Un sudario non ha tasche

un sudario non ha tascheUn sudario non ha tasche è lo strano titolo di un libro del 1937 dello scrittore americano Horace McCoy. L’ho scelto senza sapere nulla della trama né dell’autore, attratta dal titolo della collana in cui alcuni anni fa lo inserì una famosa casa editrice italiana, la Fabbri Editori. La collana era denominata “Biblioteca del brivido”… capirete bene che non potevo resistere! 😉 Insomma ho fatto incetta di libri che non avevo mai sentito nominare scritti da autori di cui ignoravo l’esistenza. Grazie a questa collana, oltre ad Horace McCoy ho scoperto Ruth Rendell, che è tra i miei scrittori preferiti e di cui un giorno avrò occasione di parlarvi. Ora, però, torniamo a Un sudario non ha tasche.

Il titolo di questo libro mi è piaciuto molto sia per il suo senso, sia perché ha molto a che fare con tutta la storia. Di solito i titoli non hanno troppa attinenza con il contenuto dei libri: è come se lo scrittore dimentichi dove voleva arrivare, come se scrivesse prima il titolo e poi il libro stesso. A volte funziona, a volte no. Questa volta tutto il libro ruota intorno a questo concetto: “un sudario non ha tasche”, vale a dire che chi sente di volersi immolare per un’idea, non bada certamente al denaro. Non per forza, insomma, ad un grande rischio derivante da una grande impresa corrisponde la ragione denaro.

In molti punti del libro si scovano senza difficoltà interessanti spunti di riflessione, e alcuni dialoghi sono molto realistici e rendono perfettamente l’idea del personaggio.

Mike Dolan, il protagonista di questa storia, è un giornalista che vive con profonda indignazione la situazione mondiale del suo tempo. Denigra Hitler e Mussolini, odia i politici corrotti e gli uomini senza scrupoli, ma sopra ogni cosa disprezza i colleghi giornalisti che, diventati ormai servi degli uomini di potere, hanno perso l’onestà verso i lettori e dimenticato il vero senso del loro mestiere: raccontare la verità.

Seppure tecnicamente questo libro non sia eccellente, ha una forza particolare. Il senso di giustizia e la capacità di indignarsi fanno del protagonista un bel personaggio; personaggio che non si può fare a meno di appoggiare, di cui non si può non essere amici. E così, mentre leggiamo, finiamo per indignarci con lui, soffrire con lui, incazzarci con lui e anche scegliere con lui le successive mosse da compiere. Anche se sappiamo che sta andando probabilmente verso l’autodistruzione vogliamo che vada avanti: in qualche modo la sua lotta è diventata la nostra. Quando uno scrittore riesce a fare questo, chi se ne frega della tecnica, ha fatto bene il suo mestiere.

Insomma, Un sudario non ha tasche è un libro che vi consiglio caldamente. Al contrario di molti altri non è pieno di fronzoli e di decorazioni di saccenza che finiscono nel vuoto, ma è semplice, diretto, vivo e, sopra ogni cosa, ha qualcosa da comunicare.

Vi auguro una buona lettura e vi lascio con un estratto.

“- Io so quello che ho visto questa sera, e so che niente al mondo mi impedirà di fare qualcosa… Cristo, neanche se dovessero ammazzarmi! –
– Benissimo, – riprese Bishop. – Qui nessuna sta tentando di impedirti di fare niente: vogliamo solo darti una mano. Anche noi vogliamo fare qualcosa. Ma non puoi buttarti a corpo morto in una storia simile senza l’aiuto di nessuno, a parte il tuo senso di giustizia oltraggiato. Non puoi ripulire tutto il mondo in una notte. –
– No, eh? Beh, ho proprio intenzione di buttarmi a corpo morto, invece –”.

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One Response to Un sudario non ha tasche

  1. alfrhaed says:

    Credo proprio che lo leggerò Chiara..
    hai fatto una recensione da urlo..
    Voglio riportare un tuo passaggio:
    “Seppure tecnicamente questo libro non sia eccellente, ha una forza particolare. Il senso di giustizia e la capacità di indignarsi fanno del protagonista un bel personaggio; personaggio che non si può fare a meno di appoggiare, di cui non si può non essere amici. E così, mentre leggiamo, finiamo per indignarci con lui, soffrire con lui, incazzarci con lui e anche scegliere con lui le successive mosse. Anche se sappiamo che sta andando probabilmente verso l’autodistruzione vogliamo che vada avanti: in qualche modo la sua lotta è diventata la nostra. Quando uno scrittore riesce a fare questo, chi se ne frega della tecnica, ha fatto bene il suo mestiere.”

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