Chiara Vitetta » Blog Archive » La diva Julia

Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

La diva Julia

Posted by Chiara Vitetta - settembre 11th, 2011

W. Somerset Maugham - La diva JuliaMi capita spesso di scegliere le mie letture seguendo fili pressoché casuali. Il consiglio di uno sconosciuto su un treno è uno di quei fili, ma anche i libri stessi e ciò che contengono.
Ho riletto di recente, per la terza volta, Mucchio d’ossa di Stephen King, certamente non uno dei suoi libri migliori, ma ricco di una forza rara. Vale la pena vivere anche solo per immergersi in pagine così piene di passione.

In Mucchio d’ossa il protagonista, Mike Noonan, è uno scrittore che si trova alle prese con la morte improvvisa della giovane moglie. Da questo avvenimento in avanti, Mike vivrà una storia pazzesca e dolorosa, costellata di problemi personali e voci dal passato. C’è una scena, in questo libro, che ho sempre trovato da brividi. Mike ha un incubo, durante i primi mesi di elaborazione del lutto. In questa scena, che potete leggere cliccando qui, c’è un libro, La luna e sei soldi, di W.Somerset Maugham.

Maugham ha una sua importanza, in Mucchio d’ossa. Non solo uno dei suoi romanzi è sul comodino della moglie di Mike, ma il ricordo di alcune righe non smette di tormentare il protagonista durante tutta la storia.
Ci si innamora per varie ragioni. Ai lettori sfegatati accade di innamorarsi di chi apprezza e legge con fervore alcuni libri. Decisamente, posso capirlo. Ecco come Mike ci racconta il primo incontro tra lui e Johanna, sua moglie:

“Johanna Arlen era una fiera, piccola studentessa del secondo anno. Io ero all’ultimo anno e mi ero iscritto a quel corso di letteratura inglese contemporanea perché in quell’ultimo semestre avevo del tempo libero da occupare. «Fra cent’anni», aveva affermato lei, «i critici letterari della metà del ventesimo secolo si vergogneranno di aver inneggiato a Lawrence e ignorato Maugham.» La sua tesi era stata accolta da allegre risate di compatimento (tutti sapevano che Donne in amore era uno dei libri più maledettamente belli che siano mai stati scritti), ma io non risi. Io mi innamorai.”

Capirete bene la mia curiosità, a questo punto. Sono andata alla ricerca di La luna e sei soldi e Donne in amore, e non avendoli trovati (non ancora, almeno), mi sono accontentata del libro che vedete qui accanto: La diva Julia.

W.Somerset Maugham è uno scrittore interessante, decisamente da approfondire. La diva Julia è una storia improntata sulla psicologia di un’attrice di teatro amata e apprezzata dal pubblico e dalla critica, la cui vita è colma di applausi, parti da recitare e pose da tenere. Julia non è una donna spontanea e la recitazione fa così tanto parte di lei da non sparire mai dalla sua vita, neanche fuori dalle scene. Recita con il marito, recita con i suoi amanti, recita con l’unico figlio e recita con i domestici. La sostanza di Julia non sappiamo dove sia finita. Come le suggerisce il figlio in una conversazione resa magnificamente e che potete leggere qui sotto, forse Julia non è tutta falsa, perché, le dice il figlio: “fingere ti viene naturale. La finzione è la tua verità. Come la margarina è burro per chi non conosce il burro”.

Julia vive per la recitazione, eppure i dubbi, di fronte alle parole dure e sincere del figlio sorgono anche dentro di lei. Cosa accadrà alla fine? In Julia vincerà la recitazione a tutto tondo di una vita impostata, o la voglia di essere reale e presente anche in una stanza vuota di spettatori? Per scoprirlo dovrete leggere questo bel libro di W.Somerset Maugham.

Nel frattempo, ecco la conversazione tra Julia e suo figlio.

___________________________________________

«Cos’è che vuoi?».
Di nuovo la guardò in quel modo sconcertante. Non si capiva se fosse serio, gli occhi avevano come un luccichio divertito.
«Realtà».
«Cosa vuoi dire?».
«Vedi, sono sempre vissuto in un’atmosfera irreale. Voglio toccare terra. Tu e papà vi trovate benissimo, a respirare quest’aria, è la sola che conoscete e per voi è un’aria celestiale. Io ci soffoco».
Julia ascoltava attentamente, cercando di capire.
«Siamo due attori, e attori di successo. Per questo abbiamo potuto allevarti con tutti i lussi, da quando sei nato. Ti bastano le dita di una mano per contare gli attori che hanno mandato un figlio a Eton».
«Vi sono gratissimo per quello che avete fatto per me».
«Allora di cosa ci rimproveri?».
«Non vi rimprovero. Per me avete fatto tutto quello che potevate. Purtroppo mi avete impedito di credere in qualsiasi cosa».
«Non ci siamo mai intromessi nelle tue idee. So che non siamo gente religiosa, siamo attori, e dopo otto spettacoli alla settimana uno ha bisogno della domenica per sé. Pensavo, naturalmente, che a queste cose provvedesse la scuola».
Roger esitò un poco prima di rispondere. Sembrava costargli uno sforzo continuare.
«Una sera, da ragazzino, avrò avuto quattordici anni, stavo tra le quinte a vederti recitare. Doveva essere una bella scena, tu dicevi le tue battute con tanta sincerità e quello che dicevi era così commovente che mi venne da piangere. Ero tutto sovreccitato, mi sentivo, non so come dire, elevato. Partecipavo alla tua sofferenza, mi sentivo un piccolo eroe; mi pareva che mai più avrei fatto un’azione bassa, meschina. E poi tu sei venuta in fondo alla scena, vicino a dov’ero io, con le lacrime che ti colavano sul viso; e dando la schiena al pubblico hai detto al direttore di scena, con la tua voce normale: cosa diavolo combina l’elettricista? gli avevo detto di togliere la luce blu. E un istante dopo ti sei girata verso il pubblico con un grido di angoscia e hai continuato la scena».
«Tesoro, ma era una recita. Se un’attrice sentisse davvero le emozioni che rappresenta andrebbe in pezzi. Ricordo bene quella scena. Faceva crollare il teatro. Non ho mai avuto tanti applausi in vita mia».
«Fui sciocco, suppongo, a farmi coinvolgere. Credevo che quel che dicevi ti venisse dal cuore. Quando ho visto che era tutto finzione, qualcosa si è rotto. Da allora non ho più creduto in te. Ero stato preso in giro una volta: decisi di non cascarci più».
Julia gli sorrise, il suo sorriso delizioso e disarmante.
«Mi pare, tesoro, che tu dica sciocchezze».
«Naturale. Tu non distingui tra verità e finzione. Non smetti mai di recitare, per te è una seconda natura. Reciti quando ci sono degli ospiti. Reciti con i domestici, reciti con papà, reciti con me. Con me reciti la parte della madre amorosa e indulgente, e celebre. Tu non esisti, sei solo le parti innumerevoli che hai interpretato. Mi sono chiesto spesso se esistesse un “tu” o se tu non fossi altro che un veicolo per tutte queste altre persone che fingevi di essere. Quando ti vedevo entrare in una stanza vuota, certe volte volevo aprire la porta d’improvviso, ma temevo di non trovarci nessuno».
Lo guardò un attimo; rabbrividendo. Perché ciò che diceva le faceva uno strano effetto. L’aveva ascoltato attentamente, perfino con un po’ d’ansia: era così serio, sembrava che sfogasse qualcosa che lo opprimeva da anni. Non lo aveva mai sentito parlare tanto.
«Pensi che io sia tutta falsa?».
«Non proprio. Perché fingere ti viene naturale. La finzione è la tua verità. Come la margarina è burro per chi non conosce il burro».
Julia provò un vago senso di colpa. La regina dell’Amleto: «E lasciate che io vi torca il cuore; perché questo farò, se è di materia penetrabile». Prese a fantasticare.
(«Chissà se sono troppo vecchia per fare Amleto. La Siddons e Sarah Bernhardt l’hanno fatto. Ho gambe più belle di tutti gli uomini che ho visto in quella parte. Chiederò a Charles cosa ne pensa. Certo, c’è quel maledetto verso sciolto. Che stupido, a non scriverlo in prosa. Naturalmente potrei farlo in francese, alla Comédie. Dio, che trovata sarebbe»).
Si vide in farsetto nero e calzebrache di seta. «Ahimè, povero Yorick». Ma rifece mente locale.
«Non dirai che tuo padre non esiste. Diamine, sono vent’anni che recita se stesso. («Michael potrebbe fare il re; non in francese, naturalmente, ma se decidessimo di tentare a Londra…»).
«Povero papà, suppongo che nel suo lavoro sia bravo, ma non è molto intelligente, vero? È troppo occupato a essere il più bell’uomo d’Inghilterra».
«Non mi pare carino che tu parli così di tuo padre».
«Ho detto qualcosa che non sapevi?» chiese Roger, tranquillo.
A Julia veniva da sorridere, ma non permise che l’espressione di dignità addolorata le lasciasse il volto.
«È la nostra debolezza, non la nostra forza, a renderci cari a coloro che ci amano» replicò.
«Questo in che commedia lo dicevi?»
Lei represse un gesto di irritazione. Le parole le erano salite spontaneamente alle labbra, ma dicendole si era accorta che appartenevano a un testo teatrale. Che carognetta! Comunque, venivano a proposito.
«Sei duro» disse con voce lamentosa. Sempre più si sentiva come la madre di Amleto. «Non mi vuoi bene?».
«Te ne vorrei, se ti trovassi. Ma dove sei? Se uno ti spogliasse del tuo esibizionismo e della tua tecnica, se ti sbucciasse come si fa con una cipolla, togliendo un velo dopo l’altro di insincerità e di finzione, di citazioni da vecchie parti e di brandelli di emozioni non tue, arriverebbe finalmente a un’anima?». La guardò con i suoi occhi seri e tristi, e poi accennò un sorriso. «Certo che ti voglio bene».
«Ci credi, che io te ne voglio?».
«A modo tuo».
La faccia di Julia si scompose all’improvviso.
«Sapessi il mio tormento quando eri malato! Non so cosa avrei fatto se morivi!».
«Avresti dato una splendida interpretazione della madre affranta sulla bara del suo unico figlio».
«Molto meno splendida di come sarebbe stata se avessi avuto modo di provarla un po’ di volte» rispose Julia, sarcastica. «Vedi, tu non capisci che recitare non c’entra con la natura; è arte, e l’arte è qualcosa che crei. Il dolore reale è brutto; compito dell’attore è rappresentarlo non solo con verità ma con bellezza. Se morissi davvero come muoio in scena quando capita, credi che mi curerei dei gesti, che siano aggraziati, e che le parole che balbetto siano abbastanza chiare da arrivare fino all’ultima fila del loggione? Se è tutto falso non è più falso di una sonata di Beethoven, e io non sono più falsa del pianista che la suona. È crudele dire che non ti voglio bene. Te ne voglio tantissimo, sei stato la sola cosa della mia vita».
«No. Mi amavi quando ero bambino e potevi farti fotografare con me. Era un bel quadretto e molta buona pubblicità. Ma da allora di me non ti sei data molto pensiero. Più che altro ti annoiavo. Sempre lieta di vedermi, ma eri ben contenta che me ne stessi per i fatti miei e non ti rubassi tempo. Non ti biasimo; non avevi tempo per nessun altro che te stessa».
Julia cominciava a spazientirsi. Roger si avvicinava troppo a fastidiosamente al vero.
«Dimentichi che di fatto i giovani sono un po’ noiosi».
«Scocciatori tremendi, direi» fece lui con un sorriso. «Ma allora perché fingi di non sopportare la mia lontananza? Anche questa è tutta una recita».
«Mi rendi molto infelice. Mi fai sentire come se avessi mancato al mio dovere verso di te».
«Ma no, sei stata un’ottima madre. Hai fatto qualcosa per cui ti sarò sempre grato, mi hai lasciato in pace».
«Non capisco cosa vuoi».
«Te l’ho detto. Realtà».
«E dove pensi di trovarla?».
«Non lo so. Forse non esiste. Ho pensato che forse a Cambridge, conoscendo gente e leggendo libri, potrei scoprire dove cercarla. Se dicono che esiste solo in Dio, sono fritto».
Julia era turbata. Ciò che egli diceva non la penetrava realmente fino all’intelletto, le sue parole erano battute e l’importante non era cosa significassero, ma se «funzionavano»; tuttavia era sensibile all’emozione che percepiva in lui. Certo, aveva solo diciotto anni, non era il caso di prenderlo troppo sul serio, probabilmente ripeteva cose sentite da altri, e c’era dentro parecchia posa. C’era qualcuno che avesse idee proprie, c’era chi non posasse un briciolo? Ma naturalmente poteva darsi che Roger al momento ci credesse veramente, e non sarebbe stato carino riderci sopra.

(W. Somerset Maugham)
(da: “La diva Julia”)

_____________________________________________

Dello steso autore:

Acque morte (recensione ed estratti)
Acque morte (2) (estratti)
Schiavo d’amore (estratti)
Leggere (estratto da Honolulu)
La ricompensa dello scrittore (estratto da La luna e sei soldi)

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.