La mia sera

la mia seraIl giorno fu pieno di lampi,
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera
Nel giorno, che lampi! Che scoppi
Che pace la sera!
Si vedono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là presso le allegre ranelle
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
È quell’infinita tempesta,
finita in un rovo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube del giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Né io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don… Don… E mi dicono dormi!
Mi cantano dormi! Sussurrano,
dormi! Bisbigliano, dormi!
Là, voci di tenebra azzurra…
mi sembrano canti di culla
che fanno ch’io torni com’era…
Sentivo mia madre… Poi nulla…
Sul far della sera.

(Giovanni Pascoli)

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7 Responses to La mia sera

  1. Luca78 says:

    Adoro Pascoli. La sua poetica è un qualcosa di eccezionale, soprattutto se si collega alla sua biografia è bello vedere come il poeta ha reagito alle difficoltà della vita, con opere di una intensità straordinaria… Magnifica poesia.

  2. alfrhaed says:

    Poesia piena di uno struggimento “naturale”..
    Io in genere non amo molti classici italiani come Pascoli, Leopardi, Foscolo, Carducci. Non prendono la mia anima e la mia mente. Ma apprezzo l’intensità che in vita alcuni di essi hanno avuto e il loro tentativo di trasferirla in versi. E poi, alcuni pezzi, come questo ad esempio, sono capaci di trasmetterti qualcosa, specie a chi ricorda notti passate in campagna..

  3. Alfredo says:

    Perdona.. il commento precedente è il mio.. io sono registrato da qualche parte anche come Alfrhaed e quindi a volte mi scordo di togliere quel nome. Comunque, presumo, visti tutti i libri gialli che hai letto.. che avresti capito che ero io..:-)

  4. Ti avevo riconosciuto, sì! 🙂
    Anch’io come Luca adoro Pascoli e trovo molto interessante capire come ha gestito le difficoltà della sua vita. Era capace di provare grandi sentimenti e di scrivere grandi poesie.
    I classici della poesia italiana generalmente mi piacciono, ma tra quelli che si studiano a scuola non tutti. Devo dire comunque che l’Italia ha avuto grandi poeti.

  5. anna manfredini says:

    Impressionismo acustico e visivo e fonosimbolismo in questa lirica pascoliana, non tra le più belle, tratta da “I canti di Castelvecchio”.
    Non particolarmente originale è la ripresa del motivo leopardiano della quiete dopo la tempesta.
    Resta comunque un’interessante e dolcemente malinconica poesia.

  6. luce zen says:

    devo essere sincera..non amo molto Pascoli: non discuto la qualità tecnica e lo stile, non mi posso permettere assolutamente di farlo..
    E’ che non mi entra nell’anima..

  7. Devo dire che la parte tecnica mi interessa poco. Se entri o no nell’anima, dipende da tante cose, ma essenzialmente è una questione di affinità con chi l’ha scritta, con il suo modo di esprimere ciò che sentiva quando l’ha creata. In parole povere: sono gusti! 🙂
    La poesia è qualcosa di difficile da definire…

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