Chiara Vitetta » Blog Archive » La pseudocultura di convenienza – Capitolo inaspettato

Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

La pseudocultura di convenienza – Capitolo inaspettato

Posted by Chiara Vitetta - novembre 8th, 2012

Chiara Vitetta - La pseudocultura di convenienzaSarebbe bello sapere, una volta tanto, che ciò che appare e ciò che è, ma credo che ognuno di noi dovrebbe rassegnarsi, una volta per tutte, e accettare che non è bene fidarsi delle apparenze.

Da anni sono a disposizione di aspiranti scrittori che sono alla ricerca di consigli o pareri. Ovviamente sono la prima a seguire le direttive che mi permetto di dare agli altri. Una di queste è, quando si tratta di concorsi letterari, quella di stare attenti prima di tutto ad una cosa: che il concorso non richieda una quota di partecipazione.

Le rare volte che decido di considerare un concorso, spulcio per bene il bando e se non è richiesta una quota di partecipazione e le regole non sono troppo rigide, partecipo. Di recente, dietro consiglio di qualcuno, ho partecipato proprio ad un concorso di poesia. Il bando, molto semplice, non aveva regole rigide. I premi erano interessanti e non veniva richiesto materiale inedito. Beh, si tenta; perché no? Tuttavia… non è la prima volta che una volpe si nasconde dietro un pollaio, pronta a sbranare il gruppo di innocue galline che beccano serenamente il proprio mangime. Certo non è lusinghiero paragonare scrittori e aspiranti tali ad un gruppetto di galline, ma siccome ci trattano da stupidi, la similitudine ci sta tutta. Posso anticiparvi che quelli come me, che hanno la loro triste esperienza dell’ambiente, sul più bello si trasformeranno in orsi pronti ad azzannare la volpe che ha osato mettere le zampa nel pollaio.

Siccome, come dicevo prima, ciò che appare è diverso da ciò che è, effettivamente a volte possiamo sembrare galline, perciò ecco la volpe pronta ad attaccare. Se siete facili alla depressione, smettete di leggere adesso, perché sto per proporvi un inaspettato, nuovo capitolo de: La pseudocultura di convenienza.

Sono le 12 di una mattina come le altre e sto leggendo un buon libro quando il cellulare squilla, inaspettato. Chiamata anonima. Chi sarà? È nientemeno che una delle persone che si occupano del concorso a cui ho partecipato. La chiameremo con un nome fittizio: Samantha.

Samantha ha una voce amichevole e un tono mellifluo, e dopo essersi accertata di parlare proprio con l’autrice della poesia che le è tanto piaciuta, snocciola un complimento dopo l’altro come se sgranasse un rosario immaginario. Oh, grazie Samantha, che bello sapere che hai apprezzato la mia poesia! Ringrazio e attendo di conoscere la ragione della telefonata. I complimenti sono intervallati da qualche domanda. Ma lei quanti anni ha? È da molto che scrive? E dalle mie risposte, che richiamando le mie pubblicazioni non possono che toccare l’argomento “Editoria a pagamento? Ma anche no!”, qualcosa comincia a puzzare. Sento odor di disaccordo, ma forse è solo una mia impressione… Samantha mi chiede se ho pubblicato con il Gruppo Albatros… Non sia mai! Dice di aver fatto qualche ricerca su internet, ma probabilmente ha frainteso i risultati di google, visto che mi collega alla terribile casa editrice a cui ho fatto tanta cattiva pubblicità. Leggi bene, Samantha, leggi bene.

Passato lo scoglio Gruppo Albatros, la conversazione continua e prima che la puzza diventi troppo forte, chiedo quale sia la ragione della chiamata. Samantha mi spiega, articolando bene la lezione attraverso una precisa scaletta e accompagnando ogni frase con uno studiato commento, che la casa editrice che ha indetto il concorso sceglie, tra i partecipanti, i poeti migliori, per poi includere le loro opere in una collana di poeti contemporanei. Ma grazie, che onore! Mi chiedo dove sia la fregatura, perché tutto questo è molto bello, ma altrettanto improbabile. Ci deve essere qualcosa sotto.

Samantha spiega: verrà pubblicata un’antologia di poesie che costerà un botto, verrà pubblicato anche l’ebook, che costerà uno sproposito. In un angolo della mia mente scatta una domanda spontanea: ma con prezzi del genere, pensate davvero che la situazione tragica in cui versa la poesia possa migliorare?

Samantha continua: i libri verranno pubblicizzati su un certo canale televisivo, gli autori avranno un loro spazio sul sito della casa editrice. Sì sì, veniamo al dunque: quanto volete? Ma non lo chiedo, aspetto solo che arrivi la botta. Sono pronta, non cado dalla sedia.

“L’unica cosa che chiediamo agli autori è l’acquisto di tot copie ad un prezzo scontato. Noi non chiediamo contributi (si collega al discorso che le ho fatto sul Gruppo Albatros). Poi sappiamo che questo tot di copie se ne va subito, l’autore non avrà problemi a venderle tra fidanzati, amanti, amici e parenti”. Vorrei dirle che in genere l’autore ha piacere di regalare le copie a queste persone, vorrei dirle che il prezzo per ogni libro è più che esorbitante, è criminale! Vorrei dirle che oh, grazie, io autrice di un tot di poesie contenute nella raccolta ho diritto ad uno sconto del 10% su quella cifra folle! Ma grazie, ma come siete gentili, voi! Tutto questo lo penso nel giro di qualche istante, ma sono troppo sconvolta per commentare. La sua chiamata mi ha colta alla sprovvista, poi ha tentato di lusingarmi con i complimenti a cui, sulle prime, ho anche creduto, poi ha gettato la bomba. Non sono molto lucida, sul momento. Le dico: ok, grazie, mi ripete per favore il suo nome? E mi manda il materiale via e mail? Lasci che legga tutto con calma, le farò avere la mia risposta in giornata. Lei acconsente e ci salutiamo.

Poco dopo ricevo l’email. Quello che mi ha inviato non è nulla più di quello che mi ha detto al telefono, ma non so, forse perché adesso ho la mente fredda o forse perché verba volant eccetera eccetera, ora so molto bene con cosa ho a che fare. L’avessi avuto ben chiaro prima, le avrei detto a voce quello che invece le ho scritto nell’email. Non oso pensare a come sarebbe finita.

È stata un’email difficile da scrivere, e forse anche inutile. Beh, togliamo il forse, su, siamo realisti. La sua risposta mi dà la certezza di quanto sia stata inutile. Avrei voluto calcare la mano, spiegare per bene ogni concetto che ho espresso, dirle quanto mi nausei il suo modo di “lavorare”, ma non serve, lo so. Così mi trattengo, ed ecco cosa viene fuori:

Salve Samatha,
come le ho accennato al telefono, mi ha colto alla sprovvista, per cui ora, a mente fredda, posso rispondere con cognizione di causa ad ogni cosa.

Secondo i miei criteri di valutazione, anche la vostra proposta rientra nella tipologia “a pagamento”. Stabilire che un buon autore, di cui avete apprezzato le opere, debba pagare per l’acquisto di sei copie, è, secondo il mio modesto parere, chiedere un contributo.
Non starò qui a discutere sulla quantità di denaro, anche se devo dirle che xx euro per x copie è davvero una cifra esorbitante. Inoltre, se non ho capito male, vorreste vendere l’ebook a x euro o giù di lì. Quando al telefono le ho detto: “Penso che cose di questo genere dovrebbero costare poco”, è perché avevo capito male. Credevo parlasse di un ebook con un costo di qualche euro… non trovo corretto vendere un libro digitale così tanto.

Se davvero si apprezza il lavoro di uno scrittore, si deve investire su di lui e se lo si rispetta come persona, allora si deve evitare di elogiarlo tentando di far leva sul suo ego per poi proporgli, spacciandolo per un buon affare, un accordo di pubblicazione a pagamento. Queste sono bassezze davvero inaccettabili.

Non so se di norma queste vostre proposte trovino terreno fertile, ma temo proprio di sì, e la cosa mi dispiace molto.
Questa volta, comunque, vi è andata male. Non sono nata ieri, e mi muovo in questo ambiente da quanto basta per riconoscere certe manovre.

E per quanto i complimenti sul mio lavoro possano farmi piacere, non mi rendono cieca né sorda. Non ricordo più quando ho imparato che un complimento seguito da una richiesta di denaro o di favori, non è un complimento sincero; ma non dimentico la lezione.

Vorrei dire molto di più, ma sono certa che non servirebbe a nulla.

Buona giornata

Chiara Vitetta

La sua risposta? Non ditemi che non ve l’aspettate! Se sapete qualcosa di questo ambientaccio, l’avrete già indovinata. Dato che ritengo sia il caso di rispettare la privacy della signorina Samantha, non farò un copia e incolla della sua risposta, ma ne riassumerò il contenuto.

Samantha prende atto delle mie considerazioni, ma le considera prive di fondamento… la casa editrice per cui lavora, dà risalto a chi lo merita. Il concorso è a partecipazione gratuita, e anche le pubblicazioni. Loro non possono permettersi di andare avanti senza la collaborazione degli autori. Che intenda una collaborazione economica, non lo specifica, perché è troppo impegnata a nascondersi dietro un dito.

Poi… poi viene il pezzo forte. Siete pronti?

Secondo Samatha, quello che io dico sarebbe perfetto in un mondo ideale in cui gli editori non rischiano di chiudere ogni giorno e possono permettersi di investire sugli autori senza chiedere contributi. Poi conclude: “Non sa quanto ci piacerebbe”…

Mentre il sangue mi si fa amaro, scuoto la testa e rido, anche. Un riso amaro come fiele. Quante volte ho sentito frasi del genere?
Non si capisce perché le case editrici debbano fare differenza, rispetto alle altre aziende, azzerando il rischio d’impresa. Ma questo è un altro discorso (per saperne di più, leggi L’impresa eccezionale). A queste persone bisognerebbe dare un buon consiglio… sì, datevi all’ippica.

Nonostante la proposta rifiutata, il concorso va avanti comunque, ma qualcosa mi dice che non vincerò! E anche se fosse, non è detto che io voglia figurare tra gli autori di gente che “lavora” in questa maniera.

Tutto questo è molto deprimente, non ci sono dubbi, ma ho qualche parola da dire a tutti i colleghi scrittori o aspiranti scrittori che stanno leggendo. Non scoraggiatevi. La qualità paga, la caparbietà paga, il tempo ci darà ragione e le parole ci salveranno.

Anche se le Samantha di questo mondo sono in quantità molto superiore rispetto alle Chiara, ognuna di noi vale molte di loro. Non smettete di combattere. Mai. E non vi vendete. Siate fieri del vostro lavoro e siate devoti solo alle parole, che sono acqua di fonte. Allora bevete per dimenticare. Bevete e dissetatevi.

“Scrivere è magia, è acqua della vita come qualsiasi altra attività creativa. L’acqua è gratuita. Dunque bevete. Bevete e dissetatevi”.

(Stephen King)
(da: “On writing”)

_________________________________

Scarica gratis La pseudocultura di convenienza in epub

Scarica gratis La pseudocultura di convenienza in pdf

4 Responses to “La pseudocultura di convenienza – Capitolo inaspettato”

  1. silviadellemeraviglie Says:

    Quante se ne sentono così…A me recentemente hanno chiesto: hai scritto un libro? Davvero? E quanto hai pagato per pubblicarlo?

  2. Chiara Vitetta Says:

    Sì, questo è il minimo… 🙁 Che tristezza!

  3. SANDRO Says:

    Dai Chiara, non te la prendere: tu sei avanti. Di un’ora sul tuo pc! Volevo farti ridere un po’! Ciao 🙂

  4. Chiara Vitetta Says:

    Beh, abbattersi non è tra le scelte possibili, non preoccuparti Sandro! 😉

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.