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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Azzanna l’editore

Posted by Chiara Vitetta - gennaio 7th, 2013

capitan-uncino-inseguito-dal-coccodrillo-in-una-scena-del-film-le-avventure-di-peter-pan-1953-142999Chi ama vivere in pace impara presto una verità fondamentale: è inutile sprecar tempo dietro chi non vuole ascoltare. Le parole le beve il vento, costantemente ubriaco e a volte un po’ incazzato. Possibile che tutti gli versino in gola fiumi di parole ogni giorno?

Da scrittrice italiana che ha anche smesso di darsi la definizione di esordiente, emergente e affini (solo una cosa conta: scrivere!), non posso che associare questa regola del quieto vivere al rapporto con gli editori.

Se ricevo un contratto vergognoso… scusate, mi correggo: quando ricevo un contratto vergognoso… in effetti basta dire “quando ricevo un contratto”… insomma, quando ricevo un contratto tiro qualche sospiro, sfogo lo stress dilaniando le orecchie (e spero solo quelle) di qualche buon amico, mi deprimo un po’, e poi volto pagina. Vado avanti. Eppure a volte non bisogna ingoiare le parole, ma sputarle fuori con forza e orgoglio. Bisogna essere fieri di indignarsi per tutto quello che non funziona, dalle cose piccole a quelle grandi. Anche se non serve, abbiamo bisogno di provare, vogliamo poter urlare che abbiamo fatto la nostra parte, che non ci hanno messo al muro, che non solo sappiamo cosa volevano propinarci e abbiamo rifiutato a testa alta, ma abbiamo anche avuto la forza di sbattere in faccia al malcapitato il nostro indignato e velenoso parere.

Qualche anno fa un amico mi chiese di dargli un giudizio su un contratto di edizione. Una volta letto, spiegai con foga perché era da stracciare senza pensarci un minuto. Lui mi chiese di scrivere una risposta all’editore, di mettere su carta, contratto alla mano, ogni punto inaccettabile e motivarlo. Perché no?, fu la mia risposta.

Leggete e ricordate che anche se le orecchie dell’interlocutore sono chiuse, le vostre sono aperte: anche urlare ciò che è giusto a se stessi ha la sua utilità. E poi siamo umani, no? Ci piace credere che un giorno il mondo cambi grazie ai nostri piccoli gesti di buon senso, correttezza, onestà e giustizia. E chissà, forse un giorno potrebbe addirittura rivelarsi vero.

Se volete leggere il contratto a cui mi riferisco nella lettera, cliccate qui.

Salve signor X,

immagino che e-mail come questa non ne abbia mai ricevute, semplicemente perché anche quando gli autori a cui propone la pubblicazione le dicono di no, non si prendono certo il disturbo che mi sto prendendo io.
Ci tengo a motivare il mio rifiuto, perché sono dell’idea che in campo editoriale le cose stiamo cambiando, seppur lentamente. Sa, si sente nell’aria…
Dirle cosa penso del contratto che mi ha inviato è un modo come un altro per dimostrarle che molta gente si sta svegliando e non firma più con tanta facilità pezzi di carta del cui contenuto capisce ben poco.

Io non pagherei mai per pubblicare un libro, la mia coscienza e i miei principi comandano il rifiuto, ma non è questo il punto. Leggere contratti come quello che mi ha inviato mi provoca rabbia, oltre che tristezza.
Innanzitutto, iniziando a leggere mi sono chiesta: perché mai scrivere che si tratta di un “contratto editoriale professionistico”? È un modo per far credere agli sprovveduti che la sua è una casa editrice seria?

I diritti sull’opera restano all’autore… e vorrei ben vedere, con questa sorta di contratto! Vorreste darmi 5 centesimi a copia per le prime cinquecento vendute e via via altre cifre ridicole fino ad arrivare a 1500 copie. Comodo! Evidentemente i 600 euro di contributo non sono abbastanza per le vostre tasche. Eppure i costi della stampa digitale mi risulta che siano molto bassi. Sono soldi spesi nella distribuzione? Tralasciando la pessima reputazione di X (distributore) e la scarsa distribuzione di Y (distributore), nel contratto c’è scritto che i distributori hanno autonomia di diffusione dei titoli nelle librerie e che anche per le librerie del circuito coperto, sono i librai a decidere se accogliere il libro o meno. A livello legale questo protegge voi e mette me, ipotetico firmatario, nelle condizioni di non poter dire nulla, se, mettiamo il caso, il libro non dovesse essere presente in nessuna libreria.

Fa paura questa frase: “In ogni caso, l’autore solleva l’editore da ogni responsabilità qualora il risultato di vendita che verrà a maturare non corrisponda alle personali e soggettive aspettative dell’Autore/trice”. In altre parole, mettete le mani avanti, guardate i vostri interessi, probabilmente in previsione di un certo malcontento.

A proposito ancora dei distributori, ecco la vostra bella maniera di proteggervi: “L’autrice/autore è inoltre consapevole che l’Editore, nel pieno rispetto dell’autonomia del distributore e delle librerie stesse, non potrà intervenire in alcun modo sulle decisioni in merito e in materia di esposizione del titolo, promozione diretta, quantità in deposito del volume”.

Bene, ricapitoliamo:

– nessuna garanzia sulla distribuzione (né per quanto riguarda i distributori, né per quanto riguarda le librerie);
– cifre irrisorie di diritto d’autore, anzi, mi permetta: cifre RIDICOLE, date solo perché per legge si devono dare, e non perché si crede che l’autore stia fornendo un prodotto d’ingegno e che debba ricevere un compenso corrispettivo del valore dell’opera stessa;
– distribuzione “nazionale” traballante;
– niente copie omaggio;
– 600 euro di “acquisto copie”.

Mi consenta di dirle che sui 600 “in libri” mi sono venuti i brividi.
Sulle prime mi sono detta: ecco, il solito contributo mascherato; poi ci ho riflettuto… è anche peggio del solito!
Il prezzo di copertina verrà deciso in un secondo momento. Ah. E chi garantisce che la casa editrice non stabilisca un prezzo di copertina folle e con 600 euro io acquisti pochissimi volumi regalandovi un utile spropositato ancor prima che voi abbiate fatto qualche tipo di lavoro per meritare un guadagno? Beh, su questo punto avete proprio esagerato.
E poi venderle all’autore con il 15% di sconto, fa veramente tristezza. Andrebbero vendute, come le successive dopo il primo ordine, almeno con il 50% di sconto. A dirla tutta, ogni acquisto di copie da parte dell’autore dovrebbe essere facoltativo.

Per concludere, la informo che ci sono in giro sempre più persone come me, pronte ad aprire gli occhi e ad usufruire, se serve, delle conoscenze di chi si è trovato davanti contratti del genere e situazioni anche peggiori.

Vorrei ricordarle, in caso lo avesse dimenticato, che il mestiere di un editore è vendere i libri, ma non all’autore stesso! I libri che decide di pubblicare deve pagarli all’autore con i diritti, e nella giusta percentuale! Non può dare le briciole, specie dopo aver chiesto denaro per la pubblicazione.

Mi auguro che come io mi sono preso la briga di leggere con cura il suo contratto, lei, o chi per lei, abbia fatto altrettanto con il mio manoscritto.
Sappia infine che non sono i complimenti sul libro a far più piacere ad uno scrittore, quanto invece un contratto che rispetti il suo talento, la sua dignità e l’opera stessa.

Buon lavoro

Chiara Vitetta

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