Il colore venuto dallo spazio

Lovecraft-The-Color-out-of-SpaceIl colore venuto dallo spazio (1927) è di certo uno dei migliori racconti horror che siano mai stati scritti.

L’autore, Howard Phillips Lovecraft, non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Bastano poche righe di uno qualunque dei suoi racconti per svelare al lettore la sua abnorme, ammirevole capacità descrittiva, le doti ammaliatrici della sua scrittura, i tempi perfetti della sua narrazione.

Particolarmente bravo nel creare atmosfere cupe ed inquietanti, non difetta affatto in fantasia. La sua grande produzione si snoda tra racconti più o meno belli, ma comunque qualitativamente sempre eccellenti. Anche se a volte si dimostra prolisso, come nel famoso Le montagne della follia, arricchendo la narrazione con descrizioni chilometriche e complesse, resta comunque un grande scrittore, creatore di moltissimi racconti eccellenti.

A parte Il colore venuto dallo spazio, consiglio Il modello di Pickman, Aria fredda, L’illustrazione nella casa, Colui che sussurrava nelle tenebre, Herbert West – Rianimatore, Nel deposito mortuario e La dichiarazione di Radolph Carter.

In una lettera ad un amico, Lovecraft definisce Il colore venuto dallo spazio come “uno studio d’atmosfera” che, prosegue: “racconta di un oggetto che cade dal cielo fra le colline a occidente di Arkham”.

Un giorno qualsiasi, tra le colline di Arkham, un meteorite precipita dal cielo e va a schiantarsi nella proprietà di Nahum Gardner e della sua famiglia. Un gruppo di scienziati, chiamati a fare delle ricerche sul meteorite, ne prelevano un pezzetto alla volta per studiarne la composizione, ma si trovano subito davanti ad un mistero insolubile: la roccia proveniente dallo spazio non somiglia a nessun materiale esistente. Gli scienziati si arrendono presto, anche perché il meteorite si riduce pian piano da sé fino a scomparire…

“…una volta scomparso non lasciò dietro di sé alcun residuo e col tempo gli scienziati cominciarono quasi a dubitare di aver visto coi propri occhi quel misterioso vestigio delle insondabili profondità dello spazio: solitario, fantastico messaggero giunto da altri universi e da altri regni della materia, dell’energia e dell’essere”.

Presto nella fattoria di Nahum si manifesta uno strano fenomeno. I frutti piantati dalla famiglia Gardner crescono rigogliosi: grandi, sani, bellissimi a vedersi. Il rovescio della medaglia, però, non si fa attendere: i frutti e le verdure sono sì meravigliosi a vedersi, ma pessimi al palato; immangiabili, invendibili. Ma non finisce qui… l’acqua del pozzo ha uno strano sapore e gli alberi e i cespugli che crescono sul terreno che circonda la casa emettono, nel buio della notte, una strana, inquietante luminescenza.
Il paese, di fronte alle stranezze che accadono alla fattoria Gardner, emargina la famiglia, che si ritrova sola, disperata e isolata, in un orrore che cresce di giorno in giorno.

La forza di questa storia, a parte nello stile dell’autore, sta nell’atmosfera, in questo colore (venuto dallo spazio) che pulsa nel buio intorno alla casa, che chiama dal fondo del pozzo; che rende nervosi gli animali e li spinge a fuggire dalla fattoria; e sta nella triste resa dei Gardner, avviluppati nel terrore, incantati dalla voce di quel colore, che chiama, chiama, chiama…

Cosa accadrà ai Gardner, lo lascio scoprire a voi.

Il colore venuto dallo spazio è una perla della letteratura, magnifico sotto ogni punto di vista. Anche chi non ama il genere dovrebbe leggerlo, perché, come tutte le opere degne di essere considerate “classici”, il suo valore va al di là dell’argomento trattato e del genere letterario di appartenenza.

Ed ora, godetevi un piccolo estratto:

“Verso sera Ammi riuscì ad andarsene, perché nemmeno l’amicizia avrebbe potuto convincerlo a restare alla fattoria quando la vegetazione cominciava a illuminarsi e i rami degli alberi si mettevano a danzare, ci fosse o no il vento. Era una vera fortuna che Ammi non avesse più che tanta fantasia; anche così la sua mente mostrava segni di cedimento, me se fosse stato in grado di riflettere e collegare tra loro i portenti che lo circondavano, sarebbe impazzito completamente”.

This entry was posted in Recensioni di Libri and tagged , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.