Chiara Vitetta » Blog Archive » La pseudocultura di convenienza (Capitolo 1)

Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

La pseudocultura di convenienza (Capitolo 1)

Posted by Chiara Vitetta - aprile 7th, 2011

regaloBuongiorno uomini e donne della rete,
questo sarà il primo di una serie di post che potrei definire “di vita vissuta”. Su questo sito avete letto dei miei successi, ma anche dei miei momenti velenosi. Ho scritto post come “Altro che Nostradamus” e “Altro che sdoppiarsi”, in cui riversavo molto veleno e distribuivo amarezza, ma sempre rimanendo sul vago. Chissà, forse qualcuno di voi si sarà chiesto cosa si nascondesse dietro quei post tanto amari, cosa li avesse fatti nascere. Beh, da oggi avrete modo di saperlo.

Purtroppo le difficoltà di un aspirante scrittore non finiscono con la pubblicazione senza contributo da molti agognata, né tantomeno con la stampa del libro. La strada è in salita, ma non potete sapere che grado di pendenza abbia né quanto sia lunga. Ho visto di tutto in questi anni, e ho imparato molto. Credo che le mie esperienze possano essere utili a qualcuno, quindi sono qui a raccontarvele così come sono accadute. Forse sentirete l’amarezza attraversare lo schermo e toccarvi, forse il veleno trasuderà dai tasti del vostro pc, forse insomma soffrirete con me e capirete post dopo post quanto si può amare questo mestiere. Racconto dopo racconto, scoprirete quanto la perseveranza serva e si autoalimenti. Finora i miei post amari erano rimasti abbastanza sul vago; da oggi si fa sul serio. Avrete i fatti, nudi e crudi, esposti su queste pagine pubbliche.
Qui avete letto i commenti dei miei lettori, le interviste, le recensioni; avete conosciuto i successi, insomma. Da oggi, in questa serie di post, conoscerete i momenti difficili, quelli in cui è stato necessario ingoiare rospi e imparare anche a farli smettere di gracidare.
Ed ora ecco a voi la prima di una lunga serie di batoste.

Appena pubblicato il mio primo libro (dicembre 2008), mi sono subito data da fare per pubblicizzarlo e venderlo. Ingenuamente ho creduto fosse bene iniziare dalla mia città, dove altrettanto ingenuamente credevo di trovare terreno fertile, se non altro perché profeta in patria (ahi, avrei dovuto stare attenta al detto latino…).
Ignara della mia ingenua follia e ben provvista della tipica “testa dura calabrese”, non ho ascoltato adulti saggi con tanto di esperienza che mi mettevano in guardia da una brutta delusione, ma sono andata dritta dritta a schiantarmi contro il muro della realtà.
La prima delle tante batoste è arrivata subito subito, con le copie del mio libro ancora fresche di stampa. Lo ricordo bene, quel giorno… forse perché, come scrisse Stephen King in Misery:

“Gli scrittori ricordano tutto. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E delle più grandi avrà romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno se si vuol diventare scrittori, ma l’unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice. L’arte consiste nella perseveranza del ricordo”.

La perseveranza del ricordo… già! E siccome dimenticare diventa presto una parola vuota, perché capisci di non dover dimenticare, anzi, di voler fare tesoro di ogni pugno ricevuto, ad un tratto ti rendi conto che il miglior modo per non avvelenarti l’anima è incanalare la rabbia nella tua arte, mettere le tue angosce in una storia, riversare la rabbia in un post, stramaledire certa gente dalle pagine dei tuoi libri. Capisci, insomma, che la valvola di sfogo migliore è proprio ciò che ti ha portato a prendere in piena faccia la porta che ti hanno sbattuto contro.

Molto comodamente, quasi a domicilio, incontro un giorno una donna che si occupa di organizzare eventi culturali nella mia città. Pare sia il suo mestiere e pare anche che lo faccia bene. Gli eventi che organizza, che spesso hanno a che fare con il mondo dello sport, hanno sempre un grande successo. Personalità eminenti, pubblico pagante alle serate di presentazione dei libri, giornalisti e tv locali pronti a pubblicizzare l’oggetto di turno mettendolo sotto la giusta luce.

La signora, che qui chiamerò Gioia, è uno scricciolo di donna. Sotto il metro e cinquanta, magra, chioma bionda fresca di parrucchiere in qualunque occasione, sorriso perenne limitato alla parte bassa del volto, vocetta vagamente stridula e torrenti di parole che escono dalla piccola bocca coperta di rossetto. Dal vestito al trucco, Gioia è il ritratto dell’apparenza. Apparire sembra la sua ragione d’essere, ma tutto questo lo capisco dopo, a freddo, quando ho smesso di essere eccitata all’idea di una presentazione con tanta gente interessata al mio libro.
Povera illusa!

Gioia è amica di una persona che conosco, persona che ha letto e apprezzato il mio libro e che molto gentilmente l’ha portata da me.
Quando mi stringe la mano sa già cosa ho fatto: sono riuscita dove altri hanno miseramente fallito, vale a dire ho pubblicato un libro con un vero editore, senza sborsare un centesimo, senza rivolgermi ad un tipografo come molti fanno. Sa questo e vede che sono giovane (23 anni), probabilmente coglie la passione e la determinazione nei miei occhi ed è davvero convinta di volermi aiutare. E così, subito subito mi propone di occuparsi dell’organizzazione di una serata di presentazione del mio libro. Bene bene… Partono i grandi discorsi e le gigantesche promesse: dice che chiamerà sindaco, vice sindaco ed assessore alla cultura, che due tv locali saranno presenti, che i giornalisti sono suoi amici e verranno di certo, che la relatrice dovrà essere una sua cara amica che fa spesso queste cose. Annuisco e penso, ingenua fino al midollo ed ignorante come una bestia in fatto di presentazioni, che la prospettiva sia magnifica: pensa quanta gente mi ascolterà!
Dico che l’idea mi piace, che si può fare, che sarebbe bello. Lei incalza parlando di altra gente da invitare, locandine pubblicitarie, giri di amici da trascinare fin lì. Poi, quando già ci siamo scambiate i numeri di telefono per risentirci e fissare la data, come un tifone arriva la realtà:

«Beh, naturalmente al sindaco, che ti farà il piacere di venire, dovrai fare un bel regalo, a parte una copia del libro, naturalmente! Sarebbe bene fare lo stesso anche con l’assessore».

Sorrido, quasi mi scoppia una risata in faccia a questa donna che sorride solo con mezza faccia. E non torno seria, anzi! Con un sorriso che sa molto di amaro le dico: «Ah, se è così non se ne fa niente!».
Non l’avessi mai detto! Scandalo, onta ed ignominia sulla maleducata scrittrice esordiente dalle grandi pretese. Lo stupore assume sul volto di Gioia la forma di una O sulle sue labbra piene di rossetto.
«E che vorresti, non fargli nemmeno un regalo? E ti pare che il sindaco viene per la bella faccia tua? Ha degli impegni, viene per te e non ti pare giusto fargli almeno un regalo per ringraziarlo?».

Sì sì, viene per me, certo. Sarò anche ingenua, a volte, ma fessa proprio no! Come se non sapessi che il sindaco sfrutta queste occasioni per farsi pubblicità, per poter dire di interessarsi alla cultura e apparire come il benefattore di turno. Benefattore dei miei stivali, altroché! E mentre penso tutto questo, rispondo: «Non esiste! A me non piacciono queste cose, a queste condizioni presentazioni non ne faccio!».

Questa davvero non se l’aspettava la piccola Gioia, seguace del dio Apparire: «Fai come vuoi, ma così funzionano queste cose. Se non ti piacciono non farai niente!».

E ne è davvero convinta, tant’é che il suo non è un cattivo augurio, ma un previsione certa. O almeno, così crede…
Non le darò la soddisfazione di contraddirla per sentirmi rispondere che lei è più grande, ha più esperienza e conosce l’ambiente; no, non ci penso neppure, anche perché inzio a capire che l’uomo saggio che mi aveva parlato di un certo tipo di realtà aveva ragione da vendere. Apparenza, parate, favori e regali. Lui sapeva, ma io ho dovuto toccare con mano, sbattere la testa contro questo muro.
«Bene, non farò niente allora!» rispondo.

Per quanto mi sforzi di non essere sgarbata, credo che il mio disappunto sia palese e la mia indignazione metta Gioia a disagio. Le ho tolto il sorriso finto dal volto, il che è un sollievo, cominciava proprio a darmi fastidio.
Cercando di rimettere a posto la situazione, diventata ormai un tantino imbarazzante, la ringrazio comunque della disponibilità e mi sento dire: «Se cambi idea, chiamami. Funzionano così queste cose, te ne accorgerai».
Ringrazio e taccio, perché se dovessi dire quello che penso, la schiaccerei sotto il peso della mia rabbia rendendola ancora più bassa di quanto già non sia.

Il sindaco mi fa un favore? Devo fargli un regalo? Le cose funzionano così? Non farò niente? E per finire: mi accorgerò che le cose funzionano così?
E se così fosse, cara Gioia, credi davvero che tornerò da te a pregarti di permettermi di spargere regali tra sindaco, assessore e affini? Credi davvero che io voglia una presentazione-parata dove gli acquirenti saranno vecchi e odiosi snob che compreranno il libro tra uno sbadiglio e l’altro solo per non fare brutta figura? Pensare al mio libro sugli scaffali delle loro biblioteche dell’apparenza, intento solo a prendere polvere, sfogliato da nessuno e da nessuno letto, mi dà un dolore quasi fisico.

Taccio. Taccio perché sono educata.
Ingoio. Ingoio perché i bocconi amari devono essere spazzati via, e prima si ingoiano, prima il corpo potrà digerirli.
I toni tornano bassi, si chiacchiera ancora del libro e si dicono tante belle parole.
Gioia loda la mia perseveranza e dice che gli esordienti, specie se giovani e meritevoli come me, dovrebbero essere aiutati in concreto. E poi la cultura, la cultura è una cosa importantissima, la cultura è il pane! Bisogna comprare i libri degli esordienti meritevoli, aiutare i giovani, dare più spazio alla cultura.
E siccome Gioia è coerente, pochi minuti dopo va via con il mio libro sotto braccio… ma senza pagarlo. Immagino abbia creduto che il regalo le fosse dovuto.

…E se credete che abbia romanzato questa storia, purtroppo devo deludervi, perché è andata proprio così.
Questo e alcuni altri episodi mi hanno fatto decidere, giorno dopo giorno, di non fare mai presentazioni nella mia città. Questo è un luogo che aiuta molto chi sfrutta le conoscenze e vuol fare regali; aiuta gli amanti delle parate e i lecchini, chi vende aria fritta e chi si nasconde dietro una bella apparenza.
I contenuti, il lavoro duro, la sostanza, il merito e la dignità a Vibo Valentia non stanno di casa.

Bene miei cari visitatori, per oggi credo di aver sputato abbastanza veleno.
Vi aspetto tra alcuni giorni per il secondo capitolo di questa nuova serie di post che non poteva che intotolarsi: “la pseudocultura di convenienza”.

Alla prossima!

___________________________________________________________

– Leggi il Capitolo 2
– Leggi il Capitolo 3
– Leggi il Capitolo 4
– Leggi le Conclusioni

Oppure… scarica l’ebook gratuito e leggili tutti comodamente

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.