Tom Beatty

Edager Lee Masters - Antologia di Spoon RiverEro avvocato con Harmon Whitney
o Kinsey Keene o Garrison Standard,
perché anch’io dibattei la questione della proprietà,
sia pure alla luce artificiale, per trent’anni, nella sala da gioco del teatro.
E vi dico che la Vita è un giocatore
che ci sovrasta di testa e di spalle.
Nessun sindaco può chiudere la bisca.
E chi perde può strillare quanto vuole:
non riavrà il suo denaro.
La percentuale della Vita è difficile coprirla;
essa serve le carte per cogliervi debole
e non per incontrarvi in piena forza.
E vi dà settant’anni per giocare:
se non riuscite in settant’anni,
non riuscite mai più.
Andatevene dalla stanza se perdete –
andatevene, quando il vostro tempo è finito.
È vile sedersi a brancicare le carte,
e maledire le perdite, con occhi cerchiati,
piagnucolando per tentare ancora.

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Tom Beatty

I was a lawyer Harmon Whitney
or Kinsey Keene or Garrison Standard,
For I tried the rights of property,
Although by lamp-light, for thirty years,
In that poker room in the opera house.
And I say to you that Life’s a gambler
Head and ahoulders above un all.
No mayor alive can close the house.
And if you lose, you can squeal as you will;
You’ll not get back your money.
He makes the percentage hard to conquer;
He stacks the cards to catch your weakness
And not to meet your strength.
And he gives you seventy years to play:
For you cannot win in seventy
You cannot win at all.
So, if you lose, get out of the room –
Get out of the room when your time is up.
It’s mean to sit and fumble the cards,
And curse your losses, leaden-eyed,
Whining to try and try.

(Edgar Lee Masters)
(da: “Antologia di Spoon River”)

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Leggi altri estratti dall’Antologia di Spoon River:

– Francis Turner
Il suonatore Jones

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3 Responses to Tom Beatty

  1. Loredana Corsello says:

    Ciao, Chiara.. Che piacere trovare una poesia di Masters sul tuo sito! Mi piace molto l’antologia di Spoon River, e mi piace l’idea (un pò macabra?) di passeggiare tra le tombe per scoprire particolari, tristezze, amarezze, di genti sepolte accanto ai loro dolori. Più di tutte mi è piaciuta la stora di Benjamin Pantier. Forse perchè adoro i cani, forse pechè sono certa che nessun essere al mondo può amare in maniera tanto disinteressata quanto un cane. Benjamin e Nig hanno conosciuto la solitudine della vita e ora dividono la stessa bara, l’uno col muso poggiato sulla guancia dell’altro, per l’eternità. Magnifico!

  2. Ciao Loredana, che piacere trovarti qui! Devo rileggere la poesia di cui parli, in questo momento non me la ricordo. Chissà, magari un giorno la rileggerai tra queste pagine. 🙂

  3. Loredana Corsello says:

    Ciao Chiara, certo che continuo a girare dalle tue parti, mi piace leggere le tue riflessioni…
    Ho trovato in rete la poesia di cui ti ho parlato.. eccotela, a me piace molto (come ti ho già detto).
    A presto..
    Loredana

    Benjamin Pantier

    Insieme in questa tomba giacciono Benjamin Pantier, avvocato,
    e Nig, il suo cane, compagno costante, conforto e amico.
    Giù per la strada grigia, amici, bambini, uomini e donne,
    ad uno ad uno passati dalla vita, mi lasciarono finche non fui solo
    con Nig come socio, a dividere il mio letto e le mie bevute.
    Nel mattino della vita conobbi l’aspirazione e vidi la gloria.
    Poi lei, che mi sopravvive, intrappolò la mia anima
    con una trappola che mi dissanguò,
    fino a che io, un tempo forte di volontà, giacqui spezzato, indifferente,
    vivendo con Nig in una stanza sul retro di un ufficio buio.
    Sotto la mia mascella è accoccolato il naso ossuto di Nig –
    la nostra storia è perduta nel silenzio.
    Passaci accanto, folle mondo

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