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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Gli orrori del nucleare

Posted by Chiara Vitetta - marzo 31st, 2011

Stephen King - Tommyknockers - Le creature del buio“Sapendo di commettere un errore imperdonabile, Gardener si avvicinò. Esibiva sulle labbra un cordiale sorriso da “si sta facendo tardi e tra poco devo andare”, ma le pulsazioni che sentiva alla testa stavano accelerando, concentrandosi sulla sinistra. L’antica collera sfrenata si consolidava in un’onda rossa. Ma lo sai di che cosa stai parlando? era praticamente tutto ciò che il suo cuore riuscisse a gridare. C’erano argomenti del tutto razionali che sapeva intavolare contro le centrali nucleari, ma in frangenti come quello aveva il sopravvento l’inarticolato grido del suo cuore.

Ma lo sai di che cosa stai parlando? Lo sai qual è la posta in gioco? Nessuno di voi ricorda cosa è accaduto due anni fa in Russia? State pur tranquilli che loro non hanno dimenticato. Perché loro non possono. Ancora nel secolo venturo non avranno smesso di seppellire i morti di cancro. Dio dei sette cieli e di una terra sola! Provatevi a ficcarvi una di quelle sbarre di uranio esaurito su per il culo per una mezz’oretta e spiegate poi a tutti quanti quant’è sicura l’energia nucleare quando vi metterete a far stronzi che brillano nel buio! Cristo! Ve ne state qui ad ascoltare quell’uomo parlare come se fosse sano di mente!
(…)
L’esuberanza di Ted l’Energetico si rinvigorì. Dichiarò che era ora di mostrare una volta per tutte agli arabi che l’America e gli americani non avevano bisogno di loro. Disse che anche i più moderni generatori a carbone erano troppo sporchi perché l’EPA li potesse giudicare accettabili. Visto che l’energia solare era un’idea grandiosa… “fin tanto che brilla il sole”. Ci furono altre risa.
(…)
Ted l’Energetico spiegava che in fondo il nucleare era l’ultima alternativa. “E meno male che gli americani stanno mettendo finalmente nella giusta prospettiva la questione Chernobyl”, si rallegrò. “Trentadue morti. È una tragedia, certo, ma solo il mese scorso ci sono stati centonovanta e più morti in seguito a un incidente aereo. Non per questo la gente scende in piazza a gridare che il governo deve chiudere le linee aeree, no? Trentadue morti è un fatto orribile, ma siamo ben lontani da una strage biblica, come vorrebbero farci credere gli antinucleari.” Abbassò un po’ la voce. “Sono dei poveri fanatici come certi santoni che si vedono girare per le strade, ma in un certo senso sono più pericolosi, perché sembrano più razionali. Se però gli dessimo ciò che chiedono, fra un mese o giù di lì ce li ritroveremmo davanti alla porta di casa a frignare perché non possono più usare l’asciugacapelli o perché quando sono andati in cucina a prepararsi un bello spuntino macrobiotico hanno scoperto che il mixer non funzionava più (…)
E un particolare che questi protestatari non ricordano mai di citare durante le loro manifestazioni è che in trent’anni di pacifico sviluppo dell’energia nucleare, non c’è stata una singola vittima dovuta allo sfruttamento dell’energia nucleare in tutti gli stati uniti d’America (…) e ora credo che io e mia moglie…”
“Sapevate che Marie Curie morì di avvelenamento da radiazioni?” Domandò Gardener in tono colloquiale. Si voltarono verso di lui. “Eh già. Di leucemia indotta dall’esposizione diretta ai raggi gamma. Fu la prima vittima della lunga marcia mortale che ha per capolinea la centrale di questo nostro amico. Compì una serie approfondita di ricerche, che registrò tutte quante… i suoi quaderni sono conservati in una cassaforte a Parigi. Una cassaforte rivestita di piombo. I quaderni sono integri, ma troppo radioattivi perché li si possa toccare. Quanto poi a coloro che sono morti nel nostro paese, nessuno può parlare con cognizione di causa, dato che l’AEC e l’EPA mantengono il più stretto segreto (…) Il cinque ottobre 1966 si verificò un fusione nucleare parziale nel reattore autofertilizzante Enrico Fermi nel Michigan.”
“Non successe niente”, ribatté Ted l’Energetico..
“No, infatti”, ammise Gardener. “Forse Dio sa come mai, ma risulta che sia il solo a saperlo. La reazione a catena si interruppe per conto proprio. Nessuno sa per quale motivo. Uno degli ingegneri convocati dalla direzione diede un’occhiata, sorrise e disse: “per un pelo non vi siete persi Detroit”. Poi svenne. (…)
Quando esaminate i dati statistici delle morti per cancro nelle zone circostanti le centrali nucleari sparse per il paese scoprite delle anomalie, tassi di mortalità che non corrispondono a quelli medi. Molto tempo prima di Chernobyl i russi subirono un altro incidente al reattore che si trovava in un posto chiamato Kyshtym, ma a quell’epoca il primo ministro era Kruscev e i sovietici si cucirono le labbra. Pare che accantonassero le barre esaurite in un fossato poco profondo. E perché no? Come avrebbe affermato forse anche Madame Curie, lì per lì era sembrata un’ottima idea. Secondo quel che possiamo ipotizzare, i nuclei si ossidarono, solo che invece di dar luogo a ossido ferroso, ovvero semplice ruggine, come avviene per normali barre d’acciaio, quelle producevano plutonio puro. Era come apprestare un fuoco da bivacco contro un serbatoio di gas liquido, ma non potevano saperlo. Pensavano che andasse bene così. Pensavano.” Senti l’ira che gli faceva vibrare la voce e non poté far niente per fermarla. “Così avevano pensato giocando con la vita di esseri umani… come se si fosse trattato di bambole. E sapete che cosa avvenne? (…)
Piovve. Piovve molto. E la pioggia diede il via a una reazione a catena che provocò un’esplosione. Fu come l’eruzione di un vulcano di fango. Furono evacuati a migliaia. Tutte le donne incinte furono fatte abortire. Non ci fu scelta. L’equivalente russo di un’autostrada che attraversava la zona di Kyshtym rimase chiusa per quasi un anno. Poi cominciò a trapelare la notizia di un gravissimo incidente avvenuto ai confini con la Siberia e i russi si affrettarono a riaprire la strada. Vi installarono però certi cartelli davvero spassosi. Ho visto le foto. Non conosco il russo, ma ho chiesto una traduzione diversa a quattro o cinque persone diverse e tutte concordano. Sembra una di quelle perfide barzellette anticomuniste. Immaginatevi un’autostrada americana, la I-95 o la I-70 e di imbattervi in un cartello che dice: CHIUDERE TUTTI I FINESTRINI, SPEGNERE LE VENTOLE E CONDIZIONATORI D’ARIA E GUIDARE A TAVOLETTA PER I PROSSIMI TRENTA CHILOMETRI (…)
Se costui stesse solo mentendo, forse lascerei correre. Ma lui e tutti quelli come lui sono responsabili di qualcosa di molto più grave. Sono come piazzisti che dichiarano pubblicamente che le sigarette non solo non provocano il cancro ai polmoni, ma sono piene di vitamina C e hanno un potente effetto preventivo contro il raffreddore (…)
Trentadue sono i morti Chernobyl che siamo in grado di verificare. Ma sì, forse sono davvero solo trentadue. Abbiamo fotografie scattate dai medici americani dalle quali sembra di capire che si siano già superate le duecento vittime, ma diciamo pure trentadue. Non modifica ciò che abbiamo appreso dall’esposizione alle radiazioni. I decessi non avvengono tutti immediatamente. ECCO DOVE VENIAMO TRATTI IN INGANNO. I decessi si replicano in tre ondate successive. I primi a morire sono quelli bruciati nell’incidente. Poi tocca alle vittime della leucemia, soprattutto bambini. La terza fase è quella dell’onda più letale, quella dello sviluppo del cancro negli adulti dai quarant’anni in su. Casi di cancro così diffusi che si potrebbe tranquillamente definirla una epidemia. Cancro della pelle, cancro al seno, cancro al fegato, melanoma, cancro delle ossa, per citare i più comuni. Però ci sono anche il cancro intestinale, cancro alla vescica, tumori cerebrali… (…)
Nel 1964 l’AEC commissionò uno studio sulle più gravi conseguenze che si sarebbero potute verificare nel caso dell’esplosione di un reattore americano di dimensioni pari a un quinto di quello di Chernobyl. I risultati furono così orrendi che l’AEC fece scomparire il rapporto. Secondo le proiezioni un incidente del genere in un’area relativamente agricola degli Stati Uniti, e per inciso quella prescelta era in Pennsylvania, dove si trova la Three-Mile Island, avrebbe provocato la morte di quarantacinquemila persona, contaminato il settanta per cento del territorio statale e provocato danni per diciassette milioni di dollari.
Se moltiplichiamo per cinque, otteniamo duecentoventicinquemila morti e danni per ottantacinquemilioni di dollari. Stiamo parlando di quasi un quarto di milione di persone mote prima che si esaurisca la terza ondata, vale a dire verso il 2040… Difficile far salire tutta quella gente su un 767, vero? (…)
A Chernobyl hanno ucciso i bambini. Lo volete capire? Bambini di dieci anni e bambini non ancora nati. Per la maggior parte saranno ancora vivi in questo momento, ma stanno morendo, adesso, mentre noi siamo qui con i nostri bicchieri in mano. Alcuni non sanno ancora leggere. La maggioranza di loro non bacerà mai un coetaneo con passione. In questo preciso istante mentre noi stiamo qui con i nostri bicchieri in mano. Hanno ucciso i loro figli. (…)
Lo sappiamo da Hiroshima e da Nagasaki, dai nostri stessi test nucleari a Trinity e a Bikini. Hanno ucciso i loro stessi figli, ve lo volete mettere nella zucca? Ci sono bambini di nove anni a Pripyat che moriranno defecando i propri intestini! Hanno ucciso i bambini!”
“Sappiamo tutti che il signor Gardener è un ottimo poeta credo”, disse Ted l’Energetico passando un braccio intorno alla moglie e schiacciandosela contro il fianco. Fu come osservare un cowboy che prende un vitello al lazo. “Tuttavia non è molto informato per quel che riguarda l’energia nucleare. Non sappiamo per la verità che cosa possa essere accaduto a Kyshtym e i dati trasmessici dai russi sulle vittime di Chernobyl dicono…”

“Ma la pianti! (…) Sa benissimo di che cosa sto parlando. La Bay State Electric possiede tutte le stime del caso, conservate nei suoi archivi insieme con l’elevata incidenza di casi di cancro nelle zone intorno alle centrali nucleari americane, i dati sull’acqua contaminata dalle scorie nucleari, l’acqua delle falde acquifere profonde, l’acqua in cui la gente lava i suoi vestiti, i suoi piatti e se stessa, l’acqua che beve. Lo sa benissimo. Lo sa lei come lo sanno in tutte le aziende energetiche americane private, municipali, statali e federali.”
(…)
“Oh, abbiamo rapporti di ogni genere” disse Ted. “Per la maggior parte non sono altro che un ammasso di menzogne, tutta propaganda sovietica. Le persone come quest’idiota sono fin troppo felici di ingoiarsi amo, lenza e galleggiante. Per quel che ne sappiamo a Chernobyl può non esserci stato alcun incidente e potrebbe essere invece tutta una montatura per tenerci all’oscuro…>
“Mio Dio, ancora un po’ e verrà a raccontarci che la terra è piatta”, replicò Gardener. “Avete visto le fotografie dei militari in tuta antiradiazioni intorno alla centrale nucleare che c’è a mezz’ora di macchina da Harrisburg? Sapete come hanno cercato di bloccare una delle fughe che si sono verificate lì? Hanno infilato una palla da basket ricoperta di nastro adesivo in una tubatura scoppiata. Per un po’ ha retto, poi la pressione l’ha sputata fuori e la palla ha sfondato il muro di contenimento (…)
“Vi prego”, intervenne, sconcertata, la moglie del decano. “Va bene discutere, ma non è il caso di gridare, per piacere. In fondo siamo esponenti universitari…”
“Sarà meglio invece che qualcuno urli eccome, cazzo!” gridò Gardener (…) “Non si metterebbe a gridare se casa sua stesse andando a fuoco e lei fosse l’unica persona di tutta la famiglia ad essersi svegliata nel cuore della notte? O se ne andrebbe in punta di piedi a bisbigliare, comportandosi da autentica esponente universitaria?”
(…)
“Avete intenzione di avere dei figli?”, domandò alla moglie di Ted l’Energetico. “In tal caso, spero per il vostro bene che lei e suo marito abitiate a distanza di sicurezza dall’installazione. Sapesse i granchi che prendono. Come alla Three-Mile Island. Poco prima che mettessero in funzione quella centrale qualcuno scoprì che gli idraulici avevano chissà come collegato un serbatoio di scorie nucleari radioattive della capacità di dodicimila litri alla rete dell’acqua potabile invece che alle fogne. Per la precisione lo si scoprì una settimana prima che la centrale entrasse in attività. Carino, no? (…)
Coloro che svolsero l’inchiesta scrissero nel loro rapporto che collegare l’impianto di scarico delle scorie radioattive alle tubature dell’acqua potabile era una pratica da ritenersi sconsigliabile. Se il suo maritino la invitasse a visitare lo stabilimento, io farei come dicono di fare in Messico: eviterei di bere l’acqua. E se il suo maritino la invitasse quando è già in attesa, ma facciamo pure quando dovesse avere il minimo sospetto di essere in attesa, gli risponda… gli risponda che ha mal di testa”.
“Finiscila”, gli intimò Ted. Sua moglie si era messa a gemere. (…)
“FINIRLA!” urlò Gardener (…) “Ma sì! Finiamola e lasciamo pure che la casa bruci! Possiamo star certi che i nostri fottuti proprietari passeranno a tempo debito a incassare i risarcimenti delle assicurazioni, dopo che le ceneri si saranno raffreddate e qualcuno sarà venuto a rastrellare via i resti dei cadaveri! FINIRLA! Solo questo si vuole da noi! E se non chiudiamo il becco da soli, arriva magari qualcuno a chiudertelo, come è successo a Karen Silkwood…” (…)
Gardener si chinò sulla moglie di Ted.. “E le tornerebbe utile dare un’occhiata anche ai tassi di mortalità infantile. Sono piuttosto alti nelle zone delle centrali nucleari. Difetti congeniti, come la sindrome di Down, in altre parole mongoloidismo, per esempio. E cecità… (…)
Ted può anche raccontarvi le sue balle sull’eccessivo sensazionalismo con cui si è parlato di quello che è stato in realtà un piccolo incendio e se vi piace, potete anche credergli, ma resta il fatto che ciò che è accaduto alla centrale nucleare di Chernobyl ha espulso nell’atmosfera di questo pianeta più scorie radioattive di tutte le bombe A fatte scoppiare sulla superficie terrestre dai tempi di Trinity (…)
E succederà di nuovo. Forse nello stato di Washington. Ai reattori di Hanford stavano accatastando sbarre di nucleo in fossati non protetti come facevano a Kyshtym. Oppure la California, in occasione del prossimo terremoto di notevole intensità? In Francia? In Polonia? O magari qui nel Massachusets, se costui la spunta e in primavera entrerà in funzione la centrale di Iroquois. Basta che qualcuno abbia la bella pensata di far scattare l’interruttore sbagliato nel momento sbagliato e la prossima volta che i Red Soxs giocheranno a Fenway sarà verso il 2075.” (…)
“Veniamo ora alle barre di uranio al nocciolo. Sapete dove vanno a finire quando non servono più? Le ha forse che raccontato che se le porta via la Fatina delle barre? Non è vero. È vero invece che quelli degli impianti nucleari le imbucano di qua e di là. Ci sono delle gran pile di barre roventi qui, lì e in ogni dove, immerse in pozze di acqua bassa. E non dico roventi in senso metaforico, signora. E roventi resteranno per un bel pezzo. (…)
Lo sapevate che stanno già cominciando a perdere e tracce di alcuni di quei depositi di barre esaurite? Come i bambini che giocano tutto il giorno e vanno a letto stanchi e quando si svegliano il giorno dopo non riescono a ricordare dove hanno lasciato i loro giocattoli. E poi c’è quella roba che fa semplicemente puff. L’ultimo, fantastico ritrovato del bombardiere pazzo. È già scomparso abbastanza plutonio da far saltare la piattaforma orientale degli Stati Uniti”.” (…)

(Stephen King)
(da: “Tommyknockers – Le creature del buio”)

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