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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Così vorresti fare lo scrittore?

Posted by Chiara Vitetta - febbraio 22nd, 2010

scrivereE così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

Non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

(Charles Bukowski)

__________________________________

Dello stesso autore:

I furbi
Sii gentile
Autoinvitati
Le parole
Attraversa l’anima

10 Responses to “Così vorresti fare lo scrittore?”

  1. daniele trucchia Says:

    Ciao Chiara, è da un po’ che non mi faccio sentire. Sono rimasto davvero senza parole di fronte allo scritto di Bukowski che hai riportato, ma non solo per la forza con cui viene affermato l’amore vero per la scrittura, neanche per la verità delle sue parole, più che altro… perché fino all’ultima riga ero sicuro che fossi stata tu a scrivere il tutto. Dalle interviste che ogni tanto rilasci (non ultima quella a Matteo Zapparelli) trapela sempre quanto il tuo pensiero sia vicino a quello del citato Bukowski. Ma a questo punto non posso fare a meno di rivolgere a me stesso la domanda più crudele: dovrò abbandonare anch’io ogni sogno, oppure iniziare a darmi da fare? Talvolta credo di sentire proprio che qualcosa stia morendo in me, ma sarà poi vero? Chissà…
    saluti Daniele

    P.S. = E’ sempre un piacere tornare a trovarti, c’è sempre qualche bella sorpresa ad aspettarmi fra tuoi articoli.

  2. Chiara Vitetta Says:

    Ciao Daniele,
    sì, la domanda crudele che ti sei fatto dovrebbe farsela ogni aspirante scrittore. Capire cosa si vuole ottenere da quello che nasce come un bisogno spontaneo (la scrittura in questo caso), è il primo, importante passo.
    Non lasciare che muoia qualcosa in te… se ci credi davvero, impegnati con tutto te stesso, rischia, mettiti in gioco; ne varrà la pena!

    Anche per me è un piacere ritrovarti qui, e sono contenta di smuovere qualcosa con quello che scelgo di pubblicare come post. 🙂

  3. Roberta Says:

    Questo scritto di Bukowski è davvero eccezionale e commuove sempre,grazie a Chiara per averlo riproposto. Un vero scrittore è quello che non sa di esserlo, è quello che scrive per sognare e non per vivere, è quello che non dorme di notte e fantastica un mondo immaginario, è quello che grida nel silenzio della normalità.
    Grazie Chiara!

  4. Chiara Vitetta Says:

    Per me è un piacere smuovere qualcosa con le poesie che scelgo di pubblicare o con i post che scrivo. 🙂
    Concordo: il vero scrittore scrive per sognare, fantastica su un mondo immaginario, grida nel silenzio della normalità. Fa anche molto altro, ma sicuramente non scrive per la fama, né per i soldi…

  5. antonio Says:

    scrivere e come l’alcolista che beve sempre di più per dimenticare le sue frustazioni.

  6. Chiara Vitetta Says:

    Non sono d’accordo, scrivendo non si fa alcun danno al proprio organismo, semmai si fa del bene!

  7. alexia Says:

    per scrivere non devi pensare. lo fai solo per correggere…
    quando leggo un buon libro il mio cuore accellera i suoi battiti e così succede mentre scrivo. a volte mi sembra di essere guidata da un entità che mi sussurra i suoi pensieri, le sue vite passate e future all’orecchio.
    i romanzi che scrivo nascono sempre dai miei sogni…
    i romnazi che scrivo riempiono i miei pensieri…
    non importa se poi verranno apprezzati, importa che ti abbiano reso la vita più bella da vivere…

  8. Chiara Vitetta Says:

    Concordo con l’idea di una scrittura istintiva, quindi fatta di sensazioni più che di pensieri. Io scrivo così! 🙂
    sogni, pensieri, frustrazioni da sfogare… i libri nascono da molte cose.

  9. mauro Says:

    Mi viene in mente anche questa poesia di boris vian

    uno di più
    uno senza ragione
    ma poiché gli altri
    si pongono le domande degli altri
    e rispondono loro con le parole degli altri
    che altro fare
    che scrivere,come gli altri
    ed esitare
    e ripetere
    e cercare
    e ricercare
    e non trovare
    e annoiarsi
    e dire che non serve a niente
    sarebbe meglio guadagnarsi da vivere
    ma la mia vita,ce l’ho,io,la mia vita
    non ho bisogno di guadagnarla
    non è un problema per niente
    la sola cosa che rimane
    e tutto il resto, i problemi
    ma essi sono tutti già posti
    essi si sono tutti interrogati
    sui minimi argomenti
    allora a me cosa resta
    essi hanno adoperato tutte le parole comode
    le parole belle per fare discorso
    quelle spumeggianti,quelle calde, le grosse
    i cieli,gli astri,i lampioni
    e queste bestione molli delle onde
    arrabbiate scavano le rocce rosse
    e pieno di tenebra e di urla
    e pieno di sangue e pieno di sesso
    pieno di ventose e di rubini
    allora a me cosa resta
    bisogna domandare senza rumore
    e senza scrivere e senza dormire
    bisogna che io cerchi per me
    senza dirlo, neppure al portiere (…)bisogna che mi ficchi
    un tronco nelle narici
    contro una uremia al cervello
    e che io veda scorrere le mie parole
    essi si sono tutti interrogati
    io non ho diritto alla parola
    essi hanno preso tutte quelle splendenti
    essi sono installati là in alto
    dove è il posto dei poeti
    con delle lire a pedale
    con delle lire a vapore
    con delle lire a otto vomeri
    e dei pegasi a reazione
    non ho il piu piccolo soggetto

    non ho che parole più vili
    tutte le parole meno tutte quelle fiacche
    io non ho più che mi io le la i
    io non ho più che di cui chi che che cosa

    c’è,lei e lui,che loro noi voi nè
    come volete che io faccia
    un poema con queste parole?
    ebbene tanto peggio non lo farò

    boris vian (1951)

  10. Chiara Vitetta Says:

    Ciao Mauro
    e grazie del contributo. Poesia interessante. 🙂

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