Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

MINOLTA DIGITAL CAMERASalve colleghi scrittori,
la caccia è sempre aperta, ma di tanto in tanto, tra una proposta inviata ed un’altra, sarebbe bene trovare anche il tempo per soffermarsi a riflettere.

Di sicuro tutti voi, prima o dopo, vi siete posti la fatidica domanda: “Ma non potrei bypassare gli editori e autoprodurre il mio libro?”. Sì, certo che potreste. Potreste fare tante cose, compresa la follia di gettarvi sotto un autobus, ma questo non significa che sia la cosa migliore da fare.

Non solo da scrittrice, ma anche da lettrice mi permetto di sconsigliarvi questa strada. La ragione è semplice: nessun autore è in grado di giudicarsi da solo. Un conto è essere sicuri di sé, tutt’altro è arrogarsi il diritto di giudicare il proprio lavoro al punto da affermarne la validità con un’autopubblicazione.

Come ho già detto, anch’io ci ho pensato; e perché no? Valutare ogni possibilità non può certo far male! Ma continuavo a rimanere perplessa. C’era qualcosa, nel sottofondo dei miei pensieri, che si ostinava a farmi apparire sbagliata questa direzione.

Le motivazioni erano (e sono) essenzialmente due: il rispetto per i miei lettori e quello per me stessa.

– Il rispetto per i lettori

I lettori hanno il sacrosanto diritto di non essere sommersi da libri che non siano stati valutati da un esperto che possa essere sufficientemente obiettivo nel giudicare un libro. Immaginate cosa succederebbe se tutti si autoproducessero… verremmo sommersi da libri-spazzatura e scovare i buoni libri nel mucchio diventerebbe talmente difficile da spingerci a cercare qualcuno di cui fidarsi.
Di chi vi fidate, di solito, quando comprate un libro? Del consiglio degli amici? E quegli amici, di chi si sono fidati, prima? A monte, qualcuno forse ha deciso di non sparare nel mucchio, data la scarsa qualità del mucchio, e di affidarsi (e fidarsi) di un editore capace, che ha fatto bene il suo lavoro principale: la selezione delle opere.
Se tra i libri autoprodotti ne leggeste a caso dieci, sono sicura che non tentereste l’undicesimo. La percentuale di autori capaci di autogiudicarsi è scarsa o più che scarsa; è normale. Di solito o ci si butta troppo giù, o ci si innalza eccessivamente. Chi è capace di giudicare obiettivamente se stesso?

– Il rispetto per se stessi

Il rispetto che l’autore deve a se stesso implica, secondo la mia visione, di pretendere un giudizio equo, disinteressato ed obiettivo, che non può che venire da un estraneo che capisca qualcosa di libri. In altre parole, da un buon editore.

Tutto questo discorso, è chiaro, si basa su un concetto fondamentale: non siamo in grado di giudicare noi stessi. Potreste dirmi: e se invece lo fossimo? Ed è qui che anch’io mi sono arenata, qualche volta, valutando l’autopubblicazione.
Il mio dilemma si è sciolto qualche mese fa, quando mi sono ritrovata alle prese con Futura, uno dei libri che ho scritto, ma che non è mai stato pubblicato.

A molti scrittori capita, rileggendo qualcosa che hanno scritto molto tempo prima, di inorridire, di vergognarsi, di deprimersi. Anche a me, naturalmente. Alcune storie che ho scritto in passato le trovo ingenue, acerbe, non abbastanza buone. Ecco perché non le ho mai pubblicate. Altre, tra cui i due libri che ho pubblicato, le trovo buone anche a distanza di anni. Vedo qualche difetto che prima non notavo, scovo qualche ingenuità che non commetterei una seconda volta, con il senno di oggi, ma le trovo ancora buone.

Quando decidiamo di imbarcarci nella difficile e faticosa ricerca di un editore, di sicuro lo facciamo convinti del nostro piccolo capolavoro. Pensiamo che chi lo leggerà non potrà che restarne rapito. Su, non fate i modesti; scommetto che ho ragione.
Poi riceviamo i rifiuti o i silenzi degli editori, come è successo a me, di nuovo, con Futura, inviato agli editori lo scorso anno. E ci chiediamo: da cosa è dipeso, il fallimento? Non lo sapremo mai, possiamo solo fare congetture. Potremmo pensare che gli editori non leggono ciò che ricevono, o che cercano roba più commerciale del nostro originale e ricercato romanzo; che vogliono nomi noti, non sconosciuti come noi; oppure… oppure potremmo fare un bagno di umiltà e uscire dalla vasca con l’idea che forse, e dico forse, il nostro libro non è poi tanto capolavoro.

Rileggo sempre i miei libri a distanza di alcuni mesi dalla fine dell’ultima stesura, e a volte sono dolori. Futura l’ho riletto ad un anno dall’invio e, credetemi, ci sono voluti mesi, dopo la rilettura, per trovare il coraggio di ricominciare la ricerca di un editore per l’ultimo romanzo che ho scritto.

Come è andata? Male, molto male. L’ho trovato pessimo. Era lo specchio di un brutto periodo di vita, il contenitore di un’accozzaglia di idee incerte, lo sfogo interminabile di molte insoddisfazioni. Non era letteratura, era uno sfogo, poco più che un diario travestito da romanzo.

Potete immaginare come mi sono sentita?

E allora, mi sono detta, potrò mai davvero giudicare i miei libri mantenendo il rispetto per i miei lettori? I miei lettori non lo meritano, un libro brutto come Futura.
Ed io, come scrittrice, merito di sicuro un parere più valido del mio; un parere obiettivo e distaccato che venga da un esperto.

E così ho sciolto il mio dilemma, stabilendo una volta per tutte quella che per me è adesso una verità ovvia: il ruolo dell’editore è indispensabile e insostituibile. Sempre.

E allora, pensando al nostro orgoglio di scrittore ferito, come possiamo andare ancora avanti; come possiamo non arrenderci? Come credere ancora che ciò che produciamo sia degno, pensando che dopo alcuni mesi ciò che prima ci apparso come un capolavoro può sembrarci, rileggendolo, un pessimo libro? Beh, a questa domanda ognuno dovrà trovare la propria risposta. Io posso darvi la mia, null’altro.

Posso perché amo questo mestiere, perché dà un senso e una misura alla mia vita, perché mi rende felice. E perché “Non c’è vita/che almeno per un attimo/non sia immortale”. Scrivere è la mia immortalità. Per cosa lottare, se non per tutto questo?

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Leggi gli altri post della Caccia all’editore:

– Caccia all’editore
Fase 1: Il manoscritto
Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo

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2 Responses to Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

  1. elena says:

    “E allora, mi sono detta, potrò mai davvero giudicare i miei libri mantenendo il rispetto per i miei lettori?”

    “Ed io, come scrittrice, merito di sicuro un parere più valido del mio; un parere obiettivo e distaccato che venga da un esperto”

    Non sono una collega perchè non sono una scrittrice, anche se scrivo.

    Queste due riflessioni mi hanno spinto a rispondere al post, ma soprattutto a modificare il mio atteggiamento rispetto alla proposta di contratto appena ricevuta da una casa editrice del gruppo Albatros.

    Fino ad oggi non conoscevo questo sito, nè Writer’s dream, nè l’esistenza di una campagna contro le case editrici a pagamento.

    Ho sempre pensato che una grossa casa editrice non si prendesse la briga di pubblicare lavori di sconosciuti e che le piccole case editrici chiedessero un contributo perchè questa fosse la prassi.

    Leggendovi mi si è aperto un mondo , anzi sarebbe meglio dire ho aperto gli occhi.

    Grazie

  2. Ciao Elena,
    è davvero un piacere per me esserti stata utile. 🙂 Se hai bisogno di qualche consiglio mirato, scrivimi pure qui: chiaravitetta1985@gmail.com

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