Furore

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“Gli esseri umani uscirono dalle case e annusarono l’aria pungente e calda proteggendosi le nari contro la polvere. E i piccoli, i bambini, uscirono anch’essi, ma senza gridare, senza correre come avrebbero fatto dopo un comune temporale. Gli uomini s’appoggiarono coi gomiti sulle staccionate e osservarono il granturco rovinato, quasi secco ormai, con solo qualche strisciolina di verde sotto la pellicola di polvere. Gli uomini non parlavano, e si muovevano appena. E le donne uscirono di casa e vennero a mettersi vicino ai loro uomini per sapere se era questa la volta che i loro uomini si sarebbero dati per vinti. Le donne senza farsi vedere studiavano i visi dei loro uomini; perché al granturco si poteva, alla fin fine, rinunciare, purché fosse salvo qualcos’altro. I piccoli, lì vicino, disegnavano figure nella polvere coi diti dei piedi, e anch’essi inconsciamente studiavano i visi dei genitori e disegnavano figure nella polvere, per vedere se si sarebbero dati per vinti. Studiavano le facce dei genitori e disegnavano figure nella polvere. I cavalli all’abbeverata, prima di arrischiarsi a bere, col labbro superiore spazzavano il pelo dell’acqua. Dopo un poco i visi degli uomini perdettero la loro stupefatta perplessità ma acquistarono un’espressione dura, collerica, ostile. Allora le donne capirono che erano salvi, e i piccoli capirono che erano salvi. Le donne e i piccoli avevano l’intima convinzione che nessun disastro era catastrofico se i loro uomini non si arrendevano. Le donne rientrarono in casa alle loro faccende, e i piccoli cominciarono a giocare, ma con discrezione, sulle prime. Col progredire del giorno il sole, meno rosso, ricominciò a scaldare la terra impolverata. Gli uomini, seduti sui gradini di accesso alle loro case, s’occupavano a disegnar figure in terra servendosi di fuscelli o sassolini. Non parlavano; meditavano, calcolavano”.

Furore, di John Steinbeck, è il libro da cui è tratto l’estratto che avete appena letto. È un libro carico di storia e di dolore. Pubblicato nel 1939, è stato il romanzo simbolo della Grande Depressione americana. In quegli anni la miseria regnò in molte parti d’America, facendo patire la fame a molte famiglie che chiedevano solo di lavorare ed essere pagate quanto meritavano. Il mercato, fatto di singole persone per la maggior parte prive di scrupoli, ha approfittato in modo vergognoso della povertà di queste persone, creando una situazione resa perfettamente nel libro di Steinbeck. Questo romanzo ha tutta la forza di una realtà che indigna e fa soffrire, e il suo finale commovente lascia un’amarezza derivante dalla consapevolezza di aver letto storie tirate fuori dalla realtà. Insegna la storia meglio di qualunque libro scritto a questo scopo, e traccia segni indelebili in chi lo legge. È uno dei libri migliori che io abbia mai letto. Lo è per molte ragioni, non ultimo l’ottimo modo di scrivere e narrare di questo eccellente scrittore. Ve lo consiglio!

Esiste anche un film tratto da questo libro: Furore, di John Ford, del 1940, con Henry Fonda e John Carradine. Non l’ho ancora visto, quindi non mi esprimo. C’è anche una canzone che parla del protagonista del romanzo, The Ghost of Tom Joad di Bruce Springsteen, che dà anche il titolo all’album in cui è contenuta. Di John Steinbeck vi consiglio anche “La luna è tramontata”, “I pascoli del cielo”, “La battaglia”, “Uomini e topi” e “Al Dio sconosciuto”.

Buona lettura!
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Dello stesso autore:

La luna è tramontata (recensione ed estratti)
– La prova di un’esistenza (estratto da “Al Dio sconosciuto”)
L’ebbrezza dei venti (estratto da: “La Santa Rossa”)
L’insoddisfazione (estratto da “Quel fantastico giovedì”)

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4 Responses to Furore

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