Dopo i prelevamenti

Tra tutte le poesie che ho letto nella mia vita, ce ne sono molte che amo e trovo splendide, ma ce n’è una che oltre a piacermi mi ha stupita, perché è strana, direi che non parla di Dio, ma parla CON Dio. A prescindere dalla religione di chiunque, trovo che meriti di essere letta. È di Vladimir Majakovskij, che a mio parere è uno dei più grandi poeti mai esistiti.

Eccola:

Dopo i prelevamentidio

È risaputo
tra me
e Dio
ci sono numerosissimi dissensi
Io andavo mezzo nudo,
andavo scalzo,
e lui invece portava
una tonaca ingemmata.
Alla sua vista
mi riusciva appena
trattenere lo sdegno.
Fremevo.
Ora invece Dio è quello che dev’essere.
Dio è diventato molto più alla mano.
Guarda da una cornice di legno.
La tonaca di tela.
Compagno Dio,
mettiamoci una pietra sopra!
Vedete,
perfino l’atteggiamento verso di voi è un po’ cambiato.
Vi chiamo «compagno»
mentre prima
«signore».
(Anche voi ora avete un compagno)
Se non altro,
adesso,
avete un’aria un po’ più da cristiano.
Bene,
venite qualche volta a trovarmi.
Degnatevi di scendere
dalle vostre lontananze stellate.
Da noi l’industria è disorganizzata,
i trasporti anche.
E voi,
dicono,
vi occupavate di miracoli.
Prego,
scendete
lavorate un po’ con noi.
E per non lasciare gli angeli con le mani in mano,
stampate
in mezzo alle stelle,
che si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
chi non lavora non mangia.

(Vladimir Majakovskij)
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Dello stesso autore:

– Tu
– All’amato me stesso
– La blusa del bellimbusto
– Inno al critico
Il poeta operaio

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One Response to Dopo i prelevamenti

  1. Alfredo says:

    Beh davvero particolare e insolita..
    Grazie..

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