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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Takeshi Kitano

Posted by Chiara Vitetta - giugno 3rd, 2009

takeshi kitanoTakeshi Kitano è molte cose; come definirlo? In Italia è conosciuto principalmente come regista di film come “Hana-Bi”, con cui nel 1997 vinse il Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia.

Cresciuto in una zona povera di Tokyo, Kitano evita saggiamente di entrare a far parte della Yakuza (la mafia giapponese) che nel luogo in cui è nato sembra l’unica possibilità di assicurarsi un buon futuro, e studia per diventare ingegnere, ma non termina l’università e comincia a dedicarsi ad ogni sorta di mestiere. Fa il comico, il mimo, l’attore, il regista di programmi televisivi, di talk-show e giochi a premi; insomma, passa da un mestiere all’altro, non so con quali risultati, se non riguardo la regia.

Non conoscevo Kitano prima che due amici mi consigliassero alcuni suoi film. Gli ho dato tre possibilità, e l’ho fatto con Sonatine (1993), Hana-Bi (1997) e Brother (2000).

Sonatine l’ho guardato tra la noia e lo sconcerto: ho capito forse il 30% di tutto ciò che ho visto, e per il 90% della sua durata mi sono annoiata a morte. Noia, poca chiarezza, molti silenzi, brutte inquadrature: uno dei film peggiori che io abbia mai visto.

Ha-Bi è decisamente meglio, ma anche in questo caso ci sono troppi silenzi per i miei gusti e la maggior parte del tempo si fa fatica a capire cosa stia succedendo davvero. Nonostante questo, il film ha qualcosa di buono: delle belle sequenze e delle belle idee; e la storia, una volta capita, è davvero apprezzabile.

La terza possibilità è stata una fatica, perché ho apprezzato Hana-Bi solo dopo questo generoso terzo tentativo, per cui mi apprestavo a vedere Brother quasi sbuffando. Sono contenta di aver perseverato, perché questo film ha dato un senso agli altri due, cosa che non migliora i film in sé stessi, ma che mi aiuta a capire quello che il regista intendeva comunicare.

Sembra che la vita di Kitano sia pervasa dalla voglia di raccontare al mondo le nefandezze della Yakuza, e che anche quando la mafia non è il soggetto del film, persistono comunque delle tematiche ad essa collegate.

I personaggi di questi film mi hanno ricordato quelli di cui amo scrivere: uomini senza speranze, la cui vita è segnata e scivola inesorabile verso la fine. Questi personaggi sono segnati, non sanno cosa sia vivere diversamente da come gli è stato insegnato; anche quando qualcuno regala loro la possibilità di cambiare le cose, di deviare il corso degli eventi. Questo accade principalmente in Brother, che fra i tre film che ho citato è quello più crudo, che mi ha fatto più riflettere e che non mi ha annoiata affatto.

Tutto questo mi è piaciuto, insieme al carattere dei personaggi: quella sorta di dannazione che mi affascina e che mi ricorda molte realtà; ma certo Kitano non sarà mai tra i miei registi preferiti.

In sostanza, se guardate un film solo per trascorrere qualche piacevole ora, tra questi vi consiglio solo Brother, ma se avete voglia di farvi un’idea di questo strano regista, potrebbe avere senso guardare anche gli altri due.

In ogni caso buona visione!

2 Responses to “Takeshi Kitano”

  1. Alfredo Says:

    Mi chiami a nozze con questi post Chiara..
    Io amo tanto Kitano, di cui dovresti vedere anche Dolls e altri dei quali adesso, per effetto della luna (mio nonno era licantropo) mi è scesa una temporanea amnesia.
    Di quelli che tu hai visto il mio preferito è Hana-bi. Ma ci sta tutto che può destare qualche sconcerto. Il contesto giapponese è rappresenta tutto un altro mondo. E Kitano è un interprete a sua volta surreale di quel mondo. I suoi film, e Hana-di in particolare (tra quelli che hai visto), sono una sfida per lo sguardo, e per le nostre consuete reazioni temporali, anche per le modalità mentali di intendere e vivere lo spazio e le sequenze. Il silenzio è pregno nella cultura orientale. Il silenzio è molto più vivo della parola. Il silenzio diventa la radice della non mente buddista, del vuoto “potenziale”. E’ una forma di scrematura, che per negazione.. fa emergere, dal nulla, sensazioni ed emozioni allo stato compresso. Le parti più memorabili di Hana-bi non sono espresse a parole. Certi staglianti e fiammeggianti primi piani. La musica di malinconico e struggente amore. La moglie malata mentre mangia e lui che la guarda. La moglie che non parla quasi mai. Lui che non le dice quasi niente. Ma se ci pensi.. in quei momenti quasi lo schermo scoppia per quanta emozione c’è dentro. C’è in Kitano un apparente paradosso.. film infarciti di violenza.. ma con una raffinatezza, una dolcezza, una delicatezza che è roba rara nel cinema Euroamericano. Una ciglia alzata, un timido sorriso, una mano che tocca una mano, occhi colmi di compassione. E’ un altro mondo, vanno visti un pò come i manga. Al contrario. Sono film che vanno su altre reti neuronali, con altre connessioni. Dobbiamo mollare la mente razionale, e provare a farci contagiare dal silenzio…Faccio un salto alla fine per non scrivere troppo che poi è la mia maledizione.. dici bene quando parli dei personaggi di Kitano come segnati da un Destino.. sono destinati a perdere, ma, non è una sconfitta totale e umiliante.. perdono come circondati da una dignità sofferta, da una delicatezza del vivere, da una tensione impotente ma sincera.. anche cadendo, lui li ama sempre.. Finish.. ah sì, la Yakuza è la famigerata mafia giapponese…

  2. Chiara Says:

    Devo dire che in “Sonatine” non ho apprezzato quasi nulla, o perché era il primo che vedevo (forse dovevo capire il suo stile) o perché tra questi è quello che meno si addice ai miei gusti. Di Hana-Bi mi sono piaciute molte le immagini relative ai quadri: i fiori usati per sostituire le teste dei personaggi, animali e umani. Quelle erano delle sequenze che catturavano l’attenzione e che mi hanno affascinata. Poi, però, ho preferito Brother, con quel finale quasi commovente e il forte senso di fraternità che pervade tutto il film. E poi, se Kitano ha raccontato la realtà sulla Yakuza (e credo di sì) allora questi film sono utili per raccontare una realtà a noi molto lontana come quella della mafia giapponese, e per chi ha interesse in culture diverse, sono film da vedere.
    Ti ringrazio dei consigli (vedrò anche “Dolls” e altri film di Kitano se vorrai consigliarmeli); credo che ne sia valsa la pena. 🙂

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