“Scrivi e vinci”, 3° Edizione

scrivi-e-vinciOggi, 1 settembre, inizia la terza edizione di “Scrivi e vinci”. In palio una copia del mio primo libro: L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia.

Anche questa volta vi propongo un incipit e starà a voi scrivere una continuazione e conclusione della storia, secondo la vostra fantasia.

Ecco tutto quello che vi serve sapere per partecipare:

1. Le continuazioni dovranno essere inviate entro le 23:59 del 20 settembre.

2. Si può partecipare anche con più continuazioni.

3. La lunghezza massima della continuazione è di 10000 caratteri (cifra orientativa).

4. Il concorso rimane aperto a tutti, ma visto che il suo scopo è quello di diffondere il mio libro, chi l’ha già vinto durante la prima e seconda edizione di “Scrivi e vinci” non potrà vincerlo una seconda volta. Comunque le continuazioni migliori saranno segnalate.

5.  Le continuazioni del racconto possono essere inviate via e-mail all’indirizzo chiaravitetta1985@gmail.com, oppure pubblicate come commento a questo post.

6.  Il vincitore riceverà un’ e-mail all’indirizzo che rilascerà al momento dell’inserimento del commento o, per chi invierà la propria continuazione in privato, all’indirizzo che indicherà.

7. Il 22 settembre verrà pubblicato un post con il racconto completo, composto dalla prima parte scritta da me e dalla continuazione migliore tra quelle inviate da voi.

8. Il vincitore si aggiudicherà una copia de: L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia. Il libro arriverà direttamente a casa del vincitore, con autografo e dedica. Le spese di spedizione saranno a mio carico.

Essere scrittori in Italia è difficile, e gli esordienti hanno bisogno di fiducia da parte dei lettori. Partecipare a questo concorso significa impiegare del tempo e fare un po’ di fatica, e questo è un modo come un altro per guadagnarsi un libro. Insomma, è come pagarlo, se ci pensate. Il pagamento che vi chiedo ha più valore del denaro: è il vostro tempo ed è il coraggio di mettersi in gioco. Ricordate che scrivere deve essere per prima cosa un piacere. Divertitevi!

Buona fortuna a tutti!

________________________________

Tra le cose belle della vita ci sono certamente le sorprese. Una mattina ti svegli e non sai che prima che la giornata sia finita riceverai una notizia che ti illuminerà i giorni a venire o che conoscerai qualcuno che ti piacerà tanto da frequentarlo per il resto della tua esistenza. Gli strani incontri, poi, siano essi singoli episodi o casi frequenti, sono capaci, a volte, di cambiare la tua giornata. Che il cambiamento avvenga in positivo o in negativo, non si può mai sapere.
Così come un negoziante sorridente può metterci di buonumore, allo stesso modo una donna che raccoglie le lacrime in un fazzoletto può incupirci. Per strada si vede di tutto, dalle coppie che litigano alle madri che trascinano bambini urlanti che hanno preteso un giocattolo di troppo.
Alberto passeggiava spesso da solo per le vie della città: gli piaceva camminare lasciando che i pensieri fluissero e gli occhi vagassero, che i piedi lo portassero alla scoperta di viuzze sconosciute e la tranquillità lo pervadesse, alla fine della passeggiata. Riusciva a tornare in pace con il mondo dopo un sufficiente numero di passi, per cui la considerava una specie di cura contro l’inquietudine. Lo metteva di buonumore una giornata di sole e lo rattristava la pioggia, gli faceva sbocciare un sorriso sul viso la gente allegra incrociata lungo le vie e lo incupivano la tristezza e l’apatia su altri volti.
Un giorno di primavera in cui un bel sole tiepido colorava e scaldava il mondo e un vento fastidioso lo disturbava – almeno secondo Alberto – un uomo dall’aspetto strano gli si avvicinò. L’espressione contrita sul viso e la risolutezza con cui si dirigeva proprio verso di lui lo spiazzarono. Si fermò e attese.
Ragazzo… una parola! – disse alzando un dito per chiedere udienza e al contempo mimare il numero di parole che desiderava dire. Alberto disse solo sì mentre osservava l’uomo.
Sembrava avesse una settantina d’anni o giù di lì. Altezza media, magro come un giunco, capelli di un bel grigio uniforme, tagliati corti. Distinto nella figura e nell’atteggiamento, indossava abiti sobri, ma eleganti. I lineamenti del viso, resi spigolosi dal peso scarso, erano contratti in una posa di pietà.
Il cuore di Alberto si fece piccolo piccolo, quasi scomparendo nella gabbia toracica.
Ero studente anch’io, una volta. Mi laureai in filosofia nel 1968. Ho fatto il professore per tutta la vita. –
Le sue parole erano accompagnate da gesti lenti delle mani mentre sul viso la tristezza gli disfaceva la bocca e gli animava gli occhi.
– Sono una persona per bene… –
Alberto e il suo cuore osservavano e tacevano.
– Mia moglie non c’è più, mio figlio è morto, me l’hanno portato via dei bastardi e lo Stato non mi dà niente. Ho due nipotini. Non mi dà lavoro nessuno, non so come dargli da mangiare… –
Gli occhi dell’uomo, umidi di lacrime, non si staccavano dal volto di Alberto.
Ho ancora la mia dignità, non farmi mettere in ginocchio a supplicare… –
Oh no, ci mancherebbe! – rispose Alberto, di slancio e sinceramente provato.
Se potessi darmi qualcosa per comprare da mangiare ai miei nipotini… anche poco… non mi fare mettere in ginocchio a supplicare… –
Alberto sospirò e mise mano al portafogli. Non gli sembrava un mendicante né un imbroglione: le sue lacrime erano vere e non poteva credere che quel volto disfatto e quella voce tremante fossero una recita. Tolse dal portafogli una banconota da dieci euro e gliela diede.
Mi dispiace, più di così non posso… Sono solo uno studente. – si giustificò.
L’uomo gli strinse una mano tra le sue e con quegli stessi occhi e quelle stesse espressioni che tanto avevano turbato l’animo sensibile di Alberto disse: – Grazie… con il cuore. E buona fortuna per la vita. – Poi si allontanò, mogio mogio.
Buona fortuna anche a lei – rispose Alberto a mezza voce.
Si diresse verso casa con il cuore che da piccolo che era, ormai si gonfiava di tristezza.
L’uomo invece proseguì ancora mogio mogio per un centinaio di metri, poi scomparve dentro un portone. Alberto era ormai lontano, ma se avesse potuto vederlo, avrebbe subito una grande delusione: il volto dell’anziano e distinto signore non era più disfatto, ma disteso. Gli occhi erano asciutti e limpidi e un sorriso soddisfatto gli stendeva le labbra.

________________________________

Per quale ragione l’uomo ha ingannato Alberto?

Buona scrittura a tutti!

______________________

Leggi il racconto completo

This entry was posted in Mestiere esordiente and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *