Moderato in re minore

La poesia non esiste solo sulla carta o sul web, a volte anche i testi delle canzoni sono poesie. Secondo me questo è il caso di molte canzoni di Carmen Consoli e tra le tante, anche di quella che sto per proporvi, “Moderato in re minore”, tratta dall’album “L’eccezione” (2002). Quando penso al Natale e cerco di collegare a questa festività una poesia nota, mi viene sempre in mente “Natale”, di Ungaretti, ma siccome ve l’ho proposta l’anno scorso, quest’anno vi faccio leggere le parole a cui penso subito dopo quelle di Ungaretti.

Buona lettura e buon Natale!

Moderato in re minoreCarmen Consoli - L'eccezione

Vigilia di Natale,
un giorno come gli altri,
una tazza di latte caldo e
nessun regalo da scartare.

Auguri professore
Felice anno nuovo,
d’un tratto un indecifrabile
imbarazzo colmava i suoi occhi.

Vigilia di Natale
e i cori polifonici
trainati dal vento,
sii laudato o mio signore.

Gli addobbi per le strade,
presepi viventi,
d’un tratto un senso di sconforto
misto a frustrazione, colmava i suoi occhi.

Ed avrebbe voluto
trovare al suo fianco
una compagna premurosa
e amabile.

Ed avrebbe voluto
sentire il calore
di un altro corpo sotto
le coperte.

Vigilia di Natale,
un albero spoglio,
uno sguardo fugace a
vecchi testi di filosofia.

Auguri professore e
felice anno nuovo
d’un tratto uno spietato senso
d’insoddisfazione colmava i suoi occhi.

Ed avrebbe voluto
trovare al suo fianco
una compagna premurosa
e amabile.

Ed avrebbe voluto
sentire il calore
di un altro corpo sotto
le coperte…

(Carmen Consoli)

_____________________

(Per ascoltare la canzone clicca qui.)

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9 Responses to Moderato in re minore

  1. Roberta says:

    Cara Chiara, bellissima canzone, una delle mie preferite in assoluto. Secondo te chi ha ispirato il ritratto del professore di musica, un certo Carlo, che aveva smesso di suonare il suo pianoforte? 😉 Tanti auguri anche a te 🙂

  2. federica says:

    Che bello questo pezzo, piace tanto anche a me…

    Roberta, anche io sono curiosa!

  3. Ciao!
    @Roberta Non sapevo che ti piacesse Carmen Consoli! Sì sì, Carlo c’entra, dai! 😉
    @Fede Sarebbe bello se potessi leggere il libro a cui Roberta si riferisce… appena sarà pubblicato me ne procurerò una copia con tanto di autografo e dedica dell’autrice. 🙂 ti piacerà, ne sono sicura.

  4. Roberta says:

    🙂

  5. federica says:

    Mi pare di capire che un libro scritto da Roberta?

    Mmmmh…sono curiosa! 😀

  6. Roberta says:

    Ma no Fede! E’ Chiara che fa la spiritosa 😀

  7. Max says:

    Mi piacerebbe dare nuova linfa a questo bellissimo post. Ha ragione Chiara, ci sono testi di canzoni che sono delle vere e proprie poesie, ma non a volte, ce ne sono tanti. La fregatura è che spesso l’accompagnamento musicale, non propriamente azzeccato, affossa un testo di notevole valore, per radio non lo trasmetteranno mai e va a finire che nessuno potrà mai goderne. Eppure in Italia ci sono autentici poeti etichettati come parolieri, leggasi Mogol, o cantautori di altissimo livello. Chiara ha lanciato un sassolino, io lo raccolgo e lo rilancio. Questo sito è domicilio di tante persone che amano le buone letture e, sono sicuro, ognuno di noi ha una poesia musicale che ci ha scaldato il cuore. Ricordiamocele, recuperiamole e facciamole conoscere postandole qui. Io ne ho un paio, potrei giocarmi subito il jolly ma sarebbe troppo facile, anche perchè è una di quelle che oltre ad avere un testo meraviglioso è accompagnata da una melodia sublime, sto parlando de “La donna cannone” di De Gregori. Ce n’è un’altra, sicuramente meno famosa ma, a mio modo di vedere, per il tema trattato e le riflessioni che suscita, straordinaria. Si tratta di “Nei giardini che nessuno sa” di Renato Zero. Per chi non la conosce credo sarà una piacevole sorpresa.

    Senti quella pelle ruvida.
    Un gran freddo dentro l’anima,
    fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
    Troppe attese dietro l’angolo,
    gioie che non ti appartengono.
    Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
    Ecco come si finisce poi,
    inchiodati a una finestra noi,
    spettatori malinconici,
    di felicità impossibili…
    Tanti viaggi rimandati e già,
    valigie vuote da un’eternità…
    Quel dolore che non sai cos’è,
    solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
    E’ un rifugio quel malessere,
    troppa fretta in quel tuo crescere.
    Non si fanno più miracoli,
    adesso non più.
    Non dar retta a quelle bambole.
    Non toccare quelle pillole.
    Quella suora ha un bel carattere,
    ci sa fare con le anime.
    Ti darei gli occhi miei,
    per vedere ciò che non vedi.
    L’energia, l’allegria,
    per strapparti ancora sorrisi.
    Dirti si, sempre si,
    e riuscire a farti volare,
    dove vuoi, dove sai,
    senza più quei pesi sul cuore.
    Nasconderti le nuvole,
    quell’inverno che ti fa male.
    Curarti le ferite e poi,
    qualche dente in più per mangiare.
    E poi vederti ridere,
    e poi vederti correre ancora.
    Dimentica, c’è chi dimentica
    distrattamente un fiore una domenica
    E poi… silenzi. E poi silenzi.

    Nei giardini che nessuno sa
    si respira l’inutilità.
    C’è rispetto, grande pulizia,
    è quasi follia.
    Non sai come è bello stringerti,
    ritrovarsi qui a difenderti,
    e vestirti e pettinarti sì,
    e sussurrarti non arrenderti.
    Nei giardini che nessuno sa,
    quanta vita si trascina qua,
    solo acciacchi, piccole anemie.
    Siamo niente senza fantasie.
    Sorreggili, aiutali,
    ti prego non lasciarli cadere.
    Esili, fragili,
    non negargli un po’ del tuo amore.
    Stelle che ora tacciono,
    ma daranno un segno a quel cielo.
    Gli uomini non brillano
    se non sono stelle anche loro.
    Mani che ora tremano,
    perché il vento soffia più forte…
    non lasciarli adesso no
    che non li sorprenda la morte.
    Siamo noi gli inabili,
    che pure avendo a volte non diamo.
    Dimentica, c’è chi dimentica,
    distrattamente un fiore una domenica
    e poi silenzi. E poi silenzi

    Adesso tocca a voi.
    Ciao,
    Max

  8. Molto bella. Grazie! 🙂

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