L’eleganza del riccio

l'eleganza del riccioL’eleganza del riccio è un romanzo di Muriel Barbery del 2006. Inizialmente non mi ha convinta molto, perché ho notato vari difetti, i quali peraltro avrebbero potuto essere corretti con una certa facilità. Mi riferisco a problemi “tecnici” come la scelta di narrare la storia in prima persona. Questa modalità di narrazione pone il problema di cosa un personaggio è lecito che sappia o non sappia (in un contesto di vita reale non può essere onnisciente), ma anche di quanto ognuno conosca se stesso. Se si vuole scrivere in modo realistico, bisogna tenere presente una verità che credo innegabile: difficilmente le persone conoscono a fondo i propri sentimenti e le ragioni delle azioni che compiono. Credo che in questo la scrittrice abbia fatto qualche errore. Quando un difetto è piccolo, di solito non lo nomino neanche, ma se lo stesso difetto è correggibile con facilità, allora diventa un po’ più grande e parlarne diventa necessario, se si vuole dare un parere completo e sincero. Ad ogni modo, non escludo che possa essere io ad esagerare nella critica.

Il romanzo si snoda alternando il diario di una dodicenne alle riflessioni di una cinquantaquattrenne. Queste riflessioni non costituiscono un diario, sembrano più i pensieri che sgorgano direttamente dalla mente del personaggio, il che mi scoccia se la storia è narrata in prima persona. Anche questo è un problema.

In ogni caso, i personaggi principali sono particolari e interessanti, ma poco realistici. La dodicenne, Paloma, ha un quoziente intellettivo molto alto ma si nasconde al mondo e alla sua famiglia cercando di apparire poco intelligente. Cerca angoli in cui isolarsi e stare in pace per poter riflettere sul mondo e sui suoi abitanti. Già nelle prime pagine ci informa con semplicità che si suiciderà il giorno del suo tredicesimo compleanno. Paloma ritiene di avere tutte le ragioni per morire e nessuna per vivere. Cambierà idea? Ovviamente non ve lo dico, mica voglio rovinarvi la sorpresa! 😉

La quarantaquattrenne, Renèe, si nasconde in un modo diverso, molto strano. Fa la portinaia da tutta la vita in un palazzo abitato da facoltose famiglie parigine che la vedono come la classica, ignorante, brutta e vecchia portinaia. Lei in realtà è molto altro. Non mi ha convinta la spiegazione della sua smania di apparire perfettamente conforme allo stereotipo della portinaia, di dissimulare al punto da nascondere sotto la spesa i libri di filosofia che porta a casa dalla biblioteca. Nonostante questo e alcune altre cosette tecniche che non ho apprezzato, devo dire che il libro ha un suo perché. Intanto è ricco di spunti per interessanti riflessioni, poi è molto scorrevole e, infine, e non è cosa da poco, il finale mi ha strappato qualche lacrima. Questo non è da sottovalutare, così anche se non so ancora come definirlo, forse perché ho bisogno di qualche giorno per metabolizzarlo (l’ho finito qualche minuto fa), ve lo consiglio. Dà qualcosa, in ogni modo. In un mondo ormai colmo di libri inutili, a volte pieni di tecnica ma privi di anima, spesso addirittura privi di qualunque senso, originalità e vita, L’eleganza del riccio è un libro che a mio parere vale la pena leggere. E allora che altro dirvi? Buona lettura e buona fortuna, perché spesso un libro è una scommessa, e non devo certo essere io a dirvi per la prima volta che le scommesse si vincono di rado. In ogni caso, si impara dai libri brutti e da quelli belli, perché come in tutte le cose della vita, l’equilibrio è l’elemento essenziale per vivere bene. Serve il bene e serve il male, servono i bei libri e i brutti libri.

Quello che vi auguro è di avere sempre voglia di scommettere su un libro, qualunque esso sia.

Buona lettura!

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Della stessa autrice:

L’eleganza del riccio (estratti)

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15 Responses to L’eleganza del riccio

  1. Complimenti per la finissima considerazione riguardo il fatto che chi narra in prima persona non dovrebbe conoscere troppo bene neanche i propri pensieri e il perché delle proprie azioni. Effettivamente, il fatto che un narratore protagonista non possa essere onniscente va da sé, e la scelta può essere (in questo senso) facilmente controllata in fase di scrittura. Voglio dire: se sono io che narro è normale che non possa conoscere i pensieri e le azioni degli altri se non sono presente nella scena. Ma il fatto che, effettivamente, non potrei/dovrei valutare e conoscere troppo bene me stesso… davvero una bella patata bollente se si pensa di doversi accingere alla scrittura considerando questo particolare. Mi hai messo una gran pulce nell’orecchio, cara Chiara. E io che voglio sempre scrivere in prima persona… Mi hai sconvolto!!!! Adesso devo buttare tutti i miei scritti!! Scherzo 🙂 Comunque davvero una riflessione arguta. Prendo nota. Ciao Daniele

  2. Intanto, grazie dei complimenti! 😀
    Poi, in effetti scrivere in prima persona ha un fascino irresistibile (a me piace moltissimo), però bisogna capire che a volte in base al risultato che si vuole ottenere è necessario adattarsi alla migliore soluzione, che poche volte è quella della narrazione in prima persona.
    Se si vuole proprio scrivere in prima persona bisogna essere capaci di trovare escamotage validi al punto che nessun lettore possa avere da ridire sulla scelta. In certi casi non è facile, ma si può fare. 😉

  3. In effetti, il dubbio che mi pongo sempre, oltre naturalmente all’originalità di quanto sto scrivendo (ho sempre paura di scrivere qualcosa che è già stato trattato in qualche libro di cui ignoravo l’esistenza), è quello della CREDIBILITA’ della storia. Gli autori bravi scrivono spesso in terza persona, ma questo espediente mi porta ancora troppo lontano da quello che sento. Immedesimarsi nella vita e nei pensieri di un altro non è sempre facile, mentre la prima persona pone il narratore direttamente a contatto con se stesso, facilitando la traspositione su carta di proprie esperienze autobiografiche, che (in special modo per gli esordienti)rappresentano validissimi materiali narrativi da cui partire. O no? Chissa…

    • La credibilità è molto importante. Anche la coerenza, naturalmente.
      Gli autori bravi di solito sono bravi sia a scrivere in terza persona che in prima persona. Uno che è bravo in entrambe i casi è S.King. 🙂
      Comunque è vero che le esperienza vissute possono essere materiale valido per un libro. Di certo è meglio parlare di ciò che si conosce per far apparire tutto più credibile.

  4. Ciao,

    bel post!! Anche io ho letto il libro un mesetto fà, e devo dire che ho la stessa identica opinione, mi è piaciuta tantissimo una frase verso la fine:

    “… aveva un’aria stanchissima, più stanca che triste; ho pensato: è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni. Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza. Chissà se anch’io ho l’aria stanca….”

  5. Anche a me è piaciuta quella frase!!! Anche alcune altre, che magari pubblicherò in un post prima o poi. 🙂

  6. alfrhaed says:

    Bene…
    Questo è il classico caso di “post prezioso”. Perchè ci sono dei libri, che, non sai per quella diavolo di motivo, non leggerai mai.. a meno che.. non capita un evento a farti cambiare idea come in questo caso. Questo era uno di quei libri.. antipatia a pelle già a sentire il titolo.. consapevolezza già, senza nessuna razionale motivazione, che quel libro non sarà tra i libri letti da me. Ma, adesso mi hai messo il tarlo.. e credo proprio che lo leggerò.
    Nella discussione si parla anche di credibilità. Devo dire la verità.. non è una delle prime cose a cui tengo.. Ciò che per me conta prima di tutto è che il libro mi trasmetta profonde emozioni. Se è capace di fare ciò, il resto non è poi così importante.
    Grazie per la dritta…

  7. Eh sì, anch’io ero perplessa riguardo questo libro. Spesso sono un po’ prevenuta… sai, l’eccessivo successo, la troppa pubblicità, le recensioni che spuntano da tutti i lati… Poi l’ho comprato per regalarlo ad una persona che era curiosa di leggerlo, e in seguito me lo sono fatto prestare. Beh, è stata una piacevole sorpresa.

  8. Otello Savara says:

    Credo che il fascino del narrare in prima persona stia tutto nella sua vicinanza al diario segreto, quindi il nostro percepire molta più intimità nelle parole dell’autore.
    E questa spesso è una chiave per catturare la nostra attenzione.
    Ma come ricordavate giustamente voi è un’arma da gestire con cautela perchè richiede tatto e l’incoerenza o l’onniscenza sono dietro l’angolo.

    Anche io non ho ancora letto questo libro, probabilmente per la mia innata diffidenza verso tutto ciò che è troppo pubblicizzato.
    Spero però di poterlo leggere a breve e di dover rivedere la mia scetticità.

    Otello

  9. Sì, è vero, la narrazione in prima persona ci avvicina alla storia contenuta nel libro. Direi che è un modo per strizzare l’occhio al lettore, per dirgli: “Ehi, è con te che parlo!”. Saperlo maneggiare bene, poi, può rendere un libro particolarmente efficace e bello.

    Grazie del commento Otello, e spero passerai ancora da qui, magari a dire la tua su questo libro se deciderai di leggerlo. 🙂

  10. Pingback: L’eleganza del riccio (2) « Chiara Vitetta

  11. roberta says:

    Premetto che “L’eleganza del riccio” è uno dei miei libri preferiti, quindi il mio commento sarà abbastanza fazioso 🙂
    Sono consapevole del fatto che la scelta di scrivere in prima persona ponga all’autore non pochi problemi. Io però faccio parte di quel 2% dei lettori che preferisce la prima persona. In effetti “oggettivamente”la terza persona è in assoluto il punto di vista privilegiato per un narratore… io però voto la prima, non so perché, ci sono cose che non riusciamo a spiegare!A ognuno il suo. Complimenti Chiara per il tuo commento, è molto intelligente. Hai uno spirito critico fantastico… Se vi è piaciuto “L’eleganza del riccio” vi consiglio anche “Gli effetti secondari dei sogni” di una giovane scrittrice francese…ho trovato delle similitudini “stilistiche”…magari fatemi sapere se vi capita tra le mani. Un abbraccio virtuale!

  12. Ciao Roberta,
    anche a me piace la prima persona, sia quando leggo che quando scrivo, però devo dire che questo libero avrebbe potuto essere più bello correggendo alcune cose.
    Grazie per i complimenti! 🙂

  13. Emilia says:

    E’ stato un libro meraviglioso. Sono rimasta esterefatta per la forma, il vocabolario e la morale dell’accaduto. Lei scrive in maniera scorrevole anche se con definizioni grammaticali e sintattiche che richiedono attenzione e concentrazione. La storia ha dell’affascinante e poi è stato istruttivo perche mi ha suggerito di approfondire la lettura di Tolsoj, che ho già comprato.Se tutti i libri fossero così coinvolgenti! Ottimo.

  14. Emilia says:

    …volevo aggiungere che ho imparato un mucchio di vocaboli e ho riflettuto sul registro che ha usato. La sua storia mi assomiglia un pò, anche io sono una autodidatta di famiglia povera…ma non scrivo così meravigliosamente. Avincente. Lo consiglio a tutti, è vicino alla gente comune e ci fa introspezionare la gente di alto rango, quindi non comune.Leggetelo e ne sarete entusiasti.emy81.

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