La casa degli invasati

Shirley Jackson - La casa degli invasatiLa casa degli invasati, o L’incubo di Hill House, pubblicato nel 1959, è il romanzo più famoso di Shirley Jackson. Viene considerato uno dei capolavori della letteratura horror, paragonato a Giro di vite, di Henry James.

Hill House, una strana casa isolata e praticamente disabitata da anni, è il luogo infestato nel quale quattro strani personaggi vanno a trascorrere alcuni giorni allo scopo di condurre delle ricerche su entità sconosciute.

Un incipit particolarmente ben riuscito dà il benvenuto al lettore con queste parole:

“Nessun organismo vivente potrebbe conservare a lungo la sanità mentale in condizioni di realtà assoluta. Alcuni suppongono che persino le allodole e le cavallette sognano. Hill House, insana, se ne stava sullo sfondo delle sue colline racchiudendo dentro di sé l’oscurità; era rimasta così per ottant’anni e avrebbe potuto restarci per altri ottanta. Dentro, le pareti erano ancora dritte, i mattoni ben connessi fra loro, i pavimenti erano solidi, le porte giudiziosamente chiuse. Il silenzio gravava perenne sul legno e sulle pietre di Hill House e qualunque cosa vagasse sin lì vi andava sola”.

Hill House è una casa grande e piena di strani oggetti, strutturata in maniera bizzarra. Al suo interno non è morto nessuno né è stato commesso un orrendo delitto; però ha una struttura particolare, con angoli e pareti inclinate in modo strano.

“Non c’è occhio umano che possa sceverare l’infelice coincidenza di linea e di luogo che suggerisce il male di fronte a una casa, eppure in qualche modo un contatto particolare, un angolo male inserito, qualche casuale incontro del tetto col cielo trasformavano Hill House in un luogo di disperazione più spaventoso perché la facciata pareva desta, le finestre vuote parevano occhi che spiassero con un certo cipiglio che veniva dal cornicione simile a una fronte aggrottata”.

Si direbbe che un libro che cominci con queste descrizioni e che porti con sé la fama di un capolavoro horror, dovrebbe essere una bella lettura, e invece è, a mio parere, alquanto deludente.
I quattro personaggi protagonisti non hanno spessore né realismo, altrettanto i dialoghi e i rapporti che intercorrono tra i personaggi. Alcune comparse appaiono estremizzate e caricaturate, distanti dalla realtà anche più dei protagonisti.

Non sembra succedere nulla di grave, ad Hill House, solo qualche rumore strano, qualche scritta sulle pareti… sarà la casa, i fantasmi che la abitano, o sarà uno dei quattro ospiti, a provocare strani eventi? Scordatevi una risposta secca che tolga ogni dubbio. I libri di questo genere sono, per definizione, misteriosi. Deve piacere il genere, tutto qui. Stiamo parlando di un tipo di letteratura particolare, contraddistinta da un mistero che non si svela e dalla lentezza, dal tormento dei personaggi, da un luogo infestato. Se non vi piacciono questi elementi, il mio consiglio è di evitare libri come La casa degli invasati, Giro di vite e, visto che ci siamo, I misteri di Udolpho, di Ann Radcliffe, che seppure faccia parte della letteratura gotica, somiglia molto ai libri appena nominati, e non è un caso se viene citato proprio in Giro di vite.

Per quanto mi riguarda, credo che, come scrisse Emily Dickinson, “Non c’è bisogno di essere una stanza, per sentirsi infestati dai fantasmi”. Preferisco storie differenti, in cui i protagonisti, possibilmente realistici e quindi credibili, siano il vero fulcro della storia. E se c’è un mistero, voglio vederlo svelato, grazie.

“Non c’è bisogno di essere una stanza per sentirsi infestati dai fantasmi, non c’è bisogno di essere una casa. La mente ha corridoi molto più vasti di uno spazio materiale ed è assai più sicuro un incontro a mezzanotte con un fantasma esterno piuttosto che incontrare disarmati il proprio io in un posto desolato”.

(Emily Dickinson)

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