Il tribunale delle anime

Donato Carrisi - Il tribunale delle animeIl tribunale della anime è un libro del 2011 dello scrittore italiano Donato Carrisi. Contrariamente alle mie nere aspettative, si tratta di un libro di qualità, che consiglio a chiunque ami i thriller.

Secondo la mia esperienza, i libri pluripubblicizzati che appartengono ad un genere che va di moda nel periodo in cui vengono pubblicati, sono, nel 99% dei casi, poco meno che spazzatura. Sono i classici libri scritti a tavolino: hanno tutti la stessa struttura, gli stessi personaggi e raccontano le solite, prevedibili azioni; insomma sono tutti uguali. Se ne leggeste uno senza conoscere l’identità dell’autore, probabilmente non sareste in grado di indovinarne la provenienza.

Nonostante mi sia stufata da tempo dei vari gialli svedesi (che hanno sfruttato la scia di quella perla rara che è la trilogia di Stieg Larsson), e dei vari, volatili (che volino letteralmente dalla finestra o che le parole che contengono volino nel vento fino a perdersi nella memoria, poco importa) libri americani del Glenn Cooper di turno o del Dan Brown dell’anno, non sono ancora abbastanza stufa da non concedere una possibilità.

Ho letto Il tribunale della anime senza pregiudizi, come cerco di fare sempre quando decido di leggere qualcosa. D’altronde, se si è convinti già in partenza della scarsa qualità di un libro, perché perdere tempo a leggerlo?
Le mie riserve, devo ammetterlo, riguardavano anche la nazionalità dell’autore. Diciamocelo, in Italia c’è qualche bravo scrittore, ma magari non di thriller, ecco. E se questa frase deve essere smentita, lascio a voi che leggete il compito di spingermi nella giusta direzione consigliandomi qualche titolo. La mia mente è aperta ad ogni suggerimento.

Insomma Donato Carrisi è italiano, perciò mi aspettavo come minimo una triste scopiazzatura dei thriller d’oltreoceano che, come dicevo un attimo fa, nella maggior parte dei casi sono di scarsa qualità. E invece… invece Il tribunale della anime è un buon romanzo. Scorre in maniera molto piacevole, svela un mistero alla cui base c’è un’affascinante verità, ovvero l’esistenza del tribunale della anime. Lo stesso Carrisi scrive, alla fine del libro, che non si spiega perché nessuno abbia già raccontato questa storia, argomento appetitoso sia per chi scrive romanzi di fantasia, che per chi si cimenta in altri generi.

Il tribunale della anime esiste, ed è un luogo in cui le anime di chi ha confessato peccati terribili per cui un semplice prete non ha facoltà di dare l’assoluzione, vengono processate e se ne decide la sorte. È nato nel XII secolo, e inizialmente non era legato all’archivio che invece esiste oggi e che contiene circa mille anni di colpe gravissime. Un tempo questi peccati venivano trascritti su carta e bruciati alla fine del processo. Ad un certo punto, però, qualcuno decise di conservarli e di creare un apposito archivio che consentisse di studiare la casistica dei peccati:

“Si erano illusi che, raccogliendo la più ampia casistica possibile di tutte le colpe, avrebbero potuto comprendere le manifestazioni del male nella storia dell’uomo. Ma per quanto si sforzassero di classificarlo, di costringerlo in specifiche categorie, il male riusciva a trovare un modo per eludere ogni schema, ogni possibilità di previsione. C’erano sempre delle anomalie: piccole imperfezioni che, però, potevano essere corrette. Così i penitenzieri si sono trasformati da semplici ricercatori e archivisti in investigatori, prendendo parte direttamente al processo di giustizia. La più grande lezione dell’archivio, di cui quei sacerdoti hanno fatto tesoro, è che il male generato genera altro male. A volte si comporta come un contagio inarrestabile, che corrompe gli uomini senza fare distinzioni. Ma i penitenzieri non hanno considerato che, in quanto esseri umani, quel processo avrebbe potuto coinvolgere anche loro”.

E spunta presto la figura dei penitezieri, sacerdoti cattolici autorizzati a ricevere le confessioni più gravi, quelle per cui un sacerdote ordinario non può assolvere. Ma i penitenzieri non sono semplici sacerdoti…

«I penitenzieri non sono interessati all’esistenza del demonio. Hanno un approccio scientifico: sono veri e propri profiler. La loro esperienza è maturata negli anni grazie all’archivio. Col tempo, oltre alle confessioni dei penitenti, hanno iniziato a raccogliere una casistica dettagliata di tutti gli avvenimenti criminosi. Li studiano, li analizzano e cercano di decifrarli proprio come farebbe un moderno criminologo.»
«Vuoi dire che risolvono anche dei casi?»
«A volte succede.»
«E la polizia non sa nulla di tutto questo…»
«Sono bravi a proteggere il loro segreto, in fondo ci riescono da secoli.»

Quanto ci sia di vero in tutto questo, non lo so. Nel romanzo di Carrisi la verità si intreccia con la fantasia fino a creare un grande disegno ricco di personaggi ed eventi. Il romanzo è ambientato a Roma, e vede attribuire un ruolo anche a diverse chiese che sono storicamente legate alla penitenzieria.

Unico difetto di questa piacevole lettura, è la velocità. Bisogna stare un po’ attenti, perché nel vortice degli eventi e nella sovrabbondanza di informazioni non si ha il tempo di memorizzare le identità dei personaggi e di collocarli in uno spazio preciso.
A fine lettura, dopo uno sconvolgente colpo di scena, rimane la sensazione di volerne sapere di più non solo della penitenzieria e del tribunale della anime, ma anche dei personaggi accennati nel libro. Dispiace che non si tratti di un librone di migliaia di pagine.

E allora bravo Carrisi, che, a differenza di molti, merita il successo che ha avuto. Fa piacere, di tanto in tanto, scoprire che esiste una sorta di giustizia anche in libreria.

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2 Responses to Il tribunale delle anime

  1. Sandro says:

    Ciao Chiara, mi hai incuriosito. Lo metto nella lista (magra) dei miei desideri per Natale. Tutta tua… la responsabilità! Un saluto

  2. Beh, dovrò farmi pagare da Carrisi! 🙂 Ovviamente aspetto il tuo parere sul libro.

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