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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Sette anime

Posted by Chiara Vitetta - febbraio 8th, 2009

sette animeBuongiorno a tutti,

oggi voglio consigliarvi Sette anime, di Gabriele Muccino. Come al solito in Italia si fanno danni con le traduzioni dei titoli dei film… Seven pounds è il titolo originale, che ha il suo senso preciso. Si pensava che pounds (libbra) si riferisse al peso dell’anima, da qualcuno stimato in 21 grammi, in realtà questo titolo vuole richiamare Il mercante di Venezia, di William Shakespeare, in cui un usuraio pretende da un uomo una libbra della sua carne casomai non riuscisse ad estinguere il suo debito.

Il film è buono: Muccino funziona quando funziona il cast, e infatti offre molto con Sette anime e con La ricerca della felicità (che vi consiglio), ma perde con L’ultimo bacio e Ricordati di me. A mio parere entrambi non valgono le ore spese per vederli, ma credo non sia per colpa di Muccino, quanto degli attori italiani. Insomma, che si mettano tutti bene in testa che la recitazione “teatrale” è buona per il teatro, non per il cinema!

Sette anime racconta una storia bella e originale, gli attori sono eccellenti, specie Will Smith, intenso e commovente, attore versatile ed espressivo. I colpi di scena sono ben congegnati e le musiche adatte. Un film che si fa ricordare.

Buona visione!

7 Responses to “Sette anime”

  1. Alfredo Says:

    E vai…
    Mannaggia a te, stavo per andare a dormire, invece da bestia notturna come sono mi hai chiamato a nozze con questo post che trovo interessante per molti motivi :-).
    Perchè parla di questo film appunto, perché parla di Muccino, e delle sue ultime “trasferte” americane, e quindi, di straforo, ci entra anche Will Smith che per Muccino letteralmente stravede.
    Premessa io questo ultimo film non l’ho ancora visto. Ma conto di vederlo presto. E’ il classico caso di film che parte da una bella sensazione interiore.Anche per come Smith ne ha parlato, come di un film simbolico del senso più profondo della sua vita.Ho la “percezione” che mi piacerà.
    Quanto agli altri film “mucciniani” che citi, ho da dire la mia. Mi trovo fondamentalmente d’accordo con te per quanto riguarda “L’ulotimo bacio” e “Ricordati di me”. Mi trovo in disaccordo sulla “Ricerca della felicità”.
    Nel senso che io di Muccino fino a “Sette anime” (che non posso ancora valutare) non salvo proprio niente. E’ stato il campione della “superficialità d’autore”, dell’aria fritta che si pavoneggia, del virtuosismo che campa di vuoto a rendere.
    Muccino ha una grande abilità, a parer mio, essenzialmente “tecnica”. Riesce a padroneggiare come pochi i colpi a effetto, le inquadrature veloci e sincopate, lo scorrimento delle scene, l’incrociarsi dei movimenti. A prescindere come tecnica tanto di cappello. Ma è una tecnica che balla sul nulla. Non ha anima, parafrasando il film. C’è una totale mancanza di profondità, una superficialità patinata e nobilitata, ma che non tocca mai l’anima. Non è semplicemente non trasmettere un “contenuto”. E’ anche la rinuncia o incapacità, di una vera energia o pathos della visione. Manca lo sguardo etico, inteso come capacità delle immagini di solcare il mondi che non possono essere ridotti a puro spettacolo. Manca il mordente. Manca l’autenticità. E di ogni cosa vi è il magnifico surrogato, talmente magnifico da “sembrare” più reale del vero, ma che sempre surrogato resta. Geniale è stato il tuo riferimento alla impostazione “teatrale” dei suoi film. GENIALE.
    Perché tu vedi i personaggi che si agitano, sgomitano, sbraitano, si sdilinquano, si sbaciazzano, stramazzano, si sfregano,si dilaniano, si devastano come se recitassero alla Carnegie Hall.
    Fanno la parte sopraffina, alzano le sopracciglia, hanno emozioni “talmente emotive” che sembrano convulsioni, o stati psichedelici. Pianti e risa, e baci che “volgliono sembrare” più pianti dei pianti reali. Sembrano volerti dire “guarda che pathos, guarda che dramma, guarda che srazio, guarda questo uomo che non può amara.. guarda il bacio infinito nei suoi occhi da pinguino che cerca l’efebico amore..” 🙂
    MUCCINO E’ IL FINTO CARAVAGGIO CHE SI PRETENDE PIU’ REALE DEL REALE.
    MUCCINO E’ IL FALSO D’AUTORE.
    MUCCINO E’ L’EMOZIONE ORGIASTICA, ESALTATA, ESPOSTA, SOVRACCARICA, FINTO-IMPETUOSA DA (FINTO) TEATRO.
    MUCCINO E’ LA FALSITA’ CHE SI RIVELA SUPREMA PROPRIO NEL PRESENTARSI COME L’APOTEOSI DELL’AUTENTICITA’.
    Insomma.. avrai capito che non sono “esattamente” entusiasta dei suoi “capolavori”.
    Va detto che quello “americano”, “La ricerca della felicità” è senza alcun dubbio migliori dei due tremendi tormentoni italiani. A me non piacque neanche quello. Tutti troppo perfetti nel loro ruolo. Il bambino che alle volte era esageratamente sdolcinato e, appunto, “bambino”. E poi una rappresentazione del Sogno Americano che sembrava un film di Frank Capra, cioè Muccino sulla “struttura” del film non aggiunge praticamente nulla di come lo avrebbero fatto decine di anni fa. Troppo “classico” pe essere autentico. E poi, se volessimo andare anche al “contenuto”, quale era in fondo il sogno del protagonista? Diventare uno speculatore, uno “squalo” della finanza, uno che trae profitto da quelle tempeste economiche mandano alla rovina intere comunità. Il suo sogno è il successo più farisaico che si potrebbe immaginare. Il lavoro come Brooker, una bella casa, una bella macchina. Si vede tanta miseria, tanti senza tetto in quel film. Ma quella miseria è provocata anche da un sistema che crea superprivilegiati come i Brooker, e alla fine comunque tutti quei poveracci resteranno lì, lui diventa ricco e potente, ma niente è cambiato intorno a sè. Questo per dire che, io che in genere amo pure le storie che abbiano un messaggio di riscatto, qua posso dirti che le mie emozioni sono rimaste.. come dire.. un èò.. “gelide”..:-)
    Questo per fare un breve excursus sul “contenuto”. Anche se va ammesso che Will Smith in quel film è stato grande.
    Sui i due italini sei stata pure troppo pietosa, non hai voluto calcare la mano. Io li trovo sempliemnte “inguardabili”, tra il peggio del cinema italiano degli ultimi anni (escluse le “vanzinate” naturalmente). Anche qui maestria tecnica.. Ma poi una rindondante e retorica fiera dei tipi umani, come raramente si aveva avuto modo di vedere. La galleria dei ggggiovani postpost moderni, ipereccitabili, iperconfusionari, sempre elettrici.. tutta una galleria sociologica degna dei Vespa, dei Costanzo e dei loro dimenticabili esperti sociopsicopedoporno.. tutta una galleria dicevo di gggiovani con l’eterno complesso di peter pan, il bacio con la belloccia da parte di un belloccio con “la faccia da belloccio” (Stefano Accorsi) come straziante sviolinatura della gioventù che se ne va, del giovane che in qualche modo muore, della fuga impossibile da una vita grigia che con il suo grigiore e le sue famiglie castranti ti intrappolerà prima o poi. E poi il matrimonio sempre come soddisfazione che si mostra a rassegnazione. La stabilità come inevitabile percorso di piccola morte borghese, contrapposto all’inconcludente tentativo di fuga giovanilistico che ti porta ad essere un irrequieto vagabondo. Insomma, sociologismo da fiera, cara Chiara. Film che entrano in quel modus visivo, in quello mondo immaginario che va a nozze con i pomeriggi televisivi sperperati in saloti in cui si parla di corna, “voi uomini.. voi donne” e minchiate varie, grandi fratelli, e tutto il circo Barnum che conosciamo.
    Il cinema di Muccino è anche, paradossalmente, il cinema della impossibilità della felicità. Di una realtà che sempre avrà la meglio. Dell’inevitabilità dei ruoli. Del falso conflitto tra eterno Piter Pan infantile e giovane invecchiato che incomincia a morire. Dove ogni sentimento di amore è..o disperato e impossibile o inevitabilmente ucciso dai compromessi. Dove la società e la famiglia sono macchine inesorabili a cui puoi solo sfuggire con “gesti” solitari e romantici, ma che lascianoil tempo che trovano e che si perdono nel nulla.
    E’ un patinato e finto autoriale cinema della “resa”.
    Aria fritta che celebra se stessa..
    Il muccinismo è diventato un vezzo che mille piccoli registi cercano di riprodurre..
    Ma il vero cinema sta, grazie al cielo, altrove..
    con tutto il rispetto per Muccino e fratello che non vorrei ora mi querelassero..:-)
    Eppure, l’ultimo voglio vederlo.. stavolta ho qualche speranza che Muccino sia riuscito forse a emanciparsi dal suo peggior nemico.. se stesso.
    Speranza che tu mi hai rinfornzato.
    Ottimo il riferimento alla “recitazione teatrale”.
    Perdona il post mostruosamente lungo, ma stavolta mi hai invitato a nozze..
    Salutamos Chiara

  2. blackjack1985 Says:

    @Alfredo
    ciao, da come parli degli altri film di Muccino credo di poter dire che “7 anime” non è un film che fa per te. A parte che secondo me ti stavi riferendo soltanto a “la ricerca della felicità”, perchè posso capire a cosa ti riferisci quando parli di “superficialità d’autore” e di “virtuosismo che campa di vuoto a rendere”, ma non vedo queste caratteristiche per esempio ne “l’ultimo bacio”.
    A me Muccino piace (comunque sia chiaro che mi riferisco al regista, non al fratello attore) non sono un suo fan accanito, ma trovo che sia molto abile nel fare film che sono capaci di emozionare e commuovere. Per quanto riguarda la recitazione teatrale credo che Chiara si riferisse alla recitazione degli attori italiani nella maggior parte dei film italiani, non si riferiva direttamente ai film di Muccino!
    Comunque non mi voglio dilungare troppo, che non mi pare giusto per gli altri utenti che magari vorrebbero unirsi a questa discussione, ma non hanno 3 anni a disposizione per leggere ogni commento.
    Ti voglio dire solo che secondo me gli aggettivi così pesanti che hai usato nei confronti di Muccino sono esagerati… Che dovremmo dire allora delle altre porcherie atroci (peggiori di gran lunga rispetto a Muccino) delle quali è pieno il cinema italiano???
    a presto!

  3. Alfredo Says:

    Caro Blackjack, incasso onesatamente le frecciate sui commenti-fiume.. è vero.. è un vecchio vizio.. e a volte ci casco.. cercherò di contenermi in futuro .. :-)…
    Sicuramente il cinema italiano ci ha regalato porcherie davvero atroci, come ben dici, basti pensare ai pari cine-panettoni natalizi, ai Vanzina, e a tanto altro..
    Ma quelli almeno erano subito “riconoscibili”, come puro cinema “commerciale”. Atroci sì, ma senza volersi spacciare per cinema d’arte, pensato, riflessivo, “sociologico”, come il cinema di Muccino presume di essere.
    So di avere usato parole molto pesanti verso Muccino, ma non sono una improvvisa “sparata”, c’è qualcosa di profondamente “volgare” in film come “l’ultimo bacio”, e non mi riferisco a una volgarità erotica.. ma a una volgarità da squallore televisivo, da sentimenti-ed-emozioni-forti-venduti-ad-arte. Il cinema di Muccino lo vedo come un cinema che galleggia in una terra di nessuno..
    Ma non è affatto detto che le mie riflessioni non possano essere fallaci.. rifletterò sulle tue parole.
    Alla prossima..

  4. blackjack1985 Says:

    L’hai capito subito che mi riferivo ai cinepanettoni eh? complimenti 😉
    comunque, mi riferivo anche a film italiani vecchi considerati capolavori, tipo “la casa dalle finestre che ridono” considerato un capolavoro horror… mah, se lo hai visto, penso che anche tu condividi i miei dubbi… 😀
    ciao

  5. Chiara Says:

    @ Alfredo
    Beh, devo dire che su “La ricerca della felicità” non concordo: a me è piaciuto. Tutto il negativo possibile invece si può dire di “Ricordati di me” e “L’ultimo bacio”, ricchi di banalità, di messaggi inutili, di pessima recitazione e via dicendo. In ogni caso non annovero Muccino tra i registi che preferisco, lo considero solo un regista che ha fatto qualche bel film.
    @ Blackjack
    Ah, “La casa dalle finestre che ridono”… ah ah ah!
    Devo massacrarlo con un post, ne sento proprio la necessità! 🙂

    P.S. Riguardo la recitazione teatrale, mi riferivo agli attori italiani in generale, non proprio ai film di Muccino, anche se quando utilizza attori italiani, il film cala clamorosamente.

    Ciao!

  6. demoniopellegrino Says:

    Ciao, sono arrivato qui attirato dalla tua icona (bellissima) sul blog di Lara Manni. E trovo un bel blog. Complimenti.

    Sull’argomento del post: non ho ancora visto 7 pounds. Concordo con te sul problema dei titolisti etilici italiani, che stravolgono spesso il senso (che dire di Eternal sunshine of the spotless mind??).

    A me Muccino piace, e molto. Riconosco il manierismo de l’ultimo bacio e di ricordati di me, e concordo sul fatto che gli attori italiani recitino come se fossero a teatro. ma Muccino, rispetto a quel fallito di Ozpetek (vedo che che anche tu hai recensito saturno contro…usando concetti simili ai miei…)non c’e’ paragone.

    Ciao

  7. Chiara Says:

    @ demonio pellegrino
    Ciao! Mi fa piacere che il sito ti piaccia, torna a trovarmi quando vuoi! Eh, i titoli… anche con la traduzione dei libri c’è questo problema. Di “Ozpetek” oltre “Saturno contro” ho visto solo “Cuore sacro”, e mi è piaciuto, però non so se il merito sia suo… 🙂 Ne vedrò altri e saprò rendermene conto! A presto!!!

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