“Scrivi e vinci”, 2° Edizione

scrivi-e-vinciLa prima edizione di “Scrivi e vinci” è stata un successo, per questo motivo inizia oggi la seconda edizione, arricchita da qualche piccolo cambiamento.

Vi proporrò un incipit e alla fine di esso vi chiederò di proseguire spiegandone una parte. Non dovrete indovinare, perché neanch’io so come andrà a finire; dovrete invece inventare, far fruttare la vostra fantasia. Alla scadenza del termine del concorso sceglierò la soluzione più bella. Questa volta ci sono tre copie de “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia” a disposizione, per cui sarete in tre a vincerlo.

Di seguito, tute le informazioni utili per partecipare:

– Le continuazioni potranno essere inviate dal 7 fino alla mezzanotte del 27 luglio 2010.

– Il concorso è aperto a tutti, anche a chi ha già il libro ma ne vuole una copia da regalare ad un amico, ad una biblioteca o a chiunque altro.

– Si può partecipare anche con più continuazioni.

– La lunghezza massima della continuazione è di circa 10000 caratteri (cifra orientativa)

– Le continuazioni del racconto possono essere inviate via e-mail all’indirizzo chiaravitetta1985@gmail.com, oppure pubblicate come commento a questo post.

– I vincitori riceveranno un’ e-mail all’indirizzo che rilasceranno al momento dell’inserimento del commento o, per chi invierà la propria continuazione in privato, all’indirizzo che indicherà.

– Il 28 luglio verrà pubblicato un post con il racconto completo, composto dalla prima parte scritta da me e dalla continuazione migliore tra quelle inviate da voi. Il vincitore si aggiudicherà una copia del mio libro.

– Secondo e terzo classificato riceveranno in premio soltanto il libro.

Bene, si comincia! Leggete la piccola storia di seguito e alla fine vi dirò cosa voglio che mi raccontiate.

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I tavolini dei bar sono spesso depositari di segreti e intrighi, curiose conversazioni e strani litigi. Agli esseri umani piace sfogarsi davanti ad un caffè o un cappuccino, un liquore o un drink qualsiasi, forse per addolcire la bocca, resa amara dalle parole rimaste chiuse troppo tempo nella soffitta buia del cervello. Certi bar, poi, sono particolarmente invitanti, così i tavoli al loro interno sono colmi di residui di parole e del ricordo del tocco delle mani che si sono posate sulla loro superficie. Ah, se quei tavoli potessero parlare, chissà quante storie potrebbero raccontarci! C’è un tavolo in particolare, in un bar delle periferia della città, che un giorno ebbe modo di sentire la conversazione più pazzesca di tutte, e per di più tra due persone che rappresentavano la coppia peggio assortita che si fosse mai vista. Quell’elegante tavolino tondo, di legno verniciato di nero, ebbe modo di vedere da lontano la persona che si sarebbe accostata con una sedia al suo levigato piano. Alle tre e quattordici di un pomeriggio di aprile, una donna sui trent’anni fece il suo ingresso nel bar, arrampicata ad arte su tacchi di dodici centimetri, sottili come il corpo di una penna bic. Ancheggiando e spingendo un ciuffo ribelle di capelli all’indietro, con pochi passi raggiunse il tavolino scelto, troppo presa dai suoi pensieri per accorgersi dell’abnorme quantità di occhi rimasti attaccati ad ogni curva del suo corpo. Mentre il barista si riprendeva a fatica e le cameriere sorridevano e scuotevano la testa per il triste spettacolo che gli uomini avevano offerto, la donna misteriosa, che metteva piede in quel bar per la prima volta nella sua vita, si sedette, accavallò con noncuranza le lunghe gambe avvolte in fuseaux dorati e poggiò con cura la grande borsa dello stesso colore sul tavolino, occupandone metà della superficie. I capelli di un bel castano ramato, di lunghezza media, le ricadevano sulle spalle in morbide onde. Gli occhi castani, pesantemente truccati e davvero poco espressivi, e la bocca dalle pose da diva non la facevano di certo sembrare una persona dalla spiccata intelligenza. Si muoveva con una delicatezza studiata e osservava il mondo senza alcuna curiosità. Quell’aspetto curato fino all’eccesso, era il risultato di una vita trascorsa ad inseguire la bellezza per non si sa quale scopo. Le sopracciglia seguivano una linea perfetta, le labbra, ridisegnate dalle linee marcate di una matita color mattone, erano colorate da un rossetto dello stesso colore; il viso, il cui colorito veniva reso uniforme da un generoso strato di fondotinta e cipria, non presentava alcuna imperfezione, le ciglia allungate ed evidenziate dal mascara cercavano di dare allo sguardo più profondità. Le mani, le cui dita affusolate erano cinte da raffinati e preziosi anelli d’oro, parlavano di ore di manicure e molto denaro speso. Sulla superficie delle unghie finte, laccate di un delicato rosa perlato, piccole margherite bianche erano state applicate da un’estetista precisa fino alla paranoia. L’abbigliamento metteva in risalto ogni grazia: i fuseaux e la gonna di jeans per le gambe lunghe e magre, i tacchi per l’altezza, il reggiseno imbottito e push-up per il seno e per la stessa ragione la scollatura, la maglietta aderente per la vita sottile e la gonna stretta per i fianchi; infine una giacca corta e stretta in vita, lasciata chiusa solo fin sotto il seno per non coprire nulla. Muoveva nervosamente un piede e guardava in continuazione l’orologio dorato che le adornava il polso. Se fosse stata una fumatrice, di certo sarebbe uscita dal bar per una sigaretta, ma mai avrebbe preso in considerazione una simile possibilità: il tabacco le avrebbe ingiallito denti e dita, il che non era ammissibile.
Quando un giovane e timido cameriere le si accostò per chiederle cosa desiderasse, la donna accennò un sorriso di plastica e disse: “Aspetto una persona”. Il ragazzo fece cenno di sì e si allontanò. Non aveva mai visto dal vivo una donna così bella, gli ricordava la modella il cui corpo faceva mostra di sé sulle pagine patinate del calendario che aveva in camera da letto.
Mentre il ragazzo tornava dietro il bancone, uno strano silenzio cadde sul bar. Con gli occhi sgranati e le bocche spalancate dallo stupore, tutti rimasero congelati nel mezzo di quello che stavano facendo e seguirono con lo sguardo, quasi senza respirare, la figura che si dirigeva lenta verso la meravigliosa donna seduta sola al tavolino…

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Che aspetto ha la persona che è appena entrata nel bar? Di cosa parleranno lui/lei e la donna misteriosa?

Vi do un piccolo consiglio:  visto che i discorsi diretti possono essere molto difficili da scrivere, potreste prendere in considerazione il discorso indiretto, o accennare soltanto all’argomento della conversazione e concentrarvi su altro. La fantasia consente tutto, dovete solo tenere presente qualche linea-guida. Ecco le due cose che non dovete dimenticare di tenere in conto:

1. Nelle prime righe si parla di una conversazione pazzesca avvenuta tra i due: nella continuazione ci si deve in qualche modo collegare a quello.

2. Serve una descrizione della persona con cui la donna misteriosa ha l’appuntamento.

Non preoccupatevi, si può essere conformi a tutto questo anche spaziando e rigirando tutto per adeguarlo al proprio modo di scrivere e alla propria idea.  Avete venti giorni per pensarci! 🙂

Buona scrittura e buona fortuna a tutti!

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– Leggi il racconto completo

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