La fabbrica delle mogli

Ira Levin - La fabbrica delle mogliLa fabbrica delle mogli è un romanzo di Ira Levin del 1972.

La scelta di cambiare il titolo è stata decisamente infelice, perché il titolo originale, The Stepford wives, non svelava nulla del mistero che si cela in questa storia, mentre quello scelto dall’editore italiano priva il lettore della sorpresa.

Joanna Eberhart fugge dalla città e si rifugia con la famiglia, marito e due bambini, a Stepford, piccolo paese abitato perlopiù da famiglie. Mentre cerca di ambientarsi e di fare nuove conoscenze nel quartiere, Joanna si accorge dello strano comportamento e dell’aspetto perfetto delle donne di Stepford. Sono belle, curate, sorridenti e disponibili. Gli acquisti nei loro carrelli sono disposti in maniera ordinata, i pavimenti delle loro case luccicano di cera, i mobili non svelano un granello di polvere e anche gli angoli remoti di abitazioni e giardini svelano solo una perfetta pulizia.
Alla proposta di un invito a riunirsi o ad uscire per una semplice colazione, le donne di Stepford dicono sempre no: devono pulire, devono riassettare, devono stirare, devono occuparsi dei loro mariti. Eppure Joanna scopre che quelle donne non sono state sempre così. Un tempo esistevano dei comitati dei quali facevano parte, molte di loro avevano un lavoro e delle ambizioni, alcune erano trasandate, impegnate, confuse… vive! Ora sembrano uscite da una pubblicità, sono assolutamente perfette.
Joanna trova solo due donne normali a Stepford: Bobbie e Charmaine. La seconda si trasforma presto in una delle perfette mogli di Stepford, facendo distruggere il campo da tennis che usava per giocare con le amiche in favore di un campo da golf per il marito. Questo cambiamento, simbolo dell’emancipazione femminile che scivola via, sorprende e intristisce Joanna, che si ritrova ora con una sola amica: Bobbie.
Quest’ultima resiste ancora, ma quando scadono i tre mesi dal trasferimento a Stepford, anche lei, come tutte quelle che l’hanno preceduta, si trasforma in una donna perfetta. È la goccia che fa traboccare il vaso: Joanna crolla, vuole cambiare casa e città, è convinta che ci sia qualcosa che non va negli uomini di Stepford e nella loro Associazione Maschile. Pensa che ci siano loro, dietro quelle mogli perfette quanto finte.
L’angoscia la porta in biblioteca, dove cercando tra vecchi articoli di giornale scopre due o tre cosette interessanti sulle attività degli uomini di Stepford…
Qual è il mistero di Stepford e cosa ne sarà di Joanna? Questo lo lascerò scoprire a voi.

La fabbrica delle mogli, poco più di 100 pagine e lo stile asciutto tipico di Ira Levin, parte da una bella idea ma si sgonfia rapidamente, rivelando un intreccio povero, dei personaggi poco caratterizzati e un finale amaro e insoddisfacente.

Le idee di Ira Levin sono spesso interessanti, ma di norma si scontrano con una prosa fin troppo asciutta e una cura dei personaggi pressoché assente.
Ci sono scrittori che reggono con una bellissima prosa storie praticamente prive di originalità e con trame scarne, e al contrario esistono scrittori che pur avendo idee originali e complesse sanno ricamare poco su altri aspetti del mestiere. C’è anche una terza categoria, ma è rara e non ne parlerò oggi. Ira Levin appartiene alla seconda specie, ma i suoi libri restano comunque piacevoli e interessanti, nel complesso.

Da La fabbrica delle mogli, nel 1975 fu tratto un film che portava lo stesso titolo del libro originale, e nel 2004 uscì un remake intitolato La donna perfetta.
Come per Rosemary’s baby (altro libro di Ira Levin) il film è più riuscito del libro, ma nel caso di La donna perfetta, il miglioramento appare enorme. Mentre Rosemary’s baby è quasi alla lettera una trasposizione del libro, La donna perfetta riprende la storia di La fabbrica delle mogli ampliandola e donandole l’efficacia che nel libro non possiede.
Non so La fabbrica delle mogli (film), ma La donna perfetta merita sicuramente di essere visto. Anche il finale, completamente diverso da quello del romanzo, è molto ben congegnato e davvero soddisfacente.

Per quanto riguarda gli altri libri di Ira Levin, vi consiglio I ragazzi venuti dal Brasile, di sicuro il migliore fra i tre che ho letto (La fabbrica delle mogli, Rosemary’s baby, I ragazzi venuti dal Brasile).

Buona lettura e buona visione!

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Dello stesso autore:

I ragazzi venuti dal Brasile (recensione)

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2 Responses to La fabbrica delle mogli

  1. Marina says:

    non sono assolutamente d’accordo sul giudizio artistico su Ira Levin. altro che stile asciutto…è minimalista, geniale, innovativo soprattutto se consideriamo che ha scritto questo libro e anche altri negli anni ’70. ha una accuratezza nei dialoghi ed affronta qualsiasi discussione da quella più superficiale a quella più intellettuale senza nessuna difficoltà. Il lettore è completamente coinvolto sino alle ultime pagine, dove rimane il dubbio di quello che è successo e che potrà succedere e questo a mio parere è una delle sue genialità.

  2. Forse mi sono spiegata male. Con stile asciutto non intendo negare i buoni dialoghi, il valore delle discussioni o la genialità dei suoi libri. Trovo semplicemente che la sua scrittura sia semplice, priva di fronzoli. In generale non è un difetto, solo che in alcuni romanzi, come quello di cui parliamo, trovo che curi troppo poco i personaggi e che la semplicità della scrittura sia eccessiva, per i miei gusti. Reputo migliori “I ragazzi venuti dal Brasile” e “Rosemary’s baby”.

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