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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Caccia all’editore – Fase 1

Posted by Chiara Vitetta - aprile 16th, 2012

errori-da-correggerePrima di pensare anche solo di mandare un’e-mail ad un editore, bisogna preparare il materiale, ovvero:

1. Il manoscritto
2. La sinossi
3. Il curriculum
4. La lettera di presentazione

Oggi affronteremo il primo problema: il manoscritto.

Dobbiamo fare tre cose:

1. Valutazione del manoscritto
2. Sistemazione grammaticale
3. Sistemazione editoriale

Punto 1: Valutazione del manoscritto

Naturalmente voi siete certi che il vostro libro sia un ottimo libro, il che è giusto. Sicuramente l’avrete fatto leggere a parenti e/o amici e tutti l’avranno trovato strepitoso, vero? Anche questo, suppongo, è giusto. Non starò certo qui a dirvi che siete in errore, come potrei saperlo?, ma mi permetto di consigliare a tutti voi di far leggere il libro ad un paio di estranei, possibilmente persone che siano:

A. Sincere
B. Competenti
C. Acute

Questo perché, visto che state per imbarcarvi in un’impresa ardua, stressante, costosa, lunga e forse dolorosa, è bene avere un parere valido da chi non vi conosce e ne capisce qualcosa, cioè da qualcuno che possa essere obiettivo.
Questo vi potrebbe evitare, ad esempio, di avere fretta e spingervi a rivedere e lavorare ancora sul libro, prima di inviarlo agli editori.
A volte va bene prendere direttamente delle batoste, per crescere, a volte invece può essere meglio temporeggiare, scrivere ancora, leggere ancora, migliorarsi e tentare in un secondo momento. Non c’è nulla di male, in questo.
Per avere pareri obiettivi e diversificati, vi consiglio il servizio Lettura incrociata del Rifugio degli esordienti. Io l’ho utilizzato molti anni fa e l’ho trovato utile.
In alternativa, se ritenete che io abbia le tre caratteristiche sopra citate, potete considerare anche me.

Una volta che avrete deciso che il vostro libro vale abbastanza, sarete pronti per il punto 2.

Punto 2: Sistemazione grammaticale

Ho “rubato” le diciture del punto 2 e 3 dal Rifugio degli esordienti. Nella pagina Contattare gli editori, queste due fasi hanno proprio questi nomi. L’ho fatto per chiarezza, ma non ha senso che stia qui a ripetervi ciò che potete leggere nel sito del Rifugio. Lì troverete molte informazioni utili su cui basarvi; ma io cercherò di darvi qualcosa di più o qualcosa di diverso, altrimenti che ci sto a fare? 🙂

Dicevamo, la sistemazione grammaticale.

Ho letto centinaia di libri di aspiranti scrittori, e data l’esperienza in merito cercherò di elencarvi tutti i peggiori errori che si fanno più frequentemente. Se sono presenti anche nel vostro manoscritto, correggeteli con cura, perché più corretto sarà il vostro lavoro, più l’editore sarà ben disposto e lo leggerà con piacere. Non so voi, ma io non mi farei un’idea positiva di un aspirante scrittore che mi proponesse un proprio lavoro pieno di errori.

Gli errori più frequenti:

1. E’ – Le E maiuscole con l’apostrofo sono terribili da vedere e, ovviamente, sbagliate. Credo che questo sia un errore derivato dalla scarsa conoscenza del programma di scrittura utilizzato. Per ovviare, cercate “Inserisci – Caratteri speciali” o “Inserisci – Simbolo” nel programma che utilizzate. Se non trovate proprio il modo, cercate in internet e/o nella guida del programma.

2. Pò – “Po’” (in senso di poco) vuole l’apostrofo, non l’accento. Questa è la forma corretta: po’.

3. Da’ – Il verbo dare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo ma l’accento: dà.

4. Fa’ – Il verbo fare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo. È semplicemente “fa”. Se invece è inteso come “fai” all’imperativo allora può diventare fa’.

5. Perchè, affinchè, giacchè etc etc, – Hanno bisogno dell’accento acuto, non grave. Perché, affinché, giacché. In questo e in errori simili dovrebbe esservi d’aiuto il correttore automatico del programma di scrittura utilizzato.

6. .. …. !! ??? – I puntini sospensivi sono sempre tre, non uno di più, non uno di meno. Sono attaccati alla parola che li precede e vengono separati da quella che li segue da uno spazio.
Il punto esclamativo (ma anche il punto interrogativo) è uno e sempre e soltanto uno. Se volete rendere più forte una domanda o un’esclamazione, usate le parole. Volete fare gli scrittori, no? 😉

7. Gli spazi doppi tra le parole non devono esserci (di seguito, vi suggerirò un modo per toglierli semplicemente e rapidamente).

8. Non << >> ma « ». Trovate « » tra i caratteri speciali o i simboli, così come le È e altri caratteri particolari non presenti sulla tastiera.

9. Sistemate i dialoghi. Spesso la punteggiatura dei dialoghi è confusa o errata. Ogni editore ha il suo sistema preferito, ma è bene presentare il libro in modo ordinato e corretto. Per sistemare i dialoghi nel vostro libro, potete utilizzare questa guida ai dialoghi e alla punteggiatura che ho scovato in internet molto tempo fa. 

10. Se un personaggio della vostra storia grida qualcosa, evitate assolutamente di scrivere le sue parole con lettere tutte maiuscole. Dà un’impressione orribile e poi quando si scrive non ha senso cercare di rendere lo stato d’animo del personaggio con qualcosa di visivo. Sarebbe come se ad un certo punto si utilizzasse il rosa come colore dei caratteri quando parla una donna e il celeste quando parla un uomo… mi spiego? Se volete rendere forti le parole di un personaggio, non avete che da descrivere il modo in cui le dice o scegliere con oculatezza i termini urlati.

11. Eventuali parole straniere devono essere controllate nel dizionario ed essere scritte in maniera corretta.

Questi gli errori più frequenti e da evitare assolutamente. Per semplificarvi la vita, utilizzate le funzioni “trova” e “sostituisci” del programma di scrittura. Potrete così correggere in blocco le E’ sostituendole con le È, e anche trovare i doppi spazi sostituendoli con lo spazio unico. Rapido, efficace, comodo.

Vi consiglio anche di inserire i capoversi.

“L’uso dei capoversi è molto importante. Non devono essere né troppi né troppo pochi, e non soltanto per ragioni estetiche di pagina. Troppi capoversi disperdono l’attenzione del lettore; troppo pochi gli fanno mancare il respiro. Il corretto uso dei capoversi è l’indizio di come siamo riusciti, o non riusciti, a organizzare il nostro discorso mentale, a fare un discorso che abbia una sostanza logica. L’uso dei capoversi è insomma un vero e proprio strumento che aiuta a selezionare e organizzare i concetti, a mettere insieme, consegnandoli a un capoverso, quelli che appartengono a uno stesso ambito di argomentazione. Il prossimo capoverso indica allora che “stacchiamo”, che passiamo ad argomentazioni successive, non necessariamente diverse, ma comunque distinte dalle precedenti”. (Fonte: Norme per la redazione delle tesi a cura di Viola Neri).

È possibile che qualcuno di voi non sappia come inserirli. Cliccate su questa guida per inserire i capoversi per imparare a farlo.

Due parole sulla punteggiatura: se avete dubbi su dove vada bene una virgola e dove no, leggete ad alta voce rispettando con cura le pause che voi stessi avete inserito. Così potrete rendervi conto di eventuali errori. Ricordate: pausa breve = virgola; pausa lunga= punto; pausa intermedia=punto e virgola. Usate con estrema moderazione i puntini sospensivi.

Punto 3: Sistemazione editoriale

Sempre rubando le parole al Rifugio degli esordienti, con “sistemazione editoriale” intendo la formattazione del testo, ovvero ad esempio, il tipo e la grandezza dei caratteri usati, i margini, l’interlinea. Il Rifugio fa anche riferimento all’“andare a capo nel punto giusto” e “sottolineare i dialoghi con opportuna punteggiatura”, ma di questo abbiamo già parlato nel punto precedente.
Il Rifugio consiglia anche di “presentare il testo in esame in un formato quanto più possibile vicino a quello di un libro” e vi dà la possibilità di scaricare il modello di documento word LibroA5 unendo al tutto dei consigli pratici per la rilegatura fatta in casa. Io non sono d’accordo.

Da quello che mi risulta, gli editor preferiscono margini ampi per appuntare annotazioni di vario genere, quindi è buona norma lasciare molto spazio ai lati. Per questo e per avere un’idea precisa della lunghezza del testo, si usa sempre più spesso un preciso modello di documento, che è quello in cartelle 30×60 (o 33×60, cambia poco e va bene comunque). Tale modello ha delle precise caratteristiche. Il mio consiglio è di adattare il vostro libro al modello suddetto.

Ecco come farlo:

1. Aprite il file e selezionate tutto.
2. Impostate il carattere “Courier” o “Courier New” (dipende dal programma utilizzato) con grandezza 12.
3. Impostate l’interlinea a 1,5.
4. Impostate i margini secondo questi parametri:
– Margine destro: 3 cm
– Margine sinistro: 3 cm
– Margine superiore: 2,5 cm
– Margine inferiore: 2,5 cm

Se avete difficoltà con queste impostazioni, cliccate qui: guida alla creazione di una cartella 30×60.

Due passi ancora, e avrete finito.

– Inserite i numeri di pagina

Scrivete nella prima pagina del libro i vostri dati (nome, cognome, indirizzo e mail e numero di telefono) e il titolo del libro. 

Bene, se avete seguito tutte queste istruzioni, adesso vi trovate davanti un file meraviglioso. Sarà pulito, ordinato, corretto e, cosa più importante, non farà storcere il naso a nessun editor. È un buon inizio, non vi pare?

Per oggi è tutto! Parleremo prossimamente dell’eventuale stampa e rilegatura. Per ora buon lavoro di correzione a tutti!

Vi aspetto giovedì 19 aprile per la Fase 2: La sinossi.

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Leggi gli altri posti della Caccia all’editore:

Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

29 Responses to “Caccia all’editore – Fase 1”

  1. massimobertarelli Says:

    Toc, toc… è permesso?
    Avanti Max, entra pure.
    Grazie Chiara.
    Tra gli errorini più frequenti da parte di noi esordienti, c’è l’inserimento nel testo di citazioni di testate giornalistiche, piuttosto che titoli di libri o canzoni.
    Quasi sempre un esordiente scrive così:
    Ieri sera ho acceso lo stereo, ho iniziato a sognare ascoltando “Comfortably numb” dei Pink Floyd.
    Più giusto sarebbe scrivere “Comfortably numb” in corsivo.

  2. Chiara Vitetta Says:

    Prego, accomodati! 🙂
    Confermo: ci vuole il corsivo!

  3. La Streghetta Says:

    Letto tuttissimo con molta attenzione. Mi viene da piangere 😀 😀 😀
    Beh intanto inizio con la cosa più semplice e cioè la sistemazione editoriale, impostando il carattere, l’interlinea ed i margini come da te indicato. Devo dire che così ha già tutto un altro effetto 🙂
    Noto con immenso piacere che il mio libro è pieno di “errori frequenti” che mi impegnerò a correggere per la prossima settimana.
    Chiara non mi parlare di punteggiatura che mi viene il mal di testa 😀

  4. Chiara Vitetta Says:

    🙂 eh eh eh… Dai, su, pensa che una volta imparate tutte queste cose, la prossima volta non ci sarà bisogno di tante correzioni!

  5. Fernanda Says:

    A proposito di punti interrogativi ed esclamativi, in alcune occasioni, vengono usati entrambi, per esprimere sorpresa, meraviglia… (il punto misto), come per esempio “ma che cavolo stati dicendo?!”. Cosa ne pensi? io qualche volta l’ho usato.

  6. Chiara Vitetta Says:

    Sì, ho letto una regola del genere da qualche parte e l’ho vista applicare in qualche libro, ma non mi convince, non credo che la userò mai. Comunque, purché la grammatica consenta, va bene. 🙂

  7. Palma Says:

    Ottima, brillante e utilissima idea Chiara! Sono con te! Seguirò le tue avventure e sono sicura che scriverai anche un bellissimo capitolo finale 😉 In bocca al lupo!

  8. Chiara Vitetta Says:

    Grazie Palma! 🙂

  9. La Streghetta Says:

    Chiara una domanta? C’è da fidarsi del controllo ortografia e grammatica del pc?
    Io scrivo: “l’aria è ancora impregnata di tutte le sigarette che si deve essere fumato ed il portacenere stracolmo lo conferma.”
    Il controllo automatico mi dice di sostituire “ed il posacenere” con “e il posacenere”
    Io ricordavo, magari erroneamente, che due vocali vicine non potessero stare, sbaglio?

  10. Chiara Vitetta Says:

    Dipende dal programma. In genere, però, per ogni errore che ti segnala, consiglio un buon libro di grammatica o il sito, utilissimo dell’Accademia della Crusca, dove si trovano anche le risposte alle domande più strane e complesse. Man mano che lo farai, imparerai tante cose e poi saprai di quali correzioni del programma potrai fidarti e di quali no.
    Riguardo e o ed, si possono usare entrambe le versioni perché sono entrambe corrette. 🙂

  11. La Streghetta Says:

    Grazie millissime 🙂

  12. MassimoBertarelli Says:

    Toc, toc… si può?
    A rieccolo!
    E no, sull’uso della d eufonica sarei molto più drastico.
    Così sentenzia l’Accademia della Crusca:

    Sulla d eufonica

    L’uso della ‘d’ eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ed ad.

  13. Chiara Vitetta Says:

    “Ad andare”, è un conto, “Andrea ed Antonio”, un altro! Non ricordo la fonte, ma sono certa che nel secondo caso la “d” si può evitare ed è comunque corretto. A me non sempre piace, quindi a suo tempo ho fatto qualche ricerca in proposito.

  14. La Streghetta Says:

    Ma bene! Vedo che ho creato un dibattito 😀 😀 😀
    Vediamo se ne riesco a creare un altro.
    La frase incriminata è
    “Nooooooo, non lo permettereeeee, salvatiiiiii”
    Quante o-e-i devo mettere? Tengo valida la regola del tre?

  15. andrea Says:

    Uhm, se fosse una sola vocale finale in tutte e tre le parole?
    Credo sarebbe più corretto, oltre ad essermi certamente più gradevole. L’effetto che vuoi dare sarebbe più saggio farlo trasparire tramite una descrizione più estesa della scena.
    Forse leggerei senza “arricciare il naso” soltanto un semplice “Nooooo!”, ma solo in casi davvero eccezionali.

  16. MassimoBertarelli Says:

    “Nooooooo, non lo permettereeeee, salvatiiiiii”
    Bruttissimissimo.
    Esempio, uno, ma ce ne sarebbero a decine.
    “No, non lo permettere, salvati!”, urlò portandosi le mani sul volto, e la grande apprensione per ciò che stava per accadere gli fecero allungare il suono delle vocali finali.

  17. Chiara Vitetta Says:

    Mi trovo d’accordo con Andrea e Massimo, ma non so dire se esista qualche regola che stabilisca, eventualmente, quante vocali usare. Diciamo che non me ne sono mai preoccupata. 🙂 Anche volendo cercare, non saprei dove mettere le mani, comunque.

  18. La Streghetta Says:

    Andrea e Massimo, pregasi dare certe notizie con un certo tatto 😀 Avete spezzato il cuore ad una povera streghetta 😀
    Chiara mi meraviglio di te che dai loro pure ragione 😀
    Scherzo nè! Comunque grazie, soprattutto a te Massimo che mi hai già scritto una parte della frase 😀 😀 😀

  19. MassimoBertarelli Says:

    Figurati, per così poco?
    Si trattava di un piccolo esempio, magari neanche troppo ben riuscito, della famosa tecnica “show don’t tell”, chiunque scriva ci si deve confrontare, prima o poi. Ma questo sarebbe un interessante argomento da sviscerare a fondo, cedo il passo alla padrona di casa se lo riterrà opportuno.

  20. Chiara Vitetta Says:

    Adesso anche le tecniche, eh? Ma come siamo preparati! 🙂 A me interessa poco la teoria e molto la pratica, quindi la sperimentazione; ma soprattutto io ho sempre scritto seguendo l’istinto. In ogni caso, ognuno ha le sue tecniche preferite.
    Comunque ti autorizzo ad aprire tutti gli argomenti che vuoi! 😉

  21. MassimoBertarelli Says:

    Che vuoi, a furia di leggere e correggersi per migliorare, e di studiare, si vengono a scoprire cose che fino a poco tempo fa ignoravo. Trovo questa “tecnica” davvero intrigante e stimolante, perchè ti aiuta a pensare sempre a una alternativa narrativa, la trovo arricchente. Sia per me che scrivo sia, spero, per quei pochi che mi leggono. Tu mi hai letto fin dall’inizio, ti sarai accorta, soprattutto con l’ultimo (quando lo finirai), come mi sia impegnato a cercare di migliorarmi senza snaturare il mio modo d’essere, ma appunto cercare d’arricchirlo. Se ci sarò riuscito, vedremo.
    Per chiunque voglia chiarirsi meglio le idee, questa pagina di Wikipedia è piuttosto esaudiente:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Show,_don%27t_tell

  22. La Streghetta Says:

    Chiara un domanda. Il libro che sto scrivendo è scritto a due mani. Prima del tuo consiglio io come carattere avevo usato il Times New Roman per tutto quello scritto da me, ed il Times New Roman corsivo, per tutto quello scritto da lui, in modo che fosse più evidente la differenza. Ora con il Courier New questa differenza di scrittura si nota pochissimo. Cosa mi consigli?

  23. MassimoBertarelli Says:

    Eravamo pari! 🙂
    Mi auguro che tu e il tuo socio non abbiate avuto un invalidante e serio guaio, dato che, in genere, si usa dire che un libro è scritto a quattro mani.
    🙂 🙂
    Anche se lo scrivete a otto, il carattere deve essere sempre e solo uno, come l’impaginazione, i margini… tutto uguale chiunque lo scriva.

  24. La Streghetta Says:

    Ti chiami Chiara per caso? 😀
    Epperò pure te! Per due mani in meno, farmelo notare così 😀
    A questo punto ho un’altra domanda da sottoporvi.
    Se il carattere deve essere sempre lo stesso, per far capire chi scrive, posso lasciare un’interlinea?
    Es:
    ……………………… (quello che scrive lui)

    ……………………….(quello che scrivo io)

  25. andrea Says:

    Quello che bisogna chiedersi è se sia o meno importante, per il *lettore*, sapere chi ha scritto cosa.

    – Se la risposta è no, come spero, il problema non si pone: carattere uniforme.

    – Se la risposta è sì, le soluzioni dipendono molto dalla frequenza con cui gli autori si alternano.
    Se, ad esempio, si tratta di uno scambio di lunghe lettere, si possono semplicemente intestare le sezioni.
    Se si alternano poche frasi, una distinzione sul carattere (tipo di font o corsivo). Oppure anche ricorso a opportune tabulazioni. Il rischio di risultare visivamente in un “accrocco” è però in tutti i casi elevato.

    (ovviamente, mia modesta opinione)

  26. Chiara Vitetta Says:

    Il sempre saggio Andrea ha parlato, ed io non posso che concordare! 🙂
    Aggiungo che secondo me all’editore non importa nulla di chi ha scritto cosa, ma di quanto sia valido il libro nell’insieme. Di solito nei libri scritti a “quattro mani” (Max non perde MAI occasione per punzecchiare, vedo! ;-)), non si evidenzia la differenza di “voci” in nessun modo. Non serve, ritengo, a meno di strutture davvero particolari. Se si tratta di un normale romanzo in cui avete scritto un capitolo tu e uno lui e via dicendo, non evidenzierei la differenza di “voce” in nessun modo.
    Comunque, se ti va di mandarmelo, posso leggerlo e magari esserti più utile di così. 🙂

  27. La Streghetta Says:

    Chiara visto che me lo chiedi, ti prendo in parola 🙂

  28. ainos984 Says:

    Interessantissima questa guida, ha appassionato anche me [che non sono del mestiere e, come tu ben sai, scrivo malissimo!!!! (i quadrupli punti te li metto apposta :P)]. Scherzo un po’, ma mi chiedevo: la grammatica permette le parentesi dentro le parentesi? No, vero? Va beh…in fondo io sono una matematica più che una letterata, quindi almeno tu permettimelo. 😉

    A parte tutte le parole inutili, una piccola nota seria volevo farla: secondo me alcune tue regole possono essere emendate nel caso delle cosìddette ‘licenze poetiche’: ancora sento una corda interiore vibrare quando ripenso a una frase (corta, solo 3 parole) scritta totalmente in maiuscolo al centro della riga! Non era un dialogo, ma faceva il suo dannato effetto.
    Comunque io non consiglierei eccessive licenze poetiche a chi è alle prime armi, ma…ognuno è libero!

    Sorrido ascoltandoti (mentalmente) dire:
    “Usate con estrema moderazione i puntini sospensivi.”

    😀

  29. Chiara Vitetta Says:

    Bentornata! Averti qui è sempre un piacere. 🙂
    Eh, le parentesi dentro le parentesi! Arghh! 😉 Considerazione molto matematica, in effetti. Eppure, sai che si può fare? Però bisogna usare le parentesi quadre dentro le tonde. Pare sia un uso raro, ma esiste.

    Riguardo le licenze poetiche, sì, a volte si può fare, certo. In alcuni casi il mio era un consiglio, ma non un “Non si fa, punto e basta”, anche perché non so, ad esempio, se sia corretto o meno scrivere qualcosa con tutte lettere maiuscole.
    Comunque, come dici tu, meglio che chi è alle prime armi eviti le licenze poetiche. Tempo al tempo! 😉

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