Scrittore e lettore a confronto

discussionePoco tempo fa, dopo la mia partecipazione alla fiera della piccola e media editoria di Roma, una persona che ha comprato L’oblio della ragione mi ha mandato un’ e-mail per farmi avere, così come avevo chiesto, un parere sincero sul libro.

Le critiche possono essere costruttive se mosse con intelligenza, e da questa e-mail è nato un confronto interessante al punto tale da farmi decidere di proporre a questa persona di rendere pubblico il nostro scambio di idee. Lei ha accettato, così ora potete leggerlo anche voi.

Maria Grazia:

Gentile Chiara,
ci siamo conosciute alla Fiera della piccola e media editoria a Roma. Ho letto il tuo libro e volevi il mio parere. Il genere horror è molto più familiare alla tua generazione che alla mia. Voi siete cresciuti nella visione di una violenza spettacolarizzata, confinata in una dimensione estrema, quasi onirica. La mia generazione più brutalmente ha conosciuto la violenza in diretta, in famiglia attraverso le botte di papà o la pedofilia di zii e di amici di famiglia. I bambini non avevano il telefono azzurro né l’Unicef. Nel mondo occidentale oggi si vede più violenza nel mondo di quanto non la si viva.Questo per dirti come l’incontro tra scrittore e lettore è anche mediato dalle diverse esperienze di vita.

Si vede che sai tenere la penna in mano e che ci metti energia nella scrittura. Io ho sentito più i fantasmi della paura che la paura vera. La paura minacciata di uno squilibrio ecologico totale dove tutto può accadere. Non ho capito bene l’intreccio dei destini tra i rapinatori e la famiglia di Curtis che sembra essere, oltre che un simbolo del male, anche quello di una purificazione. Distrugge sia i genitori che lo amano che Jordan che non ha saputo dare un qualunque senso decente alla sua vita. Tu il mostricciatolo lo hai visto come puro male, come vendetta o come catarsi?

Per il primo racconto dal titolo emblematico Giustizia siamo nella cronaca. Nella descrizione di Matt e Lucas mi sono mancati i dettagli che fanno la differenza. Sono coprotagonisti, uno è l’antagonista dell’altro? C’è comprensione o conflitto tra i due? Uno è biondo e l’altro è bruno o sono tutti e due biondi? A un livello più profondo del testo esiste sempre quello che viene chiamato sottotesto, che alla fine, pur non detto, è il messaggio nascosto che resta nella mente dei lettori. Il tuo sottotesto è eversivo. Tu dici che di fronte a certa violenza, che uccide quel che tu hai di più caro, non si può non reagire con la condanna a morte dell’aggressore anche se il prezzo da pagare è la propria stessa morte. Non vi è nessun personaggio nel tuo racconto che mostra un’alternativa, una via d’uscita diversa. In un momento in cui la magistratura mostra tutte le sue debolezze verrebbe voglia di essere d’accordo con te ma pensiamo anche che il corpus legislativo non è naturale ma culturale. In tutte le civiltà tribali vi è la faida, l’occhio per occhio dente per dente. Per uscire da questa ferocia naturale vi sono secoli di pensiero e di disciplina. Allora, tu scrittrice eri consapevole di stare tirando fuori un bel affare? Ricordo un vecchio film, forse si chiamava Fuoco di paglia in cui a un uomo mite di carattere dei violenti gliene facevano di tutti i colori e lui piano piano si trasformava in violento con il plauso del pubblico.
Come maneggiare questo materiale incandescente? Tu sei favorevole alla pena di morte? Forse ti sto stuzzicando ma davvvero credo che lo scrittore sia il mestiere più difficile del mondo e che per fare i salti di qualità occorre una consapevolezza pazzesca del materiale che si tratta. Ci vuole un fisico bestiale…no…ci vuole una coscienza bestiale! Auguri!

Chiara Vitetta:

Ciao Maria Grazia,
ti ringrazio molto di esserti presa la briga di scrivermi, non molti lo fanno, bloccati dalla pigrizia o da chissà che altro. Grazie,
insomma. 🙂
Forse è vero che l’horror è più familiare alla mia generazione, però non ci giurerei: non mi sono mai sentita parte della generazione a cui appartengo, ma sempre fuori da molti schemi, gruppi e via dicendo. Credo che la visione della violenza spettacolarizzata di cui parli sia più di questi tempi che non della mia adolescenza (tempo in cui ci si forma di più, ritengo). Purtroppo devo dire che anche noi abbiamo vissuto la pedofilia e le altre violenze, in famiglia soprattutto. Non
parlo di me, ma di varie persone che mi circondano.
Abbiamo conosciuto tante cose, ma qui nella mia città (Vibo Valentia, piccola provincia del sud) abbiamo conosciuto soprattutto la sfiducia. Si trattava di sfiducia nei sogni, nelle speranze e nell’elevarsi ad un sistema di vita diverso. Non so nel resto d’Italia, ma per me questo è stato il male peggiore della mia generazione.

Io ho lottato da sempre, perché ho la fortuna di avere un carattere forte e ribelle, e di essere una sognatrice con la S non maiuscola, ma scritta a caratteri cubitali nel mio DNA.

Credo che l’incontro tra scrittore e lettore non sia tanto mediato dalle diverse esperienze di vita, quanto dal modo di esprimersi, di sentire e pensare. Se vogliamo ridurre in modo molto semplice il concetto, possiamo dire che sono gusti, ma è molto riduttivo.

Saper tenere la penna in mano è già una bella cosa da sentirsi dire, e ti ringrazio. Non ho capito bene se il libro ti è piaciuto, se ti ha coinvolta, se ti ha dato qualcosa, ma credo che chiarirai i miei dubbi in una prossima e-mail. Lo spero, quantomeno.

L’intreccio tra la famiglia di Curtis e il ladro è stato per me puro piacere, esercizio di stile, esperimento… tante cose, ma
principalmente, e non so se puoi capire cosa intendo, è solo che la storia doveva andare così. Il mostro non era puro male, non era catarsi, era il pretesto tragico per narrare la follia che può impossessarsi di una persona cosiddetta normale. Era una cosa assurda che ha portato a numerosi delitti, insomma.

Riguardo “Giustizia”: avrai notato la notevole diversità di stile.
Rispetto a “Blackout” e a tutto quello che ho scritto dopo, è molto semplice, a volte quasi scarno. Questo racconto è stato il primo vero racconto che ho scritto. Avevo diciotto anni, sapevo già di voler fare la scrittrice ma non avevo ancora molta esperienza. Mi è piaciuto scriverlo, trovo che sia bello da leggere e che possa dare molto, e con la maggior parte dei lettori è stato così. La mancanza di dettagli era voluta: non mi piace soffermarmi sul colore dei capelli o degli occhi: le poche essenziali e decise pennellate le preferisco di gran lunga. Suppongo che sia il mio stile, in effetti.
Matt e Lucas non sono coprotagonisti né antagonisti. Matt è decisamente il protagonista della storia, ma Lucas è quasi solo una
comparsa, seppure importante. Se ci sia tra loro comprensione o conflitto dovrebbe essere chiaro dalla lettura, e se così non è tre sono le possibilità:
– o non sono stata abbastanza brava a spiegarlo;
– o non eri abbastanza attenta mentre leggevi;
– o non era importante ai fini della storia.

Poi… Tu hai scritto questo: “Tu dici che di fronte a certa violenza, che uccide quel che tu hai di più caro, non si può non reagire con la condanna a morte dell’aggressore anche se il prezzo da pagare è la propria stessa morte.”
No Maria Grazia, non ci siamo! Io non dico niente! Io sto raccontando una storia, è il protagonista della stessa che esprime in vari modi questa idea, non io! Io voglio mandare un messaggio, questo sì, ma non è quello che hai colto. Molti lettori fanno questo errore (non mi riferisco ai lettori del mio libro), e devo dire che è abbastanza fastidioso. Non si deve dimenticare che è un racconto, o un romanzo, vale a dire un’opera di fantasia, e come tale, io posso scrivere anche esattamente l’opposto di ciò che penso e far fare ai miei personaggi l’opposto di ciò che io farei. Dovresti pensare ad uno scrittore come ad un attore che impersona i personaggi di cui scrive: può calarsi nei panni di un assassino ma non avere di suo alcuna tendenza violenta, o scrivere nei panni di una donna essendo un uomo e viceversa. Posso scrivere cose orrende che mai neppure penserei di fare, ma il lettore deve sempre tenere a mente che sto in qualche modo recitando una parte.

C’è qualcosa di me in quello che scrivo, molto o poco non ha importanza, ma non è tutto ciò che sono, sia chiaro.

Personaggi che mostrano un’alternativa non ce ne sono, questo è vero, e anche qui si tratta di una scelta che qualifica il mio stile. Non mi piacciono i finali lieti e non mi piacciono le soluzioni facili. A volte mi piace calarmi nel mondo inventato ma probabile di chi vie d’uscita non ne ha, e spesso tutto questo è molto più vicino alla realtà di quanto si creda.

Mi chiedi se ero consapevole di tirare fuori un bell’affare.. sì, lo ero! Con l’esperienza di oggi “Giustizia” l’avrei scritto meglio, e avrei avuto modo di insistere ancora di più su cose che lì non sono esplicitamente espresse.
Cosa faresti tu al posto di Matt? Credo che in molti penserebbero di fare ciò che lui ha fatto o qualcosa di simile. Io ci penserei, te lo confesso. Se poi aggiungi che viviamo in un periodo in cui l’impunità è quasi la norma e la legge quasi non viene applicata, ecco che la voglia di distruggere l’oggetto del dolore e farsi giustizia da sé spunta tra le nostre voglia. O potrebbe farlo… il confine, poi, è alquanto sottile.

Io non sono favorevole alla pena di morte, ma quando sento certe cose, ti assicuro che il sangue bolle nelle mie vene e penso seriamente che la corda che si continua a tirare prima o poi si spezzerà. Un delitto non punito oggi, un altro non punito domani, e vedrai che un giorno o l’altro chi si fa giustizia da sé riceverà un applauso. Quel racconto vuole dire molte cose, tra cui anche questa: attenzione a ciò che sta succedendo, perché ogni azione ha le sue conseguenze, e credo che stiamo veramente precipitando verso qualcosa di brutto ma di inevitabile. Prima o poi la corda si spezzerà e l’indignazione, la frustrazione e il dolore sapranno fare la giustizia che chi di dovere non applica.

Beh, credo di avere risposto a tutto.
Ti ringrazio della e-mail e della stimolante discussione.

Buona serata!

Maria Grazia:

Cara Chiara,
ti difendi molto. Mai penserei di citare in giudizio uno scrittore che scrive di delitti! Il fatto è un altro, che volenti o nolenti è impossibile non inviare un messaggio insieme a quello che dicono o fanno i personaggi. Non direttamente prendendo alla lettera le loro parole ma attraverso il meccanismo dell’identificazione cosa che conoscono benissimo tutti quelli che si occupano di psicologia di massa. Noi proiettiamo sugli altri come su degli schermi le nostre paure, idiosincrasie, speranze. Il tuo libro mi è piaciuto perché mi ha fatto riflettere, solo in questo senso l’ho trovato acerbo che non trovo sia un’accusa per una giovane. Lo scrittore deve imparare, perché se vuole scrivere deve mettere più responsabilità nelle sue parole, a intuire il gioco delle identificazioni nei suoi lettori.

Certo che bolle il sangue di fronte alle ingiustizie e al Male ma dare una risposta collettiva ragionata per rendere più sereno il clima sociale è meglio che la giustizia fai da te che non si sa dove va a finire. Il tuo protagonista essendo una vittima totale chiama a sé tutte le identificazioni proiettive dei lettori a meno che uno non si dissoci e non voglia nemmeno leggerlo. Questa radicalizzazione dei problemi lasciamola fare ai politici, non facciamola noi che scriviamo! Sarebbe bastata una dialettica tra più personaggi per rendere conto della pluralità dei punti di vista. Tu dici: ma di fronte al Male non c’è pluralità. Ci deve essere fermezza ma non è che la spirale della violenza sia la cosa migliore che l’umanità abbia inventato! Per legittimarlo a uccidere rendi Matt iperrealista ovvero sei più realista del re. Infatti la sua ragazza si suicida per avere subito uno stupro con oltraggio.
Non giustifico in nessun caso lo stupro che è un crimine odioso fatto su chi non si può difendere ma so che per quanto grave sia il danno non vi sono molte donne nel mondo che si siano uccise e oggi ancora di più che vi è il sostegno della legge e il supporto sociale da parte di specialisti e di terapeuti. Nel mondo vi è anche parte di bene che cerca di riparare, di guarire, di solidarizzare.

Non è solo macelleria. Io voglio sperare.
Un caro saluto

Chiara Vitetta:

Finora non ho avuto il tempo di rispondere ancora a Maria Grazia, e vorrei farlo qui, in vostra presenza. Più che difendermi tenevo molto a spiegare le mie ragioni e alcuni miei pensieri perché non mi piace essere fraintesa. Spero di aver reso ogni cosa così come la penso.

Tu dici bene Maria Grazia, non è solo macelleria, e sperare è essenziale, ma non è richiesto a nessun essere umano dare tutti i punti di vista possibili su qualcosa. Ognuno, a suo modo, dà il suo contributo, e a volte è esagerando le cose che si permette a qualcuno di aprire gli occhi, di capire certe verità o situazioni che dovrebbero essere ovvie, ma purtroppo non lo sono. Quello che sciocca, colpisce, spaventa, nella comunicazione è utile. Ovviamente tutto con le dovute regole ed eccezioni, ma sempre con l’intelligenza a fare da base.

Beh, è tutto! A te un grazie per aver acconsentito alla pubblicazione di queste e-mail, e a chi segue il mio sito un grazie per la fedeltà con cui legge giorno per giorno i post che pubblico. Pochi commentano, ma tanti mi seguono; così almeno dicono le statisciche.  Abbraccio virtualmente ognuno di voi. 🙂

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9 Responses to Scrittore e lettore a confronto

  1. Davvero una lettrice attenta Maria Grazia. Tutti i commenti sono stati posti con grande lucidità e con un’esperienza di vita (e di lettura) alle spalle che trapela da ogni frase. Anche le posizioni di Chiara sono fortemente tenute da una consapevolezza delle proprie idee e della piena cognizione di se stessa. Due personaggi forti, verrebbe da dire.
    E’ stato interessante e formativo leggere entrambe le posizioni.

  2. andrea says:

    La discussione mi spinge a riflettere sul ruolo che dovrebbe avere un’opera letteraria.

    Un’opera letteraria dovrebbe avere una funzione didascalica, e quindi educare in qualche modo il lettore attraverso una morale, un messaggio, che sia comunque positivo?
    Oppure più semplicemente dovrebbe spingere il lettore a riflettere, a dare un suo senso alla storia, a trarre da solo le conclusioni che più ritiene opportune?
    Oppure ancora un’opera dovrebbe avere il solo scopo di intattenere per qualche bel momento il lettore, senza avere la pretesa di insegnare o voler spingere ad altre riflessioni?

    • Ciao Andrea, nell’attesa che arrivi Chiara ti dico la mia:
      per me un’opera letteraria deve necessariamente rispondere al tuo secondo punto. Se è sempre e solo positiva diventa una storiella per bambini, un testo scolastico preconfezionato. Se è solo intrattenimento allora non è più un’opera letteraria ma solo un librucolo usa e getta tipo quelli che si acquistano a buon mercato, da leggere con leggerezza, per fare due risate e poi cestinarli. Ovviamente questo è solo il mio modestissimo parere, non è detto che sia verità… Saluti Daniele

      • Concordo: interessante discussione! Credo che nella letteratura come nella cinematografia e in tutte le altre arti, ci debba essere sia l’opera nata solo per diletto, sia quella nata per comunicare qualcosa di profondo. La scelta del libro da leggere segue il desiderio del momento: ci sono momenti adatti alla lettura leggera di un libro che poi dimenticherai di aver letto, e momenti adatti invece per fiondarsi nella lettura di libri meravigliosi, ricchi di significato, figli utili del loro tempo, specchio di società che non si ripeteranno mai uguali (come niente si ripete allo stesso modo, secondo me), fonte di riflessione, lacrime, emozioni di vario genere. Tutto serve, anche qualche libro scadente o vuoto di significato (che poi tutto è soggettivo, purtroppo o per fortuna!) che ci permetta di vedere ogni cosa nella giusta prospettiva.

  3. Roberta says:

    “L’oblio della ragione”, dal mio umilissimo punto di vista, non intende lanciare un messaggio, né vuole sottoporre all’attenzione dei lettori il pensiero dell’autrice sulla pena di morte o sul conflitto tra il Bene e il Male. Qui si va oltre. L’esercizio stilistico si mette al servizio dell’inconscio e della causualità della vita. In “Blackout” il bambino/mostro, che ormai non ha più niente di umano, divora, oltre che i suoi genitori, anche un ospite “accidentale” della sua cantina. Qual è il vero significato? Ognuno ha il suo. Ed è proprio questo il bello, è proprio questo il miracolo della letteratura. Il mostro che divora il ladro (uomo completamente inetto) e la sua famiglia ha un significato catartico? Di che colore sono i capelli dei personaggi di “Giustizia”?Quali sono i rimandi simbolici del libro? Che posto ha Freud nella concezione del testo? Non mi interessa! Quello che è importante è che ho pensato, ho riflettuto, ho visto, ho sentito come fossi dentro la storia, come fossi uno dei personaggi. Mi sono sentita in carcere, e poi condannata a morte, ho sentito il peso della colpa ed il terrore dell’accidentalità.Non chiederei mai ad uno scrittore di svelarmi il “vero” significato di quello che ha scritto, non sarebbe giusto, sarebbe come svilire le sensazioni che ho provato leggendolo. E poi certo che è acerbo. Siamo ancori giovani per dincibacco! 🙂
    Continua così Chiara!

  4. federica says:

    Discussione molto interessante e stimolante, mi piace!
    Per quanto riguarda il mio parere credo che un’opera letteraria possa essere sia educativa e trasmettere un messaggio che induce alla riflessione, sia di puro intrattenimento, allontanando per un pò il lettore dalla realtà, creando comunque spunti di riflessione, quindi una morale anche in questo caso. Credo stia nel lettore poi giudicarne l’efficacia su se stesso, ricavarne o meno insegnamenti, in base al proprio parere soggettivo.
    Nel caso di Chiara si parla di un’opera di intrattenimento e di fantasia.E’ certo inevitabile inviare un messaggio, anche indirettamente, altrimenti Chiara stessa non avrebbe scelto un mestiere che ha a che fare a pieno con la comunicazione e divulgazione delle proprie idee, e credo che il suo messaggio sia stato chiaro in entrambi i racconti, ossia di quanto “il confine tra razionalità e irrazionalità della mente umana sia sottile e alla portata di tutti”.
    L’intervento di Maria Grazia ha innalzato spunti molto profondi su cui riflettere, magari idee per nuovi racconti: diversità generazionali, problemi giovanili, solidarietà, “La paura minacciata di uno squilibrio ecologico totale dove tutto può accadere”, la pena di morte.
    Sicuramente l’opinione di Maria Grazia non potrà far altro che giovare alle tue idee e al modo in cui a te piace soffermarti sulla psicologia dei personaggi, approfondendone sempre più le problematiche e la caratterizzazione.
    Poi chiedere approfondimenti su quello che Chiara ha raccontato non credo sia un’offesa, dipende certo dal modo in cui viene chiesto, ma credo metta in evidenza l’interesse che Maria Grazia ha sentito nei confronti di questa lettura, il che è molto positivo!

  5. @ Roberta
    Hai colto tutto alla perfezione 🙂

    @ Federica
    Anch’io come te penso (e l’ho scritto sopra nella replica ai commenti di Andrea e Daniele) che un’opera (di qualunque natura) possa essere sia di solo intrattenimento che di divulgazione di profondi significati.
    Certamente, volevo mandare anche un messaggio, ma voglio che sia il lettore a cogliere qualcosa, se quel qualcosa lo raggiunge.
    Il punto di vista di Maria Grazia è stato utile, e non ho visto nessuna offesa nelle sue parole. Ci sono tanti spunti per riflettere nelle sue e-mail, è vero! 🙂

    La cosa più bella, comunque, è che tutti coloro che hanno letto il mio libro hanno trascorso delle ore con le mie parole, a tu per tu, concedendomi l’importante possibilità di conquistare la loro anima da lettori. 😉

  6. federica says:

    Ho dedotto che ti fossi sentita offesa tenendo conto dell’ e-mail che hai inviato in risposta a Maria Grazia, credendo di aver inteso che hai trovato fastidioso sentirti chiedere anche da lei se appoggi o meno le idee dei personaggi che caratterizzi, perché ho pensato che il fatto di avere un’idea del tuo libro (parlo sempre dell’interpretazione di Maria Grazia) diversa da quella che tu stessa hai voluto esprimere, non dovrebbe infastidirti proprio perché anche se ben scritto il tuo, come altri libri, è soggetto a interpretazione soggettiva e credo che lei, a suo modo, ti abbia voluto indirizzare verso ciò che aveva colto, per discuterne più approfonditamente.

    P.S. Ho letto la replica che hai scritto ad Andrea e Daniele dopo aver risposto a tutti commenti perché ho commentato prima che scrivessi tu! 🙂

  7. Capisco che effettivamente potevo sembrare infastidita, ma so bene che è normale che ogni lettore abbia una sua visione. 🙂

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