L’impresa eccezionale

soldiOgni regola, si sa, ha la sua eccezione, e così anche chi ha un’attività commerciale può far parte o meno di una categoria “normale”, oppure di una “eccezionale”. Beh, le case editrici, a quanto pare, spesso si fanno vanto, senza peraltro accorgersene, di far parte della seconda categoria. Mentre una normale impresa corre il rischio di fallire o di perdere soldi rischiando di acquistare un prodotto senza la sicurezza di riuscire a rivenderlo, molte case editrici pretendono di ricevere dei soldi dagli autori per la pubblicazione dei libri. Lo scrittore ha fatto la sua parte mettendo il proprio ingegno e la propria creatività a favore della nascita di un libro, e l’editore dovrebbe mettere il denaro per acquistare i diritti dell’opera per un certo numero di anni, e successivamente pagare lo scrittore con i diritti d’autore e guadagnare attraverso la vendita delle copie stampate. Troppe volte non è così, perché gli editori chiedono agli scrittori di contribuire. Bella parola “contribuire”, non trovate? A me non dà la stessa sensazione della parola “pagare”, ma richiama alla memoria lo Stato che definisce i cittadini “contribuenti” attribuendo loro il dovere di pagare le tasse. C’è da rifletterci: secondo me questo termine non è stato scelto a caso.

E allora che fare? Contribuire e vedere stampato il proprio libro, oppure dire no e rimandare la realizzazione di questo sogno ad una proposta migliore? Per rispondere a questa domanda dovete sapere bene cosa intendete ottenere dalla pubblicazione.
I casi sono tanti, ma ho voluto riasumerli, credendo (spero a ragione) di raggruppare in modo efficace in quattro possibilità la totalità dei casi.

CASO A. Volete vedere il vostro libro pubblicato per regalarlo agli amici e averlo in un bel formato.
SOLUZIONE CONSIGLIATA: rivolgetevi ad un tipografo (a quello più conveniente) e stampate poche copie per voi e gli amici. Risparmierete, e avrete ciò che desiderate.

CASO B. Volete fare gli scrittori di mestiere e per voi non è un problema contribuire economicamente.
SOLUZIONE CONSIGLIATA: rivolgetevi ad un’agenzia letteraria. Dopo aver letto e giudicato l’opera, si occuperà di proporla a un tot di editori con cui collabora. Ogni agenzia ha i suoi contatti (informatevi bene prima sulle tariffe e sulle collaborazioni) e i suoi prezzi.
In alternativa, potete scegliere un editore a pagamento, ma il mio consiglio è accertarvi di firmare un buon contratto, cioè un contratto che dia le dovute garanzie e che non permetta scappatoie all’editore.

CASO C. Volete fare gli scrittori di mestiere ma non volete o non potete spendere un centesimo in contributi vari.
SOLUZIONE CONSIGLIATA: rimboccatevi le maniche e armatevi di pazienza, forza e caparbietà, perché dovrete contattare molti editori, raccogliere molte informazioni, beccarvi molti no, aspettare…
E munitevi di un casco, perché c’è il rischio concreto di rompersi la testa continuando a sbatterla a certi muri. 😉 Se siete bravi, caparbi e forti, sarà solo questione di tempo, ma ce la farete di sicuro!

Avete un altro lavoro che vi consente di tirare a campare e non avete tempo? Beh, se volete fare gli scrittori di mestiere, dovete capire che il tempo dovete trovarlo. Se non siete disposti a sacrificare qualcosa o a rischiare lasciando il vostro lavoro per tentare il tutto per tutto con la scrittura… beh, forse lo scrittore non è il mestiere adatto a voi.

CASO D. Volete fare gli scrittori di mestiere per essere presto ricchi, famosi e invidiati da tutti.
SOLUZIONE CONSIGLIATA: cambiate sogno! Un vero scrittore scrive prima di tutto per sé stesso, e poi per comunicare qualcosa al mondo. I soldi, la fama e l’invidia generata negli altri sono motivi che non hanno a che fare con la passione. Anche a livello pratico, vi avverto: non ci si arricchisce quasi mai con questo mestiere, e di sicuro, se succede, non è una cosa rapida e indolore. Pensateci bene: ci sono tanti mestieri più facili.

Siete curiosi di sapere quanto è capace di chiedere un editore a pagamento per la pubblicazione di un libro?

Bene, eccovi tre casi certi:

1. 3700 euro per l’acquisto di 250 copie (14,80 euro a copia)
2. 2970 euro per l’acquisto di 160 copie (18,56 euro a copia)
3. 2500 euro per l’acquisto di 185 copie (13,51 euro a copia)

Spesso quste proposte non sono accompagnate dalla garanzia di una distibuzione degna e di una pubblicità decente, né dalla correzione delle bozze, dall’editing e da altri servizi simili.
Che ne dite, non è molto meglio una tipografia? Vi costerebbe molto meno della metà, ne sono certa!

In tutto questo ribadisco che le case editrici sono di certo delle imprese eccezionali, libere di scrollarsi di dosso il rischio d’impresa come un cane bagnato si scrolla di dosso l’acqua.

Naturalmente questi editori si sprecano in complimenti di ogni sorta per accaparrarsi i soldi dell’autore, ma come qualcuno intelligentemente ha osservato: se mi ritengono tanto bravo, perché non spendono un centesimo per puntare su di me?
Immaginate pure quanto valore attribuiscono alla vostra opera se per pubblicarla vogliono migliaia di euro!
Qualche sprovveduto osa invece dire che loro ci perdono. Ah sì? Ma davvero? Beh, forse un ripassino di matematica non sarebbe del tutto da escludere.

Facciamo due conti:
Innanzitutto abbiamo il codice ISBN (non ho idea dei costi), e il deposito legale dei un tot di copie, ma questi sono costi che vengono sostenuti un’unica volta e dovrebbero essere subito coperti da un tot di vendite sicure (di solito un po’ di copie le acquista l’autore, ma state bene attenti: un editore onesto ve le dovrebbe vendere almeno scontate del 50%). Tolto questo,
il prezzo di copertina lo sceglie l’editore, e poniamo un caso in cui scelga di vendere il libro (al pubblico) a 10 euro. La metà esatta di questi soldi va al distributore (5 euro), il 12% circa va all’autore (1,20 euro). Restano 3,80 euro, che dovrebbero essere un po’ di guadagno per l’editore, e un po’ di costi di stampa.
Se poi poniamo il malaugurato caso in cui l’editore non distribuisce nulla, abbiamo quei 5 euro tutti di guadagno. Che ne dite, ci ha perso? Lascio a voi le conclusioni.

Anche senza sapere tutto questo, io al posto vostro mi farei qualche semplice domanda: se l’editore che chiede soldi ci perde, perché lo fa? Per beneficenza??? E quelli che non chiedono soldi, invece, sono del tutto impazziti o sono dei gran beneffatori?
Domande interessanti, non credete?

Non fatevi fregare dalle pubblicità in tv o da quelle sui giornali, e nemmeno dai personaggi famosi che sponsorizzano questa o quella casa editrice; tutto ciò è solo garanzia di una sola verità: pochi non si inchinano di fronte al Dio denaro.

Vendete a caro prezzo i vostri sogni, non svendeteli mai.

Ricordate che pagando sminuite il vostro valore e dimostrate di non credere abbastanza in voi stessi e in ciò che scrivete, e che pubblicare a pagamento è una pessima voce nel vostro curriculum letterario.

Auguro a tutti voi buona fortuna, ma soprattutto vi auguro di avere la forza e la tenacia di credere fino in fondo e concretamente nei vostri sogni. Questa è la vera “impresa eccezionale”…

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4 Responses to L’impresa eccezionale

  1. Ciao Chiara, davvero un resoconto puntualissimo e dettagliato. L’unica cosa che non mi sembre troppo attendibile (almeno per le esperienze che o avuto finora) è il 12% per l’autore. Se la pubblicazione fosse a pagamento allora ci si potrebbe ben arrivare, ma per i contratti senza richiesta di contributo le percentuali che vanno all’autore scendono a livelli dimezzati. Mi è capitato (l’offerta migliore di tutte) di avere una proposta del 5% per me per una richiesta senza contributo e ho sentito che non era male visto che altri danno il 4% se va bene. Forse non ho trovato l’editore più adatto, ma dubito che un esordiente riesca ad essere tanto fortunato.
    Comunque sia, qualora le cose stessero davvero come dico io (che poi di esperienza non ne ho granché), la tua dimostrazione secondo cui l’editore si arricchisce a spese degli altri non potrebbe che venirne rafforzata.
    Forse dovremmo pensare di mettere in piedi una casa editrice, così diventiamo ricchi!!!! 🙂 Scherzo…
    Tanti saluti Daniele

  2. Ciao Daniele,
    in realtà ho visto solo un contratto senza richiesta di contributo, ed è quello che ho firmato io. Beh, nel mio caso la percentuale di diritto d’autore è 12,5 %. Mi è andata bene, eh? 😀
    Non sapevo che alcuni dessero così poco!!!
    Ah, avere una casa editrice… ci sarebbe davvero da arricchirsi! 😉

  3. stefano says:

    cara chiara mi sembri senza ombra di dubbio una persona in gamba e queste tue considerazioni mi lasciano stupito per questo motivo credi che gli editori pubblichino gratis i libri altrui ma fammeli conoscere arrivo subito.

  4. Caro Stefano,
    i veri editori non chiedono ad uno scrittore di pagare per vendere la propria opera! Quale commerciante si comporta così? E nell’arte, uscendo da un generico commercio di oggetti, quale artista si comporta come quegli scrittori (o aspiranti tali) che pagano per vendere l’oggetto scaturito dal loro ingegno???
    Solo perché viviamo in tempi in cui certe cose girano al contrario, non significa che dobbiamo credere che sia giusto. Leggi questi due post:
    http://www.chiaravitetta.it/2010/03/16/sogno-edizioni/
    http://www.chiaravitetta.it/2010/03/19/leone-editore/
    Questi sono gli editori che voglio farti conoscere; non chiedono contributi! Come loro, ce ne sono molti altri.
    Sono una minoranza, ma voglio sperare che tu non sia una di quelle persone che crede che la maggioranza abbia ragione! Si dice: “la maggioranza vince”, ma non è sempre vero. Se possiamo criticare il mondo, possiamo anche cambiarlo.
    Ah, la Edizioni del Poggio, che ha pubblicato il mio libro, non mi ha chiesto un centesimo. L’editore deve pagare per i libri, non guadagnare il quadruplo sfruttando l’ego, l’inesperienza e la sfiducia di certi scrittori. Se è capace, vende i libri, recupera le spese, guadagna, e paga i diritti d’autore. Così dovrebbe essere e in alcuni casi, come nel mio, così è.

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