“Scrivi e vinci”, 1° Edizione

scrivi-e-vinciVi piace scrivere? E leggere? Se ad entrambe le domande avete risposto sì, allora ho quello che fa per voi.
Metto a vostra disposizione delle copie del mio libro, “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia”, ma dovrete guadagnarvele! Vi proporrò una piccola storia e alla fine di essa, vi chiederò di proseguire spiegandone una parte. Non dovrete indovinare, perché neanch’io so come andrà a finire; dovrete invece inventare, far fruttare la vostra fantasia. Alla scadenza del termine del concorso sceglierò la soluzione più bella. Il vincitore riceverà una copia del mio libro a casa, con dedica e autografo.

Ecco le semplici regole:

– Il concorso è aperto a tutti, anche a chi ha già il libro ma ne vuole una copia da regalare ad un amico, ad una biblioteca o a chiunque voglia.

– La lunghezza massima della continuazione è di circa 5000 caratteri (cifra del tutto orientativa)

– Le continuazioni del racconto possono essere inviate via e-mail all’indirizzo chiaravitetta1985@gmail.com, oppure pubblicate come commento a questo post.

– Tutte le continuazioni del racconto devono essere inviate entro la mezzanotte del 28 giugno.

Il 29 giugno verrà pubblicato un post con il racconto completo, composto dalla prima parte scritta da me e dalla continuazione migliore tra quelle inviate da voi. Il vincitore si aggiudicherà una copia del mio libro.

Bene, si comincia! Leggete la piccola storia di seguito e alla fine vi dirò cosa voglio che mi raccontiate.

Buona fortuna a tutti!

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Pasquale Sabatini era tutto fuorché un uomo comune. Come ogni strano personaggio, era strano a modo suo, in una maniera unica e impareggiabile. Non era tanto l’abbigliamento vecchio di vent’anni nello stile a farlo spiccare tra la gente, né i modi garbati fino all’eccesso, quanto invece lo sguardo e l’atteggiamento del volto, i cui lineamenti potevano cambiare innumerevoli volte nell’arco di pochi minuti. Vista la mimica e la grande mobilità dei suoi muscoli facciali, avrebbe di certo avuto successo come attore, ma questo pensiero non gli aveva mai attraversato la mente. Da quando era bambino aveva una passione sfrenata: i treni. Aveva fatto il macchinista per tutta la vita, portando centinaia di treni da una parte all’altra d’Italia, e una volta pensionato, aveva preso la strana abitudine di viaggiare avanti e indietro ora su uno, ora su un altro treno. La stranezza di questa scelta non stava certo nel viaggiare in sé, quanto nel non vedere mai le città in cui il treno si fermava. Scendeva per un rapido caffè ristretto e un cornetto alla marmellata se era mattina, per un panino al prosciutto e mozzarella se era ora di pranzo, per una pizza o una focaccia se era sera. Mangiava sempre le stesse cose, quando le trovava, poi aspettava l’arrivo del treno che avrebbe fatto il viaggio all’indietro, per tornare al luogo da cui era partito. Ciò che più amava erano i treni, non le città in cui passava. Lo rendeva felice la sensazione di macinare molti chilometri, di sentirsi scorrere sotto al sedere le ferrovie di tutt’Italia, di avanzare e poi retrocedere, ma sempre con la sensazione di spostarsi in avanti, in avanti e ancora in avanti, come se il mondo non avesse fine e non ritornasse su se stesso. Conosceva le tratte a memoria, le regole dei viaggiatori a menadito e le fermate come un matematico conosce la tabellina del 2. Da tre anni viaggiava su e giù per l’Italia tre giorni alla settimana e da alcuni mesi aveva cominciato ad essere socievole. Viaggiare significa anche conoscere molte persone, specie durante viaggi lunghi; e Pasquale, vedovo da dieci anni e solitario per natura, aveva imparato con difficoltà a conversare con chi gli rivolgeva la parola. Perfetti estranei anche timidi diventavano stranamente loquaci se viaggiavano soli e il viaggio era abbastanza lungo da annoiarli a sufficienza. Gli chiedevano della sua vita con una facilità che lasciava Pasquale a bocca aperta. Lo spiazzavano così tanto che non faceva neanche in tempo a decidere se la domanda fosse lecita; rispondeva e basta. Lo coglievano alla sprovvista e lui parlava, disabituato a tanta curiosità rivolta proprio a lui, che si credeva così tanto anonimo quanto in realtà era strano. Non poteva capire come le persone restassero incuriosite dalle sue tante espressioni, dagli occhi lucenti e mobili, dal sorriso sincero e aperto. Non capivano come potessero esistere in un uomo tanti stati d’animo e mai li avevano visti manifestarsi tutti sullo stesso volto. Pasquale parlava e le persone osservavano, estasiate, come la sua espressione cambiava e il suo tono di voce si adeguava alle risposte; come gli occhi, la bocca e la testa, inclinata o meno, reagivano ai loro racconti, assumendo pose di solidarietà, fiducia, speranza o stupore. Le piacevoli chiacchierate toccavano qualunque argomento, ma finivano sempre per concludersi allo stesso modo.
Pasquale aveva l’abitudine, di tanto in tanto, ma con una cadenza alquanto precisa, di accarezzare con le dita della mano sinistra uno stranissimo anello che portava all’anulare destro. Sembrava un anello da donna: era un sottile cerchietto d’argento con una pietra verde smeraldo che luccicava al sole. Quel gioiello, strano al dito di un uomo, colpiva immancabilmente chiunque, ma nessuno osava chiedere nulla. La curiosità generale aumentava in maniera preoccupante quando, dopo alcune ore di conversazione, Pasquale assumeva un’espressione di dolore e accarezzava l’anello con una dolcezza tale da spezzare anche un cuore di pietra.
Nel tempo, tra tutte le persone con cui Pasquale aveva conversato, nessuno aveva ancora avuto la sfrontatezza di chiedere di quell’anello, ma si sa, prima o poi ogni cosa è destinata a cambiare. Un giorno, in viaggio verso Roma, una donna sedeva di fronte a Pasquale, e con lei la figlia, una ragazzina di circa otto anni dagli occhi vispi. Fu proprio lei, innocente e spontanea, priva delle regole sociali degli adulti, a dire semplicemente: “Come brilla! Lo posso vedere?”
Pasquale e le sue mille espressioni si congelarono all’istante. Mille pensieri gli attraversarono la mente e furono come una folata di vento che alza tutta la polvere del mondo.
Ricordò in un attimo la storia che quell’anello portava sempre con sé, incastonata sotto la pietra a brillare per l’eternità insieme a lei…

Qual è la storia dell’anello di Pasquale?

Buona scrittura a tutti!

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Leggi il racconto completo

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63 Responses to “Scrivi e vinci”, 1° Edizione

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