Meritocrazia

Marco Presta - Un calcio in bocca fa miracoli“- … non lo so, io credo di essere un uomo aperto, moderno… anche se non sono più un ragazzo…
Se aggiunge «ma dentro mi sento vent’anni» gli dò un cazzotto in bocca. È una delle frasi più insulse che un anziano possa pronunciare. Se a quell’età sei ancora banale e indolente come un ventenne, vuol dire che non t’è servito a niente campare, invecchiare, veder cambiare le cose intorno a te.
– … ecco, il voto, sinceramente, è proprio una cosa che andrebbe abolita… oggi come oggi, a che serve?
– A evitare che un cretino qualunque, un somaro, si diplomi, poi si laurei e infine diventi il cardiochirurgo che un bel giorno ti opererà a cuore aperto, mandandoti al creatore… ecco a cosa serve.
Non ho resistito, mi sono insinuato come un’infiltrazione di muffa nel loro discorso.
– … e che vuol dire ? – balbetta il barista, che non si aspettava un attacco dall’androne del palazzo, come la Francia non se lo aspettava dalle Ardenne. – Il voto mica sempre riconosce il vero valore… e poi gli insegnanti vanno a simpatia… Einstein andava male in matematica, per dire…
Questa l’ho sentita dire un milione di volte. Il giovane Einstein una volta avrà studiato poco per uscire con una ragazza e questo stupido episodio è diventato un alibi per milioni di zucconi in tutto il mondo. In Italia invece, a differenza della Germania ai tempi del giovane Einstein, siamo pieni di geni compresi.
– Per mandare a casa le mezze calzette che trovi in ogni posizione chiave del Paese, serve un sistema basato sulla meritocrazia. Per riconoscere il merito, è necessario un sistema di valutazione. Lo vogliamo chiamare voto, chiamiamolo voto, ma se preferisci Antonietta, chiamiamolo Antonietta. Ci vuole un’Antonietta per stabilire se quello studente, che domani farà parte della classe dirigente, si sta preparando seriamente o se pensa soltanto a trascinare sul sedile posteriore della macchina qualche sgallettata.
– Mi sembra che tu non abbia una grande considerazione dei giovani, – dice l’uomo che ha basato sulla pedagogia tutti i suoi caffè macchiati, – scusami se te lo dico, ma… il tuo modo di pensare mi pare un po’ reazionario…
– Sentimi bene, piccolo Lenin… il voto è la cosa più di sinistra che si possa immaginare… in un sistema onesto, dove le regole del gioco sono rispettate, un buon voto è il solo modo che il figlio dell’operaio ha di scavalcare il figlio del padrone.
– Tanto alla fine il figlio del padrone, anche se è una testa di minchia (il barista sta uscendo al naturale), il posto di lavoro importante se lo becca lui!
– E sai perché? Perché ci hanno convinto che il cinque e l’otto sono la stessa cosa e non bisogna farci caso… che non esistono bei film e film di merda, ma è solo una questione di gusti… che non è poi necessario avere una bella canzone per partecipare al festival, basta essere un personaggio interessante… niente regole… ed è cosi che il figlio del padrone, per continuare con questo linguaggio da osteria di Reggio Emilia negli anni Cinquanta, al figlio dell’operaio glielo metterà sempre in culo, perché in fatto di appoggi e conoscenze non lo frega nessuno… Io invece penso che se sei una testa di legno, pure se papà è un pezzo grosso, non devi fare né il ministro né l’imprenditore, per il bene di tutti… è meglio che fai l’idraulico… o magari il barista”.

(Marco Presta)
(da: “Un calcio in bocca fa miracoli”)

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Dallo stesso libro:

Un calcio in bocca fa miracoli

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2 Responses to Meritocrazia

  1. MrBungle says:

    Leggere la prima persona indicativo presente del verbo dare accentata, quello sì che è un calcio in bocca…
    Ho letto questo libro in ebook, e l’errore si ripresenta ben 7 (SETTE) volte, qualche altra volta invece è scritto correttamente (fosse stato sempre errato, avrei pensato che la cosa fosse voluta)… Un sacco di altri refusi ortografici affliggono il libro, che pure è carino…
    Che il titolo sia riferito ai correttori di bozze della prestigiosa Einaudi? O è solo dovuto alla fretta nel pubblicarlo? Mah…

  2. Sì, ho notato anch’io quell’errore, però non mi sembrava ce ne fossero altri tipi. Comunque ho trovato il libro davvero buono, non solo divertente. Certo dispiace che scappino questi errori ad un editore come Einaudi.

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