Esordiente avvisato, mezzo salvato

segnale_pericolo-2Buongiorno navigatori, oggi parliamo di editoria.

Chi frequenta abitualmente questo sito sa che la mia posizione a proposito dell’editoria a pagamento è netta: NO ALL’EDITORIA A PAGAMENTO, punto e basta.
Non ho cambiato idea, state tranquilli!

Questo sito esiste per varie ragioni, una delle quali è aiutare gli aspiranti scrittori. Per questo, mi capita di rispondere in privato a varie domande e dare un parere su aspetti diversi che riguardano sia la scrittura in sé, sia la pubblicazione.

Metto la mia esperienza e il mio tempo a disposizione di tutti, non solo di chi ha le mie stesse idee, perciò oggi voglio rivolgermi a quegli aspiranti scrittori che non sono contrari all’editoria a pagamento e sono di conseguenza disposti a versare all’editore il tanto nominato “contributo”. Credo di non aver mai scritto un post di questo tipo, ma è arrivato il momento di farlo, perché ci sarà sempre chi crederà che pubblicare a pagamento sia una cosa buona, e se posso aiutare qualcuno a non cadere in certe trappole, allora ho il dovere di farlo.

Pubblicate a pagamento, se credete, ma state attenti, molto attenti. Dovete spalancare gli occhi, perché nei contratti a pagamento ci sono truffe nascoste tra le righe di ogni articolo.
Oggi proverò a darvi delle linee guida, ma resto comunque a disposizione di tutti voi in privato, all’indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com
Scrivetemi se volete un parere su un contratto, se avete un dubbio, se volete soddisfare una curiosità; insomma, sono qui per voi.

Dovete sapere che gli editori a pagamento non sono tutti uguali. Ci sono quelli che spacciano la ricerca di polli da spennare per un concorso letterario, quelli che tirano fuori qualunque argomento per giustificare la richiesta di denaro, quelli che si nascondono dietro un dito, e poi ci sono quelli onesti, che dicono come stanno le cose e magari fanno anche un po’ il mestiere di editore. Sono rari, ma esistono.

Siete disposti a pagare per pubblicare e aveva già escluso le tipografie e i siti di book on demand come lulu o ilmiolibro? Ok. Volete un editore insomma, perché magari pensate che così arriverete nelle librerie. Fermo restando che passare da un editore non significa necessariamente avere il proprio libro in libreria, comunque posso capire il ragionamento.

Beh, ecco che vi apprestate ad iniziare la ricerca.
Pubblicare senza contributo è molto difficile, pubblicare a pagamento è certamente più facile, ma se non volete essere presi in giro, anche questa strada presenta delle difficoltà. Pronti? Ok, balliamo.

Questo è ciò che vi consiglio:

– Evitate di cedere i diritti della vostra opera per più di 3 anni;

– Pretendete un diritto d’autore di almeno il 10%;

– Badate bene alla distribuzione, e non a quella che l’editore vanta al telefono con voi o sul suo sito, bensì a quello che c’è scritto, nero su bianco, sul contratto;

Badate che sul contratto ci sia scritto il numero di copie che saranno stampate e la data (ad esempio: entro dieci mesi) entro cui verranno alla luce. Se non ci fosse scritto il numero di copie che l’editore intende stampare, ma una frase del tipo: “L’editore si riserva di stampare il numero di copie necessarie in base alle richieste di mercato”, fuggite a gambe levate. Con una frase del genere l’editore si mette a posto con la legge e qualora avesse intenzioni di truffarvi non stampando neppure una copia, non potreste neppure denunciarlo;

Pretendete almeno 15 copie omaggio, se il vostro contributo non consiste nell’acquisto copie. Se invece consistesse proprio nell’acquisto copie, cercate di trattare. Spesso in questi casi l’autore deve pagare le copie al loro prezzo di copertina, ma è assurdo, perché già vendendovele al 50% di sconto, l’editore avrà coperto le spese di stampa e ottenuto un piccolo guadagno;

Pretendete che tutte le copie del vostro libro che acquisterete vi vengano scontate del 50% (del prezzo di copertina);

Non pagate altri soldi per servizi aggiunti come l’editing o la correzione di bozze. Questi sono costi accessori per un tipografo o un sito di book on demand, non per un editore, specialmente per uno che state anche pagando.

Come contratto, badate bene a tutto questo.

In generale invece, guardatevi bene dagli editori che si difendono giustificando la richiesta di soldi. Innanzitutto, perché giustificarsi? Coscienza sporca? Se credessero di essere nel giusto, si difenderebbero tanto? Allora c’è del marcio! Scegliete editori onesti, sempre. Una persona onesta non ha bisogno di nascondersi dietro un dito.

Ecco le comuni giustificazioni a cui mi riferisco:

1. “Anche Moravia e Pasolini hanno pubblicato a pagamento!” Cioè, o ti credi più bravo di loro e passi per superficiale rifiutando di pagare, o capisci che il mercato funziona così e soltanto così. Sbagliato! Quando Moravia e Pasolini cercavano di pubblicare, non esisteva la stampa digitale e pubblicare un libro significava davvero investire molto denaro stampando migliaia di copie. Oggi il mercato è molto diverso, e non solo per le tecniche di stampa. Questa giustificazione è forse, tra tutte, la più stupida. E per la cronaca: solo una fetta del mercato è così, e pagare non è l’unica strada.

2. “Noi vogliamo dare una possibilità a tutti, chiedendo un piccolo acquisto di copie possiamo farlo”. La sanità, l’istruzione e la giustizia devono essere garantite a tutti, mica pubblicare un libro è un diritto! E comunque, per assurdo, anche volendo accettare il paragone, una cosa offerta in cambio di denaro (a volte si arriva anche a 3000 euro per 100 copie) non è per tutti. Vogliamo avere una mutua per scrittori? Ma per favore!

3. Questa è la mia preferita: “Non vogliamo definirla editoria a pagamento, ma Editoria Promozionale”. Ah, ecco, ora è tutto chiaro. Insomma in cosa consisterebbe? Intanto a pagamento resta, chiariamo il concetto. E poi, se non paghi non è promozionale? Cioè non fanno promozione altrimenti? Magari non hanno i soldi perché non riescono a vendere i libri che stampano oppure non riescono a trovare abbastanza polli da spennare?

4. Se non chiedessimo il contributo non rientreremmo nelle spese sostenute”. Ah. No, dico: AH! Vantatevene. Editori che non sono capaci di vendere libri, perché dovrebbero fare gli editori? Gli autori devono dar loro da vivere? Permettergli di continuare a non saper vendere i loro prodotti e continuare a produrne? Ma dico, siamo impazziti?

Bene, per oggi è tutto. Molto probabilmente il mio proposito di rimanere imparziale non è stato un successo. Credo che le mie idee e la mia indignazione siano più forti di ogni tentativo di diplomazia e siano quindi spuntate fuori ovunque, nei toni o nelle parole. Spero che abbiate comunque apprezzato il tentativo e che facciate tesoro di queste dritte.

In bocca al lupo a tutti coloro che sono scrittori fino al midollo anche se non hanno mai pubblicato nulla.

Sono con voi. Sempre.

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Altri consigli utili qui: Consigli per aspiranti scrittori

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9 Responses to Esordiente avvisato, mezzo salvato

  1. federica says:

    Bellissimo post, davvero.
    Il tono sarcastico poi mi ha fatto fare due risate…complimenti!
    Certo non è uno scherzo quello di cui hai scritto però ho apprezzato il modo in cui ti sei rivolta. Brava!

  2. Roberto Vindigni says:

    Gran bel post, Chiara.
    Cerco di illustrare il mio punto di vista senza ripetere quanto ho già detto nel tuo sito in passato.
    Non tutti gli editori a pagamento fanno schifo, esistono delle eccezioni: poco tempo fa ho avuto a che fare con la sensoinverso, che pur chiedendo contributo ha un catalogo di tutto rispetto.
    Mi avevano fatto una proposta di pubblicazione (che come al solito ho rifiutato) non troppo svantaggiosa, se non fosse per la pessima distribuzione.
    Il contratto prevedeva la stampa del mio libro in 300 copie di cui 100 me le spedivano direttamente a casa e dovevo venderle personalmente.
    Cioè non solo ti usano come paraculo, ma in più un terzo delle copie che vogliono stampare te le scaricano sulle spalle dicendoti: “toh, arrangiati.”
    Ora: per un benestante spensierato cose del genere possono andare benissimo, ma esistono anche artisti che vivono in condizioni economiche difficili e tutte queste proposte gli risultano inaccettabili.
    Va bene che i costi di produzione sono notevoli, ma se chiedi all’autore centinaia di euro come contributo dovresti almeno impegnarti in tutti i modi per vendere e distribuire il suo libro. Molti editori a pagamento non lo fanno: chiedono tanti soldi dandoti in cambio zero garanzie.

    Voglio sottolineare che esistono anche case editrici “non a contributo,” davvero pessime. Io ho avuto a che fare con un editrice ignorante, che editava i testi peggio di una maestra dell’asilo: non chiedeva soldi, ma se lei era un editrice allora Berlusconi è un filosofo.
    Nei concorsi letterari ho sempre ottenuto buoni piazzamenti, sono alla seconda pubblicazione antologica e forse prima di morire un editore che stamperà il mio libro in maniera dignitosa lo troverò. Ma sta di fatto che la mancanza di professionalità in quest’ambiente sfiora il grottesco.

    I miei saluti.

  3. Luca78 says:

    Io penso che Roberto abbia scritto una cosa molto giusta, quando parla di Editori non a pagamento che sono pessimi.
    Esistono editori che non ti chiedono un soldo ma che poi ti propongono contratti che quando li leggi ti viene voglia di strapparli in mille pezzi 🙂
    A volte non c’è distribuzione, altre volte in “strani obblighi” per l’autore, altre volte l’autore non ha diritto al compenso sui diritti d’autore (il che per alcuni scrittori può anche essere accettabile: punti di vista)…Ci sono poi editori che distribuiscono ma non seguono l’autore in nessun modo, abbandonandolo e costringendolo a diventare una sorta di manager e responsabile marketing di se stessio e della propria opera.
    Alcuni editori a pagamento il loro lavoro lo fanno onestamente e non imbrogliano, ma sui problemi e rischi che possono nascere è già stato dibattuto abbastanza e non mi dilungherò su questo.

    Il fatto di non chiedere contributo non è da solo indice di qualità della casa editrice, ma è sicuramente un buon biglietto da visita e un punto a favore che contribuisce da subito a considerarla come POTENZIALMENTE seria e professionale.

    La serietà e professionalità di una casa editrice va valutata nell’insieme. La richiesta o no di contributo è la prima cosa da valutare, ma non l’unica 🙂
    In poche parole: è una giungla.

  4. Ciao Roberto, ciao Luca!
    Sì, è vero, ci sono editori a pagamento onesti ed editori non a pagamento che onesti non sono. E anche sulle capacità e la professionalità sono d’accordo: non è il contributo che determina la qualità di un editore.

    Naturalmente continuo a pensare, però, che un editore onesto e anche bravo a fare il suo mestiere non dovrebbe chiedere soldi agli autori.

    Grazie di essere intervenuti e grazie dei complimenti! 🙂

  5. Ciao, Chiara! Sono Marta, l’utente di aNobii a cui hai spedito il tuo libro. L’ho letto proprio stamattina e nei prossimi giorni pubblicherò, come promesso, una recensione sul mio blog e su aNobii… ma intanto vorrei farti i complimenti per questo magnifico blog, che potrebbe essere davvero d’aiuto per un esordiente perso nell’intricato mondo dell’editoria. Ho deciso di commentare questo articolo perché mi è parso illuminante come finora ne ho letti davvero pochi da altri siti web, ma tutti i tuoi post si meriterebbero la stessa lode. Perciò ti dico, Chiara, continua così! =)

  6. Grazie Marta,
    sei molto gentile! 🙂 Spero sempre che questo blog sia utile a molti e sapere quanto sia apprezzato è una bella soddisfazione.
    A proposito della recensione… non vedo l’ora di leggerla! 😉

  7. martina daziano says:

    Ciao Chiara,
    Ti ho mandato una mail nel caso non arrivasse ti scrivo anche qui, vorrei sapere quali sono le case editrici a cui appoggiarsi per pubblicare un libro.
    Grazie

  8. Ciao Martina,
    ho ricevuto la tua email. Ti risponderò oggi stesso. 🙂

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