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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Il popolo dell’autunno (2)

Posted by Chiara Vitetta - giugno 13th, 2011

Ray Bradbury - Il popolo dell'autunno“Qualche volta l’uomo che sembra il più felice del mondo, con il sorriso più ampio, è quello che porta il maggiore carico di peccato. Ci sono sorrisi e sorrisi; impara a distinguere la varietà buia da quella luminosa. Colui che abbaia come una foca, che urla le sue risate, quasi sempre sta fingendo. Se l’è spassata ed è colpevole. E gli uomini amano il peccato, Will, oh, quanto lo amano, non dubitarne mai, in tutte le forme, in tutti i colori, in tutti gli odori. Vi sono momenti in cui sono i truogoli, non le tavole, ad attirare i nostri appetiti. Ascolta un uomo che loda altri a voce troppo alta, e chiediti se per caso non è appena uscito da una stia. D’altra parte, quell’uomo infelice, pallido, chiuso, che sta passando, che appare tutto colpa e peccato, spesso è un brav’uomo con la B maiuscola, Will. Perché essere buoni è un impegno spaventoso; gli uomini vi si affaticano e qualche volta si schiantano. Io ne ho conosciuto qualcuno. Fai doppia fatica ad essere un agricoltore che a essere il suo maiale. Credo che sia lo sforzarsi di essere buoni che finisce per aprire la crepa nel muro, una notte.
E anche un uomo di alti principi… qualche volta basta che gli cada addosso un capello per piegargli la spina dorsale. Non può starsene tranquillo, non smetterà di tormentarsi se per un soffio decade dallo stato di grazia”.

“Per alcuni l’autunno viene presto, e permane per tutta la vita, quando ottobre segue settembre e novembre tocca ottobre, e poi, invece di dicembre e del Natale, non c’è la stella di Betlemme, non c’è letizia, ma ritorna settembre e il vecchio ottobre, e così via, per tutti gli anni, senza inverno, senza primavera, senza estate vivificatrice”.

“Meglio pattinare con leggerezza sul ghiaccio sottile. Se ti soffermassi, il peso della tua attenzione potrebbe spezzare quel guscio. Precipitando attraverso la crosta, potresti annegare in profondità così fredde, così remote, che tutto il Passato vi giace scolpito su pietre tombali. Acqua gelida ti entrerebbe nelle vene. Inchiodata all’orlo dello specchio, rimarresti lì per sempre, incapace di sollevare lo sguardo dalle prove del tempo”.

(Ray Bradbury)
(da: “Il popolo dell’autunno”)

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Altre citazioni dallo stesso libro:

Il popolo dell’autunno (1)

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