Qualche goccia del tuo sangue

Theodore Sturgeon - Qualche goccia del tuo sangueQualche goccia del tuo sangue è un libro di Theodore Sturgeon pubblicato del 1961. Sturgeon era uno scrittore di fantascienza, famoso, tra le altre cose, per aver realizzato le sceneggiature di alcuni episodi di Star Trek e Ai confini della realtà.

Qualche goccia del tuo sangue fa eccezione, spiccando tra la sua produzione letteraria come unico horror. Inoltre, diversamente dagli altri suoi libri, è strutturato quasi completamente come romanzo epistolare. Si compone soprattutto di lettere scambiate tra due psichiatri militari che hanno in cura un soldato che ha aggredito un superiore.

All’uomo viene chiesto, per cominciare, di raccontare per iscritto la propria vita tenendo presenti i momenti più importanti e scrivendo in terza persona, come se stesse raccontando la vita di qualcun altro. Il paziente si dà un nome diverso dal proprio e si getta nell’impresa, mettendo insieme alcune pagine, che lo scrittore ci permette di leggere, che consentono di scorgere una vita pressoché normale.

A lettura finita, gli psichiatri mettono a confronto le proprie opinioni. Il primo, Al, crede che George non abbia nulla che non vada e dovrebbe essere dimesso; il secondo, Phil, vede degli interessanti vuoti nel racconto e pensa che sia importante approfondire. Ha anche la sensazione precisa, qualcosa che forse ha a che fare con l’intuito, forse con l’esperienza, che ci sia qualcosa di molto pericoloso, in quel giovane soldato.

George è un ragazzo silenzioso e pacifico con una vita triste alle spalle. Un padre violento, una madre malata che attribuisce apertamente al figlio la colpa del proprio dolore, niente fratelli, nessun amico; una vita misera, tra povertà e smarrimento. Ama la caccia da quando era bambino, e solo per alcuni periodi della sua vita non sente il bisogno di andare nei boschi alla ricerca di animali da braccare. Eppure non è l’uccisione, il suo scopo. George non uccide per il piacere di farlo. Allora perché lo fa? E sono sempre e soltanto gli animali, le sue prede?

Phil, convinto del lato oscuro di George, convince Al dell’importanza di un approfondimento. Non vuole mandare nel mondo un uomo potenzialmente pericoloso. Inizia così a sottoporre George a diversi test psicologici dai quali emergono, pezzo dopo pezzo, le stranezze del ragazzo. Il racconto della sua vita, che secondo Al non rivela anomalie, agli occhi di Phil appare pieno di vuoti. E così, dai test all’ipnosi, Phil cerca di riempire quei buchi, di capire chi sia davvero George. Il ragazzo, dapprima reticente a svelare alcuni segreti, si rivela facile da ipnotizzare e sollevato all’idea di togliersi un enorme peso dalle spalle: il peso del proprio segreto.

Con un’ammirevole mestria, Sturgeon va al di là del genere, si concentra sui personaggi e sulla loro psicologia, svela l’umanità, ha uno sguardo di dolcezza verso i diversi, i disadattati. E ci porta verso un finale ad effetto, molto ben congegnato, che appare perfettamente in linea con il resto del libro; una lettura che vale ogni minuto del tempo che le si dedica.

Vi lascio con un estratto che rende perfettamente lo spirito del libro e la delicatezza con cui Sturgeon tratta gli esseri umani “diversi”. È il frammento di una lettera scritta a Phil da un’infermiera mandata a fare delle ricerche sul passato di George per accertarsi della veridicità delle sue confessioni. Durante questo viaggio, la donna va a far visita ad Anna, la ragazza con cui George ha avuto la sua unica relazione amorosa.

“Con aria gentile e distaccata sono riuscita a farla parlare e a farle scaricare quello che per lei deve essere stato l’insostenibile peso della colpa e dello scandalo facendole confessare quello che gli aveva permesso di fare. E quando finalmente è riuscita a balbettare quello che secondo lei poteva solo attirare sulla sua persona vergogna e dannazione, la povera creatura ha chiuso gli occhi e se ne è rimasta impalata ad aspettare, credo, che io le sputassi in faccia e che Dio la colpisse a morte.
Allora, con tutto il garbo di cui sono capace, con parole semplici e chiare, le ho dato quello che chiamo il “Sollievo del rapporto Kinsey”, quel dono inestimabile offerto da quel medico immortale a milioni di individui inutilmente preoccupati, e che consiste nel sapere che da un punto di vista statistico, qualunque sia il nostro comporta mento… non siamo mai soli. E Anna, come molte altre persone che non leggono, non si informano, non sanno, in pratica non pensano, credeva davvero che ciò che era successo tra lei e il suo paziente, era unico e irripetibile e, agli occhi del Cielo, tremendo come una macchia di sangue su una tovaglia candida”.

(Theodore Sturgeon)
(da: “Qualche goccia del tuo sangue”)

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