L’oblio della ragione (MGE) secondo i lettori (2)

loblio-della-ragione-meligrana-editoreLe recensioni fanno sempre piacere, specie se sono positive. Ringrazio Vittoriano Borrelli,  collega scrittore, per la precisione, la rapidità e l’efficienza.

Avviso spoiler: consiglio a chi non avesse letto il libro, di non leggere questa recensione data la quantità di fatti (finale compreso) svelata.

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Cosa succede quando la ragione smette di funzionare e si lascia sopraffare da una lucida quanto implacabile follia? La risposta è racchiusa in quest’opera, ben costruita e scorrevole, della scrittrice Chiara Vitetta.

L’oblio della ragione si compone di tre episodi, tutti accomunati da un unico filo conduttore, rappresentato dall’incapacità dei protagonisti di risolvere gli eventi della propria esistenza attraverso scelte appropriate e condivise dalla coscienza sociale.

Nell’episodio “Giustizia”, Mattew Franklin è in carcere in attesa dell’esecuzione capitale per aver ucciso gli stupratori della sua fidanzata, a sua volta suicida poco dopo l’orribile violenza. Mattew non crede nella soluzione legale al tragico evento, si trasforma da “vittima” a “carnefice” applicando una sorta di legge del taglione del diritto romano. E così preferisce essere coerente nella sua vendetta personale, della quale si assume piena responsabilità al punto da rinunciare a qualsiasi diritto di difesa senza rivelare all’Autorità giudiziaria le ragioni del suo gesto, né tanto meno invocare le attenuanti del caso. Lo stupro alla sua amata, cui Mattew assiste impotente, segna inesorabilmente la sua esistenza: da quel momento smette di vivere, si aggrappa al ricordo di un amore acerbo, spezzato quasi sul nascere e per questo ancora puro e incontaminato, divenendo una sorta di giustificazione ideologica della sua vendetta, sicché anche la morte, cui andrà incontro con l’aiuto del suo amico fidato, Luke, sarà “dolce e silenziosa” come la sua uscita di scena.

Nell’episodio “Non guardarmi”, il decadimento fisico dovuto ad un male incurabile, spinge la protagonista, Sarah Levine, ad isolarsi completamente dal mondo con rinuncia, anche in questo caso, a qualsiasi speranza di vita o volontà di affrontare e sconfiggere un nemico invisibile e implacabile. Sarah vede sfiorire rapidamente la sua bellezza e con essa ogni energia positiva e propositiva, non sopporta gli sguardi di compassione della gente che sono per lei come uno specchio pronto a rivelarle, come il più severo dei giudici, la sua infausta condizione fisica. “Non guardarmi”, pensiero ricorrente nella mente della protagonista, sarà la molla che spingerà Sarah ad una reazione suprema ed incontrollata ponendo fine a quegli “sguardi” con un plurimo omicidio.

Più controversa, di ispirazione quasi “Hitchcokiana”, la narrazione dell’episodio “Blackout” nel quale il protagonista Matt, preso dal rimorso per non aver vigilato sul figlioletto Curtis, feritosi ad un dito con materiale radioattivo, assiste alla malattia di quest’ultimo senza affidarlo alle cure dei medici. Così Curtis si trasforma ben presto in qualcosa di disumano, complice il comportamento omissivo di Matt e di sua moglie Diana. Anche in questo caso il (falso) sillogismo tra un fatto accidentale ma rimediabile, come l’infortunio di Curtis, e la reazione scomposta, illogica e follemente lucida dei suoi genitori rappresenta la chiave di volta di tutta l’opera: L’oblio della ragione è una sorta di corto circuito tra causa ed effetto degli eventi affrontati dai protagonisti la cui condizione individuale, fragile e problematica, viene reietta dalla società civile e confinata ai margini dell’indifferenza e dell’anonimato.

L’opera è scritta con buona tecnica narrativa, i personaggi sono ben descritti, la trama è avvincente. È un libro da leggere e da consigliare soprattutto agli appassionati del brivido e della suspense.

Vittoriano Borrelli

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