La critica e Adelmo Greco

La critica è una cosa a cui uno scrittore deve abituarsi. Che sia positiva o negativa, generalmente ci tocca molto, e credo sia normale. Con il tempo si impara a distinguere tra le critiche buttate lì con poca cognizione di causa e quelle serie, mosse da chi di libri se ne intende e non è toccato da invidie, gelosie e tutta un’altra serie di brutte emozioni. Si tende anche, con il tempo, a vedere il proprio libro come qualcosa che non ci appartiene, forse perché il tempo trascorso ci ha cambiati, e non siamo più ciò che eravamo quando l’abbiamo scritto. Insomma, diventa sempre più facile accettare le critiche, farsi scivolare addosso le opinioni negative, fare tesoro dei buoni consigli, non prendersela a male. Ho sempre pubblicato tutte le critiche su questo sito, senza “pulirle” né rifiutarle, perché sono dell’idea che ci sarà sempre qualcuno a cui non piacerà quello che faccio, e non mi sembra giusto non accettare un parere negativo dopo aver manifestato il coraggio di sottoporsi al giudizio di chiunque. Ho voluto pubblicare su questo sito “Adelmo Greco“, un racconto breve scritto alcuni mesi fa per una rivista di computer e hacker, e l’ho fatto perché tutti voi poteste rendervi conto, senza dover comprare il libro, di come scrivo. Una sorta di giro di prova, se vogliamo metterla in questi termini. Alcuni di voi hanno letto il racconto e lasciato un breve commento pubblico qui sul sito, e va benissimo, li ringrazio molto. Poi c’è stato Daniele, un amico conosciuto in rete, che ha fatto qualcosa di più. La sua recensione mi è sembrata professionale e completa, e mi è parso il caso di pubblicarla qui, in un post, sotto gli occhi di tutti, prima ancora che citarla tra i commenti al racconto. Ringrazio Daniele, che ha letto con attenzione e recensito con precisione, e resto in attesa di una parere sul mio libro… 😉
Adesso, eccovi la sua critica:

Critica:
Mi hanno divertito le espressioni “bomba a orologeria attaccata al sedere” e anche quel singolare “un altro bel po’”, che mettono subito il lettore a proprio agio, come se si trovasse in un ambiente in cui non sono richieste particolari formalità, come smoking o cravatta. Anche con una tuta da ginnastica indosso non ci si sente additati.
Ma poco dopo compare un tema grave, quasi cupo, certamente diverso dallo “zucchero” che non veniva richiesto dai vicini. C’è una frase precisa che, come un accordo minore, determina un cambio di clima, un immediato crescendo di attesa che spinge il lettore ad aggrottare la fronte: “Dal suo appartamento non proviene nessun rumore”. E’ un bel momento poiché si insinua la componente del mistero e dell’attesa riguardo Adelmo. Chi era in realtà? Cosa faceva nel suo appartamento? Occorre leggere più in fretta per scoprirlo.
Il punto di vista è quello del narratore personaggio, un personaggio che, ad onta del fatto che questo racconto doveva parlare di informatica, è impreparato in materia. Non è affidato al narratore di nominare gli hard-disk da 600gigabyte, i microprocessori quad-core 5,8GHz, le ventoline di raffreddamento in alluminio, gli acceleratori grafici nivida GE Force e chi più ne ha più ne metta. Eppure tutto questo viene detto, ogni componente viene descritto e snocciolato in tutte le sue caratteristiche con attenzione da Adelmo, e dunque il racconto è a tema, ma il narratore, non sapendo “come nominare quegli attrezzucoli” non è in grado di riportare fedelmente quanto ascoltato dalle frasi ossessive dell’altro.
E’ qui che ho trovato il tuo genio Chiara! Perché se è vero che personalmente non te ne intendi molto di informatica, è probabile che tu abbia volutamente scelto questo punto di vista per adattarlo alle tue reali conoscenze. Lo trovo geniale. Questo apre la strada agli scrittori nei più disparati settori anche se gli stessi non sono dei fenomeni in campo. Esempio, se un giorno mi verrà chiesto di scrivere qualcosa sulla caccia, o sulla vita nel porto, o sulla biologia, non dovrò necessariamente tirarmi indietro, perché non è detto che sia io, nel racconto, a dover spiegare la biologia, potrei diventare l’amico di un biologo che avevo invitato a cena…
La parte centrale del racconto racchiude il cosiddetto “senso”. Ed è un senso per niente banale. Infatti ognuno di noi ha per l’appunto “la sua droga”, il suo svago, quella cosa per cui vive. Non ho potuto far a meno di chiedermi quale fosse la mia di droga. Ne ho trovate diverse, (tutte leggere, che “non uccidono”) tra le quali non potevano mancare lettura e scrittura. Ci sono momenti infatti, non sempre a dire il vero, in cui dopo aver scritto o letto una pagina che mi piace, mi sento rinvigorito, eccitato, come se avessi appena preso un caffé corretto al Borghetti!
Questo per dire che il racconto non è per niente banale.

Inoltre, quando si dice che Adelmo, tra le varie cose, aveva il “blog da controllare” non ho potuto fare a meno di fare un’altra piccola riflessione. Quanti blog interessanti che stanno in rete, con cui tutti i giorni tessiamo relazioni, in cui andiamo per informarci su un certo argomento, o altro, sono in realtà gestiti da pazzi scatenati che vivono vite sregolate e sono prossimi al suicidio? Questo sinceramente mi ha fatto un po’ paura.

Altra espressione azzeccata e di grande effetto è quella della signora Rigoni che “si è arrampicata… con il suo bastone e la sua smorfia di dolore”. Impossibile non vedere la vecchia arrancare per il pianerottolo, particolare che rende simpatica la signora fin dal suo primo apparire sulla scena, un ingresso scenico e trionfale.
Il fatto che “l’ascensore si è rotto di nuovo” rafforza invece la descrizione dell’ambiente e si riallaccia direttamente al “grande condominio in una grande città” con “le pareti sottili” e tutto il resto. Un megacondominio anni ’70 o giù di lì, immagino. Non certo il luogo più bello in cui vivere. Ed è proprio l’ambiente lievemente malsano a rendere vera la figura di Adelmo, con le sue stranezze e i suoi misteri. In un grande condominio è più facile infatti trovare gente disagiata, drogata o con qualche rotella fuori posto. Intanto il tragico epilogo, “il fatto” inizia a farsi strada e il lettore inizia a chiedersi se Adelmo si sia buttato dalla finestra o abbia piantato un coltello da cucina nella schiena di qualcuno.

Ma quale miglior personaggio poteva concludere una vicenda così tragica in modo tale da fargli assumere un aspetto comico e spassoso? Ovviamente la signora Rigoni.
“Con un cavo del computer si è impiccato!” è quella frase che ti appaga, ti lascia sospeso tra il riso e il macabro. Ti fa dire che il racconto è ben fatto e che non ha niente da invidiare ai gialli di successo.

Critica cattiva, cattivissima:

Quando il narratore dice che si chiuse la porta della sua casa “alquanto normale dietro le spalle”, mi sembra che quel “alquanto normale” inserito lì in mezzo senza punteggiatura, parentesi o altro, spiazzi un po’ troppo il lettore. Sembra quasi che si tratti di un pezzo lasciato lì per sbaglio, una pietruzza su cui si inciampa. Forse tra due parentesi potrebbe rendere meglio.

Il periodo subito successivo, a mio parere, ha un “addirittura” o un “magari” di troppo. Nel dire “addirittura il motivo per cui si alza la mattina magari” mi sembra che le due parole vogliano dire la stessa cosa, quindi c’è una ripetizione. Io avrei cancellato una delle due, a scelta.

Conclusioni:

Insomma Chiara, questo racconto mi è piaciuto. Ti faccio i miei complimenti e spero di leggere presto qualcos’altro scritto di tuo pugno.
Non spaventarti del fatto che ho scritto un sacco per il commento; è che oggi avevo tempo e mi sono divertito a giocare al critico…

Tanti saluti

Daniele Trucchia

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