Adelmo Greco

Ho scritto “Adelmo Greco” sotto commissione nel maggio 2009. Mi era stato chiesto di scrivere qualcosa che avesse a che fare con il mondo dei computer visto che il racconto era destinato ad essere pubblicato su Hax (rivista che si occupa del mondo degli hacker e dei computer sotto vari aspetti). Per problemi di spazio il numero dei caratteri del testo era limitato, per cui oltre all’esperimento di scrivere su commissione (prima volta nella mia vita) mi sono anche cimentata nella scrittura di un racconto veramente molto breve. La sensazione di doversi limitare ad un numero così esiguo di caratteri non era edificante, specie per me che odio la sintesi, ma è stato interessante scoprire cosa veniva fuori. Ho fatto del mio meglio e credo che il risulatto sia buono. Gustatevelo e se ne avete voglia fatemi sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

Vivo in un grande condominio in una grande città e lavoro in casa.
Ho poche occasioni di avere a che fare con gli inquilini del palazzo, ma come non notare e conoscere Adelmo Greco? Adelmo è il mio dirimpettaio, ed è matto da legare. È consuetudine vederlo camminare rapido rapido con le chiavi pronte in mano verso la porta di casa: sembra sempre che sia inseguito da qualcuno, e le prime dieci o quindici volte che ti capita a tiro non riesci proprio a fare a meno di guardare alle sue spalle per vedere da cosa scappa. È un ometto con gli occhiali, basso e grassoccio, con pochi capelli e vestiti tutti uguali. Non può essere che porti sempre gli stessi abiti, deve per forza avere un armadio pieno di completi identici. È sempre nervoso come se avesse una bomba a orologeria attaccata al sedere; una bomba innescata, eh! Parla veloce e spesso blatera da solo a bassa voce discorsi sconnessi che riguardano sempre il suo computer. Adelmo vive solo da almeno sei mesi, più o meno da quando la madre è morta per un attacco di cuore, ottantatreenne, lasciando il figlio di sessantun anni solo con la sua vita. Adelmo, però, non ha una vita. Nessuno ha mai bussato alla sua porta a parte fattorini e creditori, nessuno gli chiede neppure lo zucchero in prestito; un po’ perché tutti sanno che è matto da legare, un altro bel po’ perché è altamente probabile che non abbia zucchero in casa. Riceve ogni giorno pasti pronti che gli vengono recapitati da un ragazzo che lavora alla rosticceria sotto casa nostra, e nei giorni di festa suppongo che pranzi e ceni fuori. Non l’ho mai visto arrivare a casa con le buste della spesa o in compagnia, mai visto sorridere, mai notato con vestiti diversi dai soliti. Le uniche cose che porta a casa sono oggetti dalle forme strane infilati in buste con i loghi di vari negozi di informatica. Probabile che il computer sia proprio il suo unico interesse.
Non so se ha un lavoro, e se ce l’ha non so immaginare che lavoro possa essere, ma so che esce tutte le mattine alle 7:30 precise e rincasa con la stessa precisione alle 13:00, poi esce ancora alle 16:00 per tornare alle 18:30 con l’ennesima busta piena. Cosa comprerà di nuovo ogni giorno il mio pazzo dirimpettaio? Non ne ho idea. Dal suo appartamento non proviene nessun rumore, forse è attaccato al suo pc con tanto di cuffie stereofoniche? Probabile. Certo non credo sia così matto da stare seduto e fermo a guardare il muro. Non si sente neppure il mormorio della televisione nonostante le pareti siano sottili. Anche quando passo davanti alla porta sento silenzio, eppure queste porte non isolano affatto. Starà davvero tutto il tempo al pc?
La fissazione di Adelmo per il computer è ormai nota. Gli altri inquilini all’inizio lo stavano anche a sentire quando si fermava sulle scale ad informarli dei suoi nuovi acquisti tecnologici, ma giorno per giorno i suoi discorsi diventavano più folli, il modo di esprimersi ossessivo, le parole si accavallano e non lasciava all’interlocutore di turno neppure lo spazio per dire una parola. Un giorno l’ho incontrato mentre rincasava e si è fermato a parlarmi di un attrezzo di qualche tipo che aveva appena acquistato. Io non capisco niente di computer, so a malapena come accenderli! Me lo ricordo come fosse appena accaduto…
– Salve Adelmo – gli dico appena lo vedo.
– Oh, guarda cosa ho comprato! –
Il suo entusiasmo smonta la mia voglia di liquidarlo e gli chiedo di che si tratta. Mi fa vedere una roba stranissima, una specie di piccola scheda verdastra piena di qualche tipo di circuiti.
– Che è? – Chiedo.
– Potenzio la mia ram! –
Per me questo è arabo, non ho idea di cosa sia quella cosa, so solo che ho visto aggeggi simili dentro i computer. Questo sessantunenne strambo con il suo completo marrone e la sua camicia bianca, con quella sua cravatta a righe che mi fa girare la testa e ruotare gli occhi, comincia a blaterare tutte le assurdità possibili proprio davanti ai miei occhi e nel raggio delle mie orecchie disabituate a tanto parlare. Non posso ripetervi le sue lunghe spiegazioni a proposito dei potenziamenti del suo computer: non saprei come nominare tutti quegli attrezzucoli, ma ricordo bene la sua chiara ossessione che era poi l’unica cosa che lo distoglieva dal distruggere le orecchie e la pazienza altrui, infatti ad un certo punto, all’improvviso, ti mollava.
– Devo andare, adesso devo andare! La posta elettronica devo controllare le mie mail ho un appuntamento in chat ho un blog da controllare ho tanto da fare, tanto da fare… – Diceva infilando le parole una dietro l’altra come perle su un filo di nylon. Le infilava con rapidità e senza dar loro spazio, quasi senza punteggiatura, conferendo alle sue frasi un’aura di ossessiva fretta. Poi a bassa voce e con gli occhi spiritati concludeva: – Il mio computer… il mio computer mi aspetta! –
Matto da legare. Poi in fondo non fa male a nessuno, forse neppure a sé stesso. Chi non ha una dipendenza al giorno d’oggi? Lasciando perdere le droghe, l’alcool e le sigarette (e quindi eliminando forse la metà della popolazione), ognuno si fa a suo modo. Com’era quella canzone di Ligabue? L’ho sentita giusto l’altro giorno:
“…che ognuno a suo modo è un tossico vero
di pere, d’affetto, di sogni, di sesso o di idee…”
Insomma, ognuno ha la sua droga, c’è solo da sperare di avere la fortuna di dipendere da una droga che non ti spappola il fegato o ti annerisce i polmoni; c’è da pregare che sia una droga che non uccide, insomma. Non so quanto sia andata bene ad Adelmo, in fin dei conti. Qua c’è chi dice che da quando la madre è morta lui ha riempito il vuoto e invece di prendersi un cane ha comprato un computer. All’inizio aveva solo un portatile, poi ha aggiunto svariati altri attrezzi… Sono entrato a casa sua un giorno: dovevo dirgli una cosa da parte del padrone di casa e sono rimasto impressionato da quello che ho visto. C’erano tre computer fissi e un portatile tutti in fila su un lungo tavolo. E poi stampanti, scanner, fax e altro ben di Dio e cavi dappertutto e foto e documenti stampati fissati alle pareti con le puntine da disegno e cumuli di mouse e marchingegni vari lungo le pareti, e ancora cavi, cavi, metri e metri di cavi aggrovigliati. Sembrava di essere alla NASA. Quella volta pensai più del solito che era matto e immaginai che il suo covo computerizzato mi avrebbe stritolato con i suoi tentacoli di cavi se avessi osato profanarne la sacralità. Mi sentii sollevato quando mi chiusi alle spalle la porta della mia casa alquanto normale.
Per Adelmo i computer sono una compagnia, la ragione per cui vive forse, addirittura il motivo per cui si alza la mattina magari. Lo so, è pazzesco, ma c’è chi la mattina si alza per accumulare denaro, chi per farsi il maggior numero di donne o trovarsi un marito ricco. C’è chi si alza nel cuore della notte per un panino con la nutella e chi se non legge un libro si sente vuoto e se non suona la sua chitarra si sente morto. A voi come è andata in quanto a dipendenze? Ad Adelmo alla fine dei conti è andata male, credete a me.
Oggi è passata a trovarmi la signora che abita proprio sotto l’appartamento di Adelmo, ed è venuta a raccontarmi cosa è avvenuto il giorno fatidico. Quel giorno ero fuori casa: un amico mi aveva invitato a pranzo. La signora Rigoni, una vispa vecchietta di settantacinque anni con qualche acciacco, si è arrampicata su per le scale (l’ascensore si è rotto di nuovo) con il suo bastone e la sua smorfia di dolore sul viso simpatico, e si è autoinvitata a prendere un tè a casa mia. Mentre mettevo l’acqua a bollire ha iniziato a raccontare:
– Povero Adelmo, poco prima del fatto è arrivato correndo a bussare alla mia porta. Ho sentito i passi nel corridoio. –
L’accaduto lo chiamava “il fatto”, come se avesse timore di chiamare la cosa con il suo nome. In fondo, ma anche in superficie, questa specie di timore ce l’ho anch’io.
– Ha cominciato a dire che stava mandando la posta a qualcuno, che andava tutto bene, ma che poi era saltata la corrente. Era agitato, mi parlava veloce e con gli occhi aperti assai che avevo paura che mi prendeva per il collo e mi ammazzava. Mi pareva pazzo proprio! –
– Non si agiti signora, beva il suo tè – ho detto cercando di calmarla e posando davanti a lei la tazza fumante di tè alla fragola, il suo preferito. Lei non l’ha degnato neppure di uno sguardo e ha continuato a raccontare, sotto shock, cosa era accaduto quel giorno.
– “Il mio computer, il mio computer” ha preso a dire. E si metteva le mani sulla testa e poi muoveva le braccia e si guardava in giro e come se io non c’ero ha gridato: “CHI MI AIUTA? LA CORRENTE, MI SERVE LA CORRENTE!”. Poi è corso per le scale che mi pareva che cadeva e si rompeva il collo. E gridava: “LA POSTA, LA MIA POSTA! LE MEIL LE MEIL!” –
Naturalmente la signora intendeva dire le “e-mail”.
– Poi è finito addosso a Giorgio, il nipote della signora Giunti, che stava salendo le scale. Gli fa disperato con una vocina che la sentivo appena: “La corrente… c’è la corrente da te?”. Giorgio tutto spaventato gli ha detto che mancava in tutta la città e che la sistemavano entro qualche ora. Allora si è messo a gridare come un pazzo: “IL MIO COMPUTEEEEEEEER”. È risalito di corsa e quando mi è passato vicino ho visto che piangeva. Neanche lo riconoscevo se non sapevo che era lui: aveva la faccia diversa, pareva pazzo proprio. –
Io sapevo già come erano andate le cose. Nel palazzo ne parlavano tutti, ma la versione della signora Rigoni era particolarmente toccante. Provai pena per il mio povero vicino folle.
– Poi se n’è tornato in casa e c’è stato silenzio. Non abbiamo chiamato nessuno perché pareva che si era calmato. La corrente è mancata per tutto il giorno e la notte, altro che qualche ora! La mattina dopo sono arrivati i poliziotti a casa del signor Adelmo. Penso che li ha chiamati quella signora nuova di questo piano che ha sentito rumori strani, mi ha detto. Quando hanno aperto la porta io ero nel corridoio e ho visto dentro… pendeva dalla trave sul soffitto il povero signor Adelmo. Con un cavo del computer si è impiccato! –

(Chiara Vitetta)

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25 Responses to Adelmo Greco

  1. Mi viene molto da ridere leggendo questo racconto, in questi giorni mi immedesimo tantissimo col protagonista, purtroppo sono davvero PC (e internet) dipendente, e non solo per studio… se me li levassero.. beh, potrei fare anche io pazzie! eh eh eh

    molto bello come al solito… complimenti! 🙂

    ciao

  2. bluestraneo says:

    Caspita!
    Mi ero quasi affezionato a questo buffo personaggio 🙂
    Complimenti, bel racconto !

  3. Chiara says:

    Grazie ragazzi! 🙂 Anch’io potrei fare pazzie senza pc e senza internet, e anch’io mi stavo affezionando al povero Adelmo…

  4. luce zen says:

    ..ma com’è che Adelmo manca pure a me?
    sai Chiara, con pochi tocchi magici di penna dai subito un’immagine viva di un personaggio, vedi che ci siamo affezionati tutti…e poi hai parlato di un qualcosa che ormai ha riempito le nostre vite, il pc… Bello questo racconto, brava!

  5. Chiara says:

    Vi ringrazio tutti per i bei complimenti. 🙂
    Al di là del piacere della scrittura, uno scrittore esiste perché ha dei lettori, e io sono felice di avere voi! 😀

    * Luce Zen, pare proprio che Adelmo abbia conquistato tutti! E poi in effetti il computer ormai è parte delle nostre vite, hai detto bene. Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto. 🙂

    * Rox, grazie anche a te dei bei complimenti, però non lasciarti scoraggiare, perché innanzitutto ci sono vari modi di scrivere (non è detto che il tuo modo debba somigliare al mio per essere buono!), e poi puoi sempre migliorare! 🙂 Comunque, se posso esserti utile con qualche consiglio spassionato, scrivimi pure qui: chiaravitetta1985@gmail.com e sarò felice di darti una mano.
    In ogni caso, non smettere di scrivere, e se hai il grande sogno di pubblicare perseguilo e non arrenderti. Io non l’ho fatto e ora sono qui a rispondere a voi. Il vostro apprezzamento, come dico sempre, mi ripaga delle fatiche e delle difficoltà che ho incontrato lungo la strada.
    Sono ancora all’inizio, eppure so che un giorno, arrivata in alto (i “se” li escludo a priori altrimenti non riuscirei a continuare ad inseguire questo sogno folle), continuerò ad amare ognuno dei miei lettori e a ringraziarlo del tempo e del denaro che ha voluto investire su di me. 😀

  6. Rox says:

    Complimenti Chiara, sei veramente una brava scrittrice. Sai, anch’io sto iniziando da pochi mesi a scrivere un romanzo, ma dopo aver letto il tuo racconto credo che la mia ambizione di pubblicare un libro sia un pò troppo esagerata. Sicuramente quando scrivo mi rilasso e nello stesso tempo mi diverto a inventare personaggi e storie, ma trovo che la mia scrittura sia ancora “infantile” e che non sia fluida e accattivante come la tua…Sono contenta di aver avuto la possibilità di leggere i tuoi racconti e i tuoi post… Ciao e a presto

  7. MrBungle says:

    Humn. C’è un incongruenza nel racconto. Dopo aver specificato il suo arsenale informatico (Sembrava di essere alla NASA), mi sembra alquanto improbabile che un nerd del genere non avesse accanto al PC un gruppo di continuità da almeno 2000VA tale da garantirgli un’autonomia di 2/3 ore in assenza di corrente elettrica. Non avrebbe così interroto la spedizione delle sue email e avrebbe sistemato altre piccole cose…
    Ad ogni modo il racconto è carino, leggero, e trattegiato da una sottile piacevole ironia. Continua così e Auguri! =)

  8. Chiara says:

    Non è un’incongruenza MrBungle, perché se leggi bene noti che la corrente è mancata per tutto il giorno e la notte, e non è specificato QUANDO si sia ucciso.
    🙂 Poi anche mandando le e-mail e sistemato alcune cosucce, niente sarebbe stato risolto: semplicemente la ragione della vita di Adelmo era momentaneamente “morta”!
    Grazie degli auguri e degli apprezzamenti! 😀

  9. Caigo says:

    Hai la sfera di cristallo?
    Questo non si è suicidato ma il… “morto” ci è scappato comunque.
    http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=122933

  10. Chiara says:

    Ah, sì, ho visto questa notizia! Ah ah ah… anch’io a volte vorrei sparare al pc! 😀

  11. Giovanna says:

    Ciao Chiara,
    il tuo racconto è senz’altro avvincente e ben scritto, ma proprio per la sua capacità di creare aspettative nel lettore lascia, nella conclusione, un po’ di delusione. Non per la misera fine del signor Adelmo (che già si intuisce ben prima del suo compimento), ma perchè si spera in un diverso finale, tragico o comico.
    Hai senz’altro talento… continua a coltivare le tue passioni!

  12. Giovanni says:

    Ciao Chiara,
    è un buon racconto, con qualche riserva: tratteggi con perizia il bizzarro Adelmo, ma lasci un po’ indefinita la voce narrante; desta curiosità lo svolgimento della vicenda, ma ci si aspetta un finale diverso, più originale; corretta la scrittura, ma un po’ piano lo stile…
    Insomma, niente male davvero, tanto più considerando quel che viene pubblicato… Continuerò a seguirti con interesse, un sincero in bocca al lupo!

  13. Chiara says:

    Ciao ragazzi,
    per la delusione sul finale, direi che sono gusti, quindi non dico nulla, a parte un grazie ad entrambi (ma anche a tutti quelli che hanno commentato prima e che commenteranno dopo) per aver letto e detto la vostra. 🙂
    * Giovanna, io direi che il suicidio rappresenta un finale tragico, forse non ti sei spiegata bene. 🙂
    * Giovanni, considera che avevo un limite di caratteri quando ho scritto il racconto, per cui ho dovuto sintetizzare al massimo, mi mancava lo spazio per definire la voce narrante.
    Sono sempre contenta, comunque, di sapere che continuerai a seguirmi. 🙂
    Alla prossima!

    • Giovanna says:

      Ciao Chiara!
      In effetti forse non ci siamo capite: intendevo un finale o ugualmente tragico, ma diverso (magari una morte più “eccentrica”), o semplicemente un possibile spiraglio di salvezza!
      Comunque ti confermo che sono stata davvero colpita positivamente dalla trama, dal ritmo della narrazione e dallo stile.
      Quanto al finale, hai ragione nel ribadire che si tratta di gusti; ognuno, però, durante la lettura, si crea delle aspettative e spesso l’epilogo può condizionare il giudizio personale!
      Continua a scrivere… a noi farà piacere continuare a leggere!

      • Chiara says:

        Grazie di essere passata a spiegarmi cosa intendevi, lo apprezzo molto! 🙂
        Ora è tutto più chiaro. Spero sarai sempre altrettanto sincera nel dare il tuo parere su qualcosa che ho scritto: è sempre utile.
        Alla prossima! 😀

  14. Alfredo says:

    A me questo racconto è piaciuto fin dall’inizio.
    Brava Chiara.. un gioiellino.. raramente ho visto rappresentato così bene il maniaco dei computere..
    rendi vividissima alla nostra mente l’immagine estrema di tipi umani che incontriamo spesso.. gente che ama più il computere che gli esseri umani..:-)
    Confermi il tuo indiscutibile talento.
    Una nota per Rox… “scrivi, scrivi, scrivi..”..

  15. Chiara says:

    🙂 Grazie Alfredo,
    anche perché il tuo parere, quello di Blackjack e quello di bluestraneo valgono più di quelli degli altri che hanno commentato. Non ne vogliano, per carità, è solo perché voi tre avete letto il mio libro, e quindi avete una visione d’insieme del mio modo di scrivere.
    Grazie per l’ “indiscutibile” riferito al talento. 😀

  16. luce zen says:

    *Chiara,
    mi piace quando a Rox rispondi dicendo che quando arriverai in alto, escludendo il “se” a priori altrimenti non continueresti nel tuo sogno… la tua determinazione è fondamentale..
    Sai che ieri mi è venuto in mente proprio il tuo Adelmo Greco? Allora ho raccontato di lui a un ragazzo che da qualche tempo è letteralmente immerso in internet e chat con i suoi coetanei…(solo, per motivi di delicatezza verso questo ragazzo che non è in un periodo sereno ho cambiato il finale, non ho fatto morire Adelmo)…Purtroppo la solitudine spinge alcuni grandi e meno grandi in immersioni virtuali, rendendoli spesso incapaci di comunicazioni vere nella vita reale..

  17. Chiara says:

    Mi sa che senza determinazione, in questo mondo, non si va da nessuna parte! Averla è quasi un obbligo.
    Devo dire che mi fa piacere che ti sia venuto in mente il mio racconto, e spero che al ragazzo a cui ne hai parlato sia servito. 🙂 Beh, se non è in un momento sereno hai fatto bene ad omettere il finale!

  18. miriam says:

    Riferendomi al commento di Giovanna di qualche tempo fa’………………………
    A mio parere il finale è decisamente geniale!La frase finale rievoca perfettamente la tenera compassione che il personaggio suscita! Il suicidio non era poi così scontato,dal momento che non l’avevo intuito ed è stato per me una sorta di conferma della sua follia!Quindi l’effetto sorpresa,non so se voluto o meno,con me è riuscito!!Infine,la modalità del suicidio ha un che di grottesco che ho decisamente gradito.In generale il racconto mi è piaciuto,complimenti Chiara, molto brava!

  19. Chiara says:

    Grazie Miriam!
    🙂 è bello vedere che i pareri delle persone variano e che quindi non c’è un modo oggettivamente buono o non buono per scrivere qualcosa. Insomma, i gusti sono vari.

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