La pseudocultura di convenienza (Capitolo 3)

biblioteca1Eccoci al terzo capitolo della pseudocultura di convenienza. Pronti?
Bene.

Dopo essere stata nelle librerie, ho pensato di passare alle biblioteche. Se in libreria l’obiettivo è il profitto, in biblioteca dovrebbe essere tutt’altro, no? Sì, in teoria sì, ma l’esperienza insegna che teoria e pratica sono diverse come la realtà dai sogni.
Comunque ho deciso di tentare, ancora convinta che da qualche parte nella mia città la cultura riuscisse ad averla vinta sulla convenienza.

Senza pregiudizi di sorta né aspettative troppo alte sono andata per prima cosa nella biblioteca che frequento. Per intenderci, nella mia città di biblioteche ce ne sono due, e credetemi, sono anche troppe, considerando la quantità di lettori!
Comunque un bel giorno vado in biblioteca portando con me due copie del mio libro, una locandina e una bella pila di segnalibro pubblicitari. Chiedo subito di parlare con il direttore ed entro pochi minuti arriva. Neppure mi invita ad entrare nel suo ufficio o a sedermi da qualche parte, mi chiede direttamente cosa voglio lì dove siamo, vale a dire in mezzo ai piedi, proprio davanti all’ascensore, vicino al bancone dietro cui le ragazze che si occupano dei prestiti sono schierate davanti agli schermi dei loro pc. Sul momento non faccio caso a questa poca considerazione, cerco di concentrarmi su ciò che sto dicendo.

Il direttore della biblioteca è un uomo sulla sessantina, alto e molto magro, con pochi capelli grigi e occhi azzurri che spiccano sul un viso lungo dai lineamenti delicati. Porta degli occhiali con la montatura sottile e ha una vocina piccola piccola e modi lenti. Serafico, questo è il primo aggettivo che mi viene in mente quando lo vedo. Poi penso che altri non è che l’uomo che legge sempre il giornale nella sala di lettura che entrando si trova subito a destra. Lo vedo spesso, ma solo quel giorno scopro che è il direttore.
Mi presento e inizio a palargli del mio libro. Mi ascolta, ma pare abbia fretta e non gliene freghi un tubo. Beh, questa seconda cosa la noto in un secondo momento, a freddo. A caldo cerco di concentrarmi sulle parole da scegliere e sul tono della mia voce. Gli spiego che ho pubblicato senza contributo. Attimo di paura, ripenso al libraio… No no, lui sa cosa significa, almeno!
Dice qualcosa come: «Brava, questo significa molto. È un bel traguardo. Complimenti». Ringrazio, ma non posso fare a meno di pensare che anche il libraio ha detto qualcosa di simile. Sorvolo e continuo a parlare. Mi chiede chi sia l’editore e di cosa parli il libro ed io rispondo con naturalezza dicendogli poi che una copia è per lui, che gliela regalo. Grosso errore: quella copia non verrà letta, non verrà sfogliata, non avrà neppure l’onore di essere lasciata a prendere polvere nella libreria di casa sua…
Ringrazia, prende il libro e se lo rigira tra le mani. Nel frattempo gli chiedo se posso lasciare una locandina, un libro da donare alla biblioteca e dei segnalibro da regalare a chiunque li voglia. Dice sì a tutto, anzi, mi fa attaccare la locandina proprio in quel momento alla bacheca che c’è accanto a noi. Provvedo, poi gli accenno una mia idea: visto che hanno una sala conferenze adatta allo scopo, mi piacerebbe, se fosse possibile, fare una presentazione lì.
«Certo, come no? Fatti dare un modulo da quella ragazza e prenota la sala» risponde. Quasi si entusiasma, lo vedo interessato… troppo interessato, in effetti. Un attimo prima era indifferente e quasi assente, ora è interessato. Qui gatta ci cova. Sorvolo, non è il momento di chiedersi dove sia la fregatura.
Subito penso che una presentazione ha bisogno di un relatore e gli chiedo se sarebbe disposto ad occuparsene. Spero dica di sì, perché ho idea che le altre persone a cui potrei chiederlo non accetterebbero.
Senza neppure pensarci dice no, che lui non si occupa proprio di queste cose. E va bene, troverò un altro relatore, in qualche modo. Non mi fa domande, io non ho altro da dire, così lo saluto e gli dico che per la presentazione prenoterò subito la sala. Va via con il mio libro sotto braccio. Si dirige nella solita sala lettura… scommetto che il giornale è lì che lo aspetta.

La ragazza che il direttore mi ha indicato mi dà un modulo da riempire. Dopo una decina di minuti, a modulo riempito la ragazza mi informa che per la sala sono 100 euro, ma posso pagare dopo, non devo preoccuparmi. Ah, ecco! La cultura, la cultura! Già, la cultura… ecco spiegato l’interesse del direttore.
«Ah sì?» dico senza dissimulare sorpresa e disapprovazione. «Non lo sapevo! Allora non mi interessa, puoi strappare il modulo». E glielo restituisco.
Cavolo, se devo spendere 100 euro per la sala, la presentazione la faccio come e dove dico io, e non in una biblioteca in cui dovrebbe interessare la cultura anziché il profitto!
La ragazza mi guarda stupita, ovviamente non si aspettava affatto la mia reazione. Ci pensa un minuto, poi mi dice: «Aspetta un attimo». E si allontana.

E ora? Aspetto. Torna qualche minuto dopo dicendo: «Il direttore ha detto che va bene così».
«Che vuol dire?» chiedo, basita. «Non devi pagare la sala, va bene così».
Tuttora, a ripensarci, non capisco questa cosa. Comunque dico grazie e vado via.

Tornando qualche giorno dopo mi guardo intorno. Hanno archiviato il mio libro, che ora ha il suo codice ed è al suo posto nello scaffale, ma… un momento! Qui ce ne sono due copie! Ok, un respiro profondo e contare fino a 378993272836418168, poi forse potrò evitare di andare a sbranare il serafico direttore che ha avuto la magnifica pensata di donare la sua copia alla biblioteca.
Non vado via immediatamente perché devo restituire un libro, ma il mio umore è nero pece e quello che sto vedendo non aiuta. La locandina è già stata tolta, tanto per cominciare. E poi…
Accanto al bancone c’è un scaffale abbastanza grande nel quale vengono esposti in bella vista i nuovi acquisti e libri più richiesti. E il mio libro, che oltre ad avere bisogno di visibilità è anche una nuova uscita e un nuovo arrivato nella biblioteca, perché non è lì? Perché sono passati e rimasti per mesi libri di scrittori del luogo e il mio invece non ha neppure sfiorato quello scaffale?
Caspita, mi aiutano proprio! E dire che non gli costerebbe nulla! Ma per quel giorno ne ho avuto abbastanza, così restituisco il libro, saluto ed esco.

Ah, aria fresca non contaminata da pseudocultura di convenienza!

Passano dei giorni ed io rimugino. Cerco anche un relatore per la presentazione, ma le uniche persone adatte dicono no, perché questi eventi secondo loro nella nostra città sono solo parate. Non mi dicono di rinunciare, ma mi informano con delicatezza che a Vibo Valentia alle presentazioni vanno due gatti, neppure quattro. C’è disinteresse, dicono.
Persone sagge, avevano ragione da vendere!
Tra il disinteresse del direttore, l’aiuto assente, il relatore che non si trova, decido di annullare tutto. Ad essere onesta, l’atmosfera poco culturale e la collaborazione pari a zero mi hanno spinta a non tentare nemmeno, specie perché ho deciso di non voler avere a che fare con questa gente. E poi anche l’orgoglio vuole la sua parte, che diamine!

Annullo la presentazione e un giorno, non ricordo neppure se fossi lì proprio per questo o invece per restituire qualche libro, sono costretta a contare di nuovo fino a numeri improbabili.
Certo al direttore non sono rimasta tanto impressa, perché al momento di dire a qualcuno chi sono per rispondere ad una domanda diretta, annaspa alla ricerca del mio nome… lo fulmino con lo sguardo, ma è un fulmine sprecato, perché dalla vergogna guarda a terra e poi mi chiama signorina Villella o qualcosa di simile. Cavolo, gli sono rimasta proprio impressa, eh! Vorrei correggerlo mettendo nella mia voce tutto l’astio di cui sono capace, ma mi esce dalla bocca un tono rassegnato e stanco. Lui si imbarazza ancora di più e poi a testa bassa si allontana.
Dovrebbe vergognarsi di non avermi detto la verità, cioè che se ne infischia di me e del mio libro e che non ha alcuna intenzione di aiutarmi seppure non gli costi assolutamente nulla. Ma cosa mi aspetto da gente del genere, dopotutto?

Vado via sconsolata, sono un sospirare con gambe e braccia che cammina per il mondo.
Eppure, signori miei, non mi fermo.
Rimugino, rimugino, rimugino ancora e i giorni passano. Poi mi dico che non è giusto, che dovrei almeno ricevere lo stesso trattamento degli altri! Lungi da me, ormai, pretendere un trattamento di favore per i miei meriti, non sia mai!

E insomma prendo il coraggio a quattro mani e torno in biblioteca. Stavolta gli dico quello che penso, altroché! prometto a me stessa entrando.
Chiedo di lui e mi indirizzano nel suo ufficio. Ha un ufficio? Ma dai, non vive nella sala di lettura incollato al giornale? Strano!

Sono nervosa, ma mi contengo bene. Risoluta è la parola adatta. Sono risoluta, sì. Entro e mi siedo. Devo dirgli di nuovo chi sono, perché lo vedo dalla faccia che non si ricorda… E va bene, cerchiamo di non pensarci.
Vado subito al punto e gli dico chiaro e tondo che sono rimasta delusa, che mi aspettavo un minimo di collaborazione da lui. Tutto mi aspettavo, meno che la faccia che fa… è calmissimo, accenna un sorrisetto e scuote la testa. «Per esempio?» chiede.
«Avreste potuto lasciare la locandina per qualche giorno in più, mettere il libro nello scaffale delle novità per dargli un po’ di visibilità, parlarne alla gente che frequenta la biblioteca».
«Non è stato messo nello scaffale?» chiede lui, sempre calmissimo. Ha la faccia di chi se ne infischia dell’universo e tutto gli scivola addosso. Gli darei due schiaffi per svegliarlo, ma è la sua mente che sembra dormire, per cui immagino che non servirebbe a nulla.
«No». Il mio tono è stato secco, credo che la rabbia si inizi a sentire.
«Uscendo dica lei stessa alle ragazze di metterlo» dice poi.
Neanche lo sforzo di dire due parole ai tuoi dipendenti vuoi fare, eh? Mi sa che dovesti tornare a leggere il giornale!
Poi, oltre le mie aspettative mi chiede: «E la presentazione quando la fai?».
«Non ho trovato un relatore, quindi l’ho annullata». Non dice niente. Già, perché lui non si occupa di queste cose.
Il discorso in qualche modo finisce sulle fiere del libro e mi dice che loro presenziano ad alcune fiere in qualità di biblioteca regionale. Mi propone di parlare con una signora che se ne occupa e lasciarle delle copie per la fiera.
Sì sì, certo. Oggettivamente la proposta è buona, ma sono così nauseata dai suoi atteggiamenti da avere un immediato e spontaneo rifiuto per qualunque sua proposta. Ringrazio, dico che ci penserò e lo saluto. Esco dal suo ufficio pensando che è stata una perdita di tempo, che non si può cavare sangue da una rapa e che nella mia città anche con le biblioteche ho decisamente chiuso, non ho alcuna voglia di tentare con l’altra.

Prima di tornare a casa e rigirarmi nella mia delusione, dico alle ragazze di mettere il libo in vista. Ordini del direttore, specifico. Rispondono che lo faranno a momenti ed io decido in quell’istante che non tornerò a controllare. Chi se ne frega! Di alcuni tipi di aiuto si può decisamente fare a meno.

L’avventura sarebbe finita qui, almeno per mia volontà, ma un ultimo episodio, del tutto casuale, ha chiuso in bellezza questo terzo capitolo della pseudocultura di convenienza.

Alcuni mesi dopo essere stata nel suo ufficio, accompagno un amico ad una presentazione nella sala conferenze della biblioteca. Non ero mai stata ad una presentazione, ma quella non è la giusta occasione per cominciare… potete leggere la cronaca di quella serata qui: http://www.chiaravitetta.it/2009/03/05/tutto-il-resto-e/

Quello che sto raccontarvi non l’ho scritto in quella cronaca, perché non aveva alcuna attinenza con la presentazione in sé, ed era invece legato a tutto quello che vi ho appena raccontato.

Arrivo un po’ prima dell’inizio della presentazione insieme al mio amico, che conosce sia il direttore della biblioteca che tutte le personalità del luogo, dagli assessori al sindaco. Davanti al tavolo delle conferenze quattro o cinque uomini dai sessanta in su chiacchierano tranquillamente.
Ci avviciniamo perché il mio amico, che qui chiamerò Antonio, vuole salutarli. Non sa che conosco il direttore, ma ho idea che il direttore stesso non sappia di conoscermi… Comunque ci avviciniamo e vengo presentata a tutti.
«Questa giovane è una scrittrice vibonese molto promettente, si chiama Chiara Vitetta».
Do la mano a tutti e quando arriva il momento di stringere quella del direttore lo guardo male. Non so di preciso cosa abbia visto nel mio sguardo, so solo che non l’ho controllato, perché non ne avevo affatto voglia. Anche questa volta ha abbassato lo sguardo ed è sprofondato nell’imbarazzo, poi ha detto con la sua vocina flebile: «Ah, sì, mi pare di ricordare… non sei venuta a portare qui un libro?» Toh, gli pare addirittura di ricordare! In un attimo di sincera cattiveria rispondo: «Sì, gliene ho anche regalata una copia. L’ha letto, no?».
È incredibile, ma tante volte anche se mentire spudoratamente farebbe fare bella figura, le persone non riescono a farlo e si affidano ad una bugia di medie dimensioni. «Sì, mi sembra… gli ho dato un’occhiata, ricordo qualcosa…» L’imbarazzo permane. Mi maledico perché sono troppo buona e cerco sempre di togliere le persone dall’imbarazzo e di metterle a proprio agio, ma in realtà vorrei tendergli un tranello e smascherarlo.
Vorrei chiedergli ad esempio, così, a bruciapelo, quale delle mie storie abbia preferito, se la prima, la seconda o la terza… (le prime edizioni del mio libro ne contengono solo due).
Invece lascio correre, non dico nulla e permetto agli altri presenti di far predominare i loro discorsi. Quale minuto dopo mi allontano e vado a sedermi. Non so come mi sento… né voglio pensarci.

Un quarto d’ora dopo tutti prendono posto. Al centro del tavolo siederà il relatore principale, colui che gestirà la presentazione.
Non sono affatto stupita quando vedo il direttore della biblioteca sedere proprio al posto centrale.
Guarda un po’, non era lui quello che non si occupava di queste cose?

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12 Responses to La pseudocultura di convenienza (Capitolo 3)

  1. Davu says:

    Ma questo in base a che meriti è diventato direttore della biblioteca?

  2. Credo che sia meglio non porsi domande di questo genere…

  3. L'uomo che (non) leggeva i giornali says:

    Il racconto non e’ male, piuttosto divertente. Complimenti.
    Preciso che l’uomo che legge i giornali non sono io, ma qualcuno che forse mi somiglia. Non sono quindi l’unico a non essere fionomista. Ammetto di non aver letto il suo libro, ma me ne arrivano due o tre ogni giorno e, francamente, non riuscirei a leggerli tutti.

    Con simpatia

    Per la presentazione forse potremmo riparlarne…

    • Max says:

      Non so quali libri Lei sia abituato a leggere, forse farebbe bene, ogni tanto, a provare a leggerne di diversi, diciamo quelli che “non riesce a leggere”, l’aiuterebbero a riconsiderare i suoi gusti.
      Veda lei, definire “divertente” un racconto del genere…
      Le avrebbero fatto più onore un paio di righe di scuse.
      Non se ne abbia a male ma… senza troppa simpatia.

    • Caro uomo che non leggeva i giornali (e a quanto pare, neanche i libri degli esordienti della sua città), io trovo davvero divertente la sua risposta più che il triste post di Chiara.

      Dopo aver deliberatamente ignorato un bravo esordiente della sua città, del quale si dovrebbe essere fieri, che ha pubblicato senza contributo (e pare che lei sappia cosa significhi) e che fà tanta fatica ad emergere, adesso arriva con questa tardiva proposta di (forse) riparlarne per la presentazione. Oltretutto ha ammesso di ignorare di leggere i libri che le vengono regalati con un candore, che è incredibile. Come se non ci fosse niente di male, come se fosse normale.

      Sono pienamente d’accordo con Max, delle umili scuse le avrebbero fatto molto più onore!

  4. Roberta says:

    Spero almeno che sarà fiero quando uscirà l’e-book di Chiara e sarà scaricato da centinaia di lettori interessati, quelli che gli autori vanno a scovarseli da soli, sostenendoli. Le alzate di spalle nuocciono gravemente alla salute.

    Con simpatia.

    Una delle tante donne che LEGGONO i libri degli esordienti CON PIACERE

  5. Ma guarda un po’ quante sorprese riserva la vita!
    Beh, che dire? Le tre persone che mi hanno preceduta nel rispondere all'”uomo che (non) leggeva i giornali” hanno detto tutto eccetto una cosa, che giustamente spetta a me dire: si tenga pure la sua presentazione!
    Non ho mai elemosinato né mai elemosinerò l’attenzione e l’aiuto di nessuno.
    Porterò le mie energie, i miei libri e la mia passione verso mete più liete.
    Non si preoccupi, sono andata avanti senza il suo aiuto e così continuerò a fare. Dopotutto lei è solo un aneddoto da raccontare e un esempio da cui sfuggire. Ah, è anche qualcos’altro, ora che ci penso: è una lezione per gli scrittori esordienti ed emergenti. Raccontando di lei posso dire a tutti loro:

    “Vi imbatterete anche in queste cose, ma non dovete lasciare che vi fermino. Niente deve fermarvi, perché la vostra passione per la scrittura deve essere più grande di ogni pseudocultura di convenienza. Queste sono le prove che vi aspettano. Sappiate superarle imparando la dovuta lezione e da tutto ciò uscirete più forti. E se qualcuna di queste esperienze vi riducesse in cenere, ricordate la fenice, che dalle proprie ceneri rinasceva.
    C’è una fenice in ognuno di noi, basta solo risvegliarla quando ce n’è bisogno.”

    Con scarsa simpatia.

  6. Pino says:

    Cara Chiara,
    leggendo il tuo racconto la prima cosa che mi viene da dire e’: mio dio quanto astio! Sei sicura che questo lavoro faccia proprio per te? Sei molto giovane, all’inizio di questo percorso, e già sputi veleno sul cattivo mondo che ti circonda: Com’e’ cattivo il libraio che ha preferito lasciare Umberto Eco al tuo posto… Com’e’ cattivo quel bibliotecario che non ha voluto leggere il tuo libro…
    Nessun dubbio sfiora mai la tua mente? Ti e’ sei mai soffermata a pensare che forse Umberto Eco vende piu’ di te o che forse al bibliotecario il tuo libro non sarebbe piaciuto? (A proposito qualche recensione?)
    Spari a zero contro la gente che non ti aiuta, gente piena di preconcetti che non ti sostiene nel tuo lavoro nonostante tu abbia “PUBBLICATO SENZA CONTRIBUTO”…. mica come gli altri scrittorucoli vibonesi della domenica! Ma ti sei mai presa la briga di leggerli questi libri prima di etichettarne gli autori come “scrittorucoli della Domenica”?
    Spari a zero contro di loro e allo stesso tempo massacri le persone che non si interessano a te. Non ti sembra poco corretto?
    Ho partecipato a molte presentazioni ed eventi culturali organizzati nella nostra citta’ e non mi pare proprio che queste cose non interessino a nessuno o che le persone che le organizzano siano poco competenti! Ho assistito a presentazioni di libri molto interessanti, incontri con scrittori di alto livello, vibonesi e non, e mi sento di ringraziare quel signore che secondo te, passa il suo tempo a leggere il giornale, perche’ e’ una delle poche persone autenticamente colte e sinceramente interessate alla diffusione della cultura a tutti i livelli.
    Una parola anche per il povero libraio: non mi pare proprio che sia il figlio del proprietario della vecchia libreria della nostra citta’, ma solo un suo ex collaboratore, e piuttosto che denigrarlo io mi sento di ringraziarlo per aver deciso di aprire quel “bugigattolo” che in realta’ e’ una libreria ben fornita e ricca di novita’!
    Sento di darti un consiglio paterno, accettalo se vuoi: quando si punta il dito su qualcuno ricordiamoci sempre che le altre tre sono rivolte verso di noi!
    l’umiltà è solo dei grandi
    Pino F.

    • ma perchè? non non sei venuto qui anche tu per sparare a zero? ti sei forse incuriosito di questa scrittrice che si batte con tanta tenacia per riuscire ad emergere, che è tanto apprezzata? (le recensioni, caro il mio PIGRISSIMO amico, si trovano a decine in internet, cercatele pure)…

      Forse dovresti guardarti un pochino intorno (internet è un mezzo grandioso sotto questo punto di vista) e vedrai che quella che credete di fare voi, non è cultura! ci sono stato ad un paio di presentazione e di eventi culturali, e le rare volte che sono riuscite bene, sono state solo grazie all’impegno, al merito e alla passione proprio di gente come Chiara che dedica la sua vita alla scrittura e all’arte.

      cito un pezzo del tuo commento: “Ti e’ sei mai soffermata a pensare che forse Umberto Eco vende piu’ di te?”
      Ma scusa, stiamo parlando di cultura o di marketing?? ti rendi conto dell’ingenuità di questa frase???

      un altro pezzo: “o che forse al bibliotecario il tuo libro non sarebbe piaciuto?” Ma non ti pare che prima di dire che non gli piace avrebbe dovuto leggerlo il libro? Se dopo averlo letto non gli piaceva, amen… ma non li legge neanche (per sua stessa ammissione)!!

      Mi intristiscono questi commenti spaventosamente superficiali, fatti per difendere a priori le “istituzioni”, guardatevi intorno, la cultura è un’altra cosa…

    • ainos984 says:

      Caro Pino….

      1) “mio dio quanto astio!” -> Forse la visione di Chiara non è la più ottimista che esista, ma di sicuro vedere ‘neri’ determinati panorami non è una scelta voluta o desiderata, ma è determinata da ciò che capita…..

      2) Il tuo “Sei sicura che questo lavoro faccia proprio per te?” è un commento che avrebbe senso se riguardasse il libro e non l’avere ‘astio’ verso la pseudocultura di convenienza…tu lo hai letto prima di fare questa domanda??

      3) L’umiltà non vuol dire star zitti di fronte a ciò che consideriamo ingiusto, quello è un atteggiamento che io chiamo rassegnazione a testa bassa. Preferisco di certo l’espressione del libero pensiero di ognuno, anche perchè come hai potuto leggere tra i commenti, c’è pieno diritto di replica e di discussione di qualsiasi accusa si possa fare…e conoscendo Chiara, lei è anche capace di cambiare idea se le si dimostra che ha torto…sempre che esistano i fatti a dimostrarlo! 😉

      4) sull’ “Umberto Eco vende piu’ di te” hanno già risposto blackjack1985 ed il titolo stesso di questo post (che forse non hai ben capito…), ma mi sento di aggiungere un commento: se una scrittrice esordiente non viene appoggiata e fatta conoscere, come mai potrà arrivare ai livelli di notorietà di Eco??

      Direi che la tua risposta è pessima, anche peggio di quella data da “L’uomo che (non) leggeva i giornali” … (e scusa il mio astio 😛 )

      Ciao,
      Me

  7. Buongiorno Pino,
    e innanzitutto grazie di esserti preso la briga di intervenire.
    Cominciamo col dire che concordo con tutto quello che ha detto blackjak85, ma te lo dirò con le mie parole.

    Quanto astio, dici, e ti stupisci.
    Io credo di avere una malattia rara, molto rara di questi tempi. Forse dovrei consultare un medico, ma uno di quelli bravi! La malattia di chiama “capacità cronica di indignarsi ed arrabbiarsi davanti alle ingiustizie”. Spesso questa malattia si riscontra in soggetti che non sopportano l’ipocrisia ed io sono certamente uno di quei soggetti
    Sì, mi arrabbio e mi lamento, e allora? Dovrei stare zitta? Pensare che tanto qui funziona così e ci si deve rassegnare, come tutti fanno? No, grazie.
    Nessuno ho mai messo in dubbio che Umberto Eco venda più di me, né ho mai sostenuto di valere più di lui. Non sta a me dare certi giudizi. Se leggi bene (e meno superficialmente) il post a cui ti riferisci, scoprirai che non ho affatto ricevuto lo stesso trattamento di Umberto Eco, eppure mi è stato detto il contrario. Mi sono stati anche fatti tanti complimenti seguiti poi dal nulla. E ho regalato libri che avrei potuto invece vendere o regalare a chi li avrebbe davvero apprezzati. Tutto perché non si ha il coraggio di dire la verità in faccia? Ipocrisia e parole vuote, te ne accorgi? Se il libraio mi avesse detto la verità, anziché lodarmi e prendermi in giro, quel post non esisterebbe affatto, tuttavia… tuttavia non è andata così.
    Se vuoi difendere ancora l’ipocrisia, accomodati pure.

    Io al tuo posto non ringrazierei quel libraio, perché non fa un favore né a me né te: vende ed esiste solo perché guadagna. Oltretutto, non è affatto ben fornito, a meno che tu non ti riferisca alle ultime novità… beh, certo, quelle portano soldi sicuri! Tutte e volte che ho cercato lì un libro, non l’ho trovato… ma naturalmente dipende da quello che cerchi in libreria!

    Mi scuso invece per l’errore sulla parentela con il vecchio librario, avevo avuto informazioni sbagliate. Ho già provveduto a rettificare.

    Riprendendo un tua frase: “Spari a zero contro di loro e allo stesso tempo massacri le persone che non si interessano a te. Non ti sembra poco corretto?”
    No, affatto. Come ti ho già detto, sparo a zero sull’ipocrisia, non sul semplice disinteresse.
    Che poi io mi aspetti molto da chi lavora con la cultura, quello è un mio problema, lo ammetto. Probabile che presto diventi un reato avere la pretesa di trovare interesse per un libro dove i libri sono il pane quotidiano.

    Ho partecipato anch’io a presentazioni nella nostra città e ho letto libri di scrittori del luogo… bah! Forse i tuoi e i miei criteri sono un tantino diversi. Mi ricordo ancora una ragazza di una quindicina d’anni che frequentava il classico un po’ di tempo fa e che ha pubblicato un libro che qualcuno ha paragonato ad Harry Potter… ti risulta? Io ho letto quel libro, e mi chiedo ancora se chi ha fatto quel paragone abbia mai anche solo sfogliato i libri della Rowling.

    Riguardo invece le recensioni dei miei libri, qui ne troverai un bel po’:
    http://www.chiaravitetta.it/parlano-di-me/

    Ti ringrazio del consiglio che mi hai dato, però ho idea che tu pensi di avere a che fare con una ragazzina, cosa che è alquanto lontana dalla realtà. Mi chiedi se sono sicura che questo sia il mestiere che fa per me. Sì, lo sono! Lo sono anche per quanto mi arrabbio, perché tutto questo mi tocca e amo il mio mestiere e la cultura in genere così tanto da non fermarmi di fronte ad alcuna difficoltà.
    Ti informo (visto che tu, con la tua superficialità, non ti sei informato) che ho a che fare con editori da sette anni, che ho parlato con centinaia di aspiranti scrittori, editori, agenti letterari e librai. Ho partecipato a moltissime fiere del libro, raccolto i pareri di tantissimi lettori (tutti soddisfatti), venduto migliaia di copie. Ho all’attivo due pubblicazioni e questo sito su cui TU vieni a sparare a zero l’ho creato dal niente e oggi, due anni e mezzo dopo, ha un gran numero di visitatori fissi; gente che ama la VERA cultura, mi sa, perché qui non c’è altro che questo.

    Infine, devo dirti che le difficoltà avute a Vibo non hanno riguardato solo bibliotecari, librai e giornalisti (di questo potrai leggere in futuro), ma anche la gente comune. In tre giorni di fiera in una qualunque città d’Italia ho venduto più che in sei mesi a Vibo, eppure ho venduto migliaia di copie in totale… mi spiego? Che dalle nostre parti si legga pochissimo è un fatto, e ne ero a conoscenza, ma che non si abbia neppure la voglia di dare una possibilità ad una concittadina che ha pubblicato un libro faticandosi e impegnandosi per anni… beh, questo non me lo aspettavo. E non mi aspettavo neanche le belle parole SPONTANEE e i grandi discorsi sull’aiutare persone del luogo che meritano, seguite dal mancato acquisto. Quanta ipocrisia!

    Comunque non ti preoccupare, l’astio torna quando ci penso, ma la notte dormo benissimo e dopo i primi mesi di batoste come quelle che hai letto, so evitare certe situazioni e viverle con più tranquillità. Si impara, si impara, stai pure tranquillo.

    Concludo dicendo che ti ho risposto solo perché questo sito è casa mia, e come padrona di casa era quasi un dovere farlo, ma onestamente penso che tutte le parole contenute in questo commento rappresentino una gran quantità di fiato sprecato. Dopotutto tu hai già preso le difese dell’altra parte nonostante non sapessi nulla di me.

    Con scarsa, ma davvero SCARSA simpatia.

  8. Veipone says:

    Ci sono alcune, poche, persone che perseguono grandi sogni senza scendere a compromessi.
    Chi sceglie questa strada, molto più ricca di altre di ostacoli e difficoltà, lo fa’ perchè intimamente convinto che il sistema “com’è” sia sbagliato.
    Così lotta per cambiarlo, per dimostrare e dimostrarsi che è possibile raggiungere i propri sogni senza scendere a compromessi, ricercando altre vie esistenti o spingendo il sistema a cambiare.

    Nel percorso, si incontrano altre persone col medesimo desiderio, compagne di lotta e di viaggio.
    A volte si incontrano persone disposte soltanto a dare una mano, che vengono ringraziate accoratamente. Danno una mano perchè intuiscono quanto la lotta sia giusta, ma non possono dedicarvisi a pieno, perché hanno altre battaglie alle quali dedicarsi, e quella semplicemente non è la loro.
    Altre volte si incontrano persone che sono completamente adagiate nel sistema, ne sono soddisfatte perchè di quel sistema ci campano, pur magari sapendo che esso è sbagliato. Queste sono considerate quasi come “antagonisti naturali”. Per loro si prova una gamma di emozioni che vanno dalla pietà all’odio, in dipendenza da quanto essi siano consapevoli di nutrire (e sfruttare) un sistema sbagliato.
    Altre volte ancora, infine, si incontrano quelle che magari hanno già lottato ed hanno ormai abbandonato, sconfitte e deluse. Speriamo che post e discussioni come questa possano risvegliarle ed infondere nuova forza. Per cambiare, c’è assolutamente bisogno anche di loro.

    L'”astio” che si prova nei confronti di alcuni è una misura di quanto essi ci abbiano deluso.

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