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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Mademoiselle Lycanthrope

Posted by Chiara Vitetta - aprile 22nd, 2013

Super-Luna

Una donna, illuminata da un raggio di luna.

Io sto alla finestra e la aspetto.
A volte c’è la nebbia e devo scrutare in quel grigio senza distanze, mi sembra di vederla e invece è solo un fantasma, un riflesso del mio desiderio.
A volte vedo nuvole dense e io ho paura che lei si impigli in quella foresta di vapori e tuoni, e non riesca a raggiungermi.
A volte d’estate sento già dal mattino la sua voce luminosa che mi chiama.
E d’inverno non resisto, quando è notte corro nella neve, le vado incontro, so che è là, oltre le cime aguzze degli alberi.
Ma anche se sono dentro una stanza, mi basta una finestra socchiusa, un tremore latteo sul pavimento, un filo di luce dalla porta e io so che è arrivata.
E la mia vita povera come quella di tutti, all’improvviso si incendia di dolorosa meravigliosa passione…
E il mio cuore batte forte perché lei è tornata.
LA LUNA.

Sì, le prime volte non ero felice.
I vestiti ad esempio non avevo capito come fare, si laceravano, si stracciavano e io non ero ricca, non potevo comprarne di nuovi ogni volta, e mia madre si arrabbiava. Sì, mia madre è stata il primo problema, non poteva capire subito che era la mamma di UNA… già è difficile essere la mamma di UN… di UNA anche di più. Cosa fai con questi vestiti sfondati, le maniche stracciate, ma dove vai, ma qual è l’uomo che ti riduce così? Mamma, non posso dirtelo, sono caduta… un incidente, oh mamma lasciami stare.
Ma non ci ha messo molto a capire. Perché il sangue è sangue.
Una lacrima, una sola, e poi le ha nascoste. E rammendava i vestiti, li aggiustava con pazienza, e una volta ho visto che aveva lasciato sul fondo della gonna un’apertura apposta per la… insomma, aveva capito tutto la mamma.
E non era facile da accettare.
La prima volta quando succede non lo sapete dominare, avete paura, si grida, ci si dimena, si sbava, no, urlavo, non sono io quella. Mi sono vista allo specchio, ho avuto orrore. Le mani diventano… minacciose, certo, anche una mano di donna piccola e gentile può premere un grilletto, ma delle mani così feroci, così inadatte a gesti teneri… poi si impara… E… anche i denti, la prima volta non è facile accettarli. Poi si impara a fare tutto con maggiore calma, con un’ironia un po’ amara, diciamo pure… con eleganza.
Il naso ad esempio ci si abitua, è sempre un po’ umido ma l’olfatto aumenta, è un potere inebriante, e i denti insomma… basta lavarli sempre e smussarli con una limetta e poi tenere la bocca chiusa, si assume un’espressione seria, un po’ altera, professorale.
Il pelo… cresce dappertutto, è ispido e pungente, non è certo visone o chinchilla, ma… ha delle belle sfumature… e poi ho imparato che ci sono dei balsami per renderlo lucente… si impara a pettinarlo, ha un suo fascino. Le orecchie… basta farsi crescere i capelli, coprono tutto.
Il vero problema è la coda. Nei primi tempi è una nemica, cammini e ci inciampi, sei in pubblico e ti accorgi che sporge da sotto il mantello, se la tieni dietro sembra un fagotto informe, davanti sembri incinta, allora si impara a tenerla lungo la gamba, a sinistra o a destra, lo si dice al sarto.
Certo, esistono sartorie apposta per noi.
Non necessariamente sono lican… sono come noi, a volte si fanno i fatti loro, gli piace fare un lavoro fuori dalla routine.
Il mio dice: è una grande soddisfazione vestire una creatura come lei… così dice. Una volta ci ha anche provato. Certo, c’è chi ti rifiuta. I medici, guai a farti visitare. Ma cosa sono questi graffi… e che strane pupille! E poi la gente, basta che veda la nostra ombra, che senta il nostro respiro, ed ecco la polizia alle calcagna, le guardie giurate, le ronde, gli inservienti dei circhi… e i giornali… i loro titoli… diventiamo yeti, pantere, alieni… albanesi quando va bene… e parte la caccia… come se fossimo… delinquenti… solo perché ogni plenilunio…
[ride] Lo so cosa pensate: adesso ci rifila la storia della licantropa buona che non uccide nessuno. No… non nego la mia natura.
Ma ho delle regole. Come voi umani mi mangio la parte del mondo che mi spetta. Voi non mangiate gli uccellini o i gatti ma schiantate centinaia di esseri, è la regola. Io non sbrano bambini, è la prima regola del buon licantropo… e neanche gli anziani, e non perché la carne è coriacea ma perché… è troppo facile prenderli… e le donne no, solidarietà femminile… anche se certe ministre… E allora? Io mangio manager sui quarant’anni, preferibilmente filogovernativi. Prima di mangiarli parlo un po’ con loro. Cosa ne pensano di chi non produce, dei deboli, dei diversi… del loro zoo di animali inferiori.
Appena esce la luna divento agitata e mi dicono: ma cos’hai, c’hai le tue cose? Sei in quei giorni?, sì, dico, anzi sono in quella notte.
Chissà cosa mi farai, allora…
[ringhiando] Neanche lo immagini…
Di cosa sanno? Di tacchino affumicato alcuni… altri di pollo… altri di pesce, ecco, tipo sushi. Non ci credete? Va bene, sono una bugiarda, vi ho mentito. Non saprete mai di cosa mi cibo. A meno che non ci incontriamo…
Avete più paura di me che di un soldato armato di tutto punto? Vi fa specie perché sono una donna? Solo gli uomini possono fare i mannari?
Io non obbedisco a nessuno.
Io non uccido in nome di nessun Dio.
Io sono una ballerina.
Voi non sapete come i nostri movimenti animaleschi, sghembi, rapidi, possono diventare una danza. Ah… sento che sta per arrivare. [guarda in alto]
LA LUNE LA LUNE NE GARDE AUCUNE RANCUNE…
Che brivido nelle mie ossa.
Lo so cosa volete sapere. La mia vita… sentimentale.
Be’, è complicata. La vostra è semplice?
Animalesca? Be’, non vado ad annusare gli uomini da dietro, se è questo che volete sapere.
Cerco l’amore. Come tutti, da Cenerentola a Godzilla.
Certo, bisogna trovare uno che ami il genere.
Una volta becco un punk satanista cattivo coi piercing. Ai primi peli che mi son spuntati se l’è fatta addosso.
La seconda volta… era una bella notte di primavera. Nel bosco c’era odore di legna umida e resina. E tra i rami una luce, fuoco di camino. Veniva da una casetta coi nani di gesso in giardino, e il dondolo sotto il pergolato di glicini. Che stordimento i glicini, per il mio naso. E lui è uscito, un agreste contadinello con gli occhi neri. Con tutta la malinconia della sua giovinezza un po’ solitaria. E io timida lo spiavo tra albero e albero.
E lui deve avermi sentito perché mi ha chiamato.
LUPA? SEI UNA LUPA?
Sono scappata, ho avuto timidezza, anzi, paura, paura di non essere abbastanza bella o brutta o sorprendente, e quella voce curiosa LUPA LUPA, sono scappata.
La sera dopo mi sono avvicinata e il dondolo cigolava forte e non c’erano solo i suoi piedi a sporgere ma anche dei piedini di donna e li ho visti, insieme.
E i miei denti hanno fatto rumore di sciabola e le mie unghie sono uscite come pugnali e ho ululato e…
Non potevo… non potevo.
La gelosia è per i lupi, la vendetta per gli uomini.
L’ha sposata, è ingrassato e la picchia una volta alla settimana. E il mostro ero io.

No, non è facile la mia vita. L’altra notte avevo calcolato male le fasi lunari, ero in piazza tranquilla a una serata per pecore, una serata un po’ pallosa, sapete quegli eventi che le amministrazioni regalano alle loro pecore votanti, ed erano tutte un po’ sbronze e si spintonavano e belavano. Sul palco c’era un comico-pecora che diceva battutacce e giù risate pecorili e dopo c’era un cantautore pecora nera, e io ero lì in mezzo a tutti, sapeste che odori meravigliosi di ascelle e carne frolla e la pecora nera grida: su sorelle e fratelli, accendete l’accendino che siamo in diretta, fatto? Benissimo adesso dedichiamo un pensiero all’Africa, fatto? Benissimo e adesso mandate un messaggio col telefonino a una pecora che amate, fatto? Benissimo e adesso guardate la luna e cantate con me. Ho guardato anch’io accidenti era luna piena, permesso permesso… ho sentito la bufera nel sangue e permesso, ho fretta, fate passare. E due o tre caproni mi dicevano ma dove vai sfigata, ehi bella gnocca dove scappi, scusate non sto bene e ho cominciato a tremare, guarda là è drogata e mi spuntavano i peli cazzo ma di cosa ti sei fatta? E ho cercato di nascondermi ma c’avevo i caproni dietro che mi seguivano e mi prendevano in giro perché camminavo storta e dicevano: ma dai che ti facciamo stare bene, ma cosa sei bianca, nera? Sei una nera di merda? Dai che ti facciamo godere, un altro dai che la riempiamo di botte. Mi sono voltata e ho detto: vi piace l’odore del sangue?
Anche a me. [ringhia]
Sono scappate le pecore e io ho ululato e ha ululato anche la sirena della polizia, mi sono nascosta dietro a un cassonetto della spazzatura che vergogna e la luna sopra di me come una febbre e verso la mattina un vecchio magro, spiritato, mi ha visto, ha chiesto: le serve qualcosa, sta male? Grazie ho detto, passerà.
Sì, passerà, mi ha detto il vecchio, anch’io sono come lei. Anche lei? Sì, da tanti anni. Ho preso tante botte, sono scappato tante volte. Ci farà il callo, bisogna abituarsi, ci si abitua. Era un vecchio con uno sguardo buono. Le sopracciglia bianche. Viene il giorno, mi ha detto, che non si uccide più. Si lascia che siano gli altri a uccidere.
Non capivo.
Ora lo so.
E così sto alla finestra e aspetto.
Mi sento un po’ sola chiusa qui.
Ma un giorno magari mi metterò un mantello di raso nero e una rosa di seta e scarpe con la fibbia di Fauré.
Oui, je suis Mademoiselle Lycanthrope.
Volete camminare con me signore, per le vie della Parigi notturna? È una notte di luna quasi piena e noi quasi ci ameremo.
Nessun urlo o ululato o macchia di sangue per strada.
Solo una vaga malinconia.
La luna la luna, è una severa maestra.
Anche stasera non uccidiamo. Balliamo.
Domani forse, qualcuno ci ucciderà.

(Stefano Benni)
(da: “Le beatrici”)

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Volano
Primero: Tango del vestito rosso
Segundo: Tango perpendicular

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