Il castello di Eymerich

il castello di eymerichNel mio fermo intento di conoscere qualche scrittore italiano contemporaneo e seguendo il consiglio di un amico (che ringrazio), mi sono trovata di recente ad immergermi tra le pagine di un libro di Valerio Evangelisti.

Il castello di Eymerich è un libro del 2001, settimo del “ciclo di Nicolas Eymerich”. Non si tratta di libri dipendenti l’uno dall’altro, ma di storie indipendenti, che per gli appassionati svelano collegamenti vari relativi alla vita dell’ormai famoso inquisitore.

Nicolas Eymerich, inquisitore generale d’Aragona, è un personaggio inventato, ma ispirato dalla figura di un uomo realmente esistito (vissuto nel XIV secolo), stesso nome e “mestiere” del personaggio letterario. Evangelisti ha creato su questo nome e questo ruolo tutto un mondo.

Apprezzando le qualità narrative e la forme molto pulite di cui Evangelisti si avvale usando davvero bene la lingua italiana, non ho tralasciato di notare l’ottimo modo di inserire in un contesto romanzato le conoscenze storiche. Molto interessante la storia, anche se il vero punto di forza di questo libro è proprio Eymerich. Crudele, freddo, manipolatore, rigido nelle sue idee ma con qualche contraddizione interna, tipica degli individui che si agitano nella vita reale, Eymerich può apparire esagerato, tanto cattivo da rasentare la finzione e riposizionarsi nella storia come personaggio inventato; finto, insomma. Secondo questa idea, il libro perderebbe in realismo, cosa che per molti (e anche per me) è un difetto. In realtà penso ci sia solo da considerare che individui del genere esistono, sono esistiti ed esisteranno sempre, sono solo rari. E sono gli eccessi ad affascinare molti, me compresa. Ci si chiede il perché dei troppo, dei pochissimo, dei nulla e dei tutto, non delle vie di mezzo. Insomma Evangelisti ha giustamente creato un personaggio che di vie di mezzo ha poco o nulla.

Vi consiglio questo libro, di cui l’unica nota negativa è stata, per il mio personale gusto, un finale che non mi ha convinta, ma che non è comunque bastato a farmi diminuire più di tanto l’apprezzamento per un buon libro.

Ve lo consiglio, e vi lascio con due citazioni. Buona lettura!

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“Eymerich nutriva un’avversione innata per gli assembramenti della canaglia. Ai suoi occhi, tanti corpi riuniti finivano per formare una sorta di bestia collettiva, obbediente a impulsi irrazionali che si imponevano alle singole membra e ne annullavano la volontà autonoma. Naturalmente, tutto ciò cambiava se lo stuolo era dominato da un’intelligenza lucida e determinata. Lui stesso aveva molte volte manipolato masse di persone per fini ignoti ai più, ma chiari alla sua coscienza. Guai, però, se il branco era privo di mente. Se ne formava una propria, barbara e imprevedibile”.

“Non c’è potere che non sia tirannico e non c’è tiranno che segua altro che la propria convenienza”.

(Valerio Evangelisti)
(da: “Il castello di Eymerich”)

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2 Responses to Il castello di Eymerich

  1. Anche io ho letto questo libro, mi è piaciuto più di “mater terribilis” un altro di quei libri della serie che hai citato nel post. in mater terribilis, secondo me, il difetto principale è che il protagonista è davvero troppo innaturale e “caricaturato”, per essere reale, in questo libro invece il personaggio è descritto molto meglio.

  2. Chiara says:

    Sì, è vero che qui il personaggio è descritto meglio che in “Mater terribilis”, però credo che il maggior difetto di quel libro sia che la “troppa carne al fuoco” messa dallo scrittore.

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