Posticipata la scadenza della 5° Edizione di “Scrivi e vinci”

scrivi-e-vinciLa scadenza della 5° Edizione di “Scrivi e vinci”, partita il 31 agosto 2011, è stata posticipata al 31 ottobre 2011. Tutte le altre regole restano invariate. Di seguito il regolamento del concorso.

1. Le continuazioni dovranno essere inviate entro le 23:00 del 31 ottobre 2011.

2. Si può partecipare anche con più continuazioni.

3. La lunghezza massima della continuazione è di 10000 caratteri (cifra orientativa, spazi inclusi).

4. Il concorso è aperto a tutti, ma dato che il suo scopo è quello di diffondere “L’oblio della ragione”, chi l’ha già vinto durante una delle precedenti edizioni di “Scrivi e vinci” non potrà vincerlo una seconda volta. Potrà comunque partecipare. Le continuazioni migliori saranno segnalate.

5. Le continuazioni possono essere inviate via e-mail all’indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com, oppure pubblicate come commento a questo post.

6. Il vincitore sarà avvisato tramite un’e-mail inviata all’indirizzo che rilascerà al momento dell’inserimento del commento o, per chi invierà la propria continuazione in privato, all’indirizzo che indicherà.

7. Il 3 novembre verrà pubblicato un post con il racconto completo, composto dall’incipit proposto e dalla continuazione migliore tra quelle pervenute. Il racconto sarà successivamente inserito nella pagina dedicata a “Scrivi e Vinci”.

8. Il vincitore si aggiudicherà una copia de: “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia”. Il libro arriverà direttamente a casa del vincitore, con autografo e dedica. Le spese di spedizione saranno a mio carico.

__________________________

Essere scrittori in Italia è difficile, e gli scrittori emergenti hanno bisogno di fiducia da parte dei lettori. Partecipare a questo concorso significa impiegare del tempo e fare un po’ di fatica, e questo è un modo come un altro per guadagnarsi un libro. Insomma, è come pagarlo, se ci pensate. Il pagamento che vi chiedo ha più valore del denaro: è il vostro tempo ed è il coraggio di mettersi in gioco. Ricordate che scrivere deve essere per prima cosa un piacere. Divertitevi!

_________________________________________

Il tassista

L’aereo era atterrato con quaranta minuti di ritardo, quello ero stato il guaio. Da lì in poi, tutto era precipitato in un vortice di pericolose coincidenze, fino a portare Monica nel taxi sbagliato al momento sbagliato.
Quarantadue anni e una vita altalenante: metà sconfitte, metà successi, due terzi di disonestà, un terzo di onestà, molta fortuna e poche cose davvero guadagnate. Con una vita così, non avrebbe mai potuto esimersi dall’avere una considerevole quantità di nemici. Fino a quel momento, comunque, nessuno di loro si era rivelato davvero pericoloso e Monica aveva potuto seguire il corso della sua vita senza particolari scossoni.
Salì sul primo taxi che vide maledicendo il tempo e se stessa. Il primo aveva la colpa di essere piovoso, la seconda quella di aver dimenticato l’ombrello, cosa imperdonabile per una viaggiatrice abituale come lei. Cercando di districare con le dita i capelli annodati dalla pioggia e dal vento, sedette sul sedile tirandosi dietro la ventiquattrore e chiuse lo sportello sbattendolo troppo forte.
«Piazza Matteotti» ordinò.
Era l’indirizzo del suo albergo, dove oltre ad aver prenotato una stanza per la notte, aveva fissato l’appuntamento con il cliente.
Era sempre il lavoro a spingerla a viaggiare. Odiava quelle trasferte obbligate, quegli scomodi spostamenti in città che non le piacevano affatto. Voleva solo parlare con il cliente, convincerlo a firmare il contratto e poi dormire qualche ora e ripartire il mattino seguente lasciandosi alle spalle l’ennesimo viaggio. I capelli erano bagnati, annodati e spettinati, il che la faceva innervosire ulteriormente. Era già in ritardo, eppure sarebbe stata costretta a far aspettare ancora il cliente per darsi una sistemata. Non poteva certo presentarsi da lui in quelle condizioni! Smise di tormentarsi i capelli e guardò fuori dal finestrino.
Le città di notte sono tutte più belle, ma ai suoi occhi nulla appariva meno che brutto in quel posto maledetto. Per lei quella era la città più brutta del mondo. Era avvenuto qualcosa, una decina di anni prima, su quelle strade che si dipanavano tra grattacieli e antichi edifici. Monica aveva cercato di rimuovere il ricordo dalla sua mente, ma era riuscita soltanto a farlo scivolare dentro di sé, in un luogo remoto in cui guardava di rado. Pensava poco all’episodio in sé, ma la sensazione di aver fatto qualcosa di irrimediabile e sbagliato rimaneva, pesante e ingombrante come un macigno.
Non le era mai passato per la mente di chiedere scusa o rimediare al torto, il suo egoismo la spingeva soltanto a salvarsi la pelle e ad uscire da una scomoda situazione. Per dieci lunghi anni l’aveva fatta franca, ma ogni cosa è destinata a cambiare, prima o poi.
Anche se non sempre la giustizia è di questo mondo, a volte le coincidenze sembrano rimediare cospirando contro i colpevoli. Ad un tratto Monica si rese conto, guardando fuori dal finestrino, che la strada che il tassista stava percorrendo era quella sbagliata. Una strada isolata che non aveva mai percorso si snodava davanti al taxi e proseguiva nel buio per chissà quanti chilometri. Monica restò per un momento interdetta, poi chiese, stupita:
«Dove stiamo andando?».
Il tassista non rispose e continuò a guidare tranquillo come se niente fosse.
Era buio e Monica non vedeva bene il viso dell’uomo. Si sporse tra i sedili verso di lui per vederlo bene e toccargli una spalla per richiamare la sua attenzione. Forse non aveva sentito la domanda?
In quel momento l’uomo sterzò bruscamente e si fermò sul ciglio di una strada che passava tra il nulla e il niente.
Monica si spaventò, ma non ebbe il tempo di avere alcuna reazione. Il tassista tolse le mani dal volante, si girò verso di lei e disse:
«Non abbiamo un conto in sospeso, io e lei?».
Monica restò senza fiato. Possibile che fosse proprio lui? In quel momento tutto ciò che per dieci anni aveva cercato di dimenticare le tornò in mente nei minimi dettagli. Nonostante la grave colpa di cui si era macchiata e per cui avrebbe dovuto rendere conto all’uomo che le stava di fronte e che aveva sperato di non vedere mai più in tutta la sua vita, il pensiero che le attraversò la mente in quel momento fu solo Il cliente andrà via senza aspettarmi. Non firmerà il contratto ed io perderò il lavoro. Solo di questo riusciva a preoccuparsi, eppure in quel momento aveva qualcosa di ben più urgente a cui pensare.

_________________________________

Continuate la storia e concludetela. Buona scrittura a tutti!

_________________________________

Leggi il racconto completo

This entry was posted in Comunicazioni ed eventi and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *