Chiara Vitetta » Blog Archive » Da sé

Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Da sé

Posted by Chiara Vitetta - ottobre 9th, 2010

Luigi Pirandello“È una cosa davvero divertente, un godimento inaudito. Un morto, che se ne va da sé, co’ suoi piedi, piano piano, con tutto il comodo, al suo destino.
Matteo Sinagra lo sa perfettamente, che è un morto: un morto vecchio, anche: un morto di tre anni, che ha avuto tutto il tempo di votarsi d’ogni rimpianto della vita perduta”.

Da sé è una bellissima novella di Luigi Pirandello.
Matteo Sinagra, caduto in disgrazia al punto tale da fare i conti del suo funerale, giudica troppo alta la spesa, e decide così, per non pesare sulla famiglia, di andare al cimitero, pistola in pugno, e mettere fine alla sua vita, Da sé.

Dal feretro fino alle torce da accendere agli angoli del letto, elenca mentalmente tutto ciò che spenderebbero i familiari per un funerale da esporre al “resto del mondo” senza far brutte figure:

“Tutto questo Matteo Sinagra avrebbe tatto risparmiare ai parenti, andando co’ suoi piedi a uccidersi economicamente, al cimitero, davanti al cancelletto della sua gentilizia. Dimodochè, con pochissima spesa, lì stesso, dopo l’accesso del pretore avrebbero potuto cacciarlo dentro a quattro assi nude senza neanche dargli una spazzolata, e calarlo giú, dove riposavano da un pezzo il padre, la madre, la prima moglie e i due figliuoli che n’aveva avuti.”

E mentre si dirige verso il cimitero, riflette sulla sua vita svuotata di ogni senso, resa vana dalle sciagure:

“Tutto così, da un giorno all’altro, gli s’era cangiato, oscurato; anche l’aspetto delle cose e degli uomini. S’era trovato all’improvviso a tu per tu con un altro se stesso, ch’egli non conosceva affatto, in un altro mondo che gli si scopriva adesso per la prima volta attorno, duro, ottuso, opaco, inerte.
In prima era rimasto quasi con quello stordimento che il silenzio cagiona a coloro che vivono in mezzo a un fracasso di macchine, allorché d’un subito vengono fermate. Poi aveva considerato la rovina, non sua solamente, ma anche del padre e del fratello della seconda moglie, che gli avevano affidato grossi capitali. Ma forse il suocero e il cognato, pur soffrendo gravi danni, si sarebbero rialzati. La sua rovina, invece, era totale.
S’era chiuso in casa, schiacciato non tanto dal peso della sciagura, quanto dalla coscienza dell’irrimediabilità del guasto misterioso avvenuto così fulmineamente nel congegno della sua vita.
Muoversi? E perché? Perché uscire di casa? Inutile ogni atto, ogni passo; inutile anche parlare.”

E ripercorre i giorni precedenti:

“Fuori, ecco qua. Era uscito di casa, da alcuni giorni. S’era messo a fare il galoppino per conto di quella piccola banca agraria. Il cappello spelato, l’abito stinto, le scarpe sdrucite, e un’aria d’allocco che consolava.
Nessuno lo riconosceva più.
– Matteo Sinagra, quello lì?
Non si riconosceva più neanche lui stesso, per dire la verità. E quella mattina, finalmente…
Era stato un amico, un caro amico del buon tempo, a chiarirgli la situazione.
Chi era più, lui? Nessuno. Non solo perché aveva perduto tutto il suo; non solo perché s’era ridotto in quella misera, avvilente condizione di galoppino, con l’abito stinto, il cappello spelato, le scarpe sdrucite. No, no. Non era più, veramente, nessuno, perché non c’era più niente in lui, fuorché l’aspetto (e pur esso tanto cangiato, irriconoscibile!) di quel Matteo Sinagra ch’egli era stato fino a tre anni fa. In questo galoppino uscito or ora di casa né lui si sentiva né gli altri lo riconoscevano. E dunque? Chi era lui? Un altro, che ancora non viveva: che bisognava imparasse a vivere, se mai, una nuova vita, meschina, affliggente, da dieci lirette al giorno. E ne valeva la pena? Matteo Sinagra, il vero Matteo Sinagra era morto, morto assolutamente, tre anni fa.
Questo gli avevano detto con la più ingenua crudeltà gli occhi di quell’amico incontrato per caso quella mattina.”

E quegli occhi lo tormentano, perché gli ricordano quanto sia cambiato, quanto le disgrazie abbiamo influito sul suo aspetto:

“E gli occhi, quegli occhi, erano rimasti a mirarlo con tale espressione di smarrimento e insieme di pietà e di ribrezzo, ch’egli tutt’a un tratto s’era veduto in essi morto, assolutamente morto, senza più neanche un briciolo in sé di quella vita che Matteo Sinagra aveva avuto.
E allora, appena quell’amico, non sapendo più trovare una parola, uno sguardo, un sorriso da rivolgere a quest’ombra, gli aveva voltato le spalle, aveva avuto l’impressione strana che tutte le cose, a un tratto, proprio gli si fossero vôtate d’ogni senso, tutta la vita gli si fosse fatta vana.”

Entrando nel cimitero, “guarda con occhi nuovi tutte le cose che non sono più per lui, che per lui non hanno più senso…” e cammina tra le tombe in attesa del sorgere della luna, quando la morte che sente dentro diverrà morte anche fuori.

Una tragica e bellissima novella che vi consiglio caldamente di leggere.

______________________________

Dello stesso autore:

Non si sa come (estratto)
– Ogni morte è una forma (estratto dalla novella: La carriola)
La veste lunga (recensione ed estratti)
L’uomo e la legge (estratto da: La casa del Granella)
Tullio Buti (estratto dalla novella Il lume dell’altra casa)
Cordoglio (estratto dalla novella Notte)

2 Responses to “Da sé”

  1. Veipone Says:

    Molto interessante, cerco di procurarlo quanto prima.

  2. Chiara Vitetta Says:

    Basta chiedere! 🙂

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.