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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

“Scrivi e vinci” 5° edizione

Posted by Chiara Vitetta - agosto 31st, 2011

scrivi-e-vinciOggi, 31 agosto 2011, inizia la 5° edizione di Scrivi e vinci.
In palio una copia della prima edizione del mio primo libro: L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia (Edizioni del Poggio) e la pubblicazione del racconto vincitore nella pagina Scrivi e vinci. Vi ricordo che questa prima edizione del libro non verrà più stampata (per maggiori informazioni leggi L’oblio della ragione cambia editore) e perciò potrebbe avere un certo valore, tra molti anni.

Come nelle precedenti 4 edizioni di “Scrivi e vinci”, anche questa volta viene proposto un incipit e chiesto ai partecipanti di continuare e concludere la storia.

Di seguito, le regole per partecipare:

1. Le continuazioni dovranno essere inviate entro le 23:00 del 31 ottobre 2011.

2. Si può partecipare anche con più continuazioni.

3. La lunghezza massima della continuazione è di 10000 caratteri (cifra orientativa, spazi inclusi).

4. Il concorso è aperto a tutti, ma dato che il suo scopo è quello di diffondere “L’oblio della ragione”, chi l’ha già vinto durante una delle precedenti edizioni di “Scrivi e vinci” non potrà vincerlo una seconda volta. Potrà comunque partecipare. Le continuazioni migliori saranno segnalate.

5. Le continuazioni possono essere inviate via e-mail all’indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com, oppure pubblicate come commento a questo post.

6. Il vincitore sarà avvisato tramite un’e-mail inviata all’indirizzo che rilascerà al momento dell’inserimento del commento o, per chi invierà la propria continuazione in privato, all’indirizzo che indicherà.

7. Il 3 novembre verrà pubblicato un post con il racconto completo, composto dall’incipit proposto e dalla continuazione migliore tra quelle pervenute. Il racconto sarà successivamente inserito nella pagina dedicata a “Scrivi e Vinci”.

8. Il vincitore si aggiudicherà una copia de: “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia”. Il libro arriverà direttamente a casa del vincitore, con autografo e dedica. Le spese di spedizione saranno a mio carico.

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Essere scrittori in Italia è difficile, e gli scrittori emergenti hanno bisogno di fiducia da parte dei lettori. Partecipare a questo concorso significa impiegare del tempo e fare un po’ di fatica, e questo è un modo come un altro per guadagnarsi un libro. Insomma, è come pagarlo, se ci pensate. Il pagamento che vi chiedo ha più valore del denaro: è il vostro tempo ed è il coraggio di mettersi in gioco. Ricordate che scrivere deve essere per prima cosa un piacere. Divertitevi!

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Il tassista

L’aereo era atterrato con quaranta minuti di ritardo, quello ero stato il guaio. Da lì in poi, tutto era precipitato in un vortice di pericolose coincidenze, fino a portare Monica nel taxi sbagliato al momento sbagliato.
Quarantadue anni e una vita altalenante: metà sconfitte, metà successi, due terzi di disonestà, un terzo di onestà, molta fortuna e poche cose davvero guadagnate. Con una vita così, non avrebbe mai potuto esimersi dall’avere una considerevole quantità di nemici. Fino a quel momento, comunque, nessuno di loro si era rivelato davvero pericoloso e Monica aveva potuto seguire il corso della sua vita senza particolari scossoni.
Salì sul primo taxi che vide maledicendo il tempo e se stessa. Il primo aveva la colpa di essere piovoso, la seconda quella di aver dimenticato l’ombrello, cosa imperdonabile per una viaggiatrice abituale come lei. Cercando di districare con le dita i capelli annodati dalla pioggia e dal vento, sedette sul sedile tirandosi dietro la ventiquattrore e chiuse lo sportello sbattendolo troppo forte.
«Piazza Matteotti» ordinò.
Era l’indirizzo del suo albergo, dove oltre ad aver prenotato una stanza per la notte, aveva fissato l’appuntamento con il cliente.
Era sempre il lavoro a spingerla a viaggiare. Odiava quelle trasferte obbligate, quegli scomodi spostamenti in città che non le piacevano affatto. Voleva solo parlare con il cliente, convincerlo a firmare il contratto e poi dormire qualche ora e ripartire il mattino seguente lasciandosi alle spalle l’ennesimo viaggio. I capelli erano bagnati, annodati e spettinati, il che la faceva innervosire ulteriormente. Era già in ritardo, eppure sarebbe stata costretta a far aspettare ancora il cliente per darsi una sistemata. Non poteva certo presentarsi da lui in quelle condizioni! Smise di tormentarsi i capelli e guardò fuori dal finestrino.
Le città di notte sono tutte più belle, ma ai suoi occhi nulla appariva meno che brutto in quel posto maledetto. Per lei quella era la città più brutta del mondo. Era avvenuto qualcosa, una decina di anni prima, su quelle strade che si dipanavano tra grattacieli e antichi edifici. Monica aveva cercato di rimuovere il ricordo dalla sua mente, ma era riuscita soltanto a farlo scivolare dentro di sé, in un luogo remoto in cui guardava di rado. Pensava poco all’episodio in sé, ma la sensazione di aver fatto qualcosa di irrimediabile e sbagliato rimaneva, pesante e ingombrante come un macigno.
Non le era mai passato per la mente di chiedere scusa o rimediare al torto, il suo egoismo la spingeva soltanto a salvarsi la pelle e ad uscire da una scomoda situazione. Per dieci lunghi anni l’aveva fatta franca, ma ogni cosa è destinata a cambiare, prima o poi.
Anche se non sempre la giustizia è di questo mondo, a volte le coincidenze sembrano rimediare cospirando contro i colpevoli. Ad un tratto Monica si rese conto, guardando fuori dal finestrino, che la strada che il tassista stava percorrendo era quella sbagliata. Una strada isolata che non aveva mai percorso si snodava davanti al taxi e proseguiva nel buio per chissà quanti chilometri. Monica restò per un momento interdetta, poi chiese, stupita:
«Dove stiamo andando?».
Il tassista non rispose e continuò a guidare tranquillo come se niente fosse.
Era buio e Monica non vedeva bene il viso dell’uomo. Si sporse tra i sedili verso di lui per vederlo bene e toccargli una spalla per richiamare la sua attenzione. Forse non aveva sentito la domanda?
In quel momento l’uomo sterzò bruscamente e si fermò sul ciglio di una strada che passava tra il nulla e il niente.
Monica si spaventò, ma non ebbe il tempo di avere alcuna reazione. Il tassista tolse le mani dal volante, si girò verso di lei e disse:
«Non abbiamo un conto in sospeso, io e lei?».
Monica restò senza fiato. Possibile che fosse proprio lui? In quel momento tutto ciò che per dieci anni aveva cercato di dimenticare le tornò in mente nei minimi dettagli. Nonostante la grave colpa di cui si era macchiata e per cui avrebbe dovuto rendere conto all’uomo che le stava di fronte e che aveva sperato di non vedere mai più in tutta la sua vita, il pensiero che le attraversò la mente in quel momento fu solo Il cliente andrà via senza aspettarmi. Non firmerà il contratto ed io perderò il lavoro. Solo di questo riusciva a preoccuparsi, eppure in quel momento aveva qualcosa di ben più urgente a cui pensare.

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Nessuna domanda a cui rispondere in questa edizione del concorso. Semplicemente, continuate la storia e concludetela.  Buona scrittura a tutti!

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Leggi il racconto completo

3 Responses to ““Scrivi e vinci” 5° edizione”

  1. Anonimo/a Says:

    Ciao a tutti, davvero una bellissima iniziativa, complimenti!

    Ecco la mia continuazione, siate buoni a andateci piano con gli insulti! 😉

    «Monica, sweetheart, non avrai creduto di poter scappare per sempre vero?».
    Gli anni trascorsi non erano stati sufficienti a fargli perdere il forte accento americano, e neanche la sua caratteristica arroganza.
    «Oooh, look at you! Sei proprio diventata una business woman adesso, e quel vestitino elegante, com’è professionale! Di certo non c’è più posto nella tua nuova vita per i tuoi old friends, immagino che avrai pensato di poterci abbandonare tranquillamente al nostro destino, dopo tutto quello che ci hai fatto… beh, stai per scoprire che non è così!»
    Monica aveva avuto un pò di tempo per riprendersi dallo shock iniziale. Era terrorizzata all’idea di ciò che l’aspettava adesso, sarebbe stata una notte molto lunga. Ma allo stesso tempo il volto familiare di Roger era riuscito a farla sentire di nuovo a casa, come se non fossero passati 10 anni dall’ultima volta.
    «Roger, non mi dire che ci sono tutti?»
    «Of course darling. E ti aspettano con ansia…»
    Ebbe giusto il tempo di pensare: “oh, Dio mio! Stavolta è finita..” prima che il pugno di Roger la spedisse nel mondo dei sogni.

    Dieci anni prima Monica era alla stazione, anche quella sera pioveva e anche quella sera, era senza ombrello. Seduta sulla panchina al binario, in attesa del suo treno, sembrava una bambola di stracci abbandonata. Il suo treno aveva quasi un’ora di ritardo, ma lei non era arrabbiata anzi, sperava che magari le dicessero che il suo treno era stato soppresso, cercava una scusa qualunque che le desse la forza di annullare la partenza, dentro di sé sapeva che non doveva partire, ma non aveva il coraggio di ammetterlo, come dicevamo, 2/3 di lei erano composti da disonestà dopotutto. Inoltre, doveva guardarsi continuamente le spalle, Roger, Susan, Carlo, o magari Ada, potevano aver sospettato qualcosa, e magari l’avevano seguita per fermarla. Ma doveva assolutamente fuggire da quelle persone, dalla sua vecchia vita, doveva andare via e dimenticare.
    Una volta salita sul treno, si convinse che sarebbe stato più facile ricominciare tutto in un’altra città, iniziare un’altra vita nella quale i suoi amici non ci sarebbero stati più, era certa che entro un paio di anni non avrebbe più ricordato neanche i loro nomi. Che ci volete fare, 2/3 di disonestà non sono mica pochi!

    Sin da piccola Monica avrebbe voluto fare la regista, passava ore davanti alla televisione a guardare i film, pensava che anche lei avrebbe voluto un giorno riuscire a dare vita ai suoi personaggi, a fargli provare le sensazioni che lei descriveva nei suoi copioni. Ma soprattutto le piaceva l’idea di coinvolgere le persone che avrebbero guardato il film, facendole sentire parte della storia. Quando da piccola diceva di voler fare la regista, riceveva sempre i sorrisi e i complimenti dei genitori, il padre le aveva perfino regalato una telecamera economica e la chiamava: “la mia regista”. Con quella telecamera aveva fatto il suo primo cortometraggio: “belve feroci nella foresta”, che aveva come protagonista l’ignaro gatto di casa, che veniva ripreso mentre giocava in giardino.
    Man mano che Monica cresceva, e i suoi propositi di diventare regista rimanevano intatti, l’iniziale entusiasmo dei genitori veniva sostituito da consigli di “smettere di giocare” o “iniziare a pensare al futuro”.
    Alla fine, l’insistenza del padre riusci a convincerla ad iscriversi alla facoltà di economia e commercio. Ma non per questo lei mise mai da parte l’idea di fare la regista. Anche se scontrarsi con la realtà non era facile: i suoi copioni venivano sempre rifiutati.
    Aveva scritto circa 40 copioni nel periodo dell’università, ma erano 4 quelli a cui era più affezionata, i cui protagonisti le tornavano spesso in mente.
    Uno di questi 4 copioni parlava di una ragazza che era riuscita a realizzare il suo sogno, era diventata campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio. Andava sempre in giro in tuta e col suo zainetto, dove teneva sempre i pattini che avrebbe usato durante gli allenamenti, e il primo paio di pattini che aveva avuto da piccola. Aveva capito cosa voleva fare, fin dal primo momento il cui li aveva presi in mano.
    Poi c’era la storia d’amore tra un uomo e la sua chitarra. Il protagonista di questo copione era un musicista, che, sebbene bravissimo, di mestiere faceva il commercialista e suonava solo durante le ferie e nelle serate con gli amici. Non voleva che la sua passione fosse chiamata lavoro, gli piaceva l’idea che fosse una cosa fatta in clandestinità, durante momenti rubati, come una storia passionale con un’amante.
    Il copione che più si era divertita a scrivere parlava di una ragazza che stava sempre al pc, era iscritta a tutti i social network e stava sempre a pubblicare i fatti suoi, le sue foto personali e a commentare i fatti degli altri, la cosa particolare era che nonostante l’assenza di vita sociale, visto che passava tutto il tempo al pc praticamente, vestiva sempre in maniera ricercata ed elegantissima.
    E infine c’era il tassista. Viveva a Chicago e in tutti gli anni che aveva fatto quel mestiere aveva visto le cose più assurde, e il copione consisteva in 5 corti che facevano vedere 5 storie assurde che gli erano capitate negli anni nel suo taxi.

    Alla fine la dura realtà ebbe la meglio. Dopo l’ennesima lettera di rifiuto, prese la sua decisione. I 40 copioni formavano una bella pila da vedere ammucchiata nel cortile di casa sua. Li cosparse di benzina e mentre si fumava una sigaretta seduta lì vicino, guardava i suoi sogni andare in fiamme.
    Quella sera stessa accettò una proposta di lavoro in una grande città lontana da lì, e il giorno dopo salì sul treno, convinta di dimenticare tutto in un paio d’anni!

    Aprì gli occhi, era ancora intontita dal pugno che aveva ricevuto da Roger, ma sentiva chiaramente di essere legata ad una sedia con le mani dietro la schiena. In bocca aveva il sapore del sangue, quel maledetto le aveva spaccato il labbro.
    «Bentornata tra di noi darling» – Era la voce di Roger.
    Era proprio vero: c’erano tutti! C’era Ada, col suo immancabile zainetto dove teneva i pattini, Susan, elegantissima come sempre che riprendeva la scena con l’ultimo modello di telefonino disponibile, sicuramente il video sarebbe finito online a breve. Carlo, con Jenny, la sua inseparabile Stratocaster che solitamente stringeva con amore e dolcezza, e che ora impugnava minacciosamente verso Monica a mo’ di arma. E infine Roger, appoggiato alla parete, con la barba incolta e la giacca di pelle che fumava con aria distratta la sua sigaretta e guardava Monica con il suo perenne sorriso ma che, stavolta, non trasmetteva allegria.
    «Perchè lo hai fatto?» chiese Susan, con le lacrime agli occhi «perchè non hai continuato a raccontare di noi?».
    Era tutto così surreale «Non era abbastanza brava, nessuno avrebbe mai accettato di produrre i miei film. E poi ho trovato un lavoro migliore, adesso guadagno bene e non ho problemi ad arrivare alla fine del mese. Ho smesso di giocare, come diceva mio padre, ed è stata la cosa migliore che potessi fare.»
    «Tu non dovevi!» sbottò con rabbia Ada, «Io avevo ancora un sacco di medaglie da vincere, la mia carriera era solo all’inizio, si sarebbero emozionati tutti nei cinema quando io avrei cantato l’inno nazionale con la mia bella medaglia d’oro al collo!»
    «Già, io avevo preparato una tournee nei club europei con i miei amici durante le ferie ad Agosto» disse Carlo «lo progettavo da mesi, sarebbe stato perfetto, io e Jenny avremmo fatto venire i brividi a chiunque ci fosse venuto a sentire»
    Susan aggiunse, «quante storie hai ucciso con la tua decisione 10 anni fa, sei una codarda, CODARDA!!!»
    «Honey», Disse la sua anche Roger «ne ho viste di tutti i colori su quel taxi, AVEVO LE MIE STORIE DA RACCONTARE, sei una stupida, solo una piccola stupida!»
    Circondata e stordita da tutte queste accuse, a Monica era tornato il mal di testa, era molto confusa. Non avevano il diritto di dirle quelle cose, lei aveva preso la sua decisione tanto tempo fa, e adesso ne era fiera, non aveva rimpianti:
    «Voi non esistete, io vi ho eliminato dalla mia via tanto tempo fa e non mi mancate neanche un po’, sono contenta della mia vita, VOI SIETE MORTI!»
    «Davvero??» risosero tutti all’unisono «e allora perchè siamo qui secondo te? Perchè siamo ancora vivi e capaci di tormentarti? Forse perchè in fondo non ci hai mai messo da parte, forse ti sarebbe davvero piaciuto realizzare i tuoi sogni, rendendoci reali, trasformandoci in dei film anzichè in cenere, e non ne hai avuto il coraggio. Hai creduto di addormentare i rimorsi e i rimpianti uccidendo i tuoi sogni, ma saranno i tuoi sogni ad ucciderti.»

    Il primo a colpire fu Carlo con sa sua chitarra, la colpì molto forte ad un fianco, facendola impazzire di dolore. Immediatamente dopo, anche tutti gli altri iniziarono a colpirla con rabbia.
    Mentre stava per morire, si sentiva letteralmente come se le fosse appena passato un camion addosso, e non ci era andata molto lontano, le venne un ultimo pensiero in mente, la montagna di copioni che bruciavano mentre lei fumava la sigaretta, convinta che i sogni potessero essere addormentati, bruciati e ridotti al silenzio con la stessa facilità con la quale un pezzo di carta prende fuoco. Si era decisamente sbagliata.

    Sul giornale del giorno dopo, compariva quest’articolo:
    Suicidio all’aeroporto.
    Una giovane donna si toglie la vita buttandosi sotto ad un taxi all’uscita dal terminal…

  2. Chiara Vitetta Says:

    Ciao Anonimo,
    grazie di aver partecipato! 🙂

  3. Prego, dopo di voi. « Massimo Bertarelli – quando scrivere non è un lavoro Says:

    […] http://www.chiaravitetta.it/2011/08/31/scrivi-e-vinci-5%c2%b0-edizione/ […]

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