A volte ritornano

Stephen King - A volte ritornanoA volte ritornano è la prima antologia di racconti di Stephen King. Pubblicata nel 1978, raccoglie la maggior parte dei suoi racconti più vecchi, storie brevi da cui in più di un caso vennero fuori grandi romanzi. Da alcune storie sono stati anche tratti dei film, seppure non con grandi risultati, almeno secondo il mio parere. I racconti sono venti, tutti decisamente ottimi. È una delle migliori raccolte di racconti che io abbia mai letto.

Quando si parla di S.King non ci si può esimere dal dire che NON è uno scrittore di genere.
Anche agli inizi della carriera (A volte ritornano è il quinto libro pubblicato da S. King su un totale che si aggira, per ora, intorno ai sessanta titoli), le sue capacità narrative appaiono notevoli, ma un lemento colpisce sopra ogni altro: la capacità unica di rendere credibile anche la storia più assurda. La trama di ogni storia (in assoluto, non solo per quanto riguarda S.King), ridotta all’osso somiglia a molte altre, o è banale, o stupida o assurda. Ciò che rende una storia degna di essere narrata è la capacità di coinvolgere i lettori; di guardare, e quindi narrare, da un punto di vista particolare, dall’angolazione speciale che ogni scrittore degno di restare nella storia occupa nella platea di questo teatro che è il nostro mondo. Non è il cosa, che rende buona una storia, ma il come.

Ogni scrittore ha le proprie ossessioni, due o tre cosette che lo tormentano a tal punto da costituire, che lo voglia o meno, il centro da cui partono tutte le sue storie. Per King è la paura, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa. Anche il genere è solo un cosa. È il come, che conta veramente.
Nella prefazione di A volte ritornano S.King spiega perché le sue storie ruotino sempre intorno alla paura. Lo fa dicendo che ognuno di noi ha la sua ossessione. Ecco come lo spiega:

“Penso che ognuno di noi abbia un filtro nel fondo della propria mente. A seconda del filtro cambiano la dimensione e le maglie della rete. Quello che nel mio filtro resta preso può scorrere via attraverso il vostro. Quello che il vostro filtro trattiene, può scivolare via attraverso il mio. Insito in ognuno di noi pare ci sia l’obbligo di setacciare la fanghiglia che si ferma nelle rispettive menti-filtro (…) La melma trattenuta dal filtro, la sostanza che rifiuta di passare, diventa spesso l’ossessione personale di un individuo”.

Sulla scia di tale concetto fa questo esempio:

“Io e Louis L’Amour, lo scrittore di western, potremmo starcene insieme in riva a un piccolo stagno del Colorado, ed entrambi potremmo avere un’idea nel medesimo istante. Entrambi potremmo sentire il bisogno irresistibile di metterci a tavolino e tentare di renderla in parole. La storia che lui butterebbe giù potrebbe riguardare i diritti d’utilizzazione dell’acqua durante un periodo di siccità; la mia, molto probabilmente, parlerebbe di qualcosa di enorme e di spaventoso che, emergendo dalle acque immobili, rapisse pecore… cavalli… e alla fine persone. L’ «ossessione» di Louis L’Amour si accentra sulla storia dell’Ovest americano; io tendo più verso cose che strisciano al lume delle stelle. Lui scrive western; io scrivo racconti dell’orrore. Siamo entrambi un po’ mattoidi. Le arti sono ossessive e l’ossessione è pericolosa. È come un coltello nella mente. In alcuni casi (mi viene in mente Dylan Thomas e anche Ross Lockridge e Hart Grane e Sylvia Plath) il coltello può ferire selvaggiamente il corpo della persona che lo brandisce. L’arte è un tumore ben localizzato, quasi sempre benigno (gli artisti tendono a essere longevi), a volte invece terribilmente maligno. Usa il coltello con cautela, perché sai bene che a lui non importa molto dove va a finire la sua lama. E se sei furbo setacci minuziosamente il fango… perché un po’ di quella melma può anche non essere morta”.

La dimostrazione dell’errore che si fa nel considerare S.King uno scrittore di genere, si può ottenere leggendo storie che non hanno in sé alcun elemento soprannaturale. E tutto torna, se pensate al filtro e alle ossessioni, perché la sua personale ossessione è la paura, e come ogni essere umano sa bene, per spaventarsi non c’è bisogno di tirare in ballo mostri usciti dal buio. In A volte ritornano ci sono quattro racconti di questo genere: Il cornicione, L’ultimo piolo, L’uomo che amava i fiori e La donna nella stanza. Di cosa parlano? Che importa? È il come, non il cosa, quello che davvero conta! Bisogna leggere le storie di S.King, per capire.
Sperando di avervi convinti, non mi resta che farvi leggere qualche estratto da questo ottimo libro e augurarvi buona lettura.

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“C’è una vecchia favola su sette ciechi che agguantavano sette parti diverse di un elefante. Uno di loro pensava di avere un serpente, un altro pensava d’avere una gigantesca foglia di palma, un terzo era convinto di toccare un pilastro di pietra. Quando si ritrovarono, scoprirono di avere un elefante”.

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“Nessuno dovrebbe pensare all’inverno, in agosto. È come un presagio di morte”.

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“Forse eravamo le ultime persone rimaste sulla terra… e con ciò? Il mondo sarebbe andato avanti finché ci fosse stata una luna a influire sulla marea”.

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“Potevo sentire il panico rosicchiare gli orli della mia mente con denti d’acciaio”.

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“L’amore è la più perniciosa di tutte le droghe. Lasciate che i romantici discutano sulla sua esistenza. I pragmatisti l’accettano e se ne servono”.

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“Quando un romantico cerca di fare una cosa buona e fallisce, gli danno una medaglia. Quando un pragmatista ci riesce, gli augurano di finire all’inferno”.

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“La primavera è l’unica stagione in cui sembrava che la nostalgia non diventi mai amara”.

(Stephen King)
(da: “A volte ritornano”)

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Dello stesso autore:

Gli orrori del nucleare (estratto da “Tommycnockers – Le creature del buio”)
Ossessione (breve recensione ed estratti)
The dome (recensione)
La metà oscura (recensione ed estratti)
Buick 8 (estratti)
La casa del buio (estratti)
Incubo (estratto da: “Mucchio d’ossa”)
Fantasmi (estratto da: “La sfera del buio”)

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3 Responses to A volte ritornano

  1. pasric says:

    Splendida raccolta, davvero! Ben ritrovata, Chiara 😉

  2. Helmut says:

    Una pubblicazione perfetta in occasione del ritorno sul tuo blog! Mi fa piacere vederti ritornata! 🙂

  3. Grazie ragazzi! 🙂

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