L’idiota

Fedor Doskoevskij - L'idiota«”Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto”.»

Era il 1867 quando Fedor Dostoevskij descriveva con queste parole, in una lettera indirizzata allo scrittore Appollon Nikolaevic Majkov, il nucleo del romanzo a cui stava lavorando. La parola che in italiano è stata tradotta come “buono” era rappresentata dal termine russo “prekrasnyi” che in realtà significa “lo splendore della bellezza”.

Nel 1869 venne alla luce la prima edizione di un romanzo che sarebbe diventato uno dei capi saldi della letteratura russa: L’idiota. La scrittura di Dostoevskij è ricca e musicale, ma il ritmo della narrazione in questo romanzo non è fluido né uniforme.

Il romanzo è diviso in quattro parti, ed ognuna è meno piacevole e riuscita della precedente, in una vorticosa discesa fino ad un finale che definirei inaspettato. Questa è stata la mia impressione. Il libro si aggira intorno alle 800 pagine, anche se poi dipende dall’edizione. Le prime 250 circa sono costituite dalla prima e migliore fetta della storia.

Tre cose mi hanno colpita, di questo libro:

1. La bella scrittura

2. Una particolarità: la prima parte (quelle 250 pagine circa) narra la storia di un’unica giornata, dalla mattina fino alla sera. Nonostante questo, non l’ho trovata noiosa né pesante o prolissa.

3. In tutto il romanzo si percepisce da parte di tutti i personaggi la spasmodica voglia di distinguersi dagli altri. Una ricerca di originalità che traspare da molte frasi e da altrettanti atti. Questo si traduce anche in una bellissima dissertazione di Dostoevskij all’inizio di una parte del libro, come introduzione alla continuazione della storia, e poi in un rabbioso discorso di uno dei personaggi, Ippolit, che riversa su un suo nemico tutto il suo disprezzo per le persone ordinarie.

Insomma, L’idiota è un romanzo molto particolare, non lo consiglio né lo sconsiglio. Lascio fare a voi.

Vi lascio con la dissertazioni di Dostoevskij e il discorso di Ippolit di cui vi ho accennato poco fa. Godetevele!

“Vi sono persone di cui è difficile dire qualcosa che possa raffigurarle con un’unica pennellata, nel loro insieme, nel loro aspetto più tipico e caratteristico; vengono perciò definite abitualmente gente “comune”, “maggioranza” e, in effetti, costituiscono la stragrande maggioranza di ogni società. Un considerevole numero di scrittori, nei romanzi e nelle novelle, cerca di scegliere e di rappresentare in senso artistico tipi che fanno parte della società, ma che si incontrano molto raramente nella realtà e che, ciò nonostante, sono quasi più reali della realtà stessa… che cosa deve fare un romanziere alle prese con la gente ordinaria, assolutamente “comune”, e come deve presentarla al lettore per renderla un poco più interessante? Nel racconto non si possono evitare del tutto le persone ordinarie perché sono, in ogni momento e nella maggioranza dei casi, l’elemento indispensabile che collega gli avvenimenti quotidiani; ignorandole, dunque, contravverremmo alla legge della verosimiglianza. Riempire i romanzi solo di tipi o anche, molto più semplicemente, di persone strane e inesistenti, sarebbe inverosimile e persino poco interessante. A nostro avviso lo scrittore deve cogliere le sfumature accattivanti e interessanti anche nelle persone ordinarie. Infatti l’essenza stessa di alcune persone ordinarie consiste nel loro essere sempre e immutabilmente ordinarie, oppure – ancora meglio – nonostante tutti gli enormi sforzi che esse fanno per uscire a qualunque costo dalla normalità e dalla monotonia quotidiana, nel rimanere tali e quali in eterna compagnia del solito tran tran, acquisendo persino proprietà specifiche, come per l’appunto quella propria dell’uomo ordinario che per niente al mondo accetta di rimanere ciò che è, e vuole diventare originale e indipendente a tutti i costi pur senza avere la minima possibilità di guadagnarsi questo nuovo stato”.

“Essendo in punto di morte (perché, comunque vadano le cose, morirò anche se sono ingrassato, come sostenete voi), essendo dunque sul punto di morire, ho sentito che sarei andato in paradiso incomparabilmente più tranquillo se fossi riuscito a mettere in ridicolo almeno uno dei rappresentanti di quell’infinita schiera di uomini che mi hanno perseguitato per tutta la vita, che io ho odiato durante la mia esistenza e di cui il vostro stimatissimo fratello è una figura di spicco. Io vi odio, Gavrila Ardalionovic, unicamente perché – e vi potrà sembrare sorprendente – unicamente perché voi siete il tipo e la personificazione, l’incarnazione a la sintesi della più sfacciata, della più compiaciuta, della più volgare e ripugnante ordinarietà! Voi siete l’ordinarietà magniloquiente, priva di dubbi e olimpicamente soddisfatta; siete il concentrato del grigiore quotidiano! Mai nella vostra mente né nel vostro cuore potrà nascere la minima idea personale. Eppure siete infinitamente invidioso; nel profondo siete convinto di essere un grandissimo genio, tuttavia il dubbio, qualche volta, nei momenti neri, viene a farvi visita e vi riempie di rabbia e di invidia. Oh, al vostro orizzonte vi sono ancora punti neri; verranno meno quando rimbecillirete definitivamente, cosa che avverrà presto; tuttavia il vostro cammino sarà ancora lungo e vario, non dirò felice, e di questo sono contento. Innanzitutto vi predìco che una persona di nostra comune conoscenza non vi apparterrà mai…”.

(Fedor Dostoevskij)
(da: “L’idiota”)

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Dello stesso autore:

La bellezza (estratto da: I demoni)

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4 Responses to L’idiota

  1. alfrhaed says:

    Uno dei libri che più ho amato…
    Ed effettivamente vario nel suo andamento…
    A me non convinse molto soprattutto il finale.. che mi sembrò forzato…

  2. Sì, il finale non ha convinto neanche me.

  3. Leva says:

    Il finale dell’idiota mi ha lasciata oltremodo perplessa…
    Sinceramente credevo che il confronto Aglaja/Filippovna arrivasse ad una risoluzione più convincente.

    Ho aperto un blog-progetto sulla lettaratura russa, se volete dare un’occhiata, ecco il link:
    http://dilettoecastigo.blogspot.com/

    Grazie! e buona lettura a tutti!

  4. Ciao Leva,
    sì, effettivamente la fine è stata un po’ strana… deludente, direi. Però complessivamente il libro mi è piaciuto e trovo che Dostoevskij scriva molto bene. La letteratura russa mi interessa molto, quindi verrò di certo sul tuo blog, una volta o l’altra. Grazie di avermelo segnalato. 🙂

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