I sacrifici umani

Chuck Palahniuk - Fight clubLeggi la prima parte della recensione di Fight Club.

Dopo il Fight Club, Tyler Durden, uomo intorno al quale cresce la storia in questo romanzo, inventa il Progetto Caos.

“Sarà il Progetto Caos a salvare il mondo. Un’era gla­ciale culturale. Un secolo buio prematuramente indot­to. Il Progetto Caos obbligherà l’umanità a entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla Terra per riprendersi.
«Giustifica tu l’anarchia» dice Tyler. «Risolvila tu.»
Come fa il fight club con impiegati e commessi, il Progetto Caos disarticolerà la civiltà perché si possa fa­re qualcosa di meglio del mondo”.

Il Progetto Caos prevede quattro “sezioni”: Incendi, Aggressioni, Scherzi e Disinformazione. Tyler stabilisce che tutti quelli che fanno parte del progetto debbano avere una pistola.
E ad un certo punto, spuntano fuori i “sacrifici umani”. Tyler vuole che ogni partecipante ne compia dodici…

Ma in cosa consistono questi sacrifici umani? Chi fa parte del Progetto Caos deve davvero uccidere qualcuno? Leggete di seguito e scoprirete la forza di questo libro.

“Ciascuno di noi doveva portare a Tyler dodici patenti. Per dimostrare che ciascuno di noi aveva fatto dodici sacrifici umani.
Stasera ho parcheggiato e ho aspettato dietro l’angolo che Raymond Hessel finisse il suo turno al Korner Mart, che resta aperto giorno e notte, e verso la mezzanotte è uscito ad aspettare un autobus del servizio notturno e finalmente io mi sono avvicinato e l’ho salutato.
Raymond Hessel, lui non ha detto niente. Probabilmente ha pensato che volessi i suoi soldi, la sua paga minima, i quattordici dollari che aveva nel portafogli. Oh, Raymond Hessel, in tutti i tuoi ventitré anni quando ti sei messo a piangere, con le lacrime che scendevano per la canna della mia pistola premuta sulla tua tempia, no, qui i soldi non c’entrano. Non tutto ha a che fare con i soldi.
Non mi hai detto nemmeno ciao.
Tu non sei il tuo misero piccolo portafogli.
Bella nottata, ti ho detto io, fredda ma limpida.
Tu non mi hai detto nemmeno ciao.
Non scappare, ti ho detto, o dovrò spararti nella schiena. Avevo tirato fuori la pistola e avevo calzato un guanto di lattice così se la pistola fosse diventata il reperto A presentato dallo Stato, su di essa non ci sarebbero state che le lacrime secche di Raymond Hessel, razza bianca, ventitré anni, senza segni particolari.
Allora ho avuto la tua attenzione. I tuoi occhi erano così grandi che persino nella luce dei lampioni vedevo che erano verde antigelo.
Ogni volta che la pistola ti toccava la faccia tu ti ritiravi affannosamente indietro un po’ di più, come se la canna fosse troppo calda o troppo fredda. Finché ti ho detto smettila di indietreggiare e allora hai lasciato che la pistola ti toccasse, ma lo stesso hai storto il collo e allontanato la testa dalla canna.
Mi hai dato il tuo portafogli, come ti ho chiesto.
Il tuo nome è Raymond K. Hessel, quello che c’è scritto sulla patente. Abiti al 1320 SE Benning, appartamento A. Un seminterrato, dev’essere. Di solito agli appartamenti dei seminterrati assegnano lettere invece di numeri.
Raymond K.K.K.K.K.K. Hessel, stavo parlando a te.
Tu hai storto il collo e allontanato la testa dalla pistola e hai detto sì. Sì, hai detto, abitavi in un seminterrato.
Avevi anche delle foto nel portafogli. C’era tua madre.
Questa è stata dura per te. Hai dovuto aprire gli occhi e vedere mamma e papà che ti sorridevano e vedere allo stesso tempo la pistola, ma ce l’hai fatta, poi hai chiuso gli occhi e ti sei messo a piangere.
Ti saresti raffreddato, lo stupefacente prodigio della morte. Un momento prima sei una persona e un momento dopo sei un oggetto e papà e mamma devono chiamare il vecchio dottor Chissachì per farsi dare la tua cartella odontoiatrica perché non resterà molto della tua faccia e papà e mamma si erano sempre aspettati molto di più da te e, no, la vita è ingiusta e adesso guarda che cosa succede.
Quattordici dollari.
Questa, ho chiesto io, questa è tua mamma?
Sì. Tu piangevi, tiravi su con il naso, piangevi. Deglutivi. Sì.
Avevi una tessera della biblioteca. Avevi una tessera di noleggio a un negozio di video. Una tessera della previdenza sociale. Quattordici dollari in contanti. Volevo prendere la tua tessera dell’autobus, ma il meccanico ha detto di prendere solo la patente. Una tessera scaduta di un’associazione studentesca.
Studiavi qualcosa, all’epoca.
Eri arrivato a un pianto abbastanza intenso a questo punto così io ti ho schiacciato un po’ più forte la pistola sulla guancia e tu hai cominciato a indietreggiare finché ti ho detto di non muoverti, o t’ammazzavo lì per lì.
Allora, che cosa studiavi?
Dove?
All’università, ho detto. Qui c’è una tessera.
Oh, non ti ricordavi più, singhiozzo, ingoio, sniffata, qualcosa, biologia.
Ascolta adesso, devi morire, Raymond K.K.K. Hessel, questa notte tocca a te. Puoi morire in un secondo o in un’ora, decidi tu. Perciò cacciami una balla. Raccontami la prima cosa che ti salta in mente. Inventati qualcosa. Non me ne frega un cazzo. Io ho la pistola.
Così finalmente ti sei messo ad ascoltare e sei uscito da quella piccola tragedia che avevi nella testa.
Riempi gli spazi vuoti. Che cosa vuole fare Raymond Hessel da grande?
Andare a casa, hai detto tu, voglio solo andare a casa, ti supplico.
Potente, ho detto io. Ma poi, come avevi intenzione di passare la tua vita? Posto che sapessi fare qualcosa a questo mondo.
Inventatelo.
Tu non sapevi.
Allora sei morto seduta stante, ho detto io. Ora gira la testa, ti ho detto.
La morte avrà inizio fra dieci, fra nove, fra otto.
Veterinaria, hai detto. Volevi diventare veterinario.
Vale a dire bestia. Per questo bisogna andare a scuola.
Nel senso di troppa scuola, hai detto tu.
Puoi essere in qualche scuola a spaccarti il culo, Raymond Hessel, o puoi essere morto. Scegli tu. Ti ho infilato il portafogli nella tasca posteriore dei jeans. Dunque volevi davvero diventare un dottore di bestie. Ti ho staccato la canna in salamoia dalla guancia e te l’ho schiacciata contro quell’altra. È questo che hai sempre desiderato diventare, dottr Raymond K.K.K.K. Hessel, un veterinario?
Sì.
Non è una balla?
No. No, hai specificato, sì, non è una balla. Sì.
Bene, ho detto io, e ti ho sciacciato l’estremità umida della canna al vertice del mento e poi al vertice del naso e dovunque schiacciavo la canna lasciavo un anellino luccicante delle tue lacrime.
Allora torna a scuola ti ho detto. Se domani mattina ti svegli, trovi un modo di tornare a scuola.
Ho schiacciato l’estremità bagnata della pistola sull’una e sull’altra guancia e poi sul mento e poi di nuovo sulla fronte e l’ho lasciata lì. In questo momento potresti tranquillamente essere morto, ti ho detto.
Ho la tua patente.
So chi sei. So dove abiti. Mi tengo la tua patente e ti tengo d’occhio, signor Raymond K. Hessel. Fra tre mesi e poi fra tre mesi e poi fra un anno e se non sei tornato a scuola per studiare da veterinario, sarai morto.
Tu non hai detto niente.
Vattene da qui e fai la tua piccola vita, ma ricordati che ti sorveglio, Raymond Hessel, e preferisco ammazzarti piuttosto che vederti fare un lavoro di merda per quei quattro soldi che ti servono per comperarti del formaggio e guardare la tele.
Ora me ne vado e tu non ti voltare.
È questo che Tyler vuole che faccia.
Queste sono le parole di Tyler, quelle che mi escono di bocca.
Io sono la bocca di Tyler.
Io sono le mani di Tyler.
Tutti nel Progetto Caos sono parti di Tyler Durden e viceversa.
Raymond K.K. Hessel, la cena di questa sera avrà un sapore fantastico come nessun pasto che hai mai mangiato e domani sarà il giorno più bello di tutta la tua vita”.

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