Sul Romanzo

sul romanzo

Girovagando in internet tra una stranezza e un’assurdità, d’improvviso sono incappata in un blog che definirei una rivelazione. Questo è il link:

http://sulromanzo.blogspot.com/

In una lunga serie di post, che ho spulciato a dovere, ho potuto leggere interessanti spunti di riflessione a proposito dell’editoria. Colgo l’occasione per ringraziare Morgan Palmas, autore della maggior parte dei post che ho potuto leggere in questo utilissimo blog. Invito tutti voi scrittori o aspiranti tali a dare un’occhiata a tutto tondo, leggendo e riflettendo, confrontando e approfondendo. Nel frattempo, ecco alcuni passi tratti da vari post:

Sul contributo editoriale:

(…) W.Whitman, M.Twain, H.D.Thoreau, M.Proust, A.Moravia, E.A.Poe, P.Verlaine, G.B.Shaw, A.Rimbaud, L.Carroll, sì, avete capito bene, pagarono per pubblicare le loro opere, soprattutto all’inizio della carriera, la lista sarebbe lunga.
Quindi, qualcuno potrebbe affermare: «Se l’hanno fatto loro…». No, se sentite un editore che vi racconta simili balle, rispondete subito: «Uè, magari lo pubblico il libro con te facendomi spennare, ma mica sono scemo!», e vi spiego per quale ragione.

Al tempo dei giganti della letteratura non esisteva la stampa digitale, la tecnologia non aveva ancora vissuto l’evoluzione che conosciamo e perciò, nonostante qualche scrittore abbia intrapreso la strada della pubblicazione a pagamento, le condizioni erano del tutto differenti, v’era una qualità e una dedizione al testo che per nulla assomigliano alle truffe di oggi. Truffe che, sia chiaro, il più delle volte trovano la complicità dello scrittore esordiente, desideroso di vanità. Non è un caso che nel mondo anglosassone il fenomeno sia definito vanity press.

Eileen Gittins, amministratore delegato di Blurb, una casa editrice print on demand – poi faremo le necessarie distinzioni – ha portato il fatturato in due anni da uno a trenta milioni di dollari, dichiarando con genuinità, beata lei, che la maggior parte dei libri hanno venduto una sola copia, quella dell’autore stesso. Fatturati che non rispecchiano spesso la qualità letteraria, basti pensare che Robert “Bob” Young, amministratore delegato di Lulu, ha dichiarato: «Abbiamo semplicemente pubblicato la più vasta raccolta della peggior poesia di tutta la storia dell’umanità». (…)

Leggi il resto di questo post qui.

Sul successo del print on demand:

(…) Velocità, costi bassi, si fa leva sul narcisismo degli scrittori, nessun magazzino, abbattuti alcuni costi di ufficio, ricavi subito senza ritardi dovuti alla filiera di distribuzione, ecc… un business incredibile. Ecco una delle ragioni per cui il settore ha il vento in poppa. (…)

Leggi tutto il post qui.

Sull’editoria a pagamento:

(…) La Vanity Press, analizzata dal punto di vista imprenditoriale, è un business sicuro e proficuo, zero rischi, soltanto guadagni, ditemi se una persona con il fiuto del denaro e un po’ cinica non trova nell’editoria a pagamento un modo intelligente di fare affari. È comprensibilissimo. Lasciate da parte per un momento l’etica, concentratevi sul guadagno. Chiaro che nessuno potrebbe avere il coraggio di definire una casa editrice a pagamento ingenua.
Ricevo un manoscritto, fa schifo o è interessante? Chi ne se frega, non lo leggo, invio dopo un paio di settimane il contratto, pronuncio lodi come le seguenti:

“Abbiamo letto con interesse la Sua Opera e dopo esserci consultati con attenzione si è convenuto di contattarla quanto prima per proporle un contratto con la nostra casa editrice. Vi sono elementi migliorabili, eppure l’originalità espressa nonché l’idea portante non potevano non essere da noi considerate come punto di partenza per un possibile accordo di pubblicazione”.

Si stuzzica la vanità dell’autore, gli si presenta le condizioni del contratto e si persuade chi legge affinché la cifra proposta sia conveniente, opportuna, accettabile.

Su 1000 proposte quanti firmeranno? 10, 50, 100, 500? Soldi sicuri, nessun rischio d’impresa.

È giusto tutto questo? (…)

Leggi il resto del post qui.

Sul Gruppo Albatros – Il filo:

(…) io penso per esempio al Gruppo Albatros Il Filo, c’è stato un periodo anni fa che lo trovavi ovunque, sui giornali intendo. Se aprite il loro sito si legge: “Presidente onorario Alda Merini”, oibò. Alcuni volti noti: Stefano Zecchi, Alberto Bevilacqua, Antonio Cabrini, Luciano De Crescenzo, ecc.
L’idea che ti fai subito è che vi sia una certa autorevolezza editoriale, se questi nomi pubblicano con loro… giusto?
Pagina tira pagina online e si scopre che la casa editrice in questione propone a tutti gli esordienti un contratto a pagamento che può giungere a diverse migliaia di euro, eccetto per i VIP che si portano dietro un sicuro successo di vendite grazie alla notorietà. Non sono pochi coloro che dopo avere firmato si sono pure lamentati per uno scarso editing.

Nella sezione Chi Siamo leggiamo: “La casa editrice Il Filo ha conquistato negli anni una posizione di leadership per quanto riguarda la pubblicazione e il lancio di opere di autori emergenti. […] Oggi possiamo dire che il nostro obiettivo è stato in gran parte raggiunto e lo testimonia il fatto che migliaia di lettori escano ogni mese dalle librerie italiane con un libro di un autore emergente edito dalla casa editrice Il Filo”. Fantastico.
Scendete con il cursore ancora un po’: “Per questo un altro fattore fondamentale nella diffusione della collana Nuove Voci, è proprio la distribuzione nazionale, affidata al gruppo Ugo Mursia Spa”. Mursia? Cioè quella Mursia? Esatto.

Nella sezione Distribuzione troviamo che sia IBS sia BOL vendono libri di tale casa editrice.
IBS appartiene a Giunti & Messaggerie (Giunti è una delle case editrici più antiche d’Italia, con una lunga storia culturale, mentre Messaggerie è un importante distributore ed editore, vi dicono qualcosa Fazi, Bollati Borighieri, Garzanti, Longanesi, Chiarelettere, le librerie Ubik! o Melbookstore? Ecco, appunto).
BOL invece è una divisione di Mondolibri SPA, società del Gruppo Mondadori. Il mondo è piccolo. (…)

Avrei molto da dire, ma preferisco che ognuno faccia da sé le proprie considerazioni, nella direzione che più lo attrae.

Troverete tutti i post citati, insieme a tanti altri che ho letto e trovato interessanti, qui.

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4 Responses to Sul Romanzo

  1. roberta says:

    Brava Chiara! Peschi sempre nel fiume giusto!;-D Fortunatamente avevo letto questi post come moltissimi altri che ci sono in rete (basta cercarli e avere un minimo di senso critico). Grazie a questo tipo di commenti; ai siti come il tuo; all’ascolto di esperienze e alla continua ricerca della VERITà, un esordiente qualsiasi,ingenuo e sprovvisto di esperienza, può diventare un vero “esordiente professionista”. Basta leggere, ascoltare, cercare… grazie ancora Chiara! Perché non ti arrendi mai! Continua così, sconfiggeremo il sistema prima o poi!!! ;-D

  2. Marcello M. says:

    Ti ringrazio per avere citato il nostro blog. Io sono uno dei collaboratori e ho contribuito alla nascita della webzine a esso collegata e che vi invito a leggere, se avrete tempo e voglia.
    Questo è il link al numero 0 (marzo 2010) : http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010
    Mentre questo è il link al numero 1: http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-num1-apr2010-hd01

    Buon fine settimana.

  3. Ciao Marcello,
    per me è un piacere citare blog che ritengo utili e ben fatti. 🙂 Probabilmente avrò occasione di farlo ancora.
    Presto darò un’occhiata ai link che mi hai mandato.
    Grazie!

  4. Giovanni says:

    allora, ti è stata utile la mia segnalazione? 😉
    Meglio così! Buona scrittura…

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