dono di colore nero e fiocco argentato”.

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“La porca verità è che capisci cosa significa avere la vita davanti quando quella si è posizionata tutta dietro. Semplice come la sete. E allora l’uomo si moltiplica, diventa una folla di rimpianti. Ma questo non smuove e vite, le svaluta solo un altro poco. Le accompagna, con una lieve, elegante spinta di una mano da maggiordomo, verso il cimitero affollato di cadaveri esperti”.

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“Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri”.

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“I comodi si adagiano sulla rottura di coglioni. Li rassicura. Come il telegiornale alle otto. Gli altri, li vedi, si catapultano in strada a tutte le ore, valicano la notte, avidi e nevrotici, spaesati ma concentrati. Cercano il favoloso”.

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“Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio”.

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“Del resto, non si conosce nulla, né le persone, né gli oggetti, semplicemente perché non si può vedere mai una cosa o una persona nella sua totalità, se vedi una persona di faccia, non puoi vedere le sue spalle, hai una visione sempre parziale, approssimativa di tutto.

(Paolo Sorrentino) (da: “Hanno tutti ragione”)

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Statistiche sulle letture del 2015

Posted by Chiara Vitetta on gennaio 12th, 2016

libri bianco e neroBuongiorno visitatori,
seppure con alcuni giorni di ritardo ecco a voi le statistiche delle letture dell’anno appena trascorso.

Nel 2015 ho letto 93 libri, cioè una media di 8 libri al mese e 2 libri alla settimana. Ho letto un totale di 26543 pagine, cioè 2212 al mese e 73 al giorno.

I dati sulla nazionalità degli autori confermano i dati degli anni precedenti: i primi tre posti sono occupati da Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, anche se non sempre nello stesso ordine. Gli altri paesi costituiscono sempre percentuali marginali.

Nazionalità autori:

Stati Uniti: 36%
Gran Bretagna: 26%
Italia: 25%
Francia: 3%
Germania: 3%
Svezia: 2%
Albania: 1%
Libano: 1%
Ungheria: 1%
Scozia: 1%
Olanda: 1%

Riguardo il genere, come sempre i romanzi hanno la meglio; predominano con percentuali che vanno dal 56% del 2010 all’81% del 2013. Quest’anno sono stati il 74%. Le raccolte di racconti restano la seconda scelta, con percentuali che si aggirano intorno al 15% tutti gli anni.

Genere:

Romanzi: 74%
Raccolte di racconti: 13%
Romanzi biografici: 5%
Autobiografie: 3%
Filosofia: 2%
Opere teatrali: 1%
Diari: 1%
Romanzi epistolari: 1%

Il gradimento rivela i soliti dati: i libri “così così”, cioè fondamentalmente né belli né brutti sono in netta maggioranza, mentre i “bellissimi” rimangono una rarità. Fortunatamente quest’anno in compenso non c’è stato nemmeno un libro pessimo.

Gradimento:

***** Bellissimi: 1%
**** Belli: 18%
*** Così così: 49%
** Brutti: 32%
* Pessimi: 0%

Gli autori letti sono 57, 2 in meno rispetto allo scorso anno. Di questi 57, 22 li conoscevo già; i restanti 35 sono tutti autori che non avevo mai letto. Di questi 35, 11 non li leggerò mai più (una volta è bastata).

Le riletture di quest’anno sono il 6% del totale.

I libri “dimenticati”, cioè quelli di cui pur leggendo il titolo e l’autore nella mia lista, ricordo poco o anche nulla, sono il 16%, solo l’1% più dell’anno scorso.

Per concludere, ecco una lista dei più bei libri letti nel 2015:

N.B. Le riletture sono contrassegnate da una R che precede il numero di stelle assegnate

On writing (Stephen King) R *****
Le ceneri di Angela (Frank Mccourt) ****
Che paese, l’America (Frank Mccourt) ****
Ehi, prof! (Frank Mccourt) ****
Il talismano (Stephen King) R ****
La casa del buio (Stephen King) R ****
La zona morta (Stephen King) R ****
I tredici scalini (Ruth Rendell) ****
La notte dei due uomini (Ruth Rendell) ****
Colpa delle stelle (John Green) ****
Diario (Anna Frank) ****
Vedova per un anno (John Irving) ****
I promessi sposi (Alessandro Manzoni) ****
Atti osceni in luogo privato (Marco Missiroli) ****
La fabbrica di cioccolato (Roald Dahl) ****
Le braci (Sandor Marai) ****
Come una bestia feroce (Edward Bunker) ****
Cuore nero (Dean Koontz) ***
Sotto la pelle (Michel Faber) ***

Buone letture a tutti!

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Leggi le statistiche del 2014
Leggi le statistiche del 2013
Leggi le statistiche del 2012
Leggi le statistiche del 2011
Leggi le statistiche del 2010
Leggi le statistiche del 2009

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Indistruttibili

Posted by Chiara Vitetta on ottobre 27th, 2015

cercando alaska

“Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire”.

(Green John)
(da: “Cercando Alaska”)

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Uccidi i tuoi cari

Posted by Chiara Vitetta on settembre 14th, 2015

on_writingNessuna istigazione a delinquere, non preoccupatevi, qui si tratta sì di uccidere, ma nessuno in carne ed ossa.

Avete presente quei deliziosi amati personaggi che escono dalla vostra penna? Ebbene è a loro che mi riferisco. Qualche volta dovete proprio ucciderli, credete al re del brivido!

Secondo il consiglio di S.King tra la prima e la seconda bozza di un testo dovrebbe esserci una variazione di lunghezza di un buon 10%. Per me che sono abituata a non eliminare quasi nulla e a modificare pochissimo dei miei testi questo è sempre stato un consiglio inascoltato; tuttavia… Tuttavia di tanto in tanto rileggo On writing, un misto tra una biografia ed una guida per scrittori (un’ottima guida, tra l’altro) e questa volta penso di aver capito appieno quel consiglio, tanto che di recente ho tentato di seguirlo.

King consiglia di buttare giù la storia così come viene, senza rileggere prima di continuare, senza chiedere pareri a lettori vari (non prima di aver finito), senza fermarsi a riflettere troppo. In una seconda fare, dopo la decantazione del testo (King consiglia una pausa di sei settimane, ma ognuno ha i suoi tempi) e aver richiesto un parere ai propri “lettori fidati” (amici e parenti, ognuno scelga i suoi) arriva il momento di passare dalla prima alla seconda bozza. Ed è qui che scatta l’omicidio: siete capaci di ridurre il vostro amato libro di un consistente 10%?

“Nella primavera del mio ultimo anno alla Lisbon High School – deve essere stato nel 1966 – mi arrivò una nota scritta a mano che cambiò per sempre il mio modo di riscrivere. Sotto il facsimile della firma del redattore c’era questa frase: «Niente male, ma gonfio. Deve revisionare per stringere. Formula: 2a bozza=1a bozza-10%. Buona fortuna».
Ciò che la Formula mi ha insegnato è che tutti i racconti e i romanzi sono in certa misura contraibili. Se non riuscite a sacrificare il 10% conservando gli elementi fondamentali della narrazione, vuol dire che non ci avete provato fino in fondo. L’effetto di un taglio diligente è immediato e spesso sorprendente: Viagra letterario”. (S.King)

Ed è vero, quanto è vero! È assolutamente possibile che questa formula non valga per voi, d’altronde non può valere per tutti, vi pare? Però credo che valga nella gran parte dei casi e penso che liberarsi dell’esagerato legame verso la propria parola scritta riuscendo a tagliare quello che non funziona sia un passo importantissimo nella vita di uno scrittore. E confermo che “L’effetto di un taglio diligente è immediato e spesso sorprendente: Viagra letterario”.

Una cosa importantissima da capire quando si apportano dei tagli è: con questo periodo (o frase o capitolo) ho comunicato quello che intendevo comunicare? Non ho forse calcato troppo la mano, per paura di non essere sufficientemente chiaro? Non sto forse insistendo troppo sui capelli rosa della protagonista facendo sentire stupido il lettore, che mi ha capito benissimo la prima volta che ho fatto cenno alla chioma insolita della ragazza?.

La ridondanza è qualcosa che infastidisce molto i lettori, giustamente. E la fluidità del testo è un elemento che potrebbe fare la differenza tra il pubblicare e il non pubblicare, perché una storia che scivola verso la fine senza intoppi è certamente più leggibile, appetibile e gradevole di una piena di spiegazioni inutili, troppo ricca di aggettivi o con esagerate e dettagliate descrizioni di luoghi, abiti o caratteristiche fisiche dei personaggi.

“Quando io penso alla cadenza normalmente mi rifaccio a Elmore Leonard, che spiegò l’argomento in modo così esauriente dichiarando che si limitava a lasciar fuori le parti noiose. Questo significa tagliare per accelerare il passo, ed è ciò che la maggior parte di noi alla fine è costretto a fare (uccidi i tuoi cari, uccidi i tuoi cari, anche quando spezza il tuo egocentrico cuoricino da imbrattacarte, uccidi i tuoi cari)”. (S.King)

C’è anche da dire, e non è un dettaglio, che si deve essere pronti per tagliare e non meno per capire cosa tagliare. Su quest’ultimo problema in genere sono utilissimi i lettori fidati, quei pochi a cui concedete di leggere il testo per primi e che spesso sono scelti appunto per la loro capacità di capire, cogliere i problemi e soprattutto essere sinceri.

E quindi datevi all’omicidio letterario e se avete paura di soffrire troppo o fare qualche danno, uccidete una copia del testo e lasciate viva l’altra, in attesa. Scommetto che alla fine terrete la nuova versione!

Per quanto mi riguarda, l’esperimento ha decisamente funzionato e il mio testo, ridotto del 10% è apparso più leggero; capace quindi – spero – di librarsi in volo. Destinazione: la pubblicazione.

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Sito a riposo

Posted by Chiara Vitetta on agosto 4th, 2015

orso

Il momento del necessario riposo è arrivato anche per questo sito.

Vi aspetto a settembre con nuovi post e molte novità! 🙂

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Vergine giurata

Posted by Chiara Vitetta on luglio 8th, 2015

Vergine-giurata“Non si può raccontare la propria morte. Trovami un cadavere che ci sia riuscito e io mi levo il cappello”. Con questa frase si può riassumere il senso di “Vergine giurata”, di Elvira Dones, uno di quei libri non molto conosciuti che in genere si scoprono per caso o seguendo particolari briciole di parole. In questo caso devo ringraziare un amico dai gusti particolari: Pietro.

Grazie Pietro!

Raccontare la proprio morte è difficile ed è ciò che cerca di raccontarci Hana, protagonista di questo romanzo, ed attraverso Elvira Dones di sicuro riesce bene nell’intento.

Vergine giurata nasce, come tanti libri, da uno spunto molto semplice: una fotografia. Elvira Dones, scrittrice, giornalista e sceneggiatrice albanese, si è talmente incuriosita osservando una foto di famiglia in cui una giovane donna era vestita da uomo, da intraprendere un’indagine.

Nel nord dell’Albania, tra le chiuse montagne, un tempo esisteva una fenomeno secondo cui in famiglie prive di uomini (a cause di varie circostanze), una donna poteva decidere di assumere un ruolo maschile. L’abbigliamento, le abitudini, il linguaggio, i ruoli; tutto diventava maschile, ad eccezione della vita sessuale, del tutto inesistente. La donna che faceva questa difficile scelta diventava – e veniva definita – una vergine giurata.

In una società in cui i ruoli erano ben definiti e risultava sconveniente che una donna disobbedisse a volere di un uomo o uscisse da sola in determinati orari o lavorasse, non è poi così difficile capire questa scelta; scelta spesso legata alla “sopravvivenza sociale”di una famiglia intera.
Eppure una decisione di questo tipo, tacitamente accettata e rispettata da tutta la popolazione che vive su quei monti, non può non avere un peso per l’individuo che la compie.

In Vergine giurata, Hana è una giovane donna che vive con gli zii tra le montagne albanesi e studia all’università di Tirana.
Prima la morte della zia, poi la malattia dello zio, unico uomo della famiglia, la costringono a compiere azioni “sconvenienti” ma anche pericolose fino a portarla alla scelta, estrema, di svestire i panni della donna e vestire quelli dell’uomo nascondendo il seno, tagliando i capelli, masticando tabacco e bevendo alcolici, parlando persino come un uomo e cercando di assumerne i gesti. La sua è anche una scelta d’amore, un modo per “lasciare andare” serenamente l’amato zio senza fargli gravare addosso il peso dell’abbandono di una donna indifesa e sola alle prese con il mondo.

Gli anni successivi alla morte dello zio sono anni di morte per Hana; anni in cui la sui identità viene annullata e come congelata in momenti di sopravvivenza, ma non di vita. Ma un giorno, ormai consapevole di non dovere nulla a nessuno, rimasta sola da tempo, vorrà fuggire in cerca non solo di una vita diversa, ma soprattutto della vera se stessa, di cui inevitabilmente fa parte anche l’essere una donna.

E così Hana comincia un percorso di rinascita graduale, doloroso ma anche galvanizzante, pieno di piccole sfide, di orgoglio e di forza, in un’America in cui può essere se stessa, lontana dai monti albanesi.
E la vergine giurata sparirà sotto il peso di gonne, cerette e vari rituali femminili, assolutamente simbolici, che la porteranno ad essere – finalmente – la vera Hana.

Buona lettura!

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Quando sarai vecchia

Posted by Chiara Vitetta on maggio 22nd, 2015

yeatsQuando sarai vecchia e grigia e di sonno onusta,
e sonnecchierai vicino al fuoco, prendi questo libro
e lenta leggi, e sogna il dolce sguardo
che avevano un tempo i tuoi occhi, e la loro ombra profonda.

In molti amarono i tuoi attimi di felice grazia
e amarono la tua bellezza con amore falso o vero,
ma un uomo solo amò la tua anima pellegrina,
e amò le pene del viso tuo che incessante mutava.

Piegati ora accanto all’ardente griglia del camino
e sussurra, con qualche tristezza, come l’amore scomparve,
e vagò alto sopra le montagne,
e nascose il suo viso in uno sciame di stelle.

(William Butler Yeats)

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When you are old

When you are old and gray and full of sleep
And nodding by the fire, take down this book,
And slowly read, and dream of the soft look
Your eyes had once, and of their shadows deep;

How many loved your moments of glad grace,
And loved your beauty with love false or true;
But one man loved the pilgrim soul in you,
And loved the sorrows of your changing face.

And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how love fled
And paced upon the mountains overhead,
And hid his face amid a crowd of stars.

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Rileggere

Posted by Chiara Vitetta on marzo 18th, 2015

foto123Rileggere

Quando avevo quindici anni e frequentavo il secondo superiore, la mia insegnante preferita di sempre, la professoressa di italiano, mi diceva spesso di amare la rilettura. Mi raccontava, consigliandomi di rileggere libri a distanza di anni, di trovare interessante e gradevole il differente approccio al libro, cambiato dopo anni di vita vissuta, ulteriori letture ed esperienze varie.

Confesso che il discorso non mi entusiasmava: di sicuro i quindici anni non sono esattamente quelli dei libri da rileggere.
In Italia, dove purtroppo non si legge molto, i rari giovani lettori spesso iniziano ad avvicinarsi ai libri proprio nell’adolescenza e in genere le riletture arrivano dopo molti anni, quando, almeno secondo il mio parere, si raggiunge una certa maturità (e non solo in quanto lettori) e nasce la voglia di capire chi eravamo, forse per arrivare a capire meglio chi siamo attualmente.

Si dice che un uomo senza passato non sia nulla, poiché quello che siamo è il prodotto dei minuti, delle ore, degli anni vissuti e di tutto ciò che abbiamo visto, toccato, odorato e sentito. Io ci credo, e penso che la lettura ci aiuti molto a capire chi siamo, ma anche chi siamo stati in passato; ecco perché a ventinove anni credo di aver finalmente capito a tutto tondo quell’amore per la rilettura della mia vecchia insegnante di lettere.

Ho iniziato a rileggere qualche anno fa, ma ultimamente ho aumentato la quantità di riletture annuali, tanto che nel 2014, su 82 libri letti, ben il 14% era costituito proprio da riletture.

Cosa succede allora quando rileggiamo? Molte cose. Possiamo scoprire di non riconoscerci nell’adolescente che amava “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, oppure no; potremmo pensare a quanto sia infantile o adolescenziale e quindi noioso per noi entrati ormai nel mondo degli adulti; potremmo aver affinato anche i nostri gusti in quanto a scrittura, e non apprezzare più solo il contenuto o i personaggi e trovare troppo semplice o troppo banale il modo di esprimersi di uno scrittore che nell’adolescenza o nella prima età adulta credevamo pressoché un genio. Quando i libri che rileggiamo ci erano semplicemente piaciuti, capita questo ed altro, a volte in positivo, a volte in negativo; ma quando rileggiamo i libri che ci hanno formati, quelli che a distanza di anni ricordiamo non con semplice piacere ma con smisurato amore, allora il discorso diventa più interessante.

Proprio in questi giorni sto rileggendo un libro che ho apprezzato tanto, eppure per la prima volta non riesco proprio a capire cosa abbia tanto amato la Chiara di sedici anni, quando ha letto questo volume. Cosa ho dimenticato, di quella che ero in quel momento della mia vita? Cosa mi ha colpito in quel libro, tanto da ricordarlo con immenso amore anche a tredici anni di distanza? Questi quesiti, che di certo verranno difficilmente sciolti, penso possano aiutare molto a conoscere meglio se stessi; aspetto affascinante e importantissimo appartenente all’universo della lettura. Ecco perché, a prescindere da quale risposta riusciamo a trovare, la lettura rimane, nel mio mondo, non solo una passione enorme e uno svago stupendo, ma anche un importantissimo specchio interno dentro cui osservare i se stessi di oggi e di ieri.

Quando posso, appena sveglia, mi concedo un piccolo lusso: una colazione al bar in compagnia di un libro. Mi immagino dall’esterno, immersa nella lettura, in mezzo alla gente ma distante, e quando vedo qualcun altro leggere tra la folla, che sia in un bar o nella metro o altrove, sento il fascino di sapere con certezza che quella persona è lontana, ma non in metri, in vite. Quella persona è immersa dentro se stessa o dentro una storia lontana; è a un passo da noi ma al contempo è a distanze siderali, in un luogo solo suo, perché ogni individuo coglie da una storia cose diverse e nessuna lettura sarà per due persone mai la stessa lettura anche se il libro fosse il medesimo.

E allora mi vedo quasi, seduta al sole al tavolino di un bar, immersa nel mio libro, perfettamente a posto nel mondo, perché ho iniziato la giornata nella dimensione giusta: quella che ho dentro.

Leggere è un’esperienza così profonda da non poter mai essere giudicata altro che magnifica.

Buona lettura a tutti!

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