Narciso

Narciso - Caravaggio“In un bosco della Beozia viveva Lirìope, una graziosa ninfa dagli occhi azzurri. Un giorno essa sposò Cefiso, un giovane fiume dalla corrente limpida e scosciante. E poi ebbe un figlio.
Subito, in tutto il bosco corse voce che il neonato era bellissimo, e le ninfe vennero da ogni parte per vederlo.
Il bimbo era molto bello davvero: aveva la carnagione chiara, fina e morbida come seta, i capelli biondi come l’oro, gli occhi turchini come polle d’acqua fonda. A vederlo, tutti restavano incantati: le ninfe, che abitavano le rive verdi dei fiumi, sorridevano beate; i fauni burloni, che saltellavano agili nei prati, spiavano attenti; gli allegri sàtiri, che inventano sempre nuove melodie, smettevano di sonare e dimenticavano le loro zampogne.
La bellezza stupenda del bimbo fugava amarezze e dolori. Perciò la madre e le ninfe amiche furono d’accordo nel chiamarlo Narciso, che vuol dire “colui che dà quiete e dolcezza”.
Pochi giorni dopo la nascita, Lirìope portò il piccolo Narciso da un indovino perché gli predicesse il futuro. L’indovino guardò lontano davanti a sé e poi disse:
“Avrà vita felice e lunga, purché non veda mai se stesso.”
A quei tempi, gli specchi non esistevano ancora. E, senza specchi, si sa, uno non può vedere se stesso. Perciò Lirìope fu contenta della profezia: Narciso sarebbe vissuto a lungo e avrebbe avuto vita felice.
Crescendo, Narciso divenne sempre più bello; tanto che, quando fu grande, tutte le giovani ninfe del bosco s’innamorarono di lui. Ma egli non si curava di nessuna. Gli piaceva fare lunghe corse gioiose nei prati assieme ai compagni di gioco; amava cercare per le siepi e per i greppi le prime mammole di primavera e ascoltare il canto degli uccelli. Era pago di questo.
Fra le ninfe, una più di tutte le altre era innamorata di Narciso. Si chiamava Eco. Era impertinente, birichina e, un tempo, era stata una gran chiacchierona. Ma, per essersi impicciata di affari non suoi ed essere andata in giro a ciarlarne, era stata severamente punita da Giunone: non poteva più parlare liberamente; poteva solo ripetere l’ultima parola dei discorsi che udiva. Senza farsi scorgere, Eco seguiva Narciso dappertutto.
Un giorno il giovanetto non s’accorse d’essersi allontanato dai compagni, e si perse nel bosco. Impaurito dalla solitudine, a gran voce chiamò:
“Oè, c’è qualcuno??”
Eco, che lo spiava nascosta dietro una siepe, pronta ripeté:
“Qualcuno.”
Non vedendo nessuno là intorno, Narciso gridò ancora:
“C’è qualcuno?”
Ed Eco di nuovo:
“Qualcuno” ma non uscì dal suo nascondiglio.
Narciso si mise a cercare fra gli alberi la persona che gli rispondeva. Non trovandola, domandò:
“Perché fuggi?”
“Fuggi” ripeté Eco.
“No, voglio stare con te.”
“Con te.”
“Son qui!” gridò felice Narciso, credendo che a rispondergli fosse uno dei suoi compagni di gioco.
“Qui!” ripeté Eco; e uscita dal nascondiglio, si fece vedere.
Ma Narciso, che non se l’aspettava, rimase deluso.
E la cacciò via.
Vedendosi disprezzata, la ninfa provò dolore e vergogna. Si nascose nel bosco e non si fece più vedere. Da allora nei boschi, sui monti, molti odono la sua voce, ma nessuno la vede.
Continuando a cercare i suoi compagni, Narciso giunse ad una fonte. Le acque erano limpide e immobili come cristallo. Chiuse tutt’intorno da un’alta corona di alberi, esse non riflettevano mai i raggi del sole.
Narciso si sedette presso la fonte e, invitato da tanta fresca limpidezza, volle bere. Ma, mentre si chinava, vide nell’acqua un volto bellissimo che, venendo dal fondo, gli si avvicinava. Stupito, di fermò a guardare. Ed anche il volto sconosciuto si fermò.
Il giovanetto provò ad allontanarsi. E il volto nella fonte si allontanò. Timoroso di perdere quella presenza ignota e pur tanto gradita, Narciso si chinò di nuovo sullo specchio d’acqua. E il volto nella fonte si avvicinò.
Allora Narciso poté contemplare a suo piacimento quel volto bellissimo, che era il suo ma che egli credeva essere di altri. Ammirò l’ovale perfetto del viso, la corona di riccioli biondi, gli occhi luminosi come stelle.
“Chi sei?” domandò.
Il volto sconosciuto mosse le labbra, ma restò muto.
“Forse è la ninfa che abita nella fonte”, pensò Narciso, incantato da tanta bellezza. E se ne innamorò.
Tese le mani per accarezzare il volto amato. Ma, come le dita toccarono l’acqua, questa si mosse, e l’immagine si scompose.
Non potendo accarezzare l’oggetto del suo amore, Narciso scoppiò in lacrime. Anche il volto nella fonte pianse.
“Anche lei mi ama” mormorò il giovanetto e si stese sul bordo della fonte a contemplare se stesso e a piangere di dolore.
Restò lì per giorni e giorni, senz’avere la forza di allontanarsi.
Col passare dei giorni, si consumò e si strusse come rugiada mattutina che si dissolva ai tiepidi raggi del sole.
Non vedendolo tornare, la madre e le ninfe amiche lo cercarono del bosco e infine lo trovarono presso la fonte. Mollemente adagiato sull’erba del bordo, il volto di Narciso si rifletteva ancora nella fonte; ma aveva gli occhi chiusi. Si sarebbe detto che dormisse. Invece l’anima aveva già abbandonato il corpo ed era scesa nel buio regno di Plutone.
Appena se ne accorsero, Lirìope e le ninfe levarono grida di dolore.
“Ahimé!” esclamarono, strappandosi i capelli e percotendosi il petto.
“Ahimé!” ripeté l’invisibile Eco.
Si dettero d’attorno a raccogliere fronde, per fare un feretro al morto giovanetto. Ma quando tornarono per portarselo via, videro che era scomparso. Là dove poco prima il bellissimo giovane posava il capo senza vita, era sbocciato un fiore nuovo, mai visto prima. Aveva un calice giallo, del vivo colore dell’oro, e intorno una corona di petali bianchi. Emanava un dolce profumo, che leniva il dolore del cuore.
Oggi quel fiore nasce spontaneamente intorno alle fonti, nei boschi. Il suo profumo incanta e conforta. Noi lo chiamiamo “narciso”.”

(da: “Storie d’oro” di Gino Ragozzino”)

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Dallo stesso libro:

Volare come uccelli
I gabbiani

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2 Responses to Narciso

  1. Roberta says:

    E’ bellissima Chiara…i miti conservano sempre un grande fascino. Non solo trasmettono importanti messaggi, ma riescono a farci annusare profumi esotici e lontani, riescono a farci sentire le voci di un universo magico, allontanandoci dal mondo per farcelo comprendere meglio.
    Sarebbe bello, almeno una volta a settimana rispolverare un mito!
    Che ne dici? 😉

  2. Mmmm… Idea interessante! 🙂

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