Caccia all’editore – Fase 1

errori-da-correggerePrima di pensare anche solo di mandare un’e-mail ad un editore, bisogna preparare il materiale, ovvero:

1. Il manoscritto
2. La sinossi
3. Il curriculum
4. La lettera di presentazione

Oggi affronteremo il primo problema: il manoscritto.

Dobbiamo fare tre cose:

1. Valutazione del manoscritto
2. Sistemazione grammaticale
3. Sistemazione editoriale

Punto 1: Valutazione del manoscritto

Naturalmente voi siete certi che il vostro libro sia un ottimo libro, il che è giusto. Sicuramente l’avrete fatto leggere a parenti e/o amici e tutti l’avranno trovato strepitoso, vero? Anche questo, suppongo, è giusto. Non starò certo qui a dirvi che siete in errore, come potrei saperlo?, ma mi permetto di consigliare a tutti voi di far leggere il libro ad un paio di estranei, possibilmente persone che siano:

A. Sincere
B. Competenti
C. Acute

Questo perché, visto che state per imbarcarvi in un’impresa ardua, stressante, costosa, lunga e forse dolorosa, è bene avere un parere valido da chi non vi conosce e ne capisce qualcosa, cioè da qualcuno che possa essere obiettivo.
Questo vi potrebbe evitare, ad esempio, di avere fretta e spingervi a rivedere e lavorare ancora sul libro, prima di inviarlo agli editori.
A volte va bene prendere direttamente delle batoste, per crescere, a volte invece può essere meglio temporeggiare, scrivere ancora, leggere ancora, migliorarsi e tentare in un secondo momento. Non c’è nulla di male, in questo.
Per avere pareri obiettivi e diversificati, vi consiglio il servizio Lettura incrociata del Rifugio degli esordienti. Io l’ho utilizzato molti anni fa e l’ho trovato utile.
In alternativa, se ritenete che io abbia le tre caratteristiche sopra citate, potete considerare anche me.

Una volta che avrete deciso che il vostro libro vale abbastanza, sarete pronti per il punto 2.

Punto 2: Sistemazione grammaticale

Ho “rubato” le diciture del punto 2 e 3 dal Rifugio degli esordienti. Nella pagina Contattare gli editori, queste due fasi hanno proprio questi nomi. L’ho fatto per chiarezza, ma non ha senso che stia qui a ripetervi ciò che potete leggere nel sito del Rifugio. Lì troverete molte informazioni utili su cui basarvi; ma io cercherò di darvi qualcosa di più o qualcosa di diverso, altrimenti che ci sto a fare? 🙂

Dicevamo, la sistemazione grammaticale.

Ho letto centinaia di libri di aspiranti scrittori, e data l’esperienza in merito cercherò di elencarvi tutti i peggiori errori che si fanno più frequentemente. Se sono presenti anche nel vostro manoscritto, correggeteli con cura, perché più corretto sarà il vostro lavoro, più l’editore sarà ben disposto e lo leggerà con piacere. Non so voi, ma io non mi farei un’idea positiva di un aspirante scrittore che mi proponesse un proprio lavoro pieno di errori.

Gli errori più frequenti:

1. E’ – Le E maiuscole con l’apostrofo sono terribili da vedere e, ovviamente, sbagliate. Credo che questo sia un errore derivato dalla scarsa conoscenza del programma di scrittura utilizzato. Per ovviare, cercate “Inserisci – Caratteri speciali” o “Inserisci – Simbolo” nel programma che utilizzate. Se non trovate proprio il modo, cercate in internet e/o nella guida del programma.

2. Pò – “Po’” (in senso di poco) vuole l’apostrofo, non l’accento. Questa è la forma corretta: po’.

3. Da’ – Il verbo dare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo ma l’accento: dà.

4. Fa’ – Il verbo fare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo. È semplicemente “fa”. Se invece è inteso come “fai” all’imperativo allora può diventare fa’.

5. Perchè, affinchè, giacchè etc etc, – Hanno bisogno dell’accento acuto, non grave. Perché, affinché, giacché. In questo e in errori simili dovrebbe esservi d’aiuto il correttore automatico del programma di scrittura utilizzato.

6. .. …. !! ??? – I puntini sospensivi sono sempre tre, non uno di più, non uno di meno. Sono attaccati alla parola che li precede e vengono separati da quella che li segue da uno spazio.
Il punto esclamativo (ma anche il punto interrogativo) è uno e sempre e soltanto uno. Se volete rendere più forte una domanda o un’esclamazione, usate le parole. Volete fare gli scrittori, no? 😉

7. Gli spazi doppi tra le parole non devono esserci (di seguito, vi suggerirò un modo per toglierli semplicemente e rapidamente).

8. Non << >> ma « ». Trovate « » tra i caratteri speciali o i simboli, così come le È e altri caratteri particolari non presenti sulla tastiera.

9. Sistemate i dialoghi. Spesso la punteggiatura dei dialoghi è confusa o errata. Ogni editore ha il suo sistema preferito, ma è bene presentare il libro in modo ordinato e corretto. Per sistemare i dialoghi nel vostro libro, potete utilizzare questa guida ai dialoghi e alla punteggiatura che ho scovato in internet molto tempo fa. 

10. Se un personaggio della vostra storia grida qualcosa, evitate assolutamente di scrivere le sue parole con lettere tutte maiuscole. Dà un’impressione orribile e poi quando si scrive non ha senso cercare di rendere lo stato d’animo del personaggio con qualcosa di visivo. Sarebbe come se ad un certo punto si utilizzasse il rosa come colore dei caratteri quando parla una donna e il celeste quando parla un uomo… mi spiego? Se volete rendere forti le parole di un personaggio, non avete che da descrivere il modo in cui le dice o scegliere con oculatezza i termini urlati.

11. Eventuali parole straniere devono essere controllate nel dizionario ed essere scritte in maniera corretta.

Questi gli errori più frequenti e da evitare assolutamente. Per semplificarvi la vita, utilizzate le funzioni “trova” e “sostituisci” del programma di scrittura. Potrete così correggere in blocco le E’ sostituendole con le È, e anche trovare i doppi spazi sostituendoli con lo spazio unico. Rapido, efficace, comodo.

Vi consiglio anche di inserire i capoversi.

“L’uso dei capoversi è molto importante. Non devono essere né troppi né troppo pochi, e non soltanto per ragioni estetiche di pagina. Troppi capoversi disperdono l’attenzione del lettore; troppo pochi gli fanno mancare il respiro. Il corretto uso dei capoversi è l’indizio di come siamo riusciti, o non riusciti, a organizzare il nostro discorso mentale, a fare un discorso che abbia una sostanza logica. L’uso dei capoversi è insomma un vero e proprio strumento che aiuta a selezionare e organizzare i concetti, a mettere insieme, consegnandoli a un capoverso, quelli che appartengono a uno stesso ambito di argomentazione. Il prossimo capoverso indica allora che “stacchiamo”, che passiamo ad argomentazioni successive, non necessariamente diverse, ma comunque distinte dalle precedenti”. (Fonte: Norme per la redazione delle tesi a cura di Viola Neri).

È possibile che qualcuno di voi non sappia come inserirli. Cliccate su questa guida per inserire i capoversi per imparare a farlo.

Due parole sulla punteggiatura: se avete dubbi su dove vada bene una virgola e dove no, leggete ad alta voce rispettando con cura le pause che voi stessi avete inserito. Così potrete rendervi conto di eventuali errori. Ricordate: pausa breve = virgola; pausa lunga= punto; pausa intermedia=punto e virgola. Usate con estrema moderazione i puntini sospensivi.

Punto 3: Sistemazione editoriale

Sempre rubando le parole al Rifugio degli esordienti, con “sistemazione editoriale” intendo la formattazione del testo, ovvero ad esempio, il tipo e la grandezza dei caratteri usati, i margini, l’interlinea. Il Rifugio fa anche riferimento all’“andare a capo nel punto giusto” e “sottolineare i dialoghi con opportuna punteggiatura”, ma di questo abbiamo già parlato nel punto precedente.
Il Rifugio consiglia anche di “presentare il testo in esame in un formato quanto più possibile vicino a quello di un libro” e vi dà la possibilità di scaricare il modello di documento word LibroA5 unendo al tutto dei consigli pratici per la rilegatura fatta in casa. Io non sono d’accordo.

Da quello che mi risulta, gli editor preferiscono margini ampi per appuntare annotazioni di vario genere, quindi è buona norma lasciare molto spazio ai lati. Per questo e per avere un’idea precisa della lunghezza del testo, si usa sempre più spesso un preciso modello di documento, che è quello in cartelle 30×60 (o 33×60, cambia poco e va bene comunque). Tale modello ha delle precise caratteristiche. Il mio consiglio è di adattare il vostro libro al modello suddetto.

Ecco come farlo:

1. Aprite il file e selezionate tutto.
2. Impostate il carattere “Courier” o “Courier New” (dipende dal programma utilizzato) con grandezza 12.
3. Impostate l’interlinea a 1,5.
4. Impostate i margini secondo questi parametri:
– Margine destro: 3 cm
– Margine sinistro: 3 cm
– Margine superiore: 2,5 cm
– Margine inferiore: 2,5 cm

Se avete difficoltà con queste impostazioni, cliccate qui: guida alla creazione di una cartella 30×60.

Due passi ancora, e avrete finito.

– Inserite i numeri di pagina

Scrivete nella prima pagina del libro i vostri dati (nome, cognome, indirizzo e mail e numero di telefono) e il titolo del libro. 

Bene, se avete seguito tutte queste istruzioni, adesso vi trovate davanti un file meraviglioso. Sarà pulito, ordinato, corretto e, cosa più importante, non farà storcere il naso a nessun editor. È un buon inizio, non vi pare?

Per oggi è tutto! Parleremo prossimamente dell’eventuale stampa e rilegatura. Per ora buon lavoro di correzione a tutti!

Vi aspetto giovedì 19 aprile per la Fase 2: La sinossi.

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Leggi gli altri posti della Caccia all’editore:

Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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