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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

I buoni e i cattivi romanzi

Posted by Chiara Vitetta - novembre 29th, 2010

Daniel Pennac - Come un romanzo«A proposito di “gusto”, i miei studenti sono molto in difficoltà quando si trovano davanti all’iperclassico tema dal titolo: “È possibile parlare di buoni e cattivi romanzi?” Siccome, dietro la loro apparenza non-faccio-concessioni, sono dei bravi ragazzi, invece di considerare l’aspetto letterario del problema, lo affrontano da un’ottica morale e trattano la questione dal punto di vista delle libertà. Così, l’insieme dei loro temi potrebbe riassumersi in questa formula: “Ma no, ma no, ognuno ha il diritto di scrivere quello che vuole, e tutti i gusti sono nella natura, dai…” Sì, sì, sì per carità, posizione assolutamente onorevole…Ciò non toglie che vi siano buoni e cattivi romanzi.
Possiamo fare dei nomi, possiamo portare delle prove.
Per essere brevi diciamo a grandi linee che esiste quella che chiamerei una “letteratura industriale” che si limita a riprodurre all’infinito gli stessi tipi di racconti, che fabbrica stereotipi a catena, fa commercio di buoni sentimenti e sensazioni forti, prende al volo tutti i pretesti offerti dall’attualità per sfornare una narrativa di circostanza, effettua “studi di mercato” per piazzare secondo la “congiuntura” un determinato tipo di “prodotto” che si ritiene debba infiammare una determinata categoria di lettori.
Ecco, a colpo sicuro, dei cattivi romanzi.
Perché? Perché non sono il risultato della creazione ma della riproduzione di “formule” prestabilite, perché sono un’opera di semplificazione (cioè di menzogna) mentre il romanzo è arte di verità (cioè di complessità), perché facendo leva sui nostri automatismi addormentano la nostra curiosità, e infine, soprattutto, per il fatto che l’autore non c’è, né la realtà che pretende di descriverci.
Insomma, una letteratura “usa-e-getta” fatta con lo stampo e che in quello stampo vorrebbe imprigionare anche noi.
Non si creda che queste idiozie siano un fenomeno recente, legato all’industrializzazione del libro. Niente affatto. Lo sfruttamento del sensazionalismo, dell’operetta da due lire, del brivido facile in una frase senza autore è cosa di vecchia data. Per citare solo due esempi, sia il romanzo cavalleresco, sia, molto tempo dopo, il romanticismo, ci sono cascati. Ma il danno è servito perché la reazione a questa letteratura deviata ci ha dato due dei più bei romanzi che ci siano al mondo: Don Chisciotte e Madame Bovary.
Dunque ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi.
Molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada.
E, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro, nessuna ha alzato gli occhi al cielo, nessuno mi ha dato dello scemo. Qualcuno ha solo lasciato sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.
Quella era saggezza.
Per un certo periodo leggiamo, insieme, buoni e cattivi romanzi. Così come non non rinunciamo dall’oggi al domani alle nostre letture infantili. Tutto si confonde. Usciamo da Guerra e pace per rituffarci nella Biblioteca dei ragazzi. Passiamo dalla collezione Harmony (storie di bei dottori e lodevoli infermiere) a Boris Pasternàk e al suo Dottor Zivago – un bel dottore, anche lui, e Lara, un’infermiera oh, quanto lodevole!
E poi, un bel giorno, è Pasternàk ad avere la meglio. Insensibilmente, i nostri desideri ci spingono alla frequentazione dei “buoni” romanzi. Cerchiamo degli scrittori, cerchiamo uno stile, basta con i compagni di giochi, vogliamo compagni di essere. L’aneddoto non ci basta più, è arrivato il momento in cui al romanzo chiediamo qualcosa di più della soddisfazione immediata ed esclusiva della nostre sensazioni.
Una delle più grandi soddisfazioni del “pedagogo” è quella – premesso che tutte le letture sono concesse – di vedere uno studente sbattere la porta della fabbrica dei best seller e salire a prendere una boccata d’aria buona dall’amico Balzac».

(Daniel Pennac)
(da: “Come un romanzo”)

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Dallo stesso libro:

I 10 diritti del lettore
Il tempo per leggere

Ispirati da I 10 diritti del lettore di Daniel Pennac: I 10 diritti dello scrittore

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