I ragazzi venuti dal Brasile

Ira Levin - I ragazzi venuti dal Brasile“Novantaquattro uomini devono morire: anziani pensionati, pacifici cittadini che nulla sembra distinguere dagli altri, che nessun legame sembra unire. Ma devono morire: in Germania, in Inghilterra, in America, entro la primavera del 1977. E tutto questo per il trionfo della razza ariana: così sostiene il dottor Josef Mengele, il famigerato medico dei lager nazisti celebre per i suoi crudeli esperimenti sulle cavie umane, che ha trovato scampo in un paese sudamericano da dove dirige l’intera operazione. Un piano folle, che ha dell’incredibile, eppure possibile. Di più, reale. Solo un uomo può fermarlo: Yakov Liebermann, scampato alla Shoah e strenuamente dedito, da anni, alla ricerca dei criminali nazisti. Liebermann è ormai vecchio, malato. Ma non è solo: un gruppo di studenti israeliani si mette al suo fianco, impegnati in una strenua lotta tra Bene e Male che si concluderà solo quando preda e cacciatore si troveranno finalmente di fronte, in un ultimo, drammatico confronto”.

Avete appena letto la quarta di copertina de: I ragazzi venuti dal Brasile, romanzo del 1976 dello scrittore statunitense Ira Levin. La trama avvincente, l’argomento di fondo sempre dolorosamente attuale e la scorrevolezza del testo, rendono questo romanzo decisamente buono.

Tra le righe, mentre i misteri si infittiscono e le vite dei personaggi si intrecciano, si riescono a cogliere molti spunti di riflessione, tra cui l’eterna e insoluta domanda: siamo figli del DNA o dell’ambiente che ci circonda? Quanto incide la biologia e quanto la famiglia? E il periodo storico? Tra questo ed altri quesiti, Ira Levin ci racconta una storia in cui i mostri esistono e hanno sembianze umane, e la follia assume strani, inquietanti volti. Ecco come questo scrittore descrive una delle terribili comparse di questa storia:

“Aveva visto ciò che aveva già visto nelle fotografie: una donna di mezza età dall’aria qualsiasi. Piuttosto piccola, capelli quasi grigi rialzati ai lati del capo, ricci sulla sommità. Pelle malsana di un bianco grigiastro, mascella pesante, bocca delusa. Occhi stanchi ma risoluti. Nell’uniforme da carcerata, Frieda Maloney avrebbe potuto essere una cameriera o una sguattera oberata di lavoro. Un giorno, pensò, mi piacerebbe incontrare un mostro che abbia l’aspetto di un mostro.”

I libri sono fonte di piacere, ma anche di cultura. Questo è un romanzo piacevolissimo da leggere, dotato di un buon ritmo, mai noioso o lento; ma soprattutto è un libro che spinge a riflettere e a ricordare. L’importanza di tenere vivi avvenimenti come la Shoah è indubbia, e I ragazzi venuti dal Brasile è certamente adatto allo scopo.

Buona lettura!

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2 Responses to I ragazzi venuti dal Brasile

  1. Pingback: Anonimo

  2. Ciao e grazie! 🙂

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