Mattatoio nr 5

Kurt Vonnegut - Mattatoio nr. 5Mattatoio nr 5 è un romanzo di fantascienza del 1969 scritto da Kurt Vonnegut. Nonostante il titolo faccia pensare ad una storia dell’orrore piena di sangue, in queste pagine non ne viene versata nemmeno una goccia e l’horror non c’entra nulla. Si tratta invece di un racconto di guerra basato sull’esperienza diretta dell’autore, che ha partecipato alla seconda guerra mondiale. Vonnegut, che si trovava a Dresda durante il bombardamento del 14 febbraio 1945, è scampato al massacro nel quale sono morte circa 22000 persone.

Mattotoio nr 5 ha un sottotitolo: La crociata dei bambini. Oltre a far riferimento ad un evento che crea ancora oggi dibattiti tra gli storici, vale a dire una vera crociata mossa da fanciulli nel lontano 1212, questo sottotitolo richiama una conversazione che Vonnegut ebbe con la moglie di un amico, anch’esso reduce di guerra.

“Si voltò verso di me, per farmi vedere com’era arrabbiata e che quella rabbia l’avevo provocata io. Aveva parlato fra sé, prima, e così quel che disse era solo un frammento di una conversazione molto più lunga. «Eravate solo dei bambini, allora!» disse. «Cosa?» dissi. «Eravate soltanto dei bambini, quand’eravate in guerra… come quelli su di sopra!» Annuii; era vero. All’epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall’infanzia. «Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?» Non era una domanda; era un’accusa. «Io… io non so» dissi. «Beh, io lo so» fece lei. «Fingerà che eravate degli uomini invece che bambini, e poi ne tireranno fuori un film recitato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli sporchi vecchioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo ancora un bel po’. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ci sono di sopra.» Allora capii. Era la guerra che la rendeva tanto rabbiosa. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre erano in parte incoraggiate dai libri e dai film”.

L’opinione che Vonnegut aveva della guerra è chiaro in Matattoio nr 5. La storia sembra zoppicare da un evento ad un altro come se l’autore non avesse davvero voglia di raccontare i fatti nudi e crudi, cosa che infatti non fa mai. Nell’introduzione, Vonnegut stesso dichiara di aver avuto molte difficoltà nello scrivere questo libro.

Mattatoio nr 5 è un racconto sofferto nel quale il protagonista, Billy Pilgrim, fugge continuamente con la mente dagli orrori della guerra. Immagina persino di essere rapito dagli alieni e di essere tenuto sotto una cupola di vetro in uno zoo che gli abitanti di Tralfamadore, il pianeta in cui è stato portato, visitano continuamente per “spiare” il terrestre e le sue abitudini. Le fughe di Billy dalla guerra durano poco e spesso ripiombano nel mondo reale in maniera dolorosa. È come se la realtà continuasse ad insinuarsi tra le sue fantasie per riportarlo immancabilmente al dolore reale della sua condizione di prigioniero di guerra.
Durante una delle sue “fughe” a Tralfamadore, Billy non può fare a meno di parlare della guerra:

“Ma l’argomento della guerra non venne mai sollevato finché non lo tirò fuori Billy stesso. Qualcuno tra la folla dello zoo gli domandò attraverso la guida quale fosse la cosa più preziosa che aveva imparato finora su Tralfamadore, e Billy rispose: «Ho imparato come gli abitanti di un intero pianeta possano vivere in pace! Come voi sapete, io vengo da un pianeta che è stato impegnato in massacri insensati fin dai tempi dei tempi. Io stesso ho visto i corpi di ragazzine bruciate vive dai miei compatrioti, che erano tutti orgogliosi di combattere in quel modo il diavolo». Questo era vero. Billy aveva visto i corpi bruciati a Dresda. «E mi sono fatto luce, di notte, in una prigione con candele fabbricate col grasso di esseri umani massacrati dai fratelli e dai padri di quelle ragazzine. I terrestri devono essere il terrore dell’universo. Se altri pianeti non sono per ora minacciati dalla Terra, presto lo saranno. Ditemi quindi il segreto, così lo riporterò sulla Terra e saremo tutti salvi: come può un pianeta vivere in pace?»”.

Ma i Tralfamadoriani non sembrano cogliere il senso delle sue parole…

“«Vi… vi spiacerebbe dirmi…» disse alla guida, molto delusa «che cosa c’era di stupido in quel che ho detto?» «Noi sappiamo come finisce l’universo…» disse la guida «e la Terra non ha nulla a che vedere in questo, salvo che vien spazzata via anche lei.» «Come… come finisce l’universo?» disse Billy. «Lo facciamo saltar per aria, sperimentando nuovi combustibili per i nostri dischi volanti. Un pilota collaudatore tralfamadoriano preme un bottone d’avvio, e l’intero universo scompare.» Così va la vita. «Se voi sapete tutto questo,» disse Billy «non avete modo di prevenirlo? Non potete impedire al pilota di premere il bottone?» «Lui l’ha sempre premuto, e lo premerà sempre. Noi glielo lasciamo sempre premere, e glielo lasceremo sempre. Il momento è strutturato in quel modo.» «Così…» disse Billy andando a tastoni «immagino che anche l’idea di impedire la guerra sulla Terra sia stupida.» «Naturalmente.» «Ma voi vivete in pace, su questo pianeta.» «Oggi sì. Altri giorni abbiamo guerre terribili come voi non ne avete mai viste o lette. Non possiamo farci niente, e così ci limitiamo a non guardarle. Le ignoriamo. Passiamo l’eternità guardando alcuni momenti gradevoli… come oggi allo zoo. Non è un momento piacevole? «Sì.» «C’è una cosa che i terrestri potrebbero, imparare a fare, se si sforzassero davvero: ignorare i periodi brutti, e concentrarsi su quelli belli.» «Um» disse Billy Pilgrim”.

Non c’è scampo, allora, la guerra esiste ed esisterà sempre, sembra dire Vonnegut. E si sente una certa rassegnazione, ma si può cogliere anche il suo umorismo nero e l’amarezza. E la frase “Così va la vita” che segue sempre la descrizione di qualcosa di spiacevole, torna ossessiva nel tentativo, sembra, di rassegnarsi sul serio e di accettare questo mondo che ci circonda.

Non è un libro piacevole, Mattatoio nr 5. Ogni sua pagina è pervasa di una tristezza profonda e spinge a riflettere su quello che è stato, in quegli anni, e di conseguenza, come è giusto, di quello che è sempre, dato che sotto alcuni punti di vista l’umanità non sembra essere molto progredita.

“In seguito, i tralfamadoriani avrebbero consigliato a Billy di concentrarsi sui momenti felici della vita, e di ignorare quelli tristi, di fissare lo sguardo solo sulle cose belle mentre l’eternità si fermava”.

E nel frattempo, ditemi, cosa ci accadrà, intorno? Quante Dresda lasceremo distruggere? Quanti bambini manderemo in guerra?

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Dello stesso autore:

Pietre fredde (estratto da Ghiaccio nove)

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2 Responses to Mattatoio nr 5

  1. pasric says:

    Autore che ho scoperto recentemente e che ho abbracciato in maniera quasi morbosa, trovo delle affinità innegabili con molte delle mie idee.
    Consiglio anche “Ghiaccio Nove”, altro splendido pezzo di narrativa.

  2. Sei pieno di sorprese! 🙂 Mi procuro subito “Ghiaccio nove”. Grazie del consiglio.

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