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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Il vincitore di “Scrivi e vinci”

Posted by Chiara Vitetta - giugno 29th, 2010

winner“Scrivi e vinci” è stato un esperimento riuscito. Avrà un seguito, con tanto di miglioramenti, quindi tenetevi informati, perché ho varie copie del mio libro disponibili per voi.

Ringrazio tutti i partecipanti e mi complimento con loro per la fantasia, per l’essersi messi in gioco, per la voglia di confrontarsi. So che il tempo a disposizione era poco e che scrivere continuando la storia di qualcun altro non è facile, specie con dei limiti di caratteri, ma voi siete stati davvero bravi.

Ho scelto la continuazione di Angela di Salvo, e a lei vanno particolari complimenti. Ha saputo trovare una soluzione che fosse in linea con il personaggio, che era poi il centro del mio incipit, e l’ha esposta bene. Brava!

Adesso godetevi questo mini racconto scritto a due mani, e ditemi che cosa ve ne pare. 🙂

Buona lettura!

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Pasquale Sabatini era tutto fuorché un uomo comune. Come ogni strano personaggio, era strano a modo suo, in una maniera unica e impareggiabile. Non era tanto l’abbigliamento vecchio di vent’anni nello stile a farlo spiccare tra la gente, né i modi garbati fino all’eccesso, quanto invece lo sguardo e l’atteggiamento del volto, i cui lineamenti potevano cambiare innumerevoli volte nell’arco di pochi minuti. Vista la mimica e la grande mobilità dei suoi muscoli facciali, avrebbe di certo avuto successo come attore, ma questo pensiero non gli aveva mai attraversato la mente. Da quando era bambino aveva una passione sfrenata: i treni. Aveva fatto il macchinista per tutta la vita, portando centinaia di treni da una parte all’altra d’Italia, e una volta pensionato, aveva preso la strana abitudine di viaggiare avanti e indietro ora su uno, ora su un altro treno. La stranezza di questa scelta non stava certo nel viaggiare in sé, quanto nel non vedere mai le città in cui il treno si fermava. Scendeva per un rapido caffè ristretto e un cornetto alla marmellata se era mattina, per un panino al prosciutto e mozzarella se era ora di pranzo, per una pizza o una focaccia se era sera. Mangiava sempre le stesse cose, quando le trovava, poi aspettava l’arrivo del treno che avrebbe fatto il viaggio all’indietro, per tornare al luogo da cui era partito. Ciò che più amava erano i treni, non le città in cui passava. Lo rendeva felice la sensazione di macinare molti chilometri, di sentirsi scorrere sotto al sedere le ferrovie di tutt’Italia, di avanzare e poi retrocedere, ma sempre con la sensazione di spostarsi in avanti, in avanti e ancora in avanti, come se il mondo non avesse fine e non ritornasse su se stesso. Conosceva le tratte a memoria, le regole dei viaggiatori a menadito e le fermate come un matematico conosce la tabellina del 2. Da tre anni viaggiava su e giù per l’Italia tre giorni alla settimana e da alcuni mesi aveva cominciato ad essere socievole. Viaggiare significa anche conoscere molte persone, specie durante viaggi lunghi; e Pasquale, vedovo da dieci anni e solitario per natura, aveva imparato con difficoltà a conversare con chi gli rivolgeva la parola. Perfetti estranei anche timidi diventavano stranamente loquaci se viaggiavano soli e il viaggio era abbastanza lungo da annoiarli a sufficienza. Gli chiedevano della sua vita con una facilità che lasciava Pasquale a bocca aperta. Lo spiazzavano così tanto che non faceva neanche in tempo a decidere se la domanda fosse lecita; rispondeva e basta. Lo coglievano alla sprovvista e lui parlava, disabituato a tanta curiosità rivolta proprio a lui, che si credeva così tanto anonimo quanto in realtà era strano. Non poteva capire come le persone restassero incuriosite dalle sue tante espressioni, dagli occhi lucenti e mobili, dal sorriso sincero e aperto. Non capivano come potessero esistere in un uomo tanti stati d’animo e mai li avevano visti manifestarsi tutti sullo stesso volto. Pasquale parlava e le persone osservavano, estasiate, come la sua espressione cambiava e il suo tono di voce si adeguava alle risposte; come gli occhi, la bocca e la testa, inclinata o meno, reagivano ai loro racconti, assumendo pose di solidarietà, fiducia, speranza o stupore. Le piacevoli chiacchierate toccavano qualunque argomento, ma finivano sempre per concludersi allo stesso modo.
Pasquale aveva l’abitudine, di tanto in tanto, ma con una cadenza alquanto precisa, di accarezzare con le dita della mano sinistra uno stranissimo anello che portava all’anulare destro. Sembrava un anello da donna: era un sottile cerchietto d’argento con una pietra verde smeraldo che luccicava al sole. Quel gioiello, strano al dito di un uomo, colpiva immancabilmente chiunque, ma nessuno osava chiedere nulla. La curiosità generale aumentava in maniera preoccupante quando, dopo alcune ore di conversazione, Pasquale assumeva un’espressione di dolore e accarezzava l’anello con una dolcezza tale da spezzare anche un cuore di pietra.
Nel tempo, tra tutte le persone con cui Pasquale aveva conversato, nessuno aveva ancora avuto la sfrontatezza di chiedere di quell’anello, ma si sa, prima o poi ogni cosa è destinata a cambiare. Un giorno, in viaggio verso Roma, una donna sedeva di fronte a Pasquale, e con lei la figlia, una ragazzina di circa otto anni dagli occhi vispi. Fu proprio lei, innocente e spontanea, priva delle regole sociali degli adulti, a dire semplicemente: “Come brilla! Lo posso vedere?”
Pasquale e le sue mille espressioni si congelarono all’istante. Mille pensieri gli attraversarono la mente e furono come una folata di vento che alza tutta la polvere del mondo.
Ricordò in un attimo la storia che quell’anello portava sempre con sé, incastonata sotto la pietra a brillare per l’eternità insieme a lei…

Quel mattino di maggio di dieci anni prima era un giorno grigio e pioveva. Era in ritardo e si preparava speditamente a raggiungere il suo treno.
Non aveva voglia di riprendere il lavoro; sua moglie Elvira era morta da una settimana dopo una lunga e terribile malattia e in lui era nato una strano stato d’animo che non era dolore né la disperazione che segue ad una perdita. Avvertiva in modo sempre crescente un senso di straniamento e di distacco che lo portavano a fare tutto con automatismo. Aveva perso la sua straordinaria capacità di comunicare con gli altri e i tratti del suo volto, così mobili e vivi, erano diventati inespressivi.
Non sentiva la mancanza della moglie, anzi ripensava spesso a quel senso di liberazione che aveva provato quando era spirata con gli occhi socchiusi sprofondati in quel viso scarno e cereo. Vederla in quel letto a soffrire e stare accanto a lei per giornate intere senza poter alleviare in alcun modo le sue sofferenze era stato uno strazio insopportabile. Restavano ore da soli in un interminabile silenzio rotto soltanto dai suoi flebili lamenti e non c’era mai nessuno che venisse a trovarli, tranne l’infermiera che impassibilmente eseguiva le istruzioni del medico.
Ma sperava che, quando avesse oltrepassato la soglia della stazione e si fosse accinto a guidare il suo treno, tutti i pensieri sarebbero spariti e sarebbero rimasti chiusi in quella casa vuota e disordinata in cui continuava a vivere suo malgrado con il proposito di venderla prima o poi, quando ne avrebbe avuto l’occasione e il coraggio.
Quella mattina era passato per sbaglio nella sala d’attesa dei passeggeri.
C’erano solo due persone in un angolo e discutevano animatamente. L’uomo era all’impiedi sovrastando con la sua figura massiccia la giovane donna che stava accucciata sul sedile come una bimba smarrita.
– Te ne devi liberare!!! Non te ne sei ancora convinta? –
– Io… non posso… ho paura e poi non so se è giusto… –
– Tu sei pazza! Lo devi fare! Non possiamo tenerlo, lo capisci? –
Pasquale aveva ascoltato quel dialogo incalzante mettendosi di spalle e fingendo di guardare un avviso che stava attaccato alla parete scalcinata del muro.
Non erano fatti suoi ma il tono perentorio dell’uomo e la voce dolcissima e disperata di quella fanciulla lo avevano paralizzato. Sentiva il dramma di quella creatura e all’improvviso la sua grande carica di umanità e di sensibilità, che sembravano sopite e dissolte nella sua apatia, si erano risvegliate con prepotenza impedendogli di andarsene, come avrebbe fatto chiunque in una circostanza simile.
Non aveva resistito alla tentazione di voltarsi senza riuscire a smettere di guardare la giovane donna e allo stesso modo anche lei rimaneva a sostenere il suo sguardo con occhi imploranti. Ella aveva quell’uomo davanti che inveiva senza accorgersi della presenza di un estraneo, eppure continuava a guardare verso di lui…
– E allora tornatene a casa tua e non crearmi più problemi! –
– Come faccio a tornare dopo essere andata via e in queste condizioni? –
Quelle parole gli arrivavano chiare e forti come pure il pianto sommesso di lei che continuava a fissarlo con quegli occhi lucidi che sembravano chiedergli aiuto.
Pasquale la vedeva muovere nervosamente le dita e toccare e rigirare un anello con una pietra verde che aveva lo stesso colore dei suoi occhi. Lo toccava e lo guardava come se fosse la cosa più preziosa del mondo o forse quello che le restava di qualcuno che non era più accanto a lei per proteggerla come un tempo.
Poi aveva abbassato il viso e avvicinato l’anello alle sue diafane labbra, ripetendo il gesto più volte.
L’ omone, infastidito dal suo silenzio e dalla compulsività dei suoi movimenti, aveva fatto alzare la donna afferrandola sgraziatamente per il braccio.
– È tardi, andiamo! Altrimenti perdiamo il nostro treno! –
Mentre uscivano dalla sala d’attesa, Pasquale aveva notato la figura esile della donna che camminava barcollando e che trascinava a fatica il peso del suo bagaglio.
Era rimasto lì immobile a guardarli andar via senza riuscire a soffocare quella pena infinita che nasceva nel suo cuore e che gli faceva sentire la necessità di un tempestivo intervento.
Ma cosa avrebbe potuto fare? Cosa? Eppure, non riusciva a placare quel senso di ansia che aumentava minuto dopo minuto e che gli aveva fatto persino scordare che anche lui doveva raggiungere il suo treno.
All’improvviso sentì delle grida, ascoltò i passi frenetici dei passeggeri che si susseguivano caoticamente sul marciapiede accanto ai binari e un enorme frastuono lo assordò.
Corse d’istinto anche lui in mezzo alla gente senza capire, senza chiedere, senza immaginare che cosa fosse successo.
– Una ragazza si è gettata sotto il treno! – urlava una donna anziana con le mani sulla testa. Poverina!!! L’ho vista, così giovane!… – ribatteva un altro.
– Ma come è potuto succedere? Dov’è? Dov’è? – chiedeva ancora un altro.
Pasquale sentiva il cuore battergli così forte che non riusciva a respirare, eppure tentò anche lui di insinuarsi nella folla che si accalcava curiosamente, cercando di spingersi avanti nella speranza di scoprire che il suo terribile dubbio fosse infondato.
L’urlo di una sirena si espandeva sinistramente per tutta la stazione e per un attimo non sentì più le gambe, si ritrovò per terra urtato da qualcuno che cercava anche lui di farsi strada per poter osservare più da vicino lo scenario dell’incidente.
– State lontani – gridava un poliziotto ferroviario – Non vi avvicinate, per favore, state indietro!!! –
Pasquale non riusciva a rialzarsi ma doveva trovare la forza di farlo, se voleva evitare di essere calpestato. Poggiò le mani per terra per aiutarsi a risollevarsi e si ritrovò fra le dita l’anello d’argento con quella pietra verde che sembrava sfavillare alla luce del sole che si era affacciato come per incanto fra le nuvole.
Non pioveva più, la giornata si era fatta luminosa e serena e pareva stridere con l’atmosfera tetra e drammatica che si respirava ovunque e che si leggeva nei volti e nei gesti di tutta quella gente stravolta che cercava affannosamente di vedere e di sapere…
Ma Pasquale aveva già la sua risposta. Era uscito dalla stazione con l’anello stretto delicatamente nel pugno della sua mano possente e lo aveva portato con sé per tutti quegli anni come il ricordo della sua vile impotenza, come l’emblema di un errore imperdonabile per la sua coscienza. Il senso di colpa che si portava appresso per non avere saputo difendere quella creatura innocente e il suo ancor più innocente bambino lo aveva accompagnato giorno dopo giorno senza tregua. Portare quell’anello al dito era stata la punizione che si era voluto infliggere e non lo consolava affatto il pensiero che, in fondo, non era stato lui, da perfetto estraneo, a causare quella tragedia.
Pasquale dentro di sé sapeva perché viaggiava su quei treni su e giù per l’Italia e per quale ragione amava parlare con tante persone e donare a tutti calore umano e affettuosa cordialità.
Si era convinto che soltanto così avrebbe potuto riparare a quella sua lontana debolezza e trovare nella fiducia degli altri la fiducia che egli aveva perso in sé.
E adesso il ricordo ancora così vivo e straziante di quell’evento gli aveva fatto realizzare che forse era inutile e troppo dolorosa quella strana abitudine che aveva perpetrato caparbiamente per tutti quegli anni.
Forse era venuto il momento di smettere e di non tornare più nelle stazioni e salire su quei treni in cerca delle mille facce dolenti dell’ umanità.
Poteva cercarle altrove… magari in un parco, sulla spiaggia, in un ospedale, in una piazza… dovunque… ma non più lì.
La frenata brusca del treno che si era fermato in una delle tante stazioni lo fece sussultare interrompendo l’onda travolgente delle sue riflessioni.
Poi, lentamente si tolse l’anello dal dito e lo mise senza fiatare nelle mani della bimba che gli stava accanto.
Rimase qualche secondo ad ammirare la luce gioiosa che si era accesa nei suoi occhi blu e il sorriso stupito della sua piccola bocca prima di uscire precipitosamente dallo scompartimento e scendere dal suo ultimo treno.

(Chiara Vitetta e Angela di Salvo)

22 Responses to “Il vincitore di “Scrivi e vinci””

  1. Roberta Says:

    Ottima scelta, anch’io votavo per lei!!!! Bellissimo il racconto!!!!! Brave 😉

  2. Chiara Vitetta Says:

    Grazie Roberta!

  3. mukele Says:

    Decisione ineccepibile. Concordo: Brava Angela! 🙂

  4. Roberto Vindigni Says:

    Una vittoria degna e ben meritata.
    Complimenti a tutti! Io in questo periodo ho il cervello fuori fase, quindi non potevo realizzare granchè.
    La continuazione di Angela Di Salvo era quella che meglio si sposava con lo stile di Chiara, giacché le due parti del racconto sembrano quasi scritte dalla medesima persona.

  5. Chiara Vitetta Says:

    Beh, puoi sempre partecipare alla prossima edizione! 🙂

  6. elena incremona Says:

    E’ stata fatta la scelta migliore………..la più orginale e meno scontata. Ed il messaggio che colgo in questo testo è che sarebbe bello che ci fossero molti al mondo capaci di una reale comunicazione ed attenzione verso gli altri. Esistono poche persone al mondo che si appagano della possobilità di comunicare con gli altri e riescono a coinvolgersi dei drammi di persone sconosciute con una profonda capacità di solidarietà umana…..Spesso tutti facciamo finta di non sentire e di non vedere, chiusi nel nostro piccolo mondo e nella stretta cerchia delle nostre conoscenze. Brave Chiara ed Angela…….in un piccolo racconto avete creato “un vero e profondo” personaggio. Complimenti sinceri ad entrambe.

  7. di salvo angela Says:

    Grazie per i vostri complimenti e grazie soprattutto a Chiara………quando ho letto l’incipit, non pensavo minimanete di concorrere. Ma era come se il personaggio mi fosse entrato dentro, come se mi chiedesse di continuare la sua storia……..e dargli quella “forma” completa che potesse chiudere “il cerchio”.
    Ho scritto di getto, senza sapere neppure io cosa sarebbe venuto fuori. Bella esperienza, spero possa continuare……..Adesso non mi resta che leggere il libro-premio di Chiara e poi vedremo!!!

  8. Chiara Vitetta Says:

    Grazie Elena!

  9. sabrina Says:

    Proprio un bellissimo racconto!! Quelli che ho letto in questi ultimi tempi sono tutti insignificanti. Questo mi è piaciuto molto. Complimenti alle autrici……..merita di essere pubblicato in un vero libro.

  10. Chiara Vitetta Says:

    Grazie Sabrina! Presto ci sarà la seconda edizione del concorso, se ripassi leggerai un altro racconto, spero altrettanto bello! 🙂

  11. giacomo Says:

    Semplicemente spendido!!! Complimenti………ogni tanto si legge qualcosa di particolare che si divora tutto d’un fiato!!!Alle autrici vanno i miei auguri di tanto successo.

  12. Chiara Vitetta Says:

    Grazie Giacomo! 🙂

  13. elisabetta Says:

    Meraviglioso racconto!!! Complimentissimi ad entrambe!!!

  14. daniele Says:

    Sono pienamente d’accordo………….bravissime davvero.

  15. Maria Antonietta Says:

    Davvero emozionante il fatto che una scrittrice crei un personaggio e un’altra lo faccia diventare protagonista di una storia così delicata. L’incapacità di comunicare agli altri i propri sentimenti e le proprie emozioni può diventare, per l’uomo, un autentico dramma: Pasquale Sabatini lo ha sperimentato sulla sua pelle e la sua vicenda suona davvero come un monito per il lettore. Complimenti!

  16. Veipone Says:

    Mi accodo in ritardo ai complimenti, lettura davvero piacevole e vittoria strameritata…
    Brava Angela!

  17. Agata Pisana Says:

    Fantastico! Complimenti! Complimenti per l’idea di stimolare la creatività e l’espressione con questo concorso, complimenti per l’incipit così avvincente, ma complimenti soprattutto ad Angela che ha saputo “far vivere” questo personaggio, portarci nella sua vita e lasciarci tutta la ricchezza del suo lavorio interiore, della sua ‘morte’ e della sua rinascita… Grazie! agata

  18. carmelo Says:

    Un racconto pieno di umanità interiore…una catarsi che si sviluppa attraverso una semplice domanda di una bambina. E’ il rinascere a nuova vita che è sempre possibile in qualunque momento; è questo il succo del racconto scritto (con mia malcelata invidia)da due attente scrutatrici delle parole. Un racconto che ho letto tutto d’un fiato correndo cerso la fine della storia e rimasto sorpreso piacevolmente, un noir a lieto fine direi.
    Continuate così 🙂

  19. serena Says:

    Cogratulazioni!!! Bello e originale racconto!!! Quando lo scrivete il prossimo? Fatemelo sapere!!

  20. Chiara Vitetta Says:

    Grazi a tutti! 🙂 Credo che al massimo verso la metà di questo mese partirà la seconda edizione del concorso.

  21. pino Says:

    una bella e significativa storia che sembra sia stata scritta da una sola persona tanto é l’osmosi tra le due scrittrici….complimenti ad ambedue….la storia, seppur breve, denota la difficoltà delle relazioni sociali specie se fra generazioni diverse….io farei continuare a viaggiare Pasquale, non solo perché lo fa star bene, ma per conoscere nuovi volti che all’ interno di un treno si é costretti, dato lo spazio, ad incrociare e interloquire….Buona continuazione

  22. Chiara Vitetta Says:

    Ciao Pino,
    grazie! La storia è conclusa, l’incipit è nato esclusivamente per questo piccolo concorso e la continuazione doveva essere la fine. Credo vada bene così, è un primo esperimento riuscito, meglio non forzare le cose continuando la storia.
    Ti ringrazio di essere passato e di aver commentato. 🙂
    Torna quando vuoi!

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