Carne e sangue

Rebecca“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, scriveva molto tempo fa un impareggiabile drammaturgo e poeta; ma cos’è questa sostanza? E siamo tutti prodotto eccellente delle armoniose mani e del talentuoso cervello di un ipotetico dio? Io credo che infine quasi tutti siamo carne e sangue e nulla più; solo pochi sono composti dalla sostanza di cui sono fatti i sogni. Ho perso il conto delle volte in cui mi hanno dato del presuntuoso per questa mia idea, forse perché pensavano che mi mettessi in questa seconda categoria ed escludessi loro, ma non intendevo né l’una, né l’altra cosa. Se io ho un ruolo nel mondo, il mio non è con un pennello in mano e una tela di fronte, ma con un programma della mostra tra le dita sudate e gli occhi spalancati nella contemplazione dell’opera d’ingegno altrui. Io sto dietro i libri, non dentro. Li leggo, non li scrivo. E questo stesso ragionamento si può applicare ad ogni forma d’arte. Io non sono un essere speciale, sono solo un estimatore di queste fortunate persone. Spesso ho sentito dire da alcuni di loro che questi talenti sono armi a doppio taglio e che è una dannazione possedere certe capacità e avere certe visioni del mondo. Io li guardavo accondiscendendo: non me la sentivo di dir loro che avrei dato qualsiasi cosa per avere quel talento che disprezzavano tanto, e che anche solo un’ora nella loro testa mi sarebbe bastata per giustificare un vita ordinaria. D’altra parte poi, con il tempo ho capito, anche grazie a Rebecca, che certe cose sono più complesse di quello che sembrano, e che ogni vita ha le sue croci segrete e le sue sfaccettature multicolore, e che, come tengo sempre a sottolineare, non sai mai cosa fanno le persone quando si chiudono la porta di casa alle spalle, specie se girano troppe volte la chiave nella serratura e si accertano che le pareti siano abbastanza spesse da contenere i loro scomodi e vergognosi segreti. Nonostante tutti questi pacati e razionali pensieri, spesso brucio di invidia di fronte a queste persone e mi incanto ad osservarle nell’espressione del loro talento. Non ho potuto farlo molto con Rebecca e ho anche smesso presto di invidiare le sue grandi capacità, per quello che si nascondeva dietro il suo sorriso e la sua quasi invisibile claudicanza, e anche perché spesso la sostanza di cui è fatta l’arte è il dolore. Amo il prodotto, ma non so fino a che punto voglio crearlo se il prezzo da pagare è così alto. Io sono e resto carne e sangue, anche se mi emoziono, sorrido, piango e mi dispero per le mie piccole disgrazie quotidiane; ma Rebecca… Rebecca era fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, senza dubbio.

(Chiara Vitetta)
(da: “Apri gli occhi”)

This entry was posted in Estratti e citazioni and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *